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Massimiliano Tresoldi, in coma “irreversibile” per 10 anni, abbraccia i giocatori della Roma

marzo 13, 2012

 Per dovere di cronaca, mi permetto di riportare il seguente post, pubblicato da UCCR | Unione Cristiani Cattolici Razionali, e che mi è stato inviato dall’amico Andrea di Movimento per la Vita. Siccome ci sono chiari riferimenti al caso Eluana Englaro, non mi permetto di giudicare le scelte differenti del padre di Eluana rispetto a quelle della madre di Massimiliano Tresoldi, ma nulla mi impedisce di soffermarmi e riflettere, nonché gioire per il ritorno alla vita di Massimo

 

In coma “irreversibile” per 10 anni, oggi abbraccia i giocatori della Roma

12 marzo, 2012

«Un tronco morto», dicevano i medici, un «senza speranza», Umberto Veronesi ha parlato di persone come lui come «penosa presenza di questi morti viventi». Eppure Massimiliano Tresoldi -dopo 10 anni di coma cosiddetto (erroneamente) “irreversibile”- si è risvegliato nel 2001 e nei giorni scorsi è andato a Trigoria a salutare i campioni di calcio romanisti, accompagnato da mamma Lucrezia, papà Ernesto e Bruno Conti, bandiera romanista e oggi responsabile del settore giovanile giallorosso.

Anche Massimiliano era un calciatore, poi il 15/8/91, a vent’anni, l’incidente in autostrada tornando dal mare, dieci lunghissimi anni di stato vegetativo “irreversibile”, il cervelletto è tranciato e tanti consigliano subito di staccare il respiratore artificiale a quell’essere vegetale. Ma mamma Ezia è una donna forte e non si è mai lasciata abbindolare dai gufi della morte, dai radicali di Emma Bonino. Contro tutto e contro tutti lo ha portato a casa Massimiliano e tutto il paese di Carugate (Mi) si è stretto attorno alla famiglia. Ogni giorno Ezia prendeva la mano di suo figlio per fargli fare il segno della croce, poi una sera, un momento di sconforto: «Gli ho proprio detto: adesso basta, questa sera non ce la faccio. Se vuoi farti il segno della croce, te lo fai da solo. Era una frase buttata lì, rivolta più a me stessa che a lui», ha raccontato. Improvvisamente Massimiliano ha alzato la mano e si è fatto il segno della croce da solo. Da quel momento, giorno per giorno, ha iniziato il risveglio, lento e faticoso, fino ad arrivare a scrivere e pronunciare le prime parole.

Max ha da subito ripescato dal fondo della memoria un linguaggio “segreto” fatto di gesti con la mano, lo aveva imparato alle elementari per “parlare” coi compagni senza farsi beccare dalla maestra. Aveva ascoltato tutto durante quei lunghi dieci anni, sapeva perfino del passaggio dalla lira all’euro.

Guardando la televisione, nel 2009, ha anche seguito la triste storia di Eluana Englaro, con trepidazione e sgomento. Avrebbero voluto parlare a Beppino, raccontargli la sua esperienza. Una sera su un foglio di carta ha scritto: «Sono felice. Povera Eluana». In un altro messaggio, prima di partire per Lourdes, ha scritto alla Madonna: «Dai la forza a mia mamma per vivere ancora a lungo». La settimana scorsa a Trigoria, emozionato, ha salutato e abbracciato Francesco Totti, mentre Bruno Conti nascondeva gli occhi umidi, scuotendo la testa incredulo.

 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

CARO MENTANA CHE SBAGLIO DI TEMPO

febbraio 13, 2009

– LETTERA APERTA –
mentana2Se non lo sapevi ancora, io sono un tuo fan e mi piace molto il tuo stile nel condurre, mi è dispiaciuto molto la tua uscita dal tg5, costruito con il plasma della tua impronta, ma ti sei subito rimesso in pista, e su questo credo nessuno aveva dubbi, neanche sulla tua professionalità, quanto alla coerenza però…. Qualche dubbio mi viene, e non solo a me.

Mi permetto di scriverti dandoci del tu, perché sei ormai da diciasette anni che entri in punta di piedi nella mia casa, dove oltre ad avere il rispetto per tutti, vige il rispetto dei ruoli, qualsiasi essi siano, sembra un po’ alla vecchia, ma a noi piace essere fatti di questa pasta.
Parto analizzando il caso, la questione Eluana, si è vista, discussa, trattata, in questi diciassette anni di coma, in tutte le salse, con tutte le opinioni, e con tutte le più azzardate ipotesi.
L’apoteosi di questo padre disperato per la figlia, che arriva sempre vicino al limite del non ritorno, con lotte estenuanti e battaglie legali, finché c’è tutto da rifare ed Eluana continua la sua stasi.
Forse anche questa volta le famiglie italiane speravano nel miracolo del risveglio, o nel proseguimento della vita di questa giovane e meravigliosa ragazza, che ha smesso di vivere diciassette anni fa, un paio di mesi dopo il tuo insediamento su canale 5.
Non si può a rigor di etica far passare con una forzatura mediatica un concetto o un progetto di legge, sfruttando il momento ed il dramma di due persone, Padre e Figlia che da soli aspettavano solo il cenno, un soffio di Dio per scrivere la parola fine.
Mi sei sembrato remissivo, ti conosciamo come un agguerrito guerriero, non un pappamolle che alla prima difficoltà si tira indietro, questo comportamento non è nel tuo fare.
Dare le dimissioni in questo momento, al di la delle tue ragioni, non vuol significare coerenza, ma solo che stai pensando solo a te stesso, se sei lì, è anche perché c’è un codazzo di persone che ti guarda, che ti segue, che crede in te. Indipendentemente da quello che gli altri possano costringerti a fare.
Io non credo nella risurrezione mediatica, e quindi questo tuo atteggiamento, che vuol passare per coerenza, potrebbe essere un segnale che forse hai deciso di fare di nuovo carriera, forse su un’altra rete: questo è incoerente con la tua storica linea editoriale, ma se è così, non mascherare la cosa con Eluana, sarebbe veramente di cattivo gusto.
Noi non siamo un grande giornale, siamo una piccola redazione che in due mesi è riuscita ad avere un pubblico di 6000 utenti che ci seguono e ci bacchettano, ma per Eluana siamo riusciti a scrivere ben sei articoli, possibile che non è stato possibile costruire un palinsesto con la vicenda di Eluana, prima che finisse i suoi giorni?

Fa strano vedere questo accanimento solo dopo che Eluana ha trovato forse la pace, e fa specie soprattutto vedere come si possa fraintendere quello che un colosso come Mediaset decide di fare in base a contratti già sottoscritti, vedi ad esempio il Grande Fratello 9.
Quello che è accaduto sommato anche alla tua reazione, ci spaventa, perché si è giunti ad un punto di non ritorno, cioè non è più il caporedattore che sceglie e veicola le notizie, ma è la notizia che comanda il caporedattore, e quindi la catena di comando, questo non ti appartiene come stile.
Francamente sarebbe come dire che nella famiglia i bambini comandano ed i genitori eseguono impassibili.
Su tutto ti darei ragione, ma non sulla tempistica, un fatto così importante di una caratura epocale, un fatto che rappresenta la storia, anzi il primo fatto importante nel 2009 dopo Barak Obama, non teme il tempo della diretta, anzi vuole una maggiore elasticità perché le famiglie italiane hanno bisogno di digerirlo con calma, anche se secondo noi è un argomento tossico.
La scelta di mollare non aiuta le famiglie italiane a capire ed ad interiorizzare il dramma di Eluana, e non aiuta neanche il sapere che tu, riferimento di molti capo famiglia tiri i remi in barca, al posto di lottare; Eluana ha lottato, fino alla fine, e comunque è andata ha vinto, la responsabilità che avevi assunto nei confronti degli italiani, era più importante di te, del tuo orgoglio, del tuo lavoro. Perché perdere l’occasione di negoziare con Mediaset uno speciale dedicato ad Eluana, forse con il tuo gesto non lo vedremo mai.
Il Grande Fratello 9, ha tanti difetti, ma quella sera del 9 febbraio, ha sbancato in numero di ascolti, e non è un caso, perché significa che la gente quotidianamente viene bombardata da drammi e notizie negative, così è spinta psicologicamente verso programmi divertenti, o semplicemente diversi dal drammatico. Basta guardare i titoli del tg5 pomeridiano e della sera: stupri, uomo incendiato, bombardamento, morti in ospedale, ecc.
Non si può biasimare il popolo italiano, che ha seguito la vicenda per ben 17 anni, con il tormento della possibile morte di Eluana, forse tutti pregavano in cuor loro che la ragazza morisse, per avere pace, per dare pace ad un padre che è morto con lei diciassette anni fa, per dare sollievo agli italiani che gli sono stati spiritualmente vicini, e per dare pace anche agli inviati che pur di carpire una notizia, più di qualche volta hanno messo in luce la parte peggiore del mestiere di giornalista.
Perdonaci se egoisticamente questa volta non siamo dalla tua parte, ma bisogna capire a volte che la vita continua, anche se noi vorremmo ghiacciare quel momento importante, e l’unico modo che abbiamo per ricordare Eluana è di fare in modo che non sia morta per niente, quindi bisogna battersi affinché le famiglie italiane che in questo momento stanno vivendo lo stesso dramma, possano trovare conforto in una nuova legge, che tuteli loro, ed i loro cari in stato vegetativo, con un unico fine: non sostituirsi a Dio.
Questa mia, vuole essere una lettera aperta, di stima e di sostegno, anche se vuoi di critica e di stimolo, un modo per dirti siamo stati vicino ad Eluana, e oggi siamo vicini a te, non mollare il carro, ti aiuteremo a spingerlo, abbiamo ormai da diciassette anni bisogno di vedere la tua faccia in tv, perchè privarci del tuo modo di essere parte delle famiglie italiane, raccontaci il tuo dolore, il tuo sentimento, in modo da farci capire che sei umano, non sei un prodotto mediatico ma una persona vera in carne ed ossa, che soffre per quello che la circonda, ma che trova l’umiltà quando si trova in difficoltà, in modo che noi tutti possiamo aiutarti, crederti, qualunque cosa tu vdecida di fare, ti portiamo nel cuore, non mollare, anche perchè forse Eluana i quattro mesi prima nel 1991, in cui sei giunto a canale 5 ti guardava, ed oggi come allora è di sicuro una tua fan.

ANDREA BEN LEVA

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