Posts Tagged ‘econota’

Anche la spazzatura fa acqua ( Econota 115 )

giugno 8, 2014

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Alla ricerca delle news  perdute

Eco Wiz e la spazzatura si trasforma in acqua

Per la riduzione della mole di rifiuti in discarica.

Scoperto il prototipo, la Eco Wiz ne ha acquistato anche i diritti perfezionando il macchinario che oggi è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

(Rinnovabili.it) – Una start up di Singapore, la Eco Wiz, verrà probabilmente ricordata nel tempo per aver perfezionato un macchinario rivoluzionario in grado di trasformare gli avanzi di cibo in acqua. Il titolare della società, Renee Mison, venuto a conoscenza dell’invenzione coreana ne ha immediatamente acquistato il prototipo e i diritti investendo 380mila dollari nella ricerca e sviluppo del processatore di rifiuti migliorandone la resa. Ad oggi il macchinario risulta funzionante e in grado di convertire i rifiuti alimentari in acqua pulita adatta per essere utilizzata per l’irrigazione e l’igiene di pavimenti e servizi, ma non risulta potabile. Il dispositivo, che ha preso il nome della società EcoWiz, è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua generando un duplice vantaggio che va dalla riduzione della mole di scarti accumulati alla produzione di acqua per l’impiego immediato.

Intervistato dal quotidiano The Jakarta Globe Mison ha dichiarato che per ogni tonnellata di rifiuti a Singapore deve essere corrisposta una tassa. Con l’utilizzo del nuovo dispositivo quindi circa il 70% della spazzatura prodotta dai cittadini potrebbe essere individualmente impiegata per la produzione di acqua, con la possibilità di diffondere l’Eco Wiz negli hotel e nella ristorazione andandone a migliorare l’impatto ambientale.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Wadi’: l’acqua diventa potabile grazie al sole

Lo strumento, applicabile al tappo di una bottiglia, sfrutta il metodo SODIS – Solar Water Disinfection.

Il dispositivo, applicabile al tappo di una bottiglia, è in grado di disinfettare l’acqua e di rilevare con precisione il tempo di potabilità dell’acqua.   ( Fonte: Rinnovabili.it )

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( Rinnovabili.it) – “L’acqua che si depura grazie al sole” è un processo ormai noto a tutti da molto tempo: l’effetto germicida dei raggi UV infatti, permette di disinfettare le risorse idriche esposte alle radiazioni, evitando in questo modo la possibile presenza di agenti patogeni che rendano l’acqua “non – potabile”. Tuttavia, sapere precisamente dopo quanto tempo sia potabile ciò che beviamo, richiederebbe solitamente l’attesa di un normale ciclo di analisi da laboratorio, attraverso cui rilevare le principali misurazioni sul grado di qualità di un’acqua. Con “Wadi” invece – un dispositivo di disinfezione/misurazione ideato recentemente dalla start-up viennese Helioz R&D GmBH– si può determinareil tempo necessario di esposizione ai raggi UV dell’acqua raccolta in una comune bottiglia di plastica, affinché sia depurata e ritenuta scientificamente potabile.

In particolare, questo strumento, basato sul metodo “SODIS” (acronimo per Solar Water Disinfection), è costituito da un dispositivo alimentato da energia solare (e dalle dimensioni molto contenute), applicabile al tappo di una comune bottiglia di plastica ed in grado di rilevare con precisione dopo quanto tempo l’acqua contenuta nella bottiglia può essere bevuta. “Il dispositivo è a base di sodio e il processo ed il metodo sono stati sviluppati utilizzando energia solare per il suo funzionamento” – ha spiegato Martin Wesian, ricercatore e Managing Director di Helioz R&D GmBH.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

 

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Geotermia: 5 progetti tra Ecuador e Colombia da non dimenticare ( Econota 114 )

maggio 29, 2014

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Il governo dell’Ecuador ha annunciato che stanno per essere completati gli studi di fattibilità che analizzando il potenziale geotermico del paese getteranno le basi per nuovi progetti rinnovabili.

( Fonte:  Rinnovabili.it | Il Quotidiano sulla sostenibilità ambientale con commento di Paolo Broglio) – Largo spazio alle rinnovabili in Ecuador. Il governo ha dato il via libera a 5 progetti che sfrutteranno la geotermia del territorio per ampliare la percentuale di energia generata da fonte alternativa. Secondo quanto dichiarato da Édgar Montalvo, Project Manager del Progetto Geotermico del Ministero dell’Elettricità e dell’Energia Rinnovabile (MEER), gli studi di fattibilità completati hanno dato buoni esiti evidenziando le potenzialità dell’area del Cachimbiro dove è stato calcolato un potenziale da 113 MW. Uno dei vantaggi di utilizzare il calore dalle rocce e delle acque sotterranee è che l’energia è pulita, non ci sono emissioni di inquinanti e in Ecuador ci sono 11 possibili fonti da analizzare per poi sfruttarne il potenziale. Ramiro Cuapaz, specialista delle energie rinnovabili, ha osservato che usare la geotermia è un vantaggio poiché produce un impatto ambientale minimo, a differenza dei combustibili fossili. Secondo l’Instituto Nacional de Preinversión (INP) nel mese di aprile verranno avviati diversi studi di prefattibilità a Chalpatán, nella provincia di Carchi, la cui area ha un potenziale stimato tra i 60-130 MW studi che avranno un costo stimato in 1,1 milioni di dollari. Un altro progetto in corso è il Tufiño-Chiles, al confine tra Ecuador e Colombia, la cui area di interesse è di cinque ettari, vicino al vulcano Chiles. La realizzazione dell’impianto coinvolge quindi due nazioni e cerca di stabilire un modello globale geotermica tra la Electricity Corporation dell’Ecuador (Celec) e la Società di produzione di energia della Colombia con un investimento iniziale di due milioni e 500 mila dollari nella prima fase. Il potenziale energetico stimato è di 138 MW, sufficiente a fornire elettrica alla città di Tulcan, capitale della provincia Carchi.Il quinto e ultimo progetto verrà invece definito entro aprile, quando verranno completati e consegnati gli studi di fattibilità del progetto Chacana ubicato tra le province di Napo e Pichincha dove il potenziale stimato è pari a 318 MW.

Ma in Italia, Paese dall’ambio potenziale geotermico, quando riusciremo ad imitare Colombia ed Equador ?

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

L’Organizzazione ONG Maya Pedal trasforma vecchie biciclette in pompe idriche a pedale, frullatori e ancora altro ( by Daniel Blaustein-Rejto )

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Recentemente abbiamo visto alcune incredibili innovazioni nella tecnologia della bicicletta . Ma cosa succede a queste biciclette quando i loro proprietari non le utilizzano più ? Ecco, dove la guatemalteca ONG Maya Pedal arriva – si trasformano le biciclette donate in macchine a pedali, tra cui pompe per l’acqua, miscelatori e produttori di piastrelle per l’uso in cui l’elettricità è troppo costosa o inaccessibili. Il grande potere del pedalare ( nomen omen ): Maya Pedal!

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Azioni concrete per la green economy ( Econota 113 )

maggio 19, 2014

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Con il termine Green Economy (economia verde) si indica una economia il cui impatto ambientale sia contenuto entro dei limiti accettabili. Nella green economy svolge un ruolo di primaria importanza la tecnologia e la conoscenza scientifica. Le fonti di energia tradizionali (di origine fossile) sono affiancate, se non sostituite, dalle fonti di energia alternative. In particolar modo, svolgono un ruolo di primaria importanza le energie rinnovabili, come ad esempio l’eolico, le biomasse, il solare, la geotermia, l’idroelettrico ecc.  ( fonte: http://www.ecoage.it )

Quasi 13.000 Mw fotovoltaici risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili. Ciò vuol dire che a inizio febbraio, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici

«Di rado un’importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo progressivamente i suoi oppositori; quel che accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiono e la nuova generazione si familiarizza con l’idea sin dalla nascita». Ha esordito così, citando Max Planck, Alfonso Gianni, Direttore della Fondazione Cercare Ancora, in occasione ieri della presentazione presso la Fiera del Levante di Bari, del rapporto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno.

Nell’introduzione Alfonso Gianni ha posto l’accento sulla dipendenza energetica dall’estero del Paese Italia, una mancanza di autonomia che ci rende succubi di fattori finanziari e geo-politici, che in momenti di crisi, aggravano in maniera decisiva l’economia nazionale.

Dal Rapporto, curato da Roberto Ferrigni e Pasquale Stigliani, si evince come il concetto di salvaguardia dell’ambiente non riesca ancora del tutto a radicarsi nella nostra società, un concetto che prima di «approdare» nelle soluzioni fissate dai protocolli mondiali debba partire dalla vita quotidiana di ogni singolo cittadino.

Affermazioni e visioni futuristiche leggermente pessimistiche sono state, però, accompagnate da alcuni confortanti dati, come i quasi 13.000 Mw fotovoltaici che risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili, che indica le strategie per onorare gli impegni che l’Italia ha assunto come membro dell’Unione europea. Ciò vuol dire che a inizio febbraio 2012, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici. Inoltre, già oggi, le regioni del Mezzogiorno rivestono una parte importante della produzione di energia elettrica da Fer (Fonti di energia rinnovabile). Secondo i dati Terna, nel 2010 le regioni meridionali hanno prodotto 19.830 Gwh su una produzione nazionale rinnovabile pari a 76.964 Gwh. In modo particolare la Puglia, che ha raggiunto il 5% della produzione, con Foggia che detiene il primato con il 2,4%, grazie al notevole contributo dell’eolico. Dati, questi, che fanno ancora ben sperare per il futuro.

Un’importante soluzione green che è emersa dal dibattito, è quella dell’installazione delle cosiddette smart grid, o griglie intelligenti, reti di informazione che affiancano la rete di distribuzione elettrica, per evitare i diffusissimi sprechi energetici, ridistribuendo gli eventuali surplus di energia in altre aree.

A sostegno della leadership della nostra regione nel campo delle fonti rinnovabili, è intervenuto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il quale, ancora una volta, ha esposto il suo impegno a favore di un’economia e una gestione del territorio pro-ambiente, spesso sostitutiva della mancanza di direttive statali.

Il Governatore, a supporto delle proprie idee, ha dichiarato di voler evadere definitivamente dalla «dittatura» dei combustibili fossili, adottando un regolamento che faccia dotare ogni edificio della città di Bari, di pannelli solari, un tipo di fonte energetica assolutamente non inquinante, naturale e con costi recuperabili nel giro di pochi anni. Un’affermazione forte e coraggiosa.

Per correre più velocemente dell’orologio climatico, bisogna che dalla green economy si passi alla greening the economy, ovvero a una trasformazione dell’economia e a una nuova concezione della crescita che, abbandonando il vecchio parametro quantitativo con cui veniva misurata, possa essere valutata e apprezzata per il suo aspetto qualitativo.

by Carlo Ciminiello

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Muzzicycle, la bicicletta che viene dai rifiuti

Arriva dal Brasile la eco-bicicletta ( 140 dollari ) messa a punto da Juan Muzzi, interamente costruita con varie tipologie di plastica recuperata, ma capace di garantire flessibilità e stabilità

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 (Rinnovabili.it) – Che succede se tutti i rifiuti di plastica vengono impiegati per costruire una bicicletta? Succede che da una parte c’è un’impresa che lavora e cresce, dall’altra un ambiente più sano e pulito. L’idea nasce in Brasile e ad avere questa grande intuizione è stato Juan Muzzi, un uomo che in molti definiscono un artista e un inventore, che ha iniziato a raccogliere bottiglie e altri scarti in plastica per le strade di San Paolo, per poi assemblare tutto il materiale “recuperato” e dargli la forma di una bicicletta: la Muzzicycle. La due ruote messa a punto da Muzzi si ispira alla struttura ossea del corpo umano ed ha per questo una struttura flessibile e leggera allo stesso tempo, oltretutto priva di saldature. Elemento distintivo è il telaio monopezzo creato da Muzzi: costituito da pareti spesse, ma vuote al loro interno, è difficile da piegare o da rompere proprio grazie alla miscela di plastiche riciclate da cui è costituito.

La novità è che, iniziata come una sfida rimasta però allo stato prototipale a causa dell’assenza di finanziatori, oggi il Sig. Muzzi è riuscito ad ottenere un ingente finanziamento da una banca Uruguaiana, potendo avviare così la produzione in serie. Un mezzo due volte amico dell’ambiente, dunque, che attualmente è possibile acquistare su internet a circa 140 dollari. Sul sito dedicato è possibile monitorare un contatore che informa in tempo reale sulle bottiglie di plastica recuperate, attualmente 15.840.600, che sono state trasformate in 132.000 biciclette, con risparmi notevoli in termini di emissioni.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

A Bioeconomy for Europe ( Econota 112 )

gennaio 11, 2014

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Questa rubrica ritorna dopo qualche mese di pausa riproponendo un articolo apparso tempo fa su http://www.vglobale.it  per riportare la vostra attenzione sull’importanza dell’impiego di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e combustibili per la produzione industriale ed energetica.

Nuova sfida europea, tempi maturi per la Bioeconomia

 Muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica

La Commissione europea ha pubblicato la strategia europea per supportare una crescita sostenibile attraverso un rafforzamento della bioeconomia (EC, 2012. «Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe»). Per bioeconomia s’intende un’economia basata sull’impiego di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e combustibili per la produzione industriale ed energetica. L’avvio di una bioeconomia a larga scala può significare, per l’Europa, creare nuova occupazione, avviare la crescita economica nelle aree rurali, lungo le coste e nelle aree industriali provate dalla attuale crisi economica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando la sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria e dei processi industriali.

Il piano d’azione messo a punto dalla Commissione è basato su un approccio intersettoriale e sull’obiettivo di favorire la nascita di un’economia a emissioni ridotte, conciliando le esigenze di sostenibilità nell’uso delle risorse biologiche per fini produttivi con la tutela della biodiversità e dell’ambiente. I tre aspetti chiave della strategia riguardano lo sviluppo di nuove tecnologie e processi produttivi ispirati alla bioeconomia; lo sviluppo di nuovi mercati in diversi settori interessati e l’avvio di una collaborazione più ampia tra i responsabili politici e le parti interessate. In un’intervista Máire Geoghegan-Quinn, commissaria Eu responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, afferma che l’Europa è ormai matura per passare a un’economia «post-petrolio», dove un più ampio utilizzo delle fonti rinnovabili è una necessità ma anche un’opportunità. Questo processo può essere favorito attraverso la ricerca e l’innovazione, elementi chiave per la protezione dell’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e la futura competitività dell’Europa.
La Commissaria ha però affermato che l’Europa si mostra troppo lenta a recepire le grandi sfide dello sviluppo e che spesso le azioni politiche in questo senso risultano isolate. Una scommessa come quella lanciata dalla strategia europea per la bioeconomia, invece, richiede un quadro di riferimento più forte ed organico, che coinvolga contemporaneamente il mondo scientifico, quello politico e quello imprenditoriale. I fondi pensati per sostenere la strategia europea fanno capo a filoni di finanziamento come la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca «Horizon 2020» e altri programmi comunitari e nazionali.
La strategia europea per la bioeconomia segue l’Agenda messa a punto dall’Oecd nel 2009 (Oecd, 2009. The Bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda) in modo originale. L’Agenda dell’Oecd, infatti, è tarata sul ruolo che le biotecnologie (applicate agli ambiti di tipo agricolo, sanitario e industriale) possono giocare nel lanciare a livello mondiale una bioeconomia condivisa.

La Commissione europea, invece, facendo seguito al lungo dibattito e al percorso effettuato negli ultimi anni sulla strada della sostenibilità, vede la bioeconomia in un contesto più vasto, dove trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione dalla dipendenza dalle risorse non rinnovabili, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la competitività europea per creare e mantenere nuovi posti di lavoro.

La visione europea della bioeconomia ha, quindi, un carattere più globale e coerente, che prevede aspetti politici, investimenti in conoscenza, innovazione e incremento di capacità, nuove infrastrutture e strumenti, una governance partecipativa basata su un dialogo informato con la società. L’applicazione di questa strategia, che prevede tra l’altro aspetti controversi come quelli, ad esempio, legati alla produzione dei bio-carburanti, richiederà senza dubbio un notevole impegno a livello politico, economico e sociale.

 È bene però ricordare che la bioeconomia in Europa muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. Si prevede che l’attuazione della strategia europea sulla bioeconomia possa moltiplicare tale valore di un fattore dieci entro il 2025.

(Fonte Enea-Eai)

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Ricercatori del MIT trovano un modo per utilizzare l’erba tagliata alla stregua di pannelli solari ( di Mark Boyer )

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Questo è esattamente quello che il ricercatore del MIT ( Massachusset Institute of  Technology ) Mershin Andreas ha trovato per caso. Lo scienziato dice che creare una cella solare potrebbe essere semplice come la miscelazione di qualsiasi materiale organico verde (erba tagliata, rifiuti agricoli) con un sacchetto di sostanze chimiche e adagiare il composto ottenuto su un tetto.

Una volta migliorata l’efficienza del sistema  Mershin, questo tipo di tecnologia solare potrebbe fare energia a basso prezzo rendendola disponibile in luoghi rurali e paesi in via di sviluppo dove le persone non hanno accesso all’energia Noi di Famiglie d’Italia abbiamo seguito lo sviluppo del processo biophotovoltaico ovvero dispositivi che generano energia dalla fotosintesi ; anche se le possibilità sono illimitate la maggior parte della tecnologia esistente è molto costosa e lontana dal raggiungimento del mercato. In uno studio pubblicato Mershin e i suoi colleghi ricercatori hanno creato un processo di “dirottare” le molecole che sono responsabili della fotosintesi. Come Mershin spiega in questa ricerca, al fine di ottenere che queste molecole a lavorarino per noi, dobbiamo estrarre la proteina che si trova al centro della fotosintesi e stabilizzare il modo che essa continui a vivere e operare in un pannello solare.

Mershin e il suo team ha sviluppato una nanostruttura in biossido di titanio, supportato da nanofili, che trasporta un flusso di corrente. Il sistema è in grado, per ora, di convertire solo 0,1 per cento dell’energia del sole in elettricità —  quattro ordini di grandezza migliori rispetto ai precedenti sistemi biophotovoltaici — ma questa percentuale dovrà essere migliorata ulteriormente prima che la tecnologia possa essere utile. La svolta ” porta la promessa di una energia solare economica ed ecologica “. Il dr. Mershin spera che tutto ciò avverrà entro pochi anni.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Una foresta artificiale ed una spugna intelligente al servizio dell’uomo ( Econota 111 )

agosto 20, 2013

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Dal Lawrence Berkeley National Laboratory. Una foresta artificiale darà all’uomo il potere della fotosintesi

Creata da un team di ricercatori californiani una struttura integrata capace di convertire l’energia solare in combustibili chimici.

( Fonte:Rinnovabili.it) – La fotosintesi non è più un lavoro solo per le piante. Gli scienziati del Lawrence Berkeley National Laboratory hanno infatti dato vita al primo nano-sistema, pienamente integrato, per la fotosintesi artificiale.

La chiave del successo per i ricercatori americani è stata l’aver messo a punto un sistema più completo di quelli fino ad oggi studiati creando, lì dove molti si erano cimentati nella realizzazione di una “foglia”, una vera e propria “foresta artificiale”. “Analogamente a quanto avviene nei cloroplasti vegetali, il nostro sistema fotosintetico si affida a due assorbitori di luce semiconduttori, uno strato interfacciale per il trasporto della carica e co-catalizzatori spazialmente separati”, ha spiegato il chimico Peidon Yang, autore della ricerca.

Per facilitare fotolisi dell’acqua nel nostro sistema, abbiamo sintetizzato eterostrutture di nanofili simili ad alberi, costituiti da tronchi di silicio e rami in ossido di titanio. Visivamente, le matrici di queste nanostrutture ricordano una foresta artificiale”.

Nella fotosintesi naturale, l’energia della luce solare assorbita produce trasportatori di carica energizzati che eseguono le reazioni chimiche in regioni distinte del cloroplasto; l’etero struttura di nanofili di Yang è stata integrata in un sistema funzionale che imita i cloroplasti. Per ora, posto sotto la luce, il sistema integrato di fotosintesi artificiale raggiunge una conversione dello 0,12 per cento della luce solare in idrogeno tramite la scissione delle molecole d’acqua.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Un materiale creato dai ricercatori dell’Università di Tor Vergata .Una spugna intelligente per pulire le acque inquinate

Composta da nanotubi di carbonio, è in grado di assorbire una quantità d’olio pari a 150 volte il suo peso

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(Rinnovabili.it) – Chiazze di olio addio grazie alla spugna “intelligente” direzionabile a distanza e riutilizzabile un numero infinito di volte: non si tratta dell’ultimo prodotto per la pulizia della casa, ma di un nuovo materiale creato dai ricercatori dell’Università di Tor Vergata capace di purificare le acque dalle sostanze inquinanti.Composta da nanotubi di carbonio, la spugna ha le stesse dimensioni di una moneta da 20 centesimi, ma è ben 4.000 volte più leggera della stessa; galleggiando sull’acqua inquinata, è capace di assorbire una quantità di olio pari a 150 volte il suo peso.La particolarità della spugna pulente è rappresentata dalle sue proprietà magnetiche, grazie alle quali può essere direzionata a distanza verso le chiazze di inquinamento, utilizzando delle semplici calamite.

”La spugna può essere pensata come una matassa formata da milioni e milioni di nanotubi intrecciati, dove circa il 90% del suo volume e’ costituito dagli spazi vuoti tra i nanotubi stessi, il che le conferisce una straordinaria leggerezza” sottolinea Maurizio De Crescenzi, il coordinatore del progetto, come riportato da Ansa.”Grazie a questa sua particolare struttura, la spugna risulta super-idrofobica: repelle dunque completamente l’acqua, ma al tempo stesso e’ capace di assorbire efficacemente gli eventuali inquinanti disciolti in essa immagazzinandoli negli spazi vuoti”.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Un’ulteriore caratteristica della spugna è la sua capacità di rigenerazione: basterà semplicemente strizzarla o bruciarla per rimuovere l’olio, senza che i nanotubi subiscano alcun tipo di alterazione; in questo modo la “spazzina delle acque” potrà essere utilizzata un numero infinito di volte.

La Marina americana diventa ” ecologica ” ( Econota 110 )

agosto 1, 2013

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Un pieno di erba paglia per la Marina americana

Il braccio scientifico del Dipartimento dell’Energia sta collaborando con l’US Navy e il mondo industriale per realizzare un efficiente carburante jet a partire dal “panico verga” ( erba paglia ).

 (Rinnovabili.it) – Utilizzare la biomassa al posto del petrolio. L’obiettivo non è nuovo per le forze armate statunitensi, in perenne ricerca di metodi per vincere la battaglia dell’autosufficienza energetica. Ecco perché non deve sorprendere sapere che il National Renewable Energy Laboratory  (NREL) del Dipartimento dell’Energia (DOE), in collaborazione con la Marina e due società, la Show Me Energy Cooperative e la Cobalt Technologies, è attualmente al lavoro per realizzare fuel jet di ottima qualità ed a un prezzo economico a partire dall’erba paglia o panico verga, una delle specie vegetali dominanti delle praterie di erba alta nell’America settentrionale. Si tratta di uno dei quattro progetti finanziati di recente dal DOE come parte degli sforzi dell’Amministrazione Obama per sostenere i biocarburanti rinnovabili come alternativa “domestica” per gli aerei e i veicoli, sia militari che civili.

In questo caso la biomassa vegetale, fornita da Show Me Energy Cooperative di Centerville, viene trattata nel digestore enzimatico in possesso al NREL per scinderla in zuccheri semplici. Il processo del laboratorio combina insieme diverse fasi, dal pretrattamento, all’idrolisi enzimatica, fino alla fermentazione batterica e, grazie al brevetto tecnologico concesso dalla Cobalt Technologies alla Navy, gli zuccheri vengono trasformati in butanolo da cui si ottiene carburante JP5. Il processo, spiega gli scienziati del NREL, dovrebbe tradursi in una riduzione del 95% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto alla  attuale produzione di carburante per velivoli militari.

 “Tutto ciò può davvero costituire un passo importante negli sforzi per continuare a spostare la nazione dal petrolio alle risorse della biomassa”, spiega Dan Schell, manager del NREL. I risultati dei test, attualmente in svolgimento, contribuiranno a determinare se il processo è pronto per il debutto su scala commerciale. Se è così, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti e il Dipartimento della Difesa aiuteranno le imprese private a realizzare le enormi bioraffinerie necessarie.

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La Turbina Sole/Vento della McCamley

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Di Morgana Matus

Una squadra dell’Università di Bath in collaborazione con PMI McCamley Medio Oriente Ltd ha sviluppato una nuova turbina eolica che, affermano, permetterà di superare molti dei problemi connessi con la produzione di energia rinnovabile tradizionale. La loro tecnologia ibrida racchiude una turbina a vento verticale a lama in una cornice esterna provvista di celle solari. Il design è in grado di permettere l’installazione su edifici al fine di attivare i progetti urbani di elettricità.

La maggior parte delle turbine perdono la loro capacità di funzionare quando i venti sono estremamente elevati; il nuovo design è in grado di operare in sicurezza in caso di tempesta. Il modello può funzionare ancora anche quando il flusso d’aria è basso ( es.1,8 m/s ) e può auto-avviarsi senza succhiare energia dalla rete. Utilizzando la tecnologia ad asse verticale, le turbine sono in grado di gestire meglio la variazione di velocità e la direzione del vento. L’aggiunta del solare potrebbe aumentare l’efficienza dell’unità ed essere in grado di sfruttare fonti di energia rinnovabili che tendono a verificarsi in momenti diversi della giornata. PMI McCamley Medio Oriente Ltd. ha già testato 1 kilowatt di prototipi nel Regno Unito e Bulgaria e sarà in grado di accettare ordini per un modello di 12 chilowatt nel mese di agosto di quest’anno. La società vede il loro prodotto come un modo eccellente per le piccole imprese che vorrebbero diventare energia indipendenti e alleviare la pressione e i costi sui combustibili fossili.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Sistema per la produzione ottimale delle alghe e ” L’abbracciapalo ” : largo ai giovani! ( Econota 109 )

luglio 22, 2013

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Una sedicenne mette a punto l’ennesimo sistema per la produzione ottimale di alghe

Morgana Matus fonte: Inhabitots

Se vi sentite un po’ pessimisti circa il futuro ricordate che ci sono brillanti giovani che sono disposti a prendere in carico e sviluppare soluzioni per le grandi sfide del mondo. 16 anni, Evie Sobczak da St. Petersburg, Florida ha progettato un nuovo metodo di trasformare le alghe in biocarburante. Ha determinato un nuovo e più efficiente modo per far crescere i organismi vegetali, estrarre l’olio e utilizzare il prodotto come biodiesel. Il suo metodo non utilizza agenti chimici e crea olio per un 20 per cento in più rispetto alle attuali tecnologie. Grazie ai suoi sforzi ha vinto il suo primo posto di Intel International Science and Engineering Fair. Il Progetto di  Sobczak, dalle alghe all’ olio via coltivazione foto autotrofica e osmotica, è il più recente nella sua lunga serie di sforzi scientifici. Ha già realizzato un orologio che era alimentato dall’acido proveniente da arance, un generatore di energia a pale per il vento. Evie ha iniziato il suo lavoro con le lghe in terza media e ha lavorato per quattro anni per perfezionare la sua tecnica.

“Credo davvero che le alghe potrebbero essere la nostra prossima fonte di combustibile, perché non ci vuole un sacco di terra e non si consumano nostre fonti di cibo. Se si utilizzasse i miei processi, così da non usare prodotti chimici, non danneggeremmo il nostro ambiente. Io vivo in Florida, quindi abbiamo un sacco di problemi di alghe, così ho pensato : perché non utilizzare qualcosa di negativo per aiutare il nostro mondo? “.

Oltre a formare un nuovo metodo per la generazione di biodiesel, ha progettato tutta la propria attrezzatura compreso un bioreattore, cellulosa blaster e vasi.  Evie è già un bioingegnere brillante ; non vediamo l’ora di vedere che cosa ci farà vedere Sobczak all’Università.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

L’abbracciapalo

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Un’idea semplice e alla portata di tutti perché ognuno possa concorrere a migliorare la città. Nasce da un paio di ragazzi amanti del verde e del “bene comune”. Facciamola vivere tutti insieme nelle nostre strade, la prossima DomenicAspasso. Tutto è nato da due ragazzi con percorsi di studio diversi, ma una comune passione per il verde e la sua cura e la voglia di ideare qualcosa di concreto per abbellire la città.
Nasce così l’idea dell’”abbracciapalo” (questo è il nome del progetto che si può guardare nel dettaglio sul blog blogspot.it/”>http://abbracciapalo.blogspot.it/), un’idea semplice, caratteristica, poco costosa e facilmente condivisibile per gli spazi pubblici di Milano. Un’idea che è piaciuta agli amici, tanto da decidere di proporla al Comune di Milano, attraverso alcuni Consigli di Zona, con l’intento di partecipare attivamente alla prossima “DomenicAspasso”. La funzione principale di “abbracciapalo” è quella di andare a “colpire” le periferie, le zone più bisognose di un tocco di verde e colore. Bastano un contenitore riciclato (ad es. una latta di passata), un po’ di terriccio, una piantina e un laccio e ognuno può regalare una pennellata di bellezza e di grazia allo spazio comune.
Il progetto è nato per affrontare il tema del verde in città, ma anche quello del proprio essere cittadino in modo più attivo e partecipato. Piccole azioni individuali a bassissimo costo, sparse sul territorio, che cambiano il volto della propria via, del quartiere, della città.
L’idea vive sull’impegno di ognuno di noi, senza dover aspettare ingenti risorse, patrocini e permessi. L’azione è molto semplice quanto intelligente: utilizzare contenitori di scarto di piccole/medie dimensioni (come le latte, piccole ceste di legno o vimini, ecc), abbellirli, riempirli di terra e metterci una piantina. Può essere un’erba aromatica, fiori (possibilmente non troppo fragili) o piante grasse. Una volta pronta, si lega il barattolo con un laccio a un palo, a una ringhiera o in tanti altri posti, in tutti quei punti della città particolarmente grigi o da recuperare, per dar loro un tocco di verde o una nota olfattiva.L’abbracciapalo è un progetto che muta a seconda di chi lo fa: può arricchire di aromi il quartiere regalando a tutti i profumi della natura, può colorare una zona con piante fiorite, può creare un percorso di piante da scoprire per adulti e bambini, può essere un momento di scambio di semi, di talee, di consigli.L’idea, quindi, è proprio questa: ognuno può fare una piccola cosa per migliorare la propria città e, in fin dei conti, la qualità della vita di tutti.

Ci piacerebbe molto riuscire a portare l’iniziativa anche in zona 3.

Gli amici di “abbracciapalo” ( fonte: www.100ambiente.it)

 

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Microbolle al servizio delle alghe destinate ai biocarburanti ( Econota 107 )

maggio 31, 2013

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Le microbolle consentono una produzione più efficiente di alghe destinate ai biocarburanti by Timon Singh

I biocarburanti derivati dalle alghe sono uno dei combustibili alternativi più promettenti sul mercato. Lo svantaggio principale finora è stato l’altoi costo di produzione e l’utilizzo di molta energia. Utilizzando un nuovo ” metodo di raccolta” con microbolle, una squadra della University of Sheffield crede di aver trovato un modo per fare delle alghe una fonte di combustibile commercialmente più valida.

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Il problema principale nella produzione di biocarburanti è rappresentato dalla rimozione delle alghe dall’acqua e in modo che possano essere elaborate in modo efficace. Questo richiede di solito un grande investimento di tempo ed energia. Il team ritiene che producendo microbolle in una soluzione contenente alghe queste possano essere fatte galleggiare sulla superficie dell’acqua rendendole facilmente estraibili.

Secondo il  professore Will Zimmerman  il metodo a microbolle utilizza 1000 volte meno energia rispetto ai metodi precedenti e può essere utilizzato a costi inferiori. Il professor Zimmerman ha detto: “Pensavamo di aver risolto un grave ostacolo per le imprese di trasformazione dei biocarburanti da alghe  quando abbiamo usato microbolle far crescere le alghe più densamente”, “Si è scoperto tuttavia che i biocarburanti  da alghe ancora non potevano essere prodotti economicamente sia a causa della difficoltà nella raccolta che nell’alimentazione delle alghe. Abbiamo dovuto sviluppare una soluzione a questo problema e ancora una volta, le microbolle hanno fornito una soluzione. “

Un certo numero di compagnie aeree, tra cui Lufthansa, British Airways, United, e Virgin, stanno già investendo in biocarburanti da alghe  e il mercato è destinato a crescere in modo esponenziale. Infatti, all’inizio di questa settimana Etihad, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, ha fatto volare sul Golfo il primo volo di linea alimentato a biocarburante. Anche la US Navy sta sperimentando biocarburanti derivati da alghe.

Ulteriori informazioni sulle ricerche del team si trovano nella rivista Biotecnologie e Bioingegneria

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Lo Stato di Washington afferma ufficialmente che i ciclisti emettono più CO2 degli automobilisti e quindi devono essere tassati; potrebbe succedere anche da noi in Italia?by Tafline Laylin e Paolo Broglio

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Photo via Shutterstock

Nel tentativo di raccogliere fondi per un progetto di legge del valore di 10 miliardi dollari per migliorare il trasporto nello stato di Washington, i legislatori vogliono imporre una tassa di $ 25 su tutte le biciclette che costano più di $ 500. Quando i proprietari di attività commerciali locali e i frequentatori del  blog di Bike Seattle Washington hanno contattato  Ed Orcutt , un membro del Comitato Trasporti di Stato, per mettere in discussione la tassa, Orcutt ha affermato che i ciclisti non stanno contribuendo alla circolazione stradale e per la loro elevata respirazione producono emissioni di carbonio maggiori di automobilisti.

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Photo via Shutterstock

“Mi dispiace ma io credo che i ciclisti devono cominciare a pagare per le strade che percorrono  piuttosto che gli automobilisti “, ha detto Dale Orcutt Carlson, proprietario di Bici a Tacoma, in una e-mail. Il che non sembra una cosa così irragionevole.

“A ciclisti [sic] hanno un aumento della frequenza cardiaca e della respirazione”, ha detto Orcutt. “Ciò significa che i ciclisti sono in realtà inquinanti  “

Proprietari di piccole imprese che vendono biciclette sono preoccupati ; ulteriori costi legati alla nuova legge fiscale farà male il loro business. Altri sottolineano che i ciclisti dello stato di Washington State potrebbero contribuire in altri modi.

“I ciclisti già pagano tasse sostanziali per il nostro sistema di trasporto, comprese le imposte sulle vendite, imposte sulla proprietà e tasse federali che insieme coprono i due terzi di tutte le spese di trasporto a Washington”, ha detto Evan Manvel, uno scrittore per Seattle Club Cascade biciclette .

Nel frattempo ecco una domanda: perché si stanno tassando i ciclisti quando le emissioni di carbonio delle auto sono il vero nemico? Cosa succederebbe in Italia ad una simile proposta ?

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Il bioreattore per la crescita algale sperimentale ( Econota 106 )

maggio 9, 2013

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Ricercatrice 17 vince un premio da 100.000 dollari con il bioreattore per crescita algale sperimentale.

di Morgana Matus

Sara Volz  ha inventato un processo che aumenta la quantità di biocarburanti prodotti dalle alghe e ha vinto  quest’anno il Intel Science Talent Search . La studentessa di Colorado Springs ha vinto il suo premio con un  progetto, che utilizza la selezione artificiale per individuare quali organismi siano in grado di trasformarsi in biocarburante. Questo nuovo metodo non solo aiuta a ridurre il costo complessivo del biocarburante da alghe  ma, curiosamente, è stato sviluppato principalmente nella camera da letto di Sara!

