Posts Tagged ‘Corrado Passera’

5 bandiere nere da Lega Ambiente ( Econota 89 )

luglio 12, 2012

Mare: Legambiente assegna 5 bandiere nere 2012 ( By Simone Muscas )

Delle tanto ambite bandiere blu che premiano i mari nostrani abbiamo più volte parlato su Ecoblog, non facendoci mancare proprio nulla: dalla polemica per la mancata assegnazione del fregiato riconoscimento, sino all’ammirazione per quei luoghi incantevoli meritevoli di tale ricompensa. Oggi però parleremo di bandiere nere, ovvero di quei “riconoscimenti simbolici in negativo” che vengono dati a quelle località (i cui Comuni di appartenenza stanno lentamente inquinando e distruggendo) e a quegli imprenditori, politici e rappresentanti vari, che in un modo o nell’altro stanno o hanno già contribuito alla deturpazione dei litorali italiani.

A farsi portatore di questa iniziativa gli attivisti di Legambiente con la nota campagna di sensibilizzazione Goletta Verde attraverso cui, da oltre vent’anni, viene dato tale “riconoscimento”. Quest’anno verranno assegnate 5 bandiere nere, a chi?

Si parte da Francesco Bellavista Caltagirone ovvero l’imprenditore a capo di un impero nel mondo delle costruzioni coinvolto nei progetti dei porti turistici a maggior impatto ambientale in quasi mezza Italia: Imperia, Siracusa, Carrara ed il megaporto della Concordia a Fiumicino. Si premierà poi Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, per il demerito di aver riattivato, grazie al Decreto Sviluppo, le procedure per la ricerca e l’estrazione di petrolio dai fondali marini che erano bloccate dalla legge approvata nel 2010 dopo l’incidente nel Golfo del Messico. Non poteva mancare il Governatore siciliano degli sprechi Raffaele Lombardo per aver assecondato e non rigettato la proposta di project financing della SIDRA finalizzata alla messa in sicurezza dei tratti di costa in erosione, ma che in realtà prefigura la “svendita” ai privati delle spiagge siciliane.

 Non mancano infine le società di navigazione: oltre alla bandiera nera assegnata alla società Costa Crociere per le sin troppo note vicende dell’affondamento di una delle navi della propria flotta lungo le coste del Giglio, se ne vedrà assegnata una anche la compagnia Grimaldi Lines responsabile, qualche mese fa nei pressi dell’isola di Gorgona (nel Parco nazionale dell’Arcipelago toscano), della perdita di due semirimorchi con un carico di 224 fusti tossici contenenti ciascuno200 kg di cobalto e monossido di molibdeno, per un peso di 45 tonnellate totali.

  Simone Muscas ( Fonte: Ecoblog.it )

 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Nuova toilette che trasforma i rifiuti organici umani in energia elettrica e riduce l’uso dell’acqua del 90%  ( by Timon Singh )

 

 

Ora gli scienziati dall’Università tecnologica di Nanyang (Singapore) hanno inventato un nuovo sistema di toilette che non solo si trasforma i rifiuti organici umani in elettricità e concimi, ma riduce anche la quantità di acqua necessaria per il lavaggio fino al 90 %!

 www.Lumosity.com

Il sistema è conosciuto come Il WC Energy. La sua tecnologia di aspirazione a vuoto è simile a quelli che si trovano sugli aerei. Il sistema di toilette funziona avendo due alloggiamenti separati i rifiuti liquidi e solidi, così che solo 0,2 litri  di acqua sono necessari per il lavaggio invece dei soliti 4-6 litri. Se questo sistema fosse installatoin modo generalizzato in Italia si è stimato che si risparmierebbero circa 160.000.000 litri all’anno . Il WC Energy devia quindi i rifiuti liquidi ad un impianto di lavorazione dove i componenti utilizzati per i fertilizzanti( azoto, fosforo e potassio) possono essere recuperati. Nel frattempo tutti i rifiuti solidi vengono inviati a un bioreattore dove saranno digeriti e trasformati in biogas. Il gas può essere convertito in elettricità e utilizzato per impianti o in fuel cells.

Le acque “ grigie “  sarà rilasciate nel sistema di drenaggio, dove saranno trattate, mentre qualsiasi alimento rimanente rilevato potrà essere inviato a bioreattori o trasformato in compost e mescolato con il terreno attuando un recupero completo delle risorse.

Il Professore Wang Jing-Yuan ha dichiarato: “l’obiettivo finale non è solo risparmiare acqua ma  avere un completo recupero delle risorse in modo che nessuno elemento sarà sprecato date le risorse scarse di Singapore. Con il nostro sistema innovativo WC, possiamo utilizzare metodi più semplici e meno costosi di raccolta dei prodotti chimici utili e anche produrre combustibile e energia dai rifiuti.” Scopo ultimo del progetto è quello di convertire tutti rifiuti del paese in risorse utili.  Tutto ciò fa parte del Programma di ricerca competitivo National Research Foundation di Singapore, che mira a trasformare le comunità che non sono collegate al sistema di fognatura principale.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Naturale/Artificiale, scontro di due sistemi incompatibili? ( Econota 88 )

luglio 5, 2012

Esiste il contrasto Naturale/Artificiale?

Ignazio Lippolis ( Villaggio Globale )

Il punto ora è che stiamo assistendo allo scontro di due sistemi incompatibili. Il naturale e l’artificiale. Il responsabile di tale scontro è l’uomo. E non sappiamo se l’uomo si stia staccando dal naturale o, per ipotesi puramente teorica, non abbia mai fatto parte del mondo naturale

Eresia, ricerca, fanta-scienza… tutto e il contrario di tutto. In questo numero di giugno di «Villaggio Globale» si confrontano i ricercatori e la scienza applicata su un dibattito antico eppur sempre nuovo a cui l’uomo apporta il suo instancabile contributo, negativo o positivo. Questo che proponiamo è l’Editoriale. La rivista è on line nella parte destra del portale.

Se dobbiamo prendere per buone le segnalazioni che vengono dal mondo della prima infanzia, quando i bimbi concettualizzano quello che vedono ed elaborano le prime considerazioni, dobbiamo concludere che la forbice fra quello che è naturale e quello che è artificiale si allarga sempre di più.

Piuttosto che sorridere alle loro espressioni o, peggio, trasformarle in pubblicità, faremmo bene a riflettere.

La cruda realtà è che ci stiamo allontanando da una visione empatica con la natura, né le radicalizzazioni aiutano. Non si tratta di parteggiare per il creazionismo o per la scienza; non si tratta di diventare musulmani, induisti, buddisti; non ci sono libri da bruciare o guerre da combattere.

Tutta la storia dell’umanità, dalle origini ad oggi, è una triste, insensata, inutile storia di guerre e morti. Eppure, è proprio nell’impasto tra dolore e gioia, come in un eterno divenire, creare e ricreare, che nel bene o nel male, siamo arrivati ad oggi.

La risposta è proprio nell’intrinseco ricercare la felicità, proprio di ogni essere vivente (e non ho detto uomo…).

Ma chi decide qual è il bene?

Consideriamo la catena alimentare. Ogni sistema, pur soggetto all’ordine superiore, ha un suo equilibrio, quindi una sua felicità. Quell’equilibrio, visto da un osservatore estraneo al sistema, è fatto di vita e di morte, di gioie e dolori.

Quando si rompe l’equilibrio allora le conseguenze sono imprevedibili per tutti fino a quando non si stabilisce un altro equilibrio. Ed essendo venuto meno un sistema, non è detto che il nuovo equilibrio sia in realtà tale o non sia l’inizio della rottura di tutta la catena.

Il punto ora è che stiamo assistendo allo scontro di due sistemi incompatibili. Il naturale e l’artificiale. Il responsabile di tale scontro è l’uomo. E non sappiamo se l’uomo si stia staccando dal naturale o, per ipotesi puramente teorica, non abbia mai fatto parte del mondo naturale.

Non sto sragionando. Sto semplicemente mettendo insieme le conoscenze storiche, filosofiche, religiose, archeologiche che tutti noi possediamo e alle quali abbiamo possibilità di accedere e alle quali rimando per non trasformare questo breve articolo in un trattato.

Qui mi preme spingere, con qualche provocazione, alla riflessione, perché il lungo cammino che dall’alchimia alla chimica, dalla tecnologia alla nanotecnologia, dalla biologia all’ingegneria genetica ci ha portato fino ad oggi, proprio ci dice che lo scontro continua, è in atto e prosegue, anzi galoppa.

