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La Corte del Verderame di Alzek Misheff

ottobre 18, 2012

LA PITTURA AL VERDERAME

I contadini la usavano per dipingere muri, porte e finestre, è un’emulsione di acqua, verderame, calce ed olio di lino.“La corte del Verderame” si rivolge a privati e/o aziende che ne condividono gli ideali o sono impegnati nel recupero e riuso. Eventi potranno essere organizzati presso le sedi pilota o in altri luoghi secondo il naturale sviluppo del progetto stesso e comunque durante l’inaugurazione degli affreschi.


” La corte del Verderame “ ( intervento del maestro Alzek Misheff al convegno del 12 ottobre 2012 tenutosi nell’Aula Magna di Agraria di Milano, dal tema ” Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’Economia “ )

Qualche capriolo, nessun cinghiale si è visto quest’anno. Ogni tanto passa il contadino amico rimasto. E’ l’inizio di ottobre, il periodo dei pomodori che rimarranno verdi.

Dalle colline di Montechiaro d’Acqui disegno dal vivo con il dito direttamente su iPad e scrivo questo testo per il convegno a Milano “Qualità e Tracciabilità della filiera Agroalimentare Made in Italy”.

Mi devo presentare… fatica d’obbligo.

Sopravvalutato come nuotatore e come avanguardista internazionale, trent’anni sono passati, sono sopravvissuto senza performance, senza installazioni, ho fatto semplicemente concerti, molta pittura “non più moderna”, volti e figure di donne e uomini rassomiglianti e per niente deformati e che qualche benevolo amico forse avrebbe chiamato di stile “poetico realista”. Di recente anche pittura ad olio e verderame, quella di una volta dei contadini agricoltori per i loro portoni… Forse è la parabola del nuotatore performer che ero e che cerca un amico agricoltore. E se ha una parete, per lui vorrei fare un vero affresco su intonaco fresco. Sicuro che non penserà male di me considerandomi soltanto un decoratore o peggio, graffitaro. O peggio ancora, quello delle aste.

Dipingere per qualcuno e non per se stessi, pittura “a- fresco” fissata per sempre, che non può circolare ed essere valutata e scambiata con il denaro, che non ha un suo vero e proprio valore di scambio. Immobile su immobile.

Questo è il primo punto per quanto concerne la professione, comportamento e presa di coscienza personale. Ovviamente è in contrasto netto con la così detta Arte contemporanea e Arte Concettuale, da dove provengo, nonostante ci siano segnali incoraggianti di cambiamento di tipo Ambientalista nuovo come quello dell’ultima Documenta di Kassel.

Sull’impatto negativo nella vita di tutti provocata dall’Arte e dall’ si stanno levando più voci. I protagonisti sono diventati intoccabili non solo perché sostenuti dal capitale in denaro planetario, aderente al dinamismo del costume consumista “mordi e fuggi”, ma con il benestare di molti governi e la loro politica culturale. Praticamente di stile estetico a tutti costi avveniristico “extraterrestre”. Trionfo dell’ individualismo dissacrante tutto, gli Art e Archistar si sono eletti come unica realtà sacra. Naturalmente questi sono argomenti di attualità in altre sedi

( su questo argomento vedi n. 719 de ” il Covile” – www.ilcovile.it<http://www.ilcovile.it> ).

in generale in questa sede a noi invece interessa il contributo di valori che la cultura artistica potrebbe e dovrebbe indicare in relazione al mondo italiano degli agricoltori di oggi. Credo che convenga a proposito, tornare molto indietro per riascoltare l’ autorevole voce del nostro Patrono:

“Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, con la testa e con il cuore è un artista”. Semplice da capire, facile da ricordare. Non dice che l’ operaio e l’ artigiano sono senza cuore, ma cuore significa visione globale, responsabilità, dare dei valori oggettivi. Invece sono gli altri quelli che decidono se il cuore dell’opera è grande e sincero.  Mani, testa e cuore. E non menziona, comunicatori, analisti e altri e altri, questi non esistevano. Mani, testa e cuore, dove sono rimasti, dove cercarli? Nel suolo, nella terra, nel clima, nel vento e nella pioggia, nelle vaste porzioni di territori abbandonati, le piccole comunità, oasi rurali di umanità. E se per qualcuno San Francesco d’Assisi dice poco o ha preteso troppo o che è troppo tardi oggi nell’epoca della crisi, sentiamo un altro bravo uomo che non è un santo e nemmeno un artista:

“…  è nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie… Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato… Senza crisi non c’è merito… Perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze…”

Lo  scrisse  intorno al 1929 quell’incorreggibile ottimista ed inventore Albert Einstein. Aveva ragione per il singolo, per il comportamento individuale allora e adesso. E oggi per una visione allargata e sociale sulla crisi e i cambiamenti tecnologici, sul dominio economico che si estende su tutto e tutti, cosa possiamo dire e fare?

Nel mio piccolo da molto penso che ogni invenzione rappresenta un paradigma (perciò rappresentazione temporanea) tra libertà e costrizione. E certamente molti  faranno l’associazione con un noto termine filosofico d Hegel, ” la resistenza del materiale”.

Non riesco ancora a intravedere come quei pochi artisti con pensieri e comportamenti, che io chiamo ” non più moderni” possano mettersi al servizio di moti  movimenti  che rivendichino l’ autenticità del piccolo, del locale  e del valore culturale storico, per il quale ho scelto tempo fa un temine : “sentimento italiano”. D’altra parte se si vuole riconoscere almeno in parte che è il desiderio che orienta la vita del mondo, quanto tempo deve passare prima che gli intellettuali della metropoli comincino a desiderare le sane e belle fanciulle che ci sono, nate, cresciute e che vivono in mezzo alla natura. O quante belle poetesse o esperte delle nuove  tecnologie s’innamorino del bell’ agricoltore ?Detto oggi, mi rendo conto, la domanda che ha  qualche aspetto antropologico, pare poco seria. Il costume, il gusto, le abitudini e l’erotismo oggi sono tutti metropolitani o vacanzieri ed esotici, purtroppo e comunque in relazione economica. Forse ci vuole tempo, ci vogliono generazioni, la metropoli è inerte in questo.  Ma si deve provare, come fanno tanti e tante piccole forze, nuovi modelli di ambientalismo che si stanno costituendo. Così l’ associazione “La corte del verderame” nata poco tempo fa durante il recupero della nostra cascina. Tipica tipologia piemontese inizio secolo. Recupero rigoroso, lavorare con le proprie mani, usare calce, sabbia e pietra locale. E porte e portoni da risistemare  e ridipingere. E lì improvvisamente accade qualcosa di speciale: la scoperta del verderame. Cercare di capire quel millenario colore verde, l’ ossido di rame, e dargli un senso ordinante e fisico, un ruolo universale per realizzare pittura affresco, su tela o su tavole di legno. E un valore lessicale, una reale metafora, “la corte”- sede dell’Associazione.

A chi si rivolge? In primo luogo agli agricoltori, piccoli o grandi. Dopo, agli  artisti e agli architetti sensibili culturalmente alle piccole realtà rurali. A persone sensibili, ai piccoli per adesso, ma importanti cambiamenti culturali. Lo stesso vale per i mecenati se ancora esistono. Alle aziende che garantiscono non solo i materiali tradizionali e genuini, ma anche processi e l’ etica della lavorazione.

L’arte di oggi ha bisogno del contadino per sopravvivere in qualità, in autenticità, per non dire in sincerità. Il contadino o l’ agricoltore hanno bisogno dell’artista e della comunicazione per poter sopravvivere in qualità, che è anche l’autenticità della produzione. L’ agricoltore deve servirsi della cultura per riaffermare il suo esistere sociale che il consumismo gli ha sottratto, nel nome di una visione del mondo come solo mercato.

Il mio sogno, difficile da realizzare: la metamorfosi da un artista internazionale a un artista locale.

Adesso invio il testo. Davanti ho quel piccolo vigneto senza più uva. Ottobre, verrà color rosso e giallo e oro. Tra poco.

Maestro Misheff

Famiglie                        d’Italia

Crisi finanziaria: le sue origini, le sue cause raccontate da Giacomo Carone

gennaio 28, 2012

Premetto che non sono un economista, né un laureato o studente in economia; sono un semplice Cittadino Italiano che ha deciso di alzarsi in piedi e studiare varie materie, tra cui l’economia stessa dai suoi albori, per capire con la propria testa (ad ognuno di noi ne è stata fornita una all’atto della nascita) cosa ci ha portato alla catastrofe dei giorni nostri, per poter vedere se ci sono delle vie percorribili per uscire da questa situazione.

“I problemi non possono essere risolti con lo stesso livello di pensiero che li ha generati”. Parto da questa frase di Albert Einstein per dare un mio personale punto di vista al post di oggi.

Per cui vedrei opportuno ragionare in maniera differente da coloro che ci hanno portato a vivere questa condizione a livello planetario, anche se ad alcuni, nel corso degli anni, sono stati consegnati premi importanti quali il Nobel per l’economia e tuttora vengono trattati come “guru” ed invitati nei più disparati programmi o festival in materia.

L’inizio dello scambio di merci era dato dal baratto, cioè un equo scambio di merci tra contraenti. Con il tempo, il baratto ha lasciato posto alla moneta che aveva un valore ben preciso dato dal materiale con la quale era coniata, e dal suo peso. In poche parole, la moneta aveva un valore reale. Ai suoi albori, la moneta veniva coniata prevalentemente in argento. Con la scoperta dell’America e l’importazione di grandi qualità di argento dalle miniere sudamericane, l’Europa, e la Spagna in particolare, poté avere grandi possibilità di produrre moneta.

Il conio delle monete era attività esclusiva dello Stato ed avvenne per distinguere quale Stato le aveva prodotte, in quanto come avevamo visto prima, il valore era dato esclusivamente dal connubio materiale-peso. Da qui si poteva iniziare a riconoscere il problema del disavanzo tra l’import e l’export, vedendo quante monete straniere giravano in un dato Stato. L’altra faccia della medaglia è che se le monete uscivano dallo Stato e non rientravano per mezzo di altre attività di scambio, era necessario coniare altra moneta per avere denaro contante circolante, altrimenti il mercato interno si fermava o non si poteva acquistare beni dall’estero.

Nel corso dei secoli, la ricchezza ed il potere sono sempre andati a braccetto a discapito dei popoli. Regnati ed feudatari basavano ed incrementavano le loro ricchezze a discapito del popolo. Gli artigiani erano persone che facevano parte del tessuto sociale delle comunità, ma il loro ruolo era lavorare per produrre beni o servizi troppo spesso non pagati dai potenti, mentre ai contadini veniva “concesso” di lavorare la terra per poter pagare le tasse e consegnare gran parte dei raccolti ai proprietari terrieri. Da questo si evince che sia gli artigiani che i contadini vivevano al limite della sopravvivenza, mentre un discorso a parte erano i mercanti, i banchieri e gli speculatori, che erano visti dalla Chiesa come peccatori in quanto traevano guadagno tramite il denaro stesso attraverso la compravendita o il prestito con interesse (San Tommaso docet).
Non esisteva per il popolo il concetto di salario, né la possibilità di accesso al denaro, se non attraverso l’usura.

Siccome ci si doveva guadagnare il paradiso, la Chiesa ad un certo punto ha limitato i suoi attriti con queste due categorie consentendo indulgenze a pagamento (!), per cui ci si poteva guadagnare il paradiso “offrendo” loro una quota di denaro, proporzionalmente ai propri possedimenti, come era già in uso per gli aristocratici, i nobili ed i regnanti.

I mercanti, con le scoperte di nuove terre e nuovi materiali, iniziarono a trattare prodotti che facevano gola a chi possedeva il denaro, ed allora entrarono nelle loro grazie, al punto che presero il sopravvento ed arrivarono in alcuni casi a comandare addirittura la politica, decidendo spesso le sorti di personaggi o addirittura di regni o di Stati.
Un po’ alla volta subentrò la possibilità di maneggiare denaro proprio anche agli artigiani e con grande difficoltà anche per gli agricoltori.
L’unico Paese dove gli agricoltori avevano avuto voce sulle sorti di uno Stato è stata l’anomalia-Francia nella fase pre e post Rivoluzione Francese, creando zone specifiche e prodotti di eccellenza, dai formaggi allo champagne, passando per moltissimi altri prodotti diretti o di trasformazione.
Subentrò l’oro al fianco dell’argento; gli scambi oro argento erano fluttuanti anche per le enormi quantità di argento che arrivavano dalle regioni Sudamericane per cui si decise di adottare come metallo di riferimento l’oro.

