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La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

ottobre 22, 2012

La Cultura Rurale per un nuovo modello di Ambientalismo

Dal convegno “ Dall’Agricoltura le risorse per salvare l’economia ” del 12 ottobre scorso tenutosi nell’Aula Magna di Agraria dell’Università di Milano.

 

Milano, 12 ottobre 2012

L’Associazione per la difesa e la promozione della Cultura Rurale – Onlus è un’associazione culturale nata un paio di anni fa, composta da rappresentanti di tutte le categorie portatrici della ruralità.

Ad essa aderiscono agricoltori, allevatori a scopo professionale, amatoriale ed ornamentale, cacciatori, pescatori a scopo professionale e sportivo, rappresentanti del mondo ambientalista propositivo e non integralista, esponenti della cultura, dell’informazione, dello spettacolo, esponenti dell’economia e della scienza.

Le attività portatrici della Cultura Rurale rappresentano in Italia milioni di persone che lavorano, producono reddito, pagano le tasse, creano occupazione, tramandano di generazione in generazione tutti i valori che affondano le loro radici nella Cultura Rurale, che è parte fondamentale della nostra storia e delle nostre tradizioni.

Le forze che rappresentano la ruralità italiana negli ultimi anni si sono sentite minacciate da un modello di ambientalismo e da uno stile di vita nato nelle città. Con il distacco dalla natura e l’abbandono delle campagne (troppe volte purtroppo per lasciare spazio a nuovo asfalto e cemento), della vita semplice, genuina e naturale delle comunità rurali, l’uomo ha improntato la sua vita frenetica verso altri modelli di riferimento. In questo ambiente abbiamo prodotto generazioni di figli sempre più avulse dalla realtà naturale, che spesso non conoscono i delicati equilibri della natura e l’amore con il quale l’uomo di campagna cerca di mantenerli nei secoli.

Noi siamo convinti che per uno sviluppo ecosostenibile dell’agricoltura e delle attività rurali ad essa correlate serva un modello di ambientalismo che cammini di pari passo con i valori ed i principi che da sempre hanno sostenuto le attività dell’uomo e che soprattutto non si lasci travolgere da ideologie integraliste improntate sull’animalismo ma che piuttosto fondi le sue ragioni sull’”etica delle responsabilità”. L’ambientalismo italiano è nato nelle città, non nelle campagne, ed è per questo che su certi argomenti sembra non esserci dialogo; si pensi solo al dibattito attuale sulla cosiddetta “questione animale”. Crediamo che un modello di ambientalismo ragionevole, scevro dai pregiudizi ideologici che oggi lo stanno soffocando, sia possibile. Un modello di ambientalismo su stile americano ove, non dimentichiamolo, le associazioni ambientaliste più rappresentative sono formate proprio dai primi interessati alle questioni della terra, ovverosia gli agricoltori, gli allevatori, i cacciatori, i pescatori, i fruitore della natura in generale.

Oggi parliamo in particolare dei prodotti tipici agroalimentari che contraddistinguono l’Italia in tutto il mondo. Ebbene, i nostri prodotti tipici, siano essi di derivazione animale che vegetale, sono unici al mondo proprio grazie alle amorevoli cure che l’uomo ha riservato alla sua terra. E’ impensabile che si producano tali eccellenze senza fare del giusto, ragionevole ed efficace ambientalismo a salvaguardia della natura e dei frutti che essa ci offre.

La ruralità italiana ha però anche un’altra importante sfida da compiere. In essa sono racchiusi i segreti di un rapporto uomo-natura essenziale per la formazione dell’uomo e dei suoi più sani principi. Dobbiamo trasmettere questi valori alle future generazioni affinché siano d’esempio per uno stile di vita che ristabilisca il giusto equilibrio tra l’essere e l’apparire, ora molto sbilanciato sul secondo stato. La sfida non può che estendersi a livello culturale, all’interno delle scuole, insegnando ai nostri figli ciò che i nostri padri ci hanno tramandato. Ricordo un recente sondaggio effettuato in una scuola elementare ove gli alunni, la maggior parte, non sapeva che la fettina che si ritrovava sul piatto proveniva da un animale vero in carne ed ossa ma la credevano fabbricata all’interno del supermercato. Questo non è rispetto per gli animali, per l’ambiente e per gli uomini che li allevano. Sapere cosa mangiamo, il tipo di animale, come viene allevato e la cultura che sta alle spalle di questo duro lavoro significa rispetto per quell’animale e quindi per l’ambiente.