Sara Volz ha realizzato i cicli di luce (necessari per far crescere le alghe) in un laboratorio casalingo sotto il suo letto soppalco. La Volz ha cresciuto le sue alghe in un terreno contenente il pesticida sethoxydim che produce bassi livelli di acetil-CoA carbossilasi (ACCase), un enzima che è importante nella sintesi lipidica. Le alghe selezionate potrebbe produrre notevoli quantità di olio che potrebbero rendere il biocarburante commercialmente redditizio in futuro.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La stufa solare

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Per milioni di persone nel mondo, qualcosa di semplice come fare il pranzo di tè o di cottura richiede ore di lavoro massacrante per trovare combustibile per un fuoco duraturo. Nei paesi in via di sviluppo le donne e le ragazze passano lunghe ore di raccolta di combustibili come ad esempio la legna mentre i loro fratelli maschi sono a scuola. One Earth Designs sa che in una sola ora abbastanza luce solare raggiuge la Terra per soddisfare teoricamente tutta l’energia necessaria l’umanità per un intero anno.  Attraverso la loro linea di stufe solari portatili in cui è decisivo il prezzo particolarmente basso, il loro obiettivo di sfruttare l’energia per un pianeta più pulito e socialmente giusto si fa più vicino.

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Attualmente, il prodotto più famoso dell’azienda è il Pro SolSource . Questo piatto parabolico utilizza pannelli riflettenti per raccogliere i raggi solari. L’energia del sole viene concentrata in un unico punto nell’ambito di un fornello che è costruito sopra il centro del dispositivo dove il cibo può essere bollito,cucinato alla griglia, al vapore o fritto. Perfezionata attraverso 13 cicli di prototipazione e test di campo con le comunità rurali in Cina occidentale, Pro SolSource è stato progettato per proteggere gli occhi dell’utente dai dannosi raggi UV fornendo una cucina comoda e conveniente anche con tempo nuvoloso. Secondo la società, la Pro SolSource può far bollire un litro d’acqua in dieci minuti senza produrre un grammo di inquinamento da anidride carbonica .

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Acqua ed elettricità per il benessere della Bolivia ( Econota 103 )

febbraio 20, 2013

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Acqua e luce per eliminare la povertà in Bolivia ( fonte: Rinnovabili.it  )

Il presidente boliviano ha ribadito l’importanza di acqua ed elettricità per il benessere del paese, ricordando i piani governativo di sostegno alle risorse.

Eliminare la povertà estrema dando alla popolazione un maggiore accesso ad acqua ed elettricità. Questo quanto affermato dal presidente boliviano Evo Morales, intenzionato a promuovere nuovi progetti di produzione energetica per aumentare nel paese il flusso economico e la disponibilità elettrica insieme a quella idrica.

Il discorso che il presidente ha tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’istituto  è servito anche per ribadire cosa il governo sta attualmente facendo per aumentare l’accesso all’acqua. Ricordando che il programma governativo appositamente studiato per la diffusione della risorsa idrica sta per entrare nella terza fase con l’obiettivo di aumentare la reperibilità di acqua potabile e dei sistemi di irrigazione in tutti i comuni.

La mancanza di acqua, oltre che danneggiare le coltivazioni e aumentare le problematiche legate all’igiene, impedisce il progresso delle popolazioni.

“La situazione climatica può danneggiare la produzione anche se in minima parte, ma se abbiamo l’acqua la produzione è garantita” ha concluso il presidente.

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Gli scienziati tentano di ricreare artificialmente la fotosintesi per sviluppare energie rinnovabili efficienti ( by Morgana Matus )

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Quando si tratta di sfruttare la potenza del sole, niente può abbastanza paragonare alle foglie. Trasformano la luce in energia chimica utilizzabile mediante l’utilizzo di clorofilla, fotosintesi sono stata a lungo una fonte di ispirazione per coloro che cercano di generare energia rinnovabile efficiente. Con i combustibili fossili in diminuzione e inquinando il nostro ambiente, gli scienziati stanno girando per i processi biologici della natura per creare energia elettrica pulita che può essere utilizzato su richiesta. I ricercatori della University of East Anglia, Università di Leedse l’ Università di Cambridge nel Regno Unito sono state concesse £800.000 per sviluppare la tecnologia che imita fotosintesi, con la speranza di produrre forme più efficienti di energia rinnovabile.

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Al fine di catturare la luce del sole e infine produrre idrogeno, i ricercatori sono lavorando sulla tecnologia che modifica i microbi. Come combustibile ad emissioni zero che può essere convertito in energia elettrica, i ricercatori finanziati dal Biotechnology & Biological Sciences Research Council (BBSRC) spero di produrre un metodo più efficiente di generazione rispetto già esistenti convertitori solari.

“Costruiremo un sistema per la fotosintesi artificiale inserendo piccoli pannelli solari sui microbi. Questi sarà sfruttare la luce del sole e guidare la produzione di idrogeno, da cui le tecnologie di rilasciare l’energia on-demand sono all’avanguardia. Immaginiamo che la nostra fotocatalizzatori dimostrerà versatile e che con una lieve modifica saranno in grado di sfruttare l’energia solare per la produzione di combustibili a base di carbonio, farmaci e sostanze chimiche bene.”, ha detto il capo ricercatore, Prof. ssa Julea Butt di scuola di chimica e di school of Biological Sciences della University of East Anglia.

Utilizzando microrganismi provvisto di pannelli artificiali, la squadra UEA spera di poter manipolare i processi biologici già esistenti per soddisfare i desideri delle pratiche di consumo umano. Imponendo un rapporto sintetico, i ricercatori possono essere in grado di approfittare di uno dei mezzi più antichi e più efficienti di sfruttare l’energia del sole.

+ Università di East Anglia

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Desertec Sahara Solar Power: i problemi di un grande progetto ( Econota 102 )

gennaio 21, 2013

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Il progetto Desertec Sahara Solar Power affronta  problemi finanziari e sociali (di Timon Singh ) Foto di energia solare a concentrazione da Shutterstock

L’iniziativa di Desertec ( di cui abbiamo parlato nelle nostre prime Econote ) è un grande progetto solare che mira a utilizzare l’ energia solare nel deserto del Marocco per l’alimentazione elettrica in Europa, il Medio Oriente e Nord Africa. Il progetto su larga scala è stato annunciato nel 2007 e noi abbiamo seguito suoi progressi da allora. Purtroppo, Desertec si trova ad affrontare problemi abbastanza seri. BBC News ha recentemente riferito che due grandi finanziatori industriali (Siemens e Bosch) si sono ritirati e il governo spagnolo ha ritardato firma un accordo per la costruzione di centrali solari in Marocco.

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Se completato, Desertec potrebbe fornire fino al 15% del fabbisogno totale di energia dell’Europa. Obiettivo del progetto era quello di fornire circa 125 gigawatt di energia elettrica per il continente entro il 2050 esportati in vari paesi attraverso cavi di corrente continua ad alta tensione sotto il Mar Mediterraneo.

Purtroppo tale termine non sembra sarà soddisfatto in virtù del ritiro di  ‘Siemens e Bosch. Parlando alla BBC News, Dr Daniel Onofrio Mbi Egbe, professore presso l’Università di Linz, in Austria, ha detto che la loro assenza potrebbe significare il fallimento del progetto. “Siemens e Bosch sono grandi imprese e se non vogliono sostenere questa iniziativa potrebbe essere difficile per Desertec sopravvivere”

Ma che cosa ha causato questa improvvisa mancanza di fede nel progetto? Secondo alcuni, è la recente instabilità politica in Nord Africa ma probabilmente ci sono altri fattori. “I padri della Desertec hanno detto che loro scopo era quello di sfruttare energia dell’africa del Nord per il mercato europeo ma che cosa rimane all’Africa stessa? In molti paesi africani ci sono tagli di elettricità costanti  e quindi se si vuole aiutare l’Africa non  bisogna pensare solo ad esportare in Europa ma di fornire anche l’Africa “

Non è noto come la recente notizia impatterà sulla costruzione di 500 megawatt ($2,8 miliardi ), con un impianto solare a concentrazione (CSP) in Marocco.

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HidrolICE: il motore a combustibile solare che potrebbe ridurre i costi del 75% (da Beth Buczynski)

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Mentre l’idea di una vettura alimentata solare è attraente la realizzazione che l’accompagna di solito è piuttosto deludente: o si tratta di piccole realizzazioni scarsamente significative o installazioni poco estetiche con pannelli solari che spuntano dappertutto. Ma la Energy LLC non è interessata ad andare su questa strada ma stanno mettendo il sole al lavoro attraverso una tecnologia fin troppo familiare : il motore a combustione. Se avrà successo  potrebbe essere la strada per un nuovo brillante futuro in cui il costo dell’energia solare scenderà del 75 per cento.

Trovi difficile immaginare il sistema che permetterebbe al sole di alimentare un motore a combustione convenzionale? Non ti preoccupare, ci vuole un po’ di fantasia. Gli inventori Matt Bellue e Ben Cooper (le menti creative dietro il progetto HydroICE ) dicono che invece di usare benzina per accendere una scintilla e quindi spostare un pistone per creare la potenza, il loro motore potrebbe utilizzare la potenza del sole.

Invece di iniettare gasolio nel motore si inietterebbe olio caldo (scaldato utilizzando collettori solari parabolici a specchio) nel cilindro. Invece di una scintilla si aggiungono alcune microgocce d’acqua. Quando l’acqua contatta l’olio caldo l’energia termica dell’olio viene trasferita all’acqua trasformandosi istantaneamente a vapore. Mentre vi starete chiedendo come questo concetto possa essere integrato in un veicolo, potrebbe avere una più immediata applicazione come fonte di energia elettrica sostituendo i generatori alimentati a gas off-grid.

Sembra fantascienza ma questo motore unico è già in strada per diventare una realtà. Bellue e Cooper hanno convertito un motore a 2 tempi gas da 31cc trasformandolo in un motore HydroICE. Hanno anche collaborato con Missouri State University e la Missouri University of Science e Tecnology per sviluppare tutto l’hardware necessario(ad esempio i collettori solari) e per testare l’efficienza del motore.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Dalla pipì le cellule cerebrali ( Econota 101 )

gennaio 10, 2013

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Gli scienziati hanno creato cellule cerebrali dalla pipì

da Lori Zimmer

Urina è una sostanza abbastanza sorprendente : essa è in grado di alimentare propulsori al plasma nello spazio. Ma il potere della pipì non è limitato alla generazione di energia; una nuova ricerca dimostra che possiamo, realmente, riprodurre cellule del cervello umano dall’ urina. Gli scienziati in Cina hanno cominciato a sperimentare riproducendo i neuroni che sono stati derivati da cellule presenti nell’urina umana. Tale scoperta  potrebbe avere alcune importanti implicazioni per il futuro della ricerca sulle cellule staminali.

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I ricercatori non hanno trasformando la pipì in cellule del cervello ma  isolando e stimolando le cellule epiteliali del rene che sono presenti nelle urine di tutti. Utilizzando le cellule epiteliali del rene, come base, gli scienziati le hanno lentamente convertite in cellule staminali pluripotenti che possono essere coltivate in qualsiasi tessuto umano.

Di solito sono necessarie circa tre settimane per far crescere le cellule staminali in laboratorio utilizzando biopsie di tessuto o campioni di sangue, ma queste nuove cellule contenute nella  pipì prendono solo dodici giorni per crescere a cellule pluripotenti. Il progetto, sotto la guida di Duanqing Pei e la Guangzhou Istituto di Biomedicina e Sanità, è stato in grado di coltivare cellule staminali stabili da urina; una prodezza non raggiunta in passato. In quattro settimane la squadra è riuscita ad arrivare a neuroni funzionanti.

Le cellule staminali provenienti dalla pipì erano molto più stabili rispetto a quelle create dal sangue e biopsie e sono cresciute nella metà del tempo. Se queste cellule si dimostreranno efficaci si potrebbe avere un enorme passo avanti nella ricerca sulle cellule staminali.

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Vancouver diventa la prima città a spianare le strade con plastica riciclata

da Kristine Lofgren

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Foto da Shutterstock

La città di Vancouver ha impostato il nobile obiettivo di diventare la città più verde del mondo entro il 2020 e, a giudicare dalla loro ultima innovazione verde, essi sono molto impegnati per arrivarci. Per aumentare la loro “quota verde “  Vancouver ha iniziato asfaltando le sue strade con plastica riciclata. La città si è alleata con la società  con GreenMantra di Toronto per fondere insieme la plastica vecchia con asfalto per creare una miscela per pavimentazione che è molto meglio per l’ambiente di asfalto tradizionale.

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L’ asfalto tradizionale richiede temperature molto elevate per permettere di scorrere facilmente, ma mescolandola con plastica riciclata i flussi di asfalto vengono deposti ad molto una temperatura inferiore utilizzando fino a 20 per cento meno di combustibile. L’ Ingegnere Peter Judd stima che ciò potrebbe tradursi in una riduzione di 300 tonnellate di gas serra all’anno. Utilizzando il legante plastico si riducono anche la quantità di vapori rilasciati nell’aria quando l’asfalto si raffredda.

Il processo costa circa 1 – 3% di più rispetto a tradizionale di asfaltatura mai vantaggi ripagherebbero l’aumento. La pavimentazione ecologica non ha un aspetto diverso dalla pavimentazione tradizionale; Vancouver sta attualmente testando la miscela prima di distribuirla in tutta la città.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Deepwater Horizon, la cura dopo il disastro è più tossica del petrolio stesso ( Econota 100 )

dicembre 27, 2012

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I disperdenti usati per la pulizia dopo il disastro petrolifero in Deepwater Horizon potrebbero essere 52 volte più tossici rispetto al petrolio stesso

Negli sforzi per mitigare la devastante perdita di petrolio sottomarino causato dall’esplosione della petrolifera Deepwater Horizon nel 2010 la BP ha usato disperdenti chimici che, sospettiamo, hanno fatto più male che bene. Il clean-up — in cui 2 milioni di galloni di disperdenti sono stati combinati con petrolio greggio — ha creato una miscela che potrebbe essere 52 volte più tossica del petrolio sversato secondo una nuova ricerca del Georgia Institute of Technology e l’Universidad Autonoma de Aguascalientes (sau), Messico.

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I disperdenti rompono in piccole goccioline il petrolio diluendolo con l’acqua marina appena sotto la superficie. Sebbene tale sistema sembri vantaggioso per varie specie come tartarughe marine, uccelli e mammiferi, il processo è altamente dannoso per gli organismi microscopici che regolano interi ecosistemi acquatici. Test di laboratorio hanno dimostrato che gli effetti della miscela ha aumentato mortalità dei rotiferi, organismi microscopici di plancton che si trova alla base della catena alimentare del Golfo. Le uova di Rotifera era inibito del 50 per cento quando colpite dal 2,6 per cento della miscela olio-disperdente.

“Disperdenti sono approvati e consentiti per aiutare a ripulire le fuoriuscite di petrolio e sono ampiameGolfo del Messico,nte utilizzati durante disastri… Ma noi abbiamo una scarsa comprensione della loro tossicità. Il nostro studio indica che l’aumento di tossicità possa essere stata notevolmente sottovalutata dopo l’esplosione di pozzo Macondo,”ha detto Roberto-Rico Martinez di UAA, che ha condotto lo studio.

La ricerca, pubblicata online, sarà pubblicata anche a stampa nel numero di febbraio 2013 della rivista scientifica dell’inquinamento ambientale.

by Lidija Grozdanic

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Imprenditore tedesco crea forni solari per la campagna messicana  producendo Tortillas ad emissioni zero ( by Lidija Grozdanic )

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L’mprenditore tedesco Gregor Schaper ha installato una serie di grandi pannelli solari circolari nella piccola città di El Sauz, vicino a Città del Messico e utilizza l’energia solare per la sua cucina. Ogni  fornello solare costa tra $4.000 e 5.000 $ ma una volta fatto  non produce emissioni di gas serra. Secondo Schapers, ogni riflettore solare può creare abbastanza energia che può essere utilizzata per cucinare per un gruppo di 60 persone.

I riflettori possono creare temperature fino a 1.020 gradi Celsius (1.868 gradi Fahrenheit). Il calore poi raggiunge una pentola e viene condiviso tra un calderone, una griglia e un forno. Ogni riflettore fa risparmiare l’equivalente di 60 litri (16 litri) di gas ogni mese dimostrando che il sistema è ecosostenibile. Schapers sostiene che questo tipo di forno solare grazie al suo design presenta significativi miglioramenti rispetto ad altri modelli esistenti potendo, tra l’altro, cucinare direttamente in casa.

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“In un primo momento i cittadini erano molto scettico sull’utilità del mio progetto,” ha detto Schapers.” “Una volta però che hanno visto le strutture e che cosa possiamo fare con questi riflettori si sono resi conto della loro utilità.”

I pannelli sono state prodotti da Trinysol, l’azienda fondata Schapers, impiegando la tecnologia sviluppata dall’ austriaco Wolfang Schefflers. Essi sono disponibili in due dimensioni — 10 metri quadrati o 16 mq e sono dotati di sensori di luce che orientano automaticamente verso il sole. Schapers attualmente sta testando la tecnologia per altri usi, tra cui un progetto di serra, produzione di miele e un sistema di bagni di vapore.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Carenza di immondizia ( Econota 99 )

dicembre 3, 2012

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E la Svezia importa rifiuti

Nel Paese scandinavo il problema è rappresentato dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Carlo Ciminiello ( fonte: Villaggio Globale )

Per la serie quando il troppo virtuosismo diventa controproducente, la Svezia, che discarica solo l’1% dei rifiuti, si vedrà costretta, già nell’immediato futuro, a importare enormi carichi d’immondizia per soddisfare il fabbisogno dei suoi moderni e complessi impianti di bruciatura.

Può sembrare un paradosso ma nel Paese scandinavo il problema è rappresentato proprio dalle enormi percentuali di riciclaggio dei rifiuti, ben il 36%, mentre solo il 45% di essi viene bruciato. Di conseguenza i nuovi inceneritori di ultima generazione non riescono a lavorare a regime, con un enorme dispendio di denaro.

Tale problema si riflette poi anche sulle amministrazioni svedesi e sui cittadini stessi, poiché l’approvvigionamento energetico che deriva dalla bruciatura risulta poi minimo.

Stando alle stime dello Swedish Waste Management, grazie ai performanti inceneritori svedesi, la Svezia genera energia sufficiente ad assicurare il 20% del fabbisogno nazionale e fornisce elettricità a 250mila famiglie su 4,5 milioni totali.

Stoccolma ha deciso quindi di intraprendere una strada parallela, ma diametralmente opposta rispetto a quella di molti Comuni italiani, come Roma o Napoli, cominciando a importare immondizia per approvvigionarsi maggiori quantità di materie prime da destinare poi alla bruciatura.

L’intento è naturalmente quello di compensare le considerevoli capacità di incenerire i rifiuti con le reali quantità trattate.

Caterina Ostlund, dirigente dell’Agenzia svedese di protezione ambientale, ha di recente affermato: «Valorizzare i rifiuti è una saggia scommessa, proprio in un mondo in cui il prezzo dell’energia continua a salire e potremmo trovarci di fronte a una carenza di carburante. Ed è importante anche per il Paese scandinavo trovare il modo di ridurre la produzione di rifiuti e aumentare il riciclaggio. La valorizzazione dell’energia ricavata dai rifiuti è una buona soluzione».

In tempi in cui equilibrio e costanza rappresentano forse gli unici attributi su cui costruire ideali e progetti la Svezia ha deciso di adottare determinate strategie energetiche apparentemente, ma solo apparentemente controproducenti e che, invece, nel breve periodo, potrebbero rappresentare reali soluzioni al problema.

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Rete natura è un ecosistema che vive di acqua di mare ( da Inhabitat )

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Nonostante i tentativi per arginare l’innalzamento del livello del mare , resta il fatto che senza un controllo il cambiamento climatico si tradurrà in un notevole aumento del livello degli oceani. Questo aumento del livello del mare mette milioni di vite e case in pericolo – dalle nazioni insulari piccoli del Sud Pacifico alle le residenze di lusso di Outer Banks del North Carolina. La preparazione di questo cambiamento richiede la volontà di adattarsi ai nuovi ecosistemi che emergeranno in questo sale-acquoso mondo.

La Rete Natura non è solo progettata per fornire ai singoli individui o famiglie con acqua dolce –ma è destinata ad essere parte di una più grande infrastruttura idrica locale. “E ‘una rete idrica intelligente controllata da sensori che leggono la mancanza locale di acqua e, tramite una scheda, attiva le pompe che forniscono l’acqua dove vi è un picco di domanda”, spiegano i progettisti. “La rete idrica intelligente sarà uno strato della rete ecologica, della rete elettrica intelligente e della rete di comunicazione. Questa strategia non solo dà risposta alla salvaguardia dell’ambiente ma è anche un modello radicalmente nuovo che garantisce l’accesso libero e democratico alle risorse a tutti. “

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Energia dai funghi ( Econota 97 )

novembre 16, 2012

L’energia che viene dai funghi

Sara dai boccoli d’oro e grandi occhi azzurri è un po’ invidiosa di Mikako. Lei non ha figli e nel tempo libero, insieme con il marito micologo, può andare in giro per i boschi a catturare nuovo materiale di ricerca. Siamo nei laboratori della Novozymes, a pochi chilometri da Copenhagen, e le due donne sono le vestali della sezione “funghi”, la materia prima principe da cui estraggono gli enzimi.

Il lungo processo prevede selezione, isolamento del gene, sequenziamento del Dna e conservazione in contenitori di idrogeno liquido a meno 193 gradi. Un enorme database. Sara, Mikako e i colleghi bioinformatici che lavorano con loro hanno creato una banca dati di enzimi che costituisce il patrimonio di questa azienda, decisa a fare della biotecnologia la base della bioeconomia del futuro, «l’unica in grado di traghettare l’occidente fuori dalle secche della crisi». Dando un ruolo primario all’Europa che deve imparare «a sfruttare meglio l’unica materia prima che ha: la capacità di innovare». Soprattutto nella biotecnologia bianca, che a differenza di quella rossa, destinata a usi farmacologici, e di quella verde, fonte di enormi dissidi in quanto si occupa di agricoltura Ogm, spazia dalla chimica all’alimentazione, dalla carta al tessile e, solo in parte, alla produzione di Ogm,l. Solo per dare qualche dato, il 19% delle attività legate a questa applicazione riguarda la produzione di farine, latte, formaggi, carne e birre, l’1% le fibre tessili e in pelle, il 3% i cosmetici, il 45% i componenti di sintesi e il 15% la bioenergia. «Siete tutti nostri clienti, anche se inconsapevoli», sorride Per Falholt, vicepresidente Novozymes incaricato per la ricerca e sviluppo. Vede il mondo come un enorme recipiente di enzimi e microrganismi in grado di rivoluzionare le nostre economie in maniera sostenibile. Non si sente un utopista, al contrario, sostiene di avere gli argomenti per convincere anche i politici più recalcitranti che la bioeconomia ha un futuro. E che può rendere. Novozymes ne è un esempio. L’azienda danese, cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, come dimostrano gli edifici che mano a mano si accumulano per ospitare nuovi laboratori, è oggi leader mondiale nella produzione di enzimi industriali, di cui detiene il 47% del mercato. Con un fatturato di 1,9 miliardi di dollari e un Ebit del 22,3%, dà lavoro quasi 6mila persone in giro per il mondo, un sesto dei quali in Cina. Ha 7mila brevetti e destìna ogni anno il 14% dei ricavi alla ricerca.

La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi, spiega Falholt, è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all’utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l’azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari.