Poi nacquero le corporazioni, i dazi, le dogane, le grandi Compagnie che monopolizzarono alcune rotte ed arriviamo ai rapidissimamente ai giorni nostri.
In tutto questo giro, gli Ebrei (inteso come popolazione ad alta prevalenza di attività economiche rispetto alle altre) si erano ritagliati un ruolo importante nel trattare il denaro ed i preziosi, per cui avevano un peso notevole nell’economia dei Paesi e Regioni dove essi operavano, e questo creava dissapori a molti che avrebbero voluto spartirsi anche quel mercato, ed è per questo che spesso erano visti come persone a cui stare attenti ed alla larga (e di seguito condannate al genocidio di massa tramite l’adozione di filosofie demenziali poi appoggiate dai nazisti).

Ad un certo punto, si è visto che era possibile adottare un’altro metodo di scambio al posto di utilizzare le monete e furono inventati i titoli al portatore, chiamate comunemente “banconote”, che erano stampate dallo Stato, depositando un equivalente del loro valore in oro nelle casse dello Stato stesso.
La grande invenzione che ha iniziato a portarci al tracollo è stato l’abbandono di questo sistema e delegando un istituto appositamente creato per questa attività. Peccato che questo istituto era (ed è tuttora) privato compartecipato e non statale, ed ha iniziato a stampare banconote e monete con valore fittizio (non legato al valore vero peso-materiale) a sua discrezione, senza la copertura equivalente in oro… Potevano stamparne a discrezione.
Iniziò la FED Statunitense.
In Italia, la Banca d’Italia, una Spa compartecipata dalle più grandi dinastie nazionali e non, stampava denaro in vece dello Stato, che deteneva solamente il conio delle monete.
Ora la BCE, organo autonomo comandato da chi detiene le redini del potere (!) decide come e se stampare denaro e a chi fornirlo.

Il problema ora è riprendersi il valore della carta straccia che ci hanno propinato negli ultimi anni, per chi ne ha ancora, e permetterci di acquistare i beni ed i servizi che ci occorrono a prezzi equi, e non è una cosa semplice, in quanto anche se si hanno idee fantastiche, bisogna sempre sbattere il naso contro il “mercato”, combattere conto lo status quo che difenderà a spada tratta quanto ha arraffato finora senza lasciare niente agli alti.

La soluzione deve essere un sistema integrato di opzioni differenti.
1. Da un lato approntare un sistema di commercio che permetta un rapporto quanto più diretto produttore-acquirente eliminando intermediari che speculano sulle spalle di entrambi;
2. rendere questo tipo di commercio fruibile da molte persone a livello nazionale;
3. offrire prodotti certificati in tutta la loro filiera;
4. guardare all’ambiente, proponendo quanto più possibile acquisti a km zero o con quantità tali che il loro trasporto pesi il meno possibile (inquinamento, rumore, traffico, ecc.);
5. fornire la certezza che al pagamento segue una fornitura conforme a quanto ordinato, con sistemi di pagamento sicuri ed esenti da frodi.

La politica si deve rivedere in blocco; gli investitori devono rivedere i loro obiettivi a medio-lungo termine e finirla di pensare solamente al domani ed alla loro pancia piena e basta al connubio con banche e politici (e troppo spesso con la malavita). La Chiesa deve rivedere il sistema economico tra stato e stato (Vaticano e Italia) in modo da essere equiparata agli alti Stati e/o agli altri cittadini evitando almeno ingerenze di qualsiasi genere. Noi tutti dobbiamo riprendere la nostra vita in mano e decidere come vogliamo portarla avanti.
Se la politica e l’economia hanno fallito, prima paghino tutti, sia coloro che hanno fatto i danni che coloro che lo hanno permesso, poi vadano a fare parte del popolo senza vitalizi!

by Giacomo Carone