Attenzione però! Quando parliamo della funzione importante della cultura rurale non intendiamo insegnare un ritorno al passato, ma anzi fare un balzo in avanti nel futuro. Imparare da ciò che è stato, dagli errori che stiamo oggi commettendo affinché l’uomo di domani si approcci in maniera diversa con la terra e la natura. Questo è per noi un nuovo modello di ambientalismo, quello che abbiamo definito l’”Ambientalismo Rurale”, dove l’attore principale, cioè chi deve essere ascoltato per primo sulle questioni ambientali, anche e soprattutto dalle nostre Istituzioni, sia chi vive con e per la terra e non come spesso accade oggi, ne sia completamente avulso.

Quando Famiglie d’Italia ci ha chiesto di collaborare in questo grande progetto di e-commerce che viene oggi presentato, abbiamo subito colto favorevolmente la richiesta. La valorizzazione dei nostri prodotti tipici è cultura ed automaticamente significa salvaguardia dell’ambiente; spiegare al consumatore perché un prodotto diventa DOP od IGP, significa salvaguardare lo stesso consumatore dalle imitazioni.

La valorizzazione del sano e del genuino italiano diventa determinante quindi anche per la nostra economia e le nostre tradizioni, ed è in questo contesto che voglio chiudere il mio intervento presentandovi un’associazione, nostra partner, nata da poco ma che ha già fatto parlare di se in tutta Italia. L’idea è del brillante presidente di questa associazione, Vincenzo Fusco, anch’egli oggi presente qui con noi. Si chiama “Incontri Culturali Culinari tra Regioni”. Di manifestazioni che valorizzano i nostri prodotti tipici ce ne sono ogni anno a centinaia, sempre presi singolarmente. Ebbene, Incontri Culturali Culinari tra Regioni organizza eventi in cui fonde assieme non solo i prodotti tipici ma anche le relative culture di provenienza. Ho partecipato alla prima edizione del marzo scorso, “la Bufala DOP incontra il Radicchio IGP” ovverosia, pensateci, la Campania incontra il Veneto, in cui l’evento culinario ha assunto il significato di unione culturale di due regioni che a volte sembrano profondamente diverse ma che in questa occasione, a tavola, nel luogo conviviale per eccellenza, si uniscono a difesa dei loro prodotti tipici.

Continueremo quindi su questa linea, per una corretta e capillare diffusione della Cultura Rurale a difesa delle nostre eccellenze e per un’Italia che attraverso la sua storia, le sue radici e le sue tradizioni diventi un esempio per tutta Europa.

Associazione per la Difesa e la Promozione della Cultura Rurale – Onlusss

IL PRESIDENTE

Massimo Zaratin

 

Famiglie                        d’Italia

 

CULTURA RURALE: UNA SOLUZIONE PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA ( Famiglie d’Italia news )

aprile 14, 2012

Come ho dato spazio e visibilità a tutto ciò che ha rappresentato vessazione e violenza gratuita nei confronti degli animali, così mi pare giusto e doveroso dare voce ad un mondo, quello rurale, troppo spesso superficialmente criticato ed emarginato. Ho voluto permettere al presidente dell’Associazione Cultura Rurale, Massimo Zaratin ( nella foto ), di esporre liberamente il proprio pensiero in modo che chiunque possa sempre avere un metro di paragone su cui meditare e fare le proprie considerazioni. Io amo gli animali con cui condivido gran parte della mia vita, come il mio barboncino Ginger ed il mio gatto Dylan, e li amo come dei veri figli acquisiti e mi preoccupo e mi commuovo quando soffrono, qualsiasi sia la causa, ma nel contempo non posso non preoccuparmi e commuovermi ancor di più per le sofferenze umane, specialmente in tempi duri e disperati come quelli attuali. Gli estremismi non giovano a nessuno: uomini ed animali meritano lo stesso rispetto ed amore, ma tenendo sempre presente il ruolo di ognuno. Essere vegetariani può essere una scelta personale molto apprezzabile ma che non dà il diritto di giudicare chi si ciba di carne animale indicandolo come un assassino crudele. Essere vegetariani è una scelta che non impone scelte altrui. Lo stesso inventore del ” Muscolo di Grano ” , Enzo Marascio, non ha mai preteso con il suo prodotto di sostituirsi alla carne, bensì di offrire un’alternativa per  completare l’offerta senza pretendere di prevaricare o giudicare… Ora però preferisco tralasciare ulteriori mie considerazioni ed invitarvi a leggere quanto segue con attenzione ed onestà intellettuale.

CULTURA RURALE: UNA SOLUZIONE PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA

 

C’è da chiedersi di chi è la colpa se l’ Italia è arrivata a questo punto! Pare addirittura che il fenomeno dell’urbanismo, che si trascina dietro la scia del falso perbenismo nei confronti degli animali e la scarsa attenzione per i propri simili, sia direttamente proporzionale alla crisi che sta attraversando il nostro paese. Un’involuzione di principi e valori che, sottratti all’uomo, vengono riversati sugli “affetti” per gli animali quale a dire che noi non siamo più giusti, che siamo diventati improvvisamente sbagliati per questo mondo.

Ciò che un tempo apparteneva alle nostre anime, ora non ci appartiene più! Quali figli tireremo su in una simile situazione? Bambini che non sanno che la fettina sul piatto è carne vera e non “fabbricata” al supermercato, questo si, il massimo dei dispregi che si possa fare ad un animale morto per noi. Favole stravolte a beneficio di una ideologia che pare lontana anni luce da ciò che eravamo: l’ultima è su Cappuccetto Rosso che non è più nel bosco ma in un parco urbano, è ovviamente vegetariana e si fa accompagnare dalla nonna da un cane randagio; questa, la morte della spiritualità che è invece viva e presente in ogni autentica favola classica, con il bene ed il male che è pura concezione umana e non appartiene certo alla neutralità della natura.
Certe volte penso che la nostra generazione sia veramente l’ultima testimonianza di un mondo che si sta spegnendo, di un mondo che sta insegnando ai più piccini che il cacciatore ed il pescatore sono assassini, che l’allevatore di animali è un aguzzino, che mangiare carne è nutrirsi di sangue dei nostri fratelli, che la nostra vita vale come quella di uno scarafaggio. Le nostre campagne scompaiono per dar spazio ad altra cultura urbana, quella del cemento e dell’asfalto, mentre quelle che si salvano vengono spesso trasformate in parchi urbani, magari con panchine e lampioni per il divertimento di stralunati cittadini che passeggiano, credono loro, immersi nella natura, solo alla domenica!

Se è vero che il denaro ha distrutto l’uomo, tutto questo ne è la massima espressione. 
Quest’uomo però non si rende ancora conto che alimentando l’ideologia lontana dalla natura, un po’ per troppi interessi economici a beneficio di pochi, un po’ per lo scarso interesse che tuttavia i cittadini riservano a queste questioni, impegnati come sono a far quadrare i conti a fine mese, la nostra vera economia sta morendo, portando ulteriore distruzione e povertà.

In Italia, l’impatto economico del mondo della caccia è di 2,5 miliardi di euro, con una richiesta di occupazione di oltre 60.000 addetti. Stessa cosa dicasi per il settore della pesca sportiva, per non parlare di quella professionale. Gli allevatori italiani sono riuniti in circa 200.000 imprese che danno lavoro, per l’intero settore, a circa un milione di persone. L’Italia che produce, siamo noi! L’Italia che qualcuno vorrebbe far sparire, assieme ai valori che milioni di italiani portano con sé e che, con non poca fatica, vorrebbero continuare a trasmettere ai propri figli. L’ambientalismo ha virato improvvisamente verso l’animalismo più estremo, auspicandosi un uomo del tutto vegetariano! A nessuno di questi signori interessa se le specie alloctone bruciano ogni anno biodiversità e miliardi di euro agli italiani; interessa solo a chi l’ambiente lo vive e con esso ne trae giovamento e mantenimento per la propria famiglia. Da questi ultimi dobbiamo ripartire!

Recentemente, il nostro mondo sta prendendo coscienza di queste nuove necessità e s’impegna ad esprimere insieme alle altre componenti del mondo rurale anche realtà associative coerentemente impostate. E’ la voce di chi sa quanto sta dando al proprio Paese in termini di sacrifici e soprattutto in termini di valori e principi da trasmettere alle future generazioni. Non possiamo più tergiversare, dobbiamo far conoscere chi siamo e cosa rappresentiamo perchè la storia insegna che ideologie estremiste spazzano via in poco tempo un mondo, un mondo che ci appartiene e che saggiamente ha saputo trasmettere territori integri fino ai giorni nostri, ricavandone frutti che tutti ci invidiano.

Il nostro obiettivo deve essere quello di portarela Cultura Rurale nelle scuole, di far capire agli italiani che chi produce con l’agricoltura e l’allevamento lo fa positivamente anche per l’ambiente, che non esiste miglior svago per l’anima che un contatto semplice e puro con la natura da vivere, e che il miglior tesoro che possa custodire l’uomo è insito in tutte quelle attività che gli permettono questo contatto, come appunto la caccia, la pesca e la raccolta. Vogliamo rappresentare semplicemente la coesione delle forze sociali che appartengono al nostro mondo, al nostro modo di essere, di vivere e di trasmettere cultura.

Un appello va rivolto  alle nostre associazioni venatorie e di settore: continuino giustamente a battersi (o a non battersi) per una modifica di legge sulla caccia ma tengano bene a mente che questa non risolverà il gravissimo problema che noi tutti stiamo attraversando se non facciamo rientrare le nostre lecite esigenze in un contesto più ampio, in una società molto diversa rispetto a quella che ci ha cullati .
Un appello anche agli agricoltori ed agli allevatori: rendiamoci partecipi nella coesione delle categorie rurali affinché non ci impongano nei nostri territori nuove antropizzazioni urbane ma nemmeno ci obblighino a vivere in un ambiente in cui la natura viene congelata e lasciata a sé come i parchi. Rendiamoci attivi affinché le istituzioni producano leggi per il mantenimento sia delle zone selvagge che delle zone rurali, con le loro attività sostenibili e positive per l’ambiente e la biodiversità.

Infine un appello a tutti i cacciatori: se siete convinti che alla società urbana, quella che non ha avuto la fortuna di vivere con e per la terra, noi possiamo insegnare qualcosa di veramente importante, che il nostro stile di vita è la stessa nostra vita e quella dei nostri figli, ci si impegni affinché questo nuovo modo di concepire il nostro stare insieme, lontano dalla politica, ma così vicino e devastante per la stessa se parliamo attraverso un’unica voce, si radichi in tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia all’estremo nord.

Siamo nel giusto, ne sono convinto, e se questa umanità si meriterà di continuare nel suo cammino, ce la faremo sicuramente! 

Massimo Zaratin 

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introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Dai Circoli dell’Ambiente un messaggio chiaro: oltre ogni No!

febbraio 23, 2011

Il 15 febbraio sono stati presentati alla Camera dei Deputati  i Circoli dell’ambiente e della cultura rurale. L’idea dei circoli è nata a Salerno, sostenuta da giovani campani, che hanno messo in piedi una struttura di 150 sedi sparse sul territorio nazionale. I Circoli dell’Ambiente si collocano in modo nuovo e ” rivoluzionario ” rispetto alle altre associazioni ambientaliste presenti in Italia, e, benché si sia cercato immediatamente di dare loro un’ etichetta politica ben precisa, come se esclusivamente di centro destra, nel tentativo di limitarne in qualche modo l’azione solo perché fuori da schemi tradizionali che vedono cultura ed ambiente appartenenti esclusivamente ad una certa politica di estrema sinistra post sessantottina, politica che ” a prescindere ” ha preferito spesso adottare la via dei ” No a priori ” ( No al nucleare, No ai termovalorizzatori, No al Ponte sullo Stretto, ecc. ) e spesso, per conseguenza, causa di molti disagi, arretratezza e carenze attuali, … i giovani fondatori dei neo circoli ambientalistici intendono invece reagire a tanto immobilismo ormai ingiustificato e porsi agli antipodi rispetto allo sviluppo sostenibile ed alle reali esigenze del mondo di oggi offrendo un laboratorio di idee al servizio del cittadino  in modo ” politicamente bipartisan ” perché, come si evince dal loro ” Manifesto ” …  né di destra, né di sinistra e neanche di centro è il valore “Ambiente”! … Ed a sottolinearlo è stato proprio il fondatore  dei  Circoli dell’ambiente e della cultura rurale Alfonso Fimiani, che  ha così inoltre dichiarato: (more…)