Novozymes ha anche fornito le tecnologie a M&G, il gruppo italiano che sta per inaugurare una bioraffineria a Crescentino, nel vercellese. «Avrebbe dovuto essere la prima al mondo a produrre bioetanolo di seconda generazione» dice Falholt, ma sono stati battuti sul filo di lana dai cinesi che a giorni apriranno uno stabilimento. L’impianto italiano (un investimento di 120milioni di euro) estrarrà etanolo da sorgo, paglia di grano e canna comune, molto più efficaci del mais. Per produrre un milione di tonnellate di canna bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, spiega il gruppo che opera in Piemonte, mentre se l’etanolo fosse estratto dal mais ne servirebbero almeno 300mila. Colture meno estensive, dunque, «ma non meno redditizie per gli agricoltori che si pensa di remunerare circa mille euro per ettaro, senza ricorso ad alcun sussidio statale». Se le bioraffinerie hanno rappresentato un passo avanti rispetto all’utilizzo di carburanti fossili, il vero salto sarà il ricorso a materia prima agricola non pregiata. È stato calcolato che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di “materia prima”. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull’import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio. Tutto grazie agli enzimi di Sara.

by Fernanda Roggero ( fonte: Il Sole 24 ORE )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Biofuel: acque reflue per le coltivazioni

Depurare le acque reflue e impiegarle per l’irrigazione delle coltivazione destinate alla produzione di biocarburanti. Il programma Reaguam elenca i primi successi.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

La diffusione dell’utilizzo del carburante alternativo oltre a garantire la riduzione delle emissioni inquinanti può evitare, come spesso si teme, il consumo di coltivazioni alimentari. Un altro aspetto positivo potrebbe presto derivare dal consumo delle acque reflue per l’irrigazione delle colture. Il progetto in analisi, che rientra nel programma Reaguam, sperimenta l’impiego di acqua depurata in una coltivazione irrigua destinata alla produzione di vegetali non alimentari per la produzione di biofuel. I ricercatori della Fondazione Centro delle Nuove Tecnologie dell’Acqua partecipano, insieme ad altri esperti dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid, Alcala di Henares, Las Palmas di Gran Canaria e IMDEA Water Foundation stanno collaborando per portare a termine lo studio e incrementare la produzione di combustibili non fossili. Grazie al progetto anche le piccole popolazioni potranno beneficiare di coltivazioni, anche alimentari, senza temere gli elevati costi dell’irrigazione. Le sperimentazioni, effettuate in una coltivazione di 300 metri quadrati localizzata a Siviglia, ha messo a coltura la ‘Jatropha Curcas’, dalla quale estrarre l’olio per la produzione di biodiesel. Dai primi risultati del progetto è evidente che non c’è differenza tra le colture irrigate con acqua depurata e le normali piantagioni.

 

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Il Marocco si adegua all’energia solare ( Econota 96 )

novembre 10, 2012

Marocco intende produrre il 14% della sua energia dal solare entro il 2020 by Timon Singh

Produrre Energia solare per sfruttare l’abbondante quantità di luce solare che ricevono è un’idea che abbraccia molti paesi nel Medio Oriente e Nord Africa . Agenzia marocchina per energia solare (MASEN) ha recentemente annunciato che sono “molto fiduciosi” di garantire gli investimenti necessari per costruire grandi centrali solari nel deserto delle regioni meridionali del paese. Il paese è sulla buona strada per diventare un produttore mondiale di energia solare  e  prevede di raccogliere il 14% della sua energia dal sole entro il 2020.

Parlando ai giornalisti, in una conferenza a Marrakech, il Vice Ministro dell’energia Mohammed Zniber disse: “il nostro obiettivo è che nel 2020 il 42% della nostra alimentazione verrà da energie rinnovabili tra cui il 14% dal solare. Al momento abbiamo solo un impianto solare, nell’est del Marocco, al Ain Beni Mathar, con una capacità installata di 20 MW”. Tuttavia se il paese riceverà l’investimento che sta perseguendo Zniber predice che Marocco sarà in grado di costruire cinque nuovi impianti solari per i prossimi otto anni, con una capacità di produzione combinata di 2.000 MW e un costo stimato di $9.000.000. “Siamo sicuri che molti investitori saranno interessati a finanziare questi progetti. Siamo molto fiduciosi,ha aggiunto. Come molti paesi del mondo in rapido sviluppo, anche il Marocco sta vivendo un innalzamento della domanda di energia nel 2012 a causa di una crescita della popolazione. Infatti il consumo di energia del paese dovrebbe salire del 10%  nel 2012. Ha anche poca scelta, dal momento che il Marocco non ha riserve di petrolio.  Il Progetto pilota è un ibrido solare e impianto di gas, ma i nuovi impianti saranno esclusivamente solari. Il primo sarà costruito vicino la frontiera desertica città di Ouarzazate e avrà una capacità di produzione di 500 megawatt ( si prevede di completarlo nel 2015 ). “Questo è il progetto più grande del suo genere al mondo, ha detto Obaid Amrane, marocchino dell’Agenzia per l’energia solare (MASEN).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Dacci oggi il riciclo quotidiano

Il miglior risparmio, si sa, è il riuso. Innanzitutto di beni di grande valore come acqua, calore, energia e luce, ma anche dei rifiuti, il cui trattamento consente, tra l’altro, di risolvere un grave problema, quello dello spazio. Per chi abita in città, l’obbligo della raccolta differenziata impone infatti di avere più contenitori che molto spesso creano problemi di igiene e cattivi odori e che devono essere sistemati o sotto il lavello o sul balcone, sacrificando spazio prezioso e provocando notevoli disagi. La tecnologia può dare un aiuto straordinario, innanzitutto installando sotto il lavello il tritarifiuti elettrico (inventato da InSinkErator), che polverizza i rifiuti organici convogliandoli al tubo di scarico e per il quale occorre solo verificare se il proprio Comune è dotato di depuratore. Oppure ricorrendo al compattatore (Ecobin di Texambiente, 1.400 euro, tutto italiano) che riduce notevolmente e separatamente i rifiuti organici, la plastica, le lattine e simili molto rapidamente. Oppure si può installare Ecodyger (tecnologia e brevetto italiani) che separa i rifiuti organici liquidi da quelli solidi, inviando i primi nello scarico, e i secondi, riducendoli di oltre il 50% e trasformandoli in ottimo compost.

Ancora più interessante è il riuso dell’acqua piovana. È possibile, con un sistema di semplice installazione, ridurre almeno del 50% l’uso di acqua potabile innaffiando e lavando pavimenti e auto. La prima società in Italia specialista in questo campo, Raccoltaacquapiovana (www.raccoltaacquapiovana.it), progetta e realizza impianti, anche di piccole dimensioni, che consentono di ridurre la bolletta idrica famigliare per arrivare in alcune situazioni al 100 per cento. «Nei casi più semplici basta acquistare uno dei nostri serbatoi, collegarlo al tubo dell’acqua piovana – dichiara Alessio Sogliani, termotecnico dell’azienda – e installare il filtro per poi innaffiare le piante, lavare aree pavimentate, l’auto e qualsiasi parte della casa. Condizione essenziale è collegare il serbatoio a un pluviale da cui esce l’acqua piovana da trattare. Ed è possibile farlo anche in città, sul terrazzo, previa autorizzazione del condominio. In alcuni casi è possibile ottenere le agevolazioni del 50%, previste dal Governo, se c’è una sostituzione di gran parte dell’uso dell’acqua potabile, in quanto si tratta di una ristrutturazione e rivalutazione dell’impianto idrico». Il serbatoio, che può raggiungere una capacità di migliaia di litri (il più piccolo, da 300 litri, per terrazzo, costa 400 euro), può venire interrato, servendo più palazzine o più appartamenti. L’utilizzo può essere esteso a tutti gli usi sanitari, anche alla lavatrice e, con adeguato pre-trattamento brevettato da Raccoltaacquapiovana, anche alla lavastoviglie.

Più costoso, ma in evoluzione tecnologica, il sistema di Lef Group che progetta e realizza impianti di trattamento e riutilizzo delle acque grigie, provenienti da lavandini, docce e vasche, trattate con sistemi a filtrazione a membrana. Euro-Control è in grado di rendere riutilizzabili le acque grigie anche con la debatterizzazione tramite raggi Uv. Questi sistemi, è bene sottolinearlo, non danno mai acqua potabile bensì acqua adatta all’80% degli usi domestici, abbattendo di conseguenza la bolletta idrica. Facile da adottare è l’«imbuto di luce», un lucernario che, con tubi speciali guida la luce del sole, riflettendola e aumentandola con materiali hi-tech, verso ambienti ciechi, riuscendo persino a “inviare” la visione del cielo. Consente notevoli risparmi l’impianto di recupero del calore da riscaldamento: quello che Minusenergie importa dalla Svizzera, Seven Air, recupera il 90% del calore che altrimenti si disperderebbe all’esterno, con un costo rapidamente ammortizzabile. Altamente efficiente, grazie a tecnologie e controlli sofisticati, il termo-caminetto che brucia di tutto e non solo legna: può scaldare un’intera casa “divorando” qualsiasi rifiuto, organico e non, disponibile.

APPLICAZIONI TRA IL DIGITALE E IL REALE

01 | TRITARIFIUTI
Sotto il lavello per gli alimentari, oppure il compattatore di tutti i tipi di rifiuti (300-1600 euro)
www.insinkerator.com, www.texambiente.it, www.ecodyger.com

02 | COMPOSTIERA
Sul balcone trasforma i rifiuti alimentari in fertilizzante per le piante (50-70 euro)
www.komposter.com, www.tuttogreen.it, www.ikea.it

03 | ACQUA PIOVANA
Sul terrazzo o in giardino serbatoi per acqua piovana per irrigare e lavare tutto (a partire da 400 €)
www.raccoltaacquapiovana.it

04 | LAVATRICE
Utilizza l’acqua piovana, che serve anche il water, e la riscalda con l’energia dei pannelli solari
www.raccoltaacquapiovana.it

05 | ACQUE GRIGIE
Le acque di vasca, doccia e lavabo, trattate e filtrate, possono irrigare e lavare zone interne ed esterne
www.lef-group.it

06 | TRITACARTA
Riduce l’ingombro della carta, mentre il termo-caminetto speciale “divora” qualsiasi rifiuto
www.rexel.it, www.fellowes.com/it

07 | LUCE SOLARE
Sul tetto un “imbuto luminoso” porta la luce solare nei bagni e negli ambienti poco illuminati
www.solartrading.it, www.lightway.it

08 | ACQUE DI COTTURA
L’acqua di cottura di pasta, riso, verdure e carni è un ottimo fertilizzante per le piante in vaso

09 | CALDO RECUPERATO
Costoso, ma l’impianto di totale recupero del calore taglia i costi del riscaldamento
www.minusenergie.com

10 | TENDE E PARETI ESTERNE
Vaporizzate con acqua piovana, abbassano costantemente la temperatura interna
www.perfectcool.it, www.idromig.com

 

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Dall’acqua di mare il combustibile verde per Jet ( Econota 95 )

novembre 6, 2012

Il processo per trasformare l’acqua di mare in un combustibile verde per Jet ( by Beth Buczynski )

Senti un leggero fastidio ogni volta che si riempie la tua auto per l’elevato prezzo del combustibile? Per fortuna non sei un Militare degli Stati Uniti alla guida di un Let o di un corro armato! Stanca di sprecare gran parte del suo bilancio con combustibili fossili, la US Navy ha condotto una ricerca di alternative più verdi e, possibilmente, economiche. Alcuni ricercatori presso laboratorio navale di ricerca degli Stati Uniti (NRL) hanno sviluppato un processo che può trasformare in abbondante acqua di mare combustibile per jet della Marina. Se la tecnologia si dimostrerà valida i loro sforzi potrebbero avere un impatto enorme; nel 2010 solo il dipartimento della difesa ha sborsato circa $11 miliardi su “energia operativa,” l’energia usata dalle forze militari nell’esecuzione delle loro missioni. Che è l’equivalente di tutto il bilancio dello stato del Tennesseee e non comprende ancora tutta l’energia necessaria ai veicoli militare delle basi.

