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Al Festival di Sanremo 150 anni di un’Italia ufficialmente unita nella sua perenne divisione

febbraio 18, 2011

Quest’anno non ho parlato del Festival di Sanremo ed oggi ne accennerò soltanto. Questa politica maledetta di polemiche e divisioni è sbarcata anche a Sanremo per festeggiare 150 anni , come ho scritto nel titolo di questo post, di unità sulla carta, ma di divisioni come sempre, e quest’anno ancor di più, per un’insieme di nefandezze inutili provocate ed alimentate ad arte anche sul palco dell’Ariston per tenerci sempre sulla corda, belli tesi e sottrarci il pensiero dalle reali problematiche, per poterci poi bastonare con ” carotoni ” ammiccanti, come Morandi, Belen, Canalis, per far finta di alleviarci nel dolore e distruggerci completamente nell’intelletto. Un’ Italia unita nella sue perenni divisioni fin dalla nascita di Roma, nella sua contesa con la confinate  Alba Longa, fra Orazi e Curiazi, fra  Guelfi e ghibellini  nel XII secolo e per 200 anni , fra rossi e neri nell’ultima guerra mondiale, berlusconiani e antiberlusconiani in quella attuale, fra Nord e Sud, se un Nord e un Sud esistono ancora. Divisioni che abbiamo subito con italica pazienza riscaldandoci in apparenza in un tifo da stadio, ma ritrovandoci avviliti nella solitudine delle nostre stanze per il tempo e le occasioni perdute.

La politica ed i suoi conflitti ci accompagnano da sempre e in modo sempre più invasivo, da lunedì a domenica… da Montecitorio a Sanremo. La nostra bandiera composta dai tre colori indicati da Dante nel Paradiso all’apparizione di Beatrice, come ricordato ieri da Roberto Benigni, è bella e splendente, ma condannata a sventolare a mezz’asta fino a che non saremo capaci di evolvere in noi stessi e per noi stessi, dando spazio e credibilità al diritto ad una nostra coscienza libera e culturalmente disinquinata, non più condizionabile da divisioni costruite ad arte per mascherare interessi nascosti, ma proiettata e cosciente nella necessità di unità reale, un’unità di intenti e di azioni nel concetto di una solidarietà universale non solo negli impeti di un sms da 2 euro, ma nel comportamento e nei fatti di un credo e di un obbiettivo sempre comuni. Viva l’Italia… l’Italia che è dentro di noi!

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

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Il Signore del Terziere

gennaio 12, 2009

Prof. Loris Jacopo Bononi

Prof. Loris Jacopo Bononi

Mi sono sentito nudo. Svestito di tutto, anche dei pensieri che mi rendevano fiero di quello che pensavo di essere riuscito a diventare.
Ma come accade solo una volta nella vita, mi sono trovato seduto accanto ad un monumento vivente, ad una coscenza universale, ad un italiano tutto d’un pezzo; che nei suoi ottant’anni, è riuscito a salvare un paio di miliardi di vite umane. In tutto il mondo, di tutte le razze e tutte le età. Senza selezionare o decidere chi salvare, come se Dio gli avesse prestato un dito, ed egli questo dono meraviglioso lo ha donato a tutti. Ridando fede e futuro a generazioni di nuovi uomini, che camminano per strada, che forse sia io che voi avete incrociato camminando, e ne noi ne loro fino ad oggi, avevamo saputo che siamo vivi solo per la sua dedizione nello studio, e nella bontà d’animo; così generoso da determinare il destino.

Sarebbe troppo facile parlare di argomenti così importanti solo per fare scalpore, attirare voi a leggere, e magari proporvi un affare.
Chi ci legge, sa che siamo stati plasmati nella nostra unicità culturale, e che non cederemo mai nella provocazione.

La domanda che vi sarete posti adesso, in questo istante è: ma di chi sta parlando, e perchè?

Vi sto parlando di un uomo, un professore, che ha creato il più grande patrimonio culturale italiano, un uomo che parla di risorse intellettuali come Leopardi, Manzoni, Dante; con la dimestichezza e la dialettica al pari di un cronista di calcio che descrive una partita citando in cronaca i nomi, i giocatori, i termini più complessi, in un apoteosi di gusto classico e puro.
Non sto parlando di un cabarettista o un attore che legge e recita una parte, un ruolo, no, è lui stesso il ruolo.

Mi spiego meglio, quando parlo di purezza, intendo realtà filosofica, non letture o discorsi a braccio su copie di testi illustri in edizione economica.
Siamo stati invitati, un gruppo di amici ed io, all’interno di un castello medievale, in una zona d’Italia poco pubblicizzata: la Lunigiana. Uno spazio compreso tra Liguria e Toscana che segue il fiume Magra fino allo sbocco nel Mar Tirreno. Abbiamo varcato la soglia e siamo stati accolti calorosamente in una magnifica sala delle udienze, dove accanto ad un camino scoppiettante, e diverse opere d’arte, abbiamo ascoltato delle parole d’incanto, come quando da bambini si ascoltava la nonna che recitava la fiaba di cappuccetto rosso. Poi pendendo dalle labbra del Professor Loris Jacopo Bononi, siamo stati condotti in una sala dinnanzi a due armadi ricchi di storia. Sembrava che quei due mobili parlassero, tutte le cicatrici scolpite nel legno secolare, sembravano gridare: osservami, e aprezzami perchè sono più vecchio di te. Ma non era la storia, non era la bellezza di quelle due sculture d’arte a sciogliere il nostro ultimo bagliore di coscienza. Furono aperte le ante, e comparirono ben allineati migliaia di volumi, che portavano addosso il peso della conoscenza.
Erano tutte prime edizioni originali, dei testi letterari più noti, che hanno costruito l’Italia in cui noi oggi viviamo. La famosa leva di archimede che ha spostato ed elevato tutte le culture del mondo. Libri scritti in sanscrito, in greco, in italiano vulgare.
Ad un certo punto dalle mani tremanti di questo uomo meraviglioso, è comparso un volume, carta tagliata ancora a mano, dal titolo: I SEPOLCRI.
La prima edizione Originale di Ugo Foscolo. Non posso descrivervi la meraviglia, il brivido freddo che ognuno di noi ha provato. Pensavamo che fosse la quintessenza, il nirvana, il paradiso. Ma era solo un piccolo antipasto, una scheggia di una piramide formata da centocinquanta mila volumi.
Sono seguite le sapienti e sagge orazioni del Professor Bononi, che oltre ad attrarre la nostra attenzione, hanno trasmesso un messaggio al nostro cuore, inteso in amore per la cultura, amore per la storia, amore verso la nostra italianità, che hanno generato un senso di appartenenza tale da renderci custodi universali del patrimonio che questi incalcolabili capolavori, rappresentano per tutte le generazioni italiane, passate e future. L’importanza di queste opere per il nostro prossimo futuro è paragonabile ai volumi che erano contenuti nella biblioteca di alessandria d’Egitto, una volta bruciati, l’umanità ha riscoperto se stessa solo dopo che Armstrong ha toccato il cielo lunare, prima non esiste un salto culturale così lungo da rappresentare un ponte tra generazioni.
Perdonerete il mio essere prolisso, cosa che non oso fare mai, ma questa esperienza va al di là di ogni immaginabile esperienza che ognuno di voi penserebbe di poter fare. E’ stato come entrare in una nuova dimensione, un rileggere la storia con una chiave di lettura universale: il Professor Bononi appunto.
Il secondo tuffo al cuore è stato quando da questo scrigno magico è uscito un libro rilegato in verde, quasi anonimo, il diario privato di Alessandro Manzoni, che nella storia italiana, quando a scuola ci è stato raccontato il perchè dei Promessi Sposi, tutti indistintamente sappiamo che il Manzoni si reca a Firenze dove rinchiuso per tre mesi circa “sciacqua” il gergale italiano dialettale. Ebbene questo volume, inutile dire originale, contiene gli appunti scritti e corretti dei termini dialettali, con appuntate sotto le traduzioni ufficiali, che cambieranno la storia d’Italia, dando una definizione alla lingua italiana che oggi si parla in tutto il mondo.
Il terzo tuffo al cuore, è stato quando il Professor Bononi, come se fosse un prestigiatore, ha estratto una busta pergamenata, dalla quale sono uscite delle pagine ingiallite, senza significato.
Ohhh, ma avevano un significato internazionale, in calce alla stesura a pennino, c’era una firma inconfondibile: Giacomo Leopardi.
Mi sono sentito tremare le gambe, e così gli altri, e così dovreste fare voi, è stato come vedere la sindone, ovvero la storia che tanto abbiamo studiato, uscire dal semplice testo e materializzarsi, diventare chiara e leggibile, vicina e non più distante, vera ma talmente vera da incutere rimorso e misericordia dinanzi a uomini che rappresentano in tutto il mondo la cultura, l’evoluzione, l’intellettualità che si traduce in storia vera.
Una lettera che Giacomo Leopardi ha inviato ad un caro amico Carlo Pepoli, allegando le note biografiche.
Questa è l’Italia, questo è il patrimonio, le persone che l’hanno creata, plasmata, che si sono eruditi creandola, regalando all’umanità quella cultura che ci rende unici.
Penserete che questo castello sia irragiungibile, no, è in Italia, in Lunigiana, si chiama castello del Terziere, e prossimamente vi spiegheremo il perchè, ed è visitabile assieme a tutto il borgo medievale.

Devo fare una lode al Professor Bononi, che è riuscito a far commuovere il mio cuore, rendendomi ancora una volta piccolo ed umile, di fronte a tanta fiera cultura, che da una parte mi ha reso libero e consapevole, dall’altra mi ha reso servitore e fedele cavaliere del sapere, difensore ad oltranza di questo patrimonio culturale ed intellettuale per il quale bisogna battersi, affinchè continui ad essere parte integrante della cultura italiana, ma anche di tutti coloro che verserebbero sangue per far scrivere pennini ormai asciutti, di uomini importanti come Leopardi, Manzoni, Dante, affinchè i sacrifici che sono stati fatti per creare la cultura italiana, non vengano dispersi e rimangano solo cenere grigia e spenta, senza forza e senza fiamma, al punto che per riaccendere il fuoco serva fare un’ulteriore salto nel futuro, per generare generazioni nuove di uomini capaci così culturati da scrivere parole e libri in grado di creare una nazione che in coro faccia capire cosa vuol dire essere italiani.

Chiunque decida di diventare cavaliere difensore del patrimonio culturale del Terziere, ci scriva, io mi sento già difensore e cavaliere, ma anche bambino, che alla scoperta del mondo nel nostro comune e banale vivere alla giornata, ha scoperto un tesoro, di tale grandezza e prestigio, che non può più tenerlo segreto per se, ma lo deve trasmettere a tutte le generazioni italiane.

Nei prossimi giorni pubblicherò le foto che mi è stato concesso di fare alle lettere scritte da Giacomo Leopardi, affinche tutti possano sentirsi un po’ più italiani, e che se ne dica nel mondo, il nostro è il più bel paese, e con esso anche coloro che hanno contribuito a realizzarlo; e anche a voi giovani pilastri del futuro, affinchè possiate essere e sentirvi parte di una nazione che non aspetta altro che qualcuno di voi allunghi lo sguardo, e attraverso il cuore possa continuare il lavoro del Leopardi, del Manzoni, di Dante, e non ultimo Loris Jacopo Bononi.

                                                    Andrea Ben Leva