Quante sono le sostanze non naturali che abbiamo inserito nella natura fino ad ora? In atmosfera, nella terra, nel corpo umano, nel mare?

E con quali conseguenze? Occorre proprio una laurea in Catastrofismo per prevedere quello che è sotto gli occhi di tutti? Stiamo correndo da anni in interventi successivi di risanamento senza arrivare al punto. Dal buco nello strato di ozono alla plastica nell’oceano.

E mentre scopriamo ancora oggi, sostanze chimiche che da anni circolano in natura e che non sono metabolizzate né da noi né dall’ambiente, e che ci hanno resi cavie viventi ecco che già nuovi fronti si aprono: dagli Ogm alle nanotecnologie.

E che interpretazione si può dare di quest’uomo che nonostante abbia lasciato sulla sua strada morti e feriti, continua imperterrito e incurante delle conseguenze di questo suo procedere?

Né può essere sufficiente considerare la collocazione dell’uomo nella natura per dedurre che ogni sua espressione, anche quella tecnologica, sia naturale. È qui la differenza che ci richiama la capacità peculiare dell’uomo di produrre ex novo. Né può essere sufficiente porre il discrimine sulla sostenibilità di un’azione. È nella complessità delle scelte di vita che si crea il discrimine e che producono comportamenti antropocentrici o no. La responsabilità umana è enorme tanto da comprendere l’uomo non da escluderlo, il che la dice lunga sul reale posto occupato dagli umani.

È vero, c’è un convitato di pietra che ogni qual volta si fanno queste riflessioni, qualcuno evidenzia: il business. Sì, ma c’è anche lo spirito di conservazione al quale rispondono pure coloro che manovrano l’economia globale. Può essere lo spirito di conservazione meno forte dello spirito di arricchimento?

La prima risposta che viene è che non importa niente a nessuno. E come mai? Semplice, l’uomo, «quest’uomo moderno», non è di queste parti…

Ignazio LippolisVillaggio Globale )

 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Un giacimento nascosto che non sappiamo sfruttare ( fonte: Il Sole 24 Ore )

E’ arrivata l’ora dell’efficienza energetica, la fonte di energia più abbondante e a buon mercato che abbiamo a disposizione.

Un primo accenno l’abbiamo avuto dal Quinto Conto Energia: incentiva il fotovoltaico, ma obbligherà tutti gli impianti costruiti su edifici a presentare una certificazione energetica con le indicazioni precise degli interventi da fare per migliorare la prestazione dell’immobile. Poi è arrivata la Strategia Energetica Nazionale, tratteggiata per la prima volta dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera in Senato. Qui l’efficienza energetica sta al primo punto fra i cinque elencati dal ministro come prioritari per il governo. Un segnale inequivocabile che qualcosa si sta muovendo. Sull’efficienza, ha detto Passera, “possiamo e vogliamo perseguire una vera leadership industriale nel settore”. Come? Passera indica quattro linee d’intervento: le normative ad hoc per migliorare gli standard di edifici e apparecchiature; l’enforcement delle norme; la sensibilizzazione dei consumatori e la revisione degli incentivi. Ad oggi, l’unico incentivo che stimola l’efficienza energetica è la detrazione fiscale del 55% sulle riqualificazioni. E dall’anno prossimo non è più sicuro nemmeno quello. Per la modernizzazione del sistema, dice Passera, servirà una strategia energetica “chiara, coerente e condivisa”, che “inizieremo a discutere con tutti gli attori rilevanti in estate”. Non è mai troppo tardi.

Sull’efficienza in edilizia, siamo già stati messi in mora da Bruxelles: a fine aprile la Commissione ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Ue per non essersi pienamente conformata alla direttiva del 2002 sul rendimento energetico nell’edilizia. Il procedimento d’infrazione contro l’Italia è partito nel 2006, con lettere e pareri motivati al nostro Paese, che non si è conformato “alle disposizioni relative agli attestati di rendimento energetico”. Le distorsioni del mercato italiano, del resto, sono sotto gli occhi di tutti. E’ vero, infatti, che dal primo gennaio è obbligatorio per chi vende o affitta un immobile dichiarare la classe energetica di appartenenza, ma è anche vero che dilagano gli attestati offerti da sedicenti certificatori senza neanche vedere l’immobile, via email e a prezzi stracciati. Un obbligo rispettato così, ovviamente non serve a nulla.

In un Paese dove la maggior parte degli immobili sono in classe G, con un dispendio energetico di oltre 160 kilowattora per metro quadro per anno, si sta perdendo un’occasione preziosa di metter mano al problema. E una grande opportunità di business, visto che la riqualificazione degli immobili è l’unico segmento dell’edilizia che mostra ancora qualche segnale di vita. In base agli ultimi dati diffusi dal Cresme, nel 2011 gli investimenti destinati alle nuove costruzioni non hanno superato i 60 miliardi, mentre la manutenzione ne ha messi a segno 108, quasi il doppio, divisi tra manutenzione ordinaria (30 miliardi) e straordinaria (78,2 miliardi). Tradotto in percentuali, significa che gli investimenti nelle nuove costruzioni contano ormai solo per il 37% del mercato (e ancora di meno, al 31%, se si tolgono le realizzazioni per il fotovoltaico). La sostenibilità ambientale, dunque, se coltivata con normative mirate e incentivi efficaci, potrebbe diventare una miniera d’oro per l’edilizia in crisi e far decollare un settore, quello dell’impiantistica, oggi dominato dai tedeschi. Non a caso l’efficienza energetica, che in Germania si prende sul serio, lassù ha ricadute importanti anche sul mercato immobiliare, con un immobile di classe A che vale il 30% in più di uno di classe G.

L’International Energy Agency definisce l’efficienza energetica “il combustibile nascosto del futuro” e sostiene che potrebbe avere un peso determinante nella lotta globale alle emissioni climalteranti: se sfruttata a fondo, potrebbe abbatterle del 71% da qui al 2020, contro appena il 18% attribuito alle fonti rinnovabili. Perla Commissione, con l’efficienza energetica potremmo ridurre del 40% i consumi di energia in Europa. Confindustria, da parte sua, ha stimato un impatto economico complessivo di quasi 15 miliardi di euro da qui al 2020, valutato considerando sia l’onere sullo Stato a seguito di politiche di incentivazione, sia la valorizzazione dell’energia risparmiata. In pratica, adottando iniziative che tendano a stimolare il mercato verso l’efficienza energetica nei vari ambiti (industria, terziario, residenziale e trasporti), si potrebbero muovere 130 miliardi di euro di investimenti e creare 1,6 milioni di posti di lavoro, con un risparmio complessivo di 20 milioni di tonnellate di petrolio. Come dire togliere 23 milioni di automobili dalle strade italiane.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

CIRCOLI AMBIENTE: BENE GOVERNO SU RINNOVABILI, RIMODULARE INCENTIVI

marzo 30, 2012

(30 marzo) – In merito alla necessità di “correggere storture adottate nel passato” rilevata dal Ministro Corrado Passera in materia di energie rinnovabili, prendono posizione anche i Circoli dell’Ambiente con una dichiarazione del Presidente Alfonso Fimiani: “Abbiamo più volte invocato una riforma che rimoduli gli incentivi ad un settore, quello delle ‘nuove rinnovabili’, che, seppur estremamente importante per garantire il giusto mix produttivo, è e sarà per molti anni ancora di nicchia rispetto al fabbisogno energetico italiano e di certo non rappresenta una soluzione immediata a quella crisi energetica che il Premier Monti ha definito ancor più grave di quella economica. Bisogna porre un tetto agli incentivi ed evitare ogni forma di speculazione, in particolare sui terreni agricoli. Ha pienamente ragione il Ministro Clini quando invoca da un lato la ulteriore espansione del settore, con maggiore attenzione ad altre fonti oltre il fotovoltaico, e dall’altro una diffusione capillare della produzione energetica, che si potrà ottenere con norme che garantiscano una trasparenza maggiore nei rapporti tra aziende e consumatori e con l’aumento degli incentivi alle famiglie ed agli impianti entro i 5 Kilowatt. In ogni caso noi” conclude “rimaniamo dell’idea che l’Italia paga dazio per la mancanza del nucleare, che è la fonte più economica, pulita e sicura: la nostra battaglia pro-atomo non si è di certo conclusa con la sconfitta al referendum, che anzi ha rappresentato un’occasione unica per riaprire la discussione”.

Famiglie  d’Italia