Secondo un recente annuncio la trasformazione avviene durante un processo unico di gas-liquido che estrae l’anidride carbonica dall’acqua di mare e produce idrogeno utilizzando una cella elettrochimica ad acidificazione. “La riduzione e l’idrogenazione di C02 a idrocarburi viene ottenuta utilizzando un catalizzatore che è simile a quelli utilizzati per la riduzione di Fischer-Tropsch e idrogenazione dell’ossido di carbonio,” ha detto il Dr. Heather Willauer, un chimico di ricerca. “Modificando la composizione superficiale di catalizzatori di ferro nei reattori a letto fisso il sistema ha una migliore efficienza di conversione di C02, fino al 60%.

Al centro  per la corrosione Science & Engineering facility di Key West, in Florida, (NRLKW) un prototipo di “cattura carbonio” è stato testato utilizzando acqua di mare dal Golfo del Messico per simulare le condizioni che verranno incontrate in un processo reale di oceano aperto per catturare la CO2 dall’acqua marina e produrre gas H2. Attualmente si sta lavorando sull’ottimizzazione del processo e verso un scale-up. Una volta che questi sono stati completati gli studi iniziali prevedono che il  combustibile dall’acqua di mare sarebbe costato tra $3 e $6 per il gallone.

La Marina USA starebbe per trasformare l’acqua in una fonte di energia. Come prima cosa è conveniente. La maggior parte della flotta viene distribuita su un oceano in tutto il mondo. In secondo luogo l’acqua di mare è piena di C02, con concentrazioni di oceano circa 140 volte maggiore che in aria. Sebbene il processo di conversione abbia fatto progressi significativi in questi ultimi anni è ben lungi però dall’essere considerata affidabile.Tuttavia, con le forniture di petrolio globale che diminuiscono di giorno in giorno, non sorprende che la Marina stia cercando di pianificare in anticipo il suo futuro energetico.

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A Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta ( fonte: Rinnovabili.it )

 

Dal 5 al 6 ottobre 2012 il Comune ha ospitato l’evento nazionale programmato per discutere di mobilità nuova, ciclabilità e qualità urbana. Dalla summit, un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello Il 

La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart. Per fornire un nuovo impulso alla mobilità dolce e sostenibile si riuniranno a Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta, l’iniziativa promossa da Legambiente, ANCI, Fiab e #salvaiciclisti. L’appuntamento si è tenuto il 5 e 6 ottobre, due giornate pensate per avviare un dialogo a livello nazionale su una mobilità nuova e al contempo raccogliere una serie di impegni vincolanti da chi ogni giorno è responsabile dei trasporti nelle nostre città. Gli Stati Generali della Bicicletta chiamando a raccolta amministratori, esperti del settore, associazioni e cittadini con di dare spazio l’obiettivo di proporre soluzioni che siano finalmente più performanti e competitive rispetto all’uso quotidiano dell’automobile favorendo la bicicletta come mezzo di trasporto sicuro, sostenibile, accessibile e dinamico. Gli organizzatori hanno redatto un Manifesto, al quale è possibile aderire on-line, (http://www.comune.re.it/italiacambiastrada), che presenta un quadro sintetico dello status quo della mobilità nostrana, vero e proprio punto di partenza del summit. Al termine della due giorni è stato rilasciato un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello, contenente proposte per il breve periodo dal costo zero, misure a medio periodo dal costo lieve e azioni a lungo periodo dal costo più alto.

“Gli aspetti su cui lavorare sono molteplici, ma siamo convinti che per l’Italia sia davvero giunto il momento di cambiare strada e favorire una mobilità in grado di soddisfare il più possibile le diverse esigenze di spostamento, quelle dei pedoni, dei ciclisti e del trasporto collettivo – afferma Alberto Fiorillo, Responsabile Aree Urbane Legambiente -. In questo senso, abbassare di venti chilometri orari la velocità dei mezzi a motore in città è una priorità che può evitare ogni anno la morte di mille persone tra ciclisti e pedoni. L’introduzione di un limite di velocità più basso, una misura da approvare subito e da rendere operativa in fretta, comporta esclusivamente vantaggi – sottolinea Fiorillo -. Far scendere la lancetta del contachilometri conviene a tutti, dal punto di vista della riduzione della rumorosità, dell’inquinamento atmosferico e dei consumi di carburante”.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Energia anche dal chiarore lunare ( Econota 94 )

novembre 4, 2012

Globi solari generano energia anche raccogliendo il chiarore lunare (by Ayasha Guerin )

I progettisti di energia solare a Rawlemon hanno creato un globo di vetro sferico a inseguimento solare in grado di concentrare la luce solare e quella lunare fino a 10.000 volte. L’azienda sostiene che il sistema ß.torics è 35% più efficiente rispetto ai tradizionali modelli fotovoltaici doppio asse e la sfera, completamente rotazionale e resistente alle intemperie, è anche capace di raccogliere energia elettrica dal chiarore lunare.

Il sistema ß.torics è stato inventato da Barcellona dall’architetto tedesco André Broessel ( nella foto a destra ). Egli cercò di creare un sistema solare che potesse essere incorporato nelle pareti degli edifici i quali agiscono come generatori di energia. Ma il progetto non solo è degno di nota per le sue capacità di efficienza solare – il sistema di ß.torics è progettato anche per produrre energia lunare !

Le sfere sono in grado di concentrare il chiaro di luna diffuso in una fonte costante di energia. Il sistema ß.torics  sta avendo molta attenzione per il suo design pulito e bello. (Nonostante l’ enorme potenziale di energia solare, non abbiamo visto troppe tecnologie di energia solare di bel design).

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Una bici pieghevole con ruote full-size di Mikulas Novotny  ( by Kristine Lofgren. )

Se vivete o lavorate in una città una bicicletta può essere la scelta giusta. L’unico problema è che cosa fare con la bicicletta quando hai bisogno di andare da qualche parte abbastanza lontano. Le Biciclette pieghevoli offrono una grande soluzione ma hanno ancora i loro svantaggi. La  nuova bicicletta pieghevole progettata da Mikulas Novotny che ha le ruote full-size sembra aver risolto alcuni problemi di trasporto

Una sfida per qualsiasi bicicletta pieghevoleè il suo trasporto spesso ingombrante e scomodo. Per risolvere questo dilemma, il progettista Mikulas Novotny ha elaborato un nuovo design intelligente che permette la bicicletta di essere piegata in su. Oltre la comodità di essere in grado di piegare la bici, le ruote da 26 pollici ( ruote più grandi di molte biciclette pieghevoli) permettono un corsa più simile a una bici standard.

Con l’obiettivo di arrivare ad un prodotto semplice ed affidabile la bici presenta cerniere presso il reggisella e la spalla così che le ruote si allineano una accanto all’altra quando è ripiegata. Le ruote inoltre possono ruotare liberamente in posizione piegata, così, piuttosto che dover raccogliere e trasportare la bicicletta, può facilmente essere spinta tenendo il sedile. Le ruote più grandi consentono persino di essere tirata su o giù per le scale; l’idea è fantastica per chiunque abbia bisogno di usare una metropolitana o che vive in un appartamento a piani alti.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua ( Econota 93 )

ottobre 5, 2012

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua

by Timon Singh

In seguito alla fuoriuscita di petrolio del Golfo del Messico  sono stati esplorati diversi metodi innovativi per separare l’olio dall’acqua. Ora un team del MIT ha sviluppato una nuova tecnica per  separare magneticamente l’olio dall’acqua che potrebbe essere utilizzato per pulire le fuoriuscite di olio in futuro. Il metodo sembra essere così efficace che l’olio recuperato può essere riutilizzato anche per compensare i costi di ripulitura.

La squadra del MIT è formata da Shahriar Khushrushahi (un postdoc in MIT dipartimento di ingegneria elettrica e informatica), Markus Zahn (Thomas e Gerd Perkins professore di ingegneria elettrica) e T. Alan Hatton ( professore di ingegneria chimica).

Durante le loro ricerche hanno usato nanoparticelle di metalli ferrosi idrorepellenti mescolati con l’olio e successivamente i magneti per separare le due fasi. La parte sorprendente è che una volta che le nanoparticelle sono magneticamente rimosse dall’olio possono essere riutilizzate. “C’è una buona dose di precedenti ricerche sulla separazione acqua e i cosiddetti ferrofluidi — fluidi con nanoparticelle magnetiche sospese in loro,” ha detto Zahn. “In genere le ricerche si riferiscono ad una miscela di acqua e ferrofluido attraverso un canale di pompaggio mentre i magneti sono fuori dal canale diretto del flusso di ferro fluido utilizzando una parete perforata.” “Questo approccio può funzionare se la concentrazione del ferrofluido è noto in anticipo e rimane costante. Ma in acqua contaminata da una fuoriuscita di petrolio la concentrazione può variare notevolmente. Si supponga che il sistema di separazione sia costituito da un canale con magneti lungo un lato di ramificazione. Se la concentrazione di olio sarà zero,l’acqua fluirà naturalmente in entrambi i rami. Se la concentrazione di olio è elevata l’acqua finirà in un ramo e l’olio in un altro dotato di magneti.”

Anche se può sembrare semplice, il metodo è altamente efficacia a separare l’olio dall’acqua. Il team crede anche che può essere implementato su scala più ampia e distribuita in mare per giorni o settimane, dove l’energia elettrica è scarsa e servizi di manutenzione limitate.

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Lavatrice a Pedale ( GiraDora ). Non consuma elettricità e costa solo 50 dollari

Nei paesi in via di sviluppo manca  energia elettrica o  fondi per acquistare costose macchine da lavare. Lavare alla vecchia maniera richiede tuttavia un’enorme quantità di tempo e fatica. Alex Cabunoc e Ji A hanno creato il GiraDora – una combinazione di lavatrice e asciugatrice rotante alimentata da un pedale. A solo 50 euro questo aggeggio geniale è un modo economico per aiutare a rompere il ciclo della povertà in molte comunità svantaggiate.

Progettato in particolare per quelli a reddito minimo che vivono nelle nazioni più povere, GiraDora spera di alleviare l’onere del bucato ; un lavoretto che può prendere quasi 6 ore al giorno, 3-5 giorni a settimana. La vasca di plastica portatile può essere riempita con acqua e sapone prima di mettere un coperchio sulla parte superiore che agisce come un sedile. Dopo di che è sufficiente azionate il pedale a molla !

Questo design ergonomico allevia il mal di schiena e l’affaticamento cronico del polso quando si lava e si strizzano i vestiti  lasciando le mani libere per altre attività. I capi di abbigliamento possono essere lavati anche in una sola volta invece di dover fregare i singoli articoli utilizzando meno acqua e sforzo globale. Oltre a evitare problemi di salute associati con lo stress fisico e la muffa che cresce su tessuto bagnato il GiraDora può anche aiutare a generare reddito attraverso la fornitura di servizi di lavanderia, noleggio e vendita diretta. Il GiraDora è attualmente testato sul campo in Perù; ci sono piani per introdurlo in Sud America e India. Il progetto è stato riconosciuto meritorio di riconoscimento da parte di Sfida dell’innovazione sociale Dell  e l’ International Design Excellence Awards.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

La plastica dal guscio delle uova ( Econota 91 )

agosto 25, 2012

La plastica prodotta dal guscio delle uova  ( La ricerca apre prospettive utili anche al setore farmaceutico – fonte: Rinnovabili.it )

Il progetto di ricerca a cui sta lavorando un team di scienziati mira a trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica

Riciclare i gusci d’uovo attualmente smaltiti in discarica e reimpiegarli in nuove applicazioni.

È questa l’idea alla base del progetto che gli scienziati dell’Università di Leicester e alcuni esperti del settore alimentare stanno mettendo a punto, allo scopo di trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica e poterlo, quindi, reimpiegare non solo negli imballaggi, ma anche come materiale da costruzione. La ricerca è stata finanziata da iNet, un network che opera per l’innovazione di cibi e bevande; grazie alla somma di denaro che è stata elargita all’università, gli scienziati del dipartimento di chimica, specializzati in materiali sostenibili, stanno cercando di estrarre le proteine che si trovano all’interno del guscio dell’uovo, una ”estrazione” che potrebbe risultare utile anche al settore farmaceutico. Gli scienziati coinvolti nel progetto di ricerca sperano di riuscire a individuare il modo per impiegare questo innovativo materiale come riempitivo e rinforzante per varie tipologie di plastica, da quella per i vassoi per il cibo fino a quella impiegata nella costruzione di particolari attrezzature, oppure utilizzarlo nelle confezioni che proteggono i prodotti a base di uova. Il recupero e il riutilizzo dei rifiuti in modo sostenibile, lo ha ricordato il Prof. Andy Abbot dell’Università del Leicester, è alla base dell’intera attività di ricerca.

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La ruota verde. Un giardino idroponico rotante inventato dalla NASA ( by Timon Singh, )

Mentre la funzione rimane la stessa, il giardino rotante ha subito un massiccio cambiamento evolutivo dal punto di vista estetico. Uno studio milanese ha combinato l’ esperienza di interior design, architettura, product e graphic design per creare un oggetto unico. Il Giardino Idroponico Rotante ( GIR ) consente ai proprietari di casa di produrre una varietà di prodotti agricoli nella propria casa.

La grande area della ruota verde e la particolare illuminazione aiuta a coltivare un maggior numero di piante. Tutte le piante sono disposte intorno alla sorgente di luce che si trova al centro della ruota, aiutando a ridurre il consumo. Nel frattempo l’effetto di gravità provocato dalla ruota aiuta a ottimizzare la produzione vegetale. Costituito da un involucro esterno solido che nasconde un motore che ruota le piante, il giardino rotativo comprende anche un serbatoio d’acqua e la pompa per l’ impianto automatico di irrigazione. All’interno della ruota forata ci sono vasi di copertura, ognuno dei quali contiene fibre di cocco che forniscono il supporto ideale per la pianta e le sue radici.

La ruota è anche semplice da usare con un’interfaccia di controllo intuitivo che può essere gestita tramite un smartphone o tablet. I controlli variabili permettono all’utente di impostare la quantità di illuminazione e di luce, temperatura ed essere informati dei livelli d’acqua, consentendo la crescita di qualsiasi tipo di vegetazione.

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Paolo Broglio Famiglie  d’Italia

Il caro petrolio colpisce anche in India ( Econota 90 )

agosto 5, 2012

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio

Indian states strike against fuel price hike – 06 Ju

 Marina – Eco Blog

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio Marina – Eco Blog In India, la più grande democrazia al mondo, è in atto una vera e propria guerriglia urbana contro il prezzo del petrolio che ha subito un aumento dell’11%. Ossia il prezzo alla pompa della benzina passa dalle 6,28 rupie (circa 8 cents di euro) per litro a 7,5 rupie. I manifestanti appartengono ai diversi schieramenti politici e dunque di fatto è una protesta trasfersale che l’opposizione sta tentando di cavalcare per mettere all’angolo il governo del premier Manmohan Singh. Ma questa, fa notare  attraverso le parole del suo corrispondete è solo la conseguenza e le proteste si rivolgono comunque all’intera classe politica che non trova soluzioni all’economia stagnante.

Ma l’India non era tra le economia con una crescita del PIL a due cifre? Lo è ma anche queste due cifre sembrano rallentare. Infatti come riferisce Le Monde se fino allo scorso anno era al 9,2% nel primo trimestre del 2012 si è fermata al 5,3%. Ma l’inflazione galoppa al 7% e allora gli analisti finanziari dicono che il Governo deve sospendere i sussidi e contenere la spesa pubblica che in India a causa della corruzione è stratosferica. Nel 2010 perciò il governo ha liberalizzato i prezzi della benzina in una riforma volta a ridurre le sovvenzioni massicce che ha versato alle raffinerie statali e che importano la materia prima, dall’Iran. Dunque ecco la motivazione alla base delle scene di violenza di ieri quando nelle piazze si è riversata l’intera nazione da Calcutta a Mumbai, da New Delhi a Patna: saracinesche dei negozi abbassate, autobus pubblici distrutti, fuoco e fiamme. Alla faccia di chi descrive gli indiani come un popolo pacifico, paziente e capace di sopportare ogni difficoltà.
 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Abitare in un silos per carburanti dismesso

Eco Blog

 

I silos industriali inutilizzati o serbatoi di carburanti delle raffinerie, stando a quanto riporta un sito danese, si presterebbero, una volta ristrutturati e decontaminati, a diventare abitazioni ecologiche. Lo scrive proprio Pinkcloud.dk spiegando che i silos migliori per abitarci sono quelli che provengono dall’industria petrolifera. Il perché è presto detto: sono costruiti per resistere anche in condizioni ambientali estreme sia esterne sia interne.

A guardarsi intorno anche in Italia esistono aree industriali dismesse e i danesi in questione si propongono per ristrutturare in tutto il mondo. Rispetto alla contaminazione da petrolio lo studio danese assicura che ogni silos viene prima decontaminato grazie all’uso di batteri mangia petrolio e poi ristrutturato per renderlo abitabile. Nell’insieme diviene un piccolo condominio con 2-3 appartamenti, energeticamente autonomo.

Al momento i progetti sono solo sulla carta, anzi 3D

Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

5 bandiere nere da Lega Ambiente ( Econota 89 )

luglio 12, 2012

Mare: Legambiente assegna 5 bandiere nere 2012 ( By Simone Muscas )

Delle tanto ambite bandiere blu che premiano i mari nostrani abbiamo più volte parlato su Ecoblog, non facendoci mancare proprio nulla: dalla polemica per la mancata assegnazione del fregiato riconoscimento, sino all’ammirazione per quei luoghi incantevoli meritevoli di tale ricompensa. Oggi però parleremo di bandiere nere, ovvero di quei “riconoscimenti simbolici in negativo” che vengono dati a quelle località (i cui Comuni di appartenenza stanno lentamente inquinando e distruggendo) e a quegli imprenditori, politici e rappresentanti vari, che in un modo o nell’altro stanno o hanno già contribuito alla deturpazione dei litorali italiani.

A farsi portatore di questa iniziativa gli attivisti di Legambiente con la nota campagna di sensibilizzazione Goletta Verde attraverso cui, da oltre vent’anni, viene dato tale “riconoscimento”. Quest’anno verranno assegnate 5 bandiere nere, a chi?

Si parte da Francesco Bellavista Caltagirone ovvero l’imprenditore a capo di un impero nel mondo delle costruzioni coinvolto nei progetti dei porti turistici a maggior impatto ambientale in quasi mezza Italia: Imperia, Siracusa, Carrara ed il megaporto della Concordia a Fiumicino. Si premierà poi Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, per il demerito di aver riattivato, grazie al Decreto Sviluppo, le procedure per la ricerca e l’estrazione di petrolio dai fondali marini che erano bloccate dalla legge approvata nel 2010 dopo l’incidente nel Golfo del Messico. Non poteva mancare il Governatore siciliano degli sprechi Raffaele Lombardo per aver assecondato e non rigettato la proposta di project financing della SIDRA finalizzata alla messa in sicurezza dei tratti di costa in erosione, ma che in realtà prefigura la “svendita” ai privati delle spiagge siciliane.

 Non mancano infine le società di navigazione: oltre alla bandiera nera assegnata alla società Costa Crociere per le sin troppo note vicende dell’affondamento di una delle navi della propria flotta lungo le coste del Giglio, se ne vedrà assegnata una anche la compagnia Grimaldi Lines responsabile, qualche mese fa nei pressi dell’isola di Gorgona (nel Parco nazionale dell’Arcipelago toscano), della perdita di due semirimorchi con un carico di 224 fusti tossici contenenti ciascuno200 kg di cobalto e monossido di molibdeno, per un peso di 45 tonnellate totali.

  Simone Muscas ( Fonte: Ecoblog.it )

 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Nuova toilette che trasforma i rifiuti organici umani in energia elettrica e riduce l’uso dell’acqua del 90%  ( by Timon Singh )

 

 

Ora gli scienziati dall’Università tecnologica di Nanyang (Singapore) hanno inventato un nuovo sistema di toilette che non solo si trasforma i rifiuti organici umani in elettricità e concimi, ma riduce anche la quantità di acqua necessaria per il lavaggio fino al 90 %!

 www.Lumosity.com

Il sistema è conosciuto come Il WC Energy. La sua tecnologia di aspirazione a vuoto è simile a quelli che si trovano sugli aerei. Il sistema di toilette funziona avendo due alloggiamenti separati i rifiuti liquidi e solidi, così che solo 0,2 litri  di acqua sono necessari per il lavaggio invece dei soliti 4-6 litri. Se questo sistema fosse installatoin modo generalizzato in Italia si è stimato che si risparmierebbero circa 160.000.000 litri all’anno . Il WC Energy devia quindi i rifiuti liquidi ad un impianto di lavorazione dove i componenti utilizzati per i fertilizzanti( azoto, fosforo e potassio) possono essere recuperati. Nel frattempo tutti i rifiuti solidi vengono inviati a un bioreattore dove saranno digeriti e trasformati in biogas. Il gas può essere convertito in elettricità e utilizzato per impianti o in fuel cells.

Le acque “ grigie “  sarà rilasciate nel sistema di drenaggio, dove saranno trattate, mentre qualsiasi alimento rimanente rilevato potrà essere inviato a bioreattori o trasformato in compost e mescolato con il terreno attuando un recupero completo delle risorse.

Il Professore Wang Jing-Yuan ha dichiarato: “l’obiettivo finale non è solo risparmiare acqua ma  avere un completo recupero delle risorse in modo che nessuno elemento sarà sprecato date le risorse scarse di Singapore. Con il nostro sistema innovativo WC, possiamo utilizzare metodi più semplici e meno costosi di raccolta dei prodotti chimici utili e anche produrre combustibile e energia dai rifiuti.” Scopo ultimo del progetto è quello di convertire tutti rifiuti del paese in risorse utili.  Tutto ciò fa parte del Programma di ricerca competitivo National Research Foundation di Singapore, che mira a trasformare le comunità che non sono collegate al sistema di fognatura principale.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Mare italiano: il responso della goletta verde ( Econota 31 )

settembre 18, 2010

 Mare Italiano: Triste bilancio della Goletta Verde ( fonte 100ambiente )

Nella sua XXV edizione 2010, Goletta Verde ha puntato i riflettori sui punti critici dell’ecosistema marino-costiero analizzando le foci dei fiumi e i tratti di mare interessati da fenomeni di inquinamento causati dalla mancata o scarsa depurazione o da scarichi illegali. E il bilancio di questo viaggio è tutt’altro che positivo: è emerso un punto critico ogni 44 km di costa ed è risultato gravemente inquinato l’87% dei campioni contaminati, rilevati dai biologi del Cigno Verde con valori di batteri di origine fecale superiori al doppio dei limiti di legge. Numeri che evidenziano un netto peggioramento rispetto allo scorso anno, quando era risultato fortemente contaminato l’81% dei campioni analizzati. (more…)

Fame – I biocarburanti sotto accusa ( Econota 6 )

febbraio 13, 2010

Il Congresso Fao del 2008 – una importante indicazione che tende ad essere dimenticata

 

Positive le iniziative di tante nazioni che prendono decisioni concrete per il flagello della fame che è anche una minaccia per la pace. Lula, che ha favorito la deforestazione dell’Amazzonia, scansa le accuse sul bioetanolo e accusa i petrolieri

Roma ha accolto il Congresso Fao su sicurezza alimentare, cambiamenti climatici e biocarburanti. La presenza di oltre 20 presidenti della Repubblica, primi ministri e quasi 5.000 delegati provenienti da 186 paesi di tutto il mondo ha fatto di questo summit un vero e proprio vertice mondiale. Dichiarazioni di Ahmadinejad a parte, i partecipanti discutono sulle misure da adottare per affrontare il nodo della crisi alimentare mondiale innescata dall’impennata dei prezzi di grano, riso e generi di primo consumo. Il tutto potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dei cambiamenti climatici in corso. (more…)