Posts Tagged ‘Famiglie d’Italia Umberto Napolitano’

Abruzzo, l’Italia piange i morti:i funerali delle vittime del terremoto

aprile 10, 2009
leggi l'articoloIn questo momento, ore 11 del 1o aprile 2009, come evidenziato da TgCom, del quale riprendo il titolo,si stanno svolgendo i funerali di Stato di 205 vittime, in rappresentanza di tutte, del terremoto abruzzese. Famiglie d’Italia partecipa alla funzione religiosa ed al dolore nazionale con la speranza e la certezza che dal sacrificio di questi poveretti nasca il desiderio di rimediare alla superficialità, agli errori di valutazione ed alle speculazioni edilizie di qualsiasi genere, in modo da ricostruire riproponendoci, finalmente, pentiti, rinnovati e coscienziosi nell’adempiere ai nostri doveri.
per  Famiglie d’Italia
Umberto Napolitano

Parroco non mette Gesù in presepe

dicembre 29, 2008

 

presepeAvevo trovato su Google un’ immagine che ritraeva una mangiatoia vuota, ma mi è parsa triste…Ne ho trovata un’altra dove Gesù bambino appariva spaventato nella mangiatoia con le braccia aperte e le gambe dritte, quasi fosse stato già crocifisso alla nascita: orrenda e sono scappato…alla fine ho scelto quella che vedete a lato, la più serena,la più naturale…la più logica.

Il tutto per introdurre alcune mie considerazioni in relazione ad una notizia apparsa su Tgcom che racconta di un parroco della chiesa Santa Lucia di Bergamo, il quale nella notte di Natale, per protestare verso l’insensibilità della gente nei confronti degli immigrati stranieri, ha deciso che Gesù non dovesse nascere escludendolo dal presepe, affermando agli attoniti parrocchiani:

Questa notte non è Natale. Non siete pronti. Se non sapete accogliere lo straniero, il diverso, non potete accogliere il Bambin Gesù“.

Come ulteriore spiegazione ha aggiunto che si era ispirato al racconto di Ezio del Favero ” Al Chiaro delle stelle ” , che narra di un Bambino Gesù che esce dalla culla per raggiungere un bimbo povero che non osava stargli vicino.

“Il messaggio che abbiamo voluto dare – prosegue il parroco – è proprio questo: Gesù non ha paura di avvicinarsi agli emarginati, agli ultimi. E’ ora che chi si dice cattolico metta in pratica gli insegnamenti di Cristo”.

Bene, ieri, commentando la notizia, ho affermato quanto riporto fedelmente:

Caro Parroco della chiesa Santa Lucia di Bergamo, mi permetto di ricordarti che è Gesù che ha deciso dove e quando nascere. Le tue intenzioni saranno pure umanitarie, ma non dimenticarti mai che nessun uomo può elevarsi a giudice superiore ed infallibile. Rimettere il bambinello nel presepe sarebbe da parte tua un atto di umiltà e di pentimento perché…non è giusto rispondere ad un’ingiustizia con un’altra ingiustizia!

Ora a distanza di 24 ore, mi accorgo di avere, forse, esagerato elevandomi, a mia volta, a giudice e per questo faccio pubblica ammenda,però…

Però ero proprio arrabbiato, e lo sono ancora adesso!

Io sono e mi sento cattolico, ma a volte ho l’impressione che la Chiesa, attraverso i suoi ministri, faccia di tutto per farmi ricredere con comportamenti all’opposto di quanto insegna. Che sia in una fase di scoramento e di perdita di identità? Ma in quale stato di depressione e confusione poteva mai trovarsi  quel povero parroco ( anche per colpa nostra che ormai siamo diventati insensibili a qualsiasi tipo di messaggio positivo ), per reagire in un modo così illogico e controproducente? Ma come si fa a dimenticare che Dio, attraverso Gesù e la sua nascita, intende rivolgersi a tutti, ai buoni e, soprattutto, ai cattivi, perché…li ama tutti! Escludere gli insensibili e i peccatori dall’evento della  nascita di Gesù, significa privarli di un atto d’amore divino e di un’ opportunità  di redenzione.

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Il bambino Gesù non ha paura di avvicinarsi agli emarginati e agli ultimi, ma non ha neanche paura di avvicinarsi a chi li ignora o li respinge, anzi…

Beh, credo che possa bastare…il fatto è che penso che ognuno, specialmente in tempi come questi, debba riappropriarsi dei propri ruoli. Dalla religione, alla politica a noi cittadini, destinatari degli insegnamenti e delle direttive, per cui vigili e propositivi.  Solo che nessuno può più agire da solo, è necessario aiutarsi l’un con l’altro, darsi una mano…parlare ed ascoltare, domandare e chiedere, giudicare se è il caso…ma, soprattutto, accettare di essere giudicati, io per primo! Perché non succeda più di leggere notizie tipo ” parroco non mette Gesù nel presepe” e… limitarsi a pensare ” ci mancava pure questa!

Umberto Napolitano



O innoviamo o…

dicembre 21, 2008

inovazioneDa un paio di giorni una piccola frase, indipendentemente da chi l’abbia pronunciata, continua ad affacciarsi ed a rimbalzare nel mio cervello: o innoviamo o… , oppure, magari o innoviamo o… , no, forse sarà o innoviamo o… ecco, credo che sia…Oddio, mi sto perdendo!

O innoviamo o…ma che cosa?!…ma che cosa vorrà  mai significare veramente?!

Sono andato su Google ed ho cliccato sul termine ” innovare “. Risultato della ricerca: alterare l’ordine delle cose per fare cose nuove.

Non mi bastava, e allora ho aperto un dizionario della lingua italiana e ho appreso quanto segue: mutare un sistema, introducendo qualcosa di nuovo.

Un barlume di luce e di speranza hanno  attraversato improvvisamente la mia anima e la mia mente:

berlusconi-e-veltroniche stia per avverarsi quanto prospettato all’inizio?! Cioè, dato che di solito  avviene il contrario “ di quanto  auspicato in campagna elettorale, con l’innovare possa accadere che alterando l’ordine delle cose e mutando un sistema quel  avviene il contrario “ si trasformi davvero in cose nuove?… rappacificazione, collaborazione, uniti per un solo obbiettivo, il bene e gli interessi del popolo italiano? …Contorto, ma possibile! Ma se uno propone e l’altro riceve?…difficile, ma auspicabile! E se uno fa un passo avanti e l’altro uno indietro?…incredibile, ma così semplice!

A volte mi perdo ed esagero nelle mie elucubrazioni.

antoineNegli anni ’60 ero molto amico di un cantautore francese, Antoine, divenuto famoso a livello internazionale con la canzone “ Les élucubrations d’Antoine “. Poi sbarcò in Italia ed accettò di farsi tirare delle ” Pietre “, in un numero talmente elevato da fargli perdere la “ Tramontana ” … risultato:  si ritrovò talmente frastornato e trasformato da prendere la decisione di innovarsi mollando tutto, cambiando professione, fino ad arrivare a comprarsi un catamarano e ad affrontare il mondo sospinto dal vento.

Invito chi mi legge a non intravvedere particolari messaggi in questo piccolo aneddoto raccontato, ma…innovare è un termine strano che vuol dire tutto e vuol dire niente: può significare cambiare le cose, ma anche lasciarle come sono, specialmente se il termine si limita a rappresentare un semplice proclama, uno dei tanti, e che rimane tale.

E’ in certe situazioni che mi vengono in mente le frasi dei vecchi, gli antichi proverbi, come uno che usavano menzionarmi mio nonno Paolo e mio padre Pasquale:  chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme ‘o Banco ‘e Napule nun ‘e’ impegna!

banco-di-napoli

Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non le impegna!

Umberto Napolitano

Pupi e marionette

dicembre 19, 2008

pupi-e-marionetteA tutte le ore, dai palcoscenici dei più importanti network televisivi, va in onda lo spettacolo deprimente di una politica sempre più allo sbando e alla ricerca disperata di se stessa e  di una propria, sempre meno credibile, collocazione.

Si comincia poco dopo l’alba con Omnibus su La7 per terminare, a notte fonda con i vari Anno Zero, Matrix e Porta a Porta.

I fatti che vengono analizzati variano di giorno in giorno, ma gli interpreti e il pubblico sono sempre gli stessi: politici irascibili, stupiti,persi…e noi, persi, stupiti ed… incazzati!

Scusate il termine, non è nel mio  stile e mai lo sarà, però rende l’idea!

E’ una carrellata frenetica; chi urla, chi si lamenta, chi si giustifica, chi fa la vittima, chi accusa, chi si difende, chi risponderà coi fatti e chi si rifugia sfoggiando sprazzi di kafkiana  cultura e noi… lì ad ascoltare, a cercare di capire, a provare a giustificare, a trovare una ragione…ma la ragione di chi ha torto non varrà mai tanto scempio!

Lo scempio della perdita di lucidità e di personalità di chi ci governa e, maggioranza e opposizione, lo scempio della perdita del nostro tempo che stiamo ad ascoltare inerti, mentre i nostri figli si drogano e si ubriacano, i nostri stipendi sono sempre più insufficienti con le esigenze sempre più eccessive, e la nostra dignità e credibilità sempre più a fondo…ma chi, mai, abbiamo  votato! ( e questo vale per tutti, senza distinzione di colori o appartenenza ).

Credo sia arrivato il momento di una pausa e di una attenta riflessione: i tempi sono quelli che sono, pieni di insidie e di delusioni all’orizzonte. Ma non possiamo arrenderci ed assistere impotenti alla nostra autodistruzione. Dobbiamo, invece, darci tutti una calmata...sì, tutti…a cominciare da noi per dare l’esempio agli altri e ai nostri politici. Quando li abbiamo eletti,con le nostre preferenze ad una coalizione o ad un partito, noi non abbiamo eletto delle entità, ma degli uomini fatti di carne e di ossa; con i loro pregi e con le loro debolezze. Forse non abbiamo scelto bene o forse loro partivano nel giusto e si sono modificati durante il percorso.

Il compito di tutti, ora, non è limitarsi a giudicare restando sulle proprie posizioni. Qui, abbiamo tutti torto  e ragione! Dobbiamo ricompattarci, dare il buon esempio. Spingere i nostri rappresentanti ad  avere l’umiltà di fare autocritica e pubblica ammenda, ad eliminare le scorie ed a riprendere il cammino che era stato programmato. Rimediare agli errori e ricominciare!

Forse i nostri figli non faranno a tempo a goderne i frutti, ma i loro…certamente sì! E, soprattutto, dobbiamo evitare che essi un giorno possano trovarsi nelle nostre stesse condizioni attuali, addebitando, a loro volta, l’origine dei propri fallimenti ad una generazione che li ha procreati, composta solo da pupi e marionette “.

Umberto Napolitano

 

Prete a bimbi: Babbo Natale non c’è!

dicembre 17, 2008

babbo-natale-3 Tra le notizie nascoste, o meglio, che passano quasi inosservate, ne ho notata una a pagina 125 del televideo di Mediaset che mi ha dato l’occasione di soffermarmi e  di meditare, perplesso, come spesso mi capita in occasioni simili.

Un anziano parroco  di Garlasco, non considerando il fatto che in chiesa fossero presenti molti bambini, ha basato la sua omelia domenicale su un tema molto antico: l’esistenza di Babbo Natale è solo una favola, non esiste e non è mai esistito!

Chiaramente i bambini ci sono rimasti molto male e, fra le lacrime, hanno assalito i genitori con un infinità di domande, alla ricerca di conferme che rinnegassero in qualche modo quanto affermato dall’incauto curato.  E ai genitori?…non è rimasto che rassicurare i pargoli e reclamare furibondi.

Devo ammettere che mi è venuto subito in mente l’articolo dell’amico Michael Gray, pubblicato da Famiglie d’Italia il 7 dicembre ed intitolato ” Il licenziamento di Babbo Natale “.

Non me la sento di giudicare severamente il ” povero ” parroco, il cui unico torto è quello di cercare di portare a termine nel modo migliore il proprio compito, cioè quello di promulgare la parola di Dio ed i suoi comandamenti, ma un appunto, da destinatario dei messaggi e da convinto credente, mi sento obbligato a fare ed a sottolineare:

” Per un genitore, in una società che avvolge le famiglie in una tetra cappa di smog mediatico carico di notizie negative, aberranti ed avvilenti, il compito di confrontarsi con i propri figli, specialmente nell’età adolescenziale, è sempre più arduo e complicato. Da tale realtà è così difficile difendersi, che se uccidiamo anche i sogni, ci esponiamo inermi alle inequivocabili conseguenze. Dio è amore e tutto ciò che esprime amore, da Gesù Bambino a Babbo Natale, Lo rappresenta degnamente ed aiuta a crescere meglio: ogni età ha i suoi tempi, per cui lasciamo ai bambini la possibilità di credere nelle favole, almeno… fiché la vita loro lo concede. “

Umberto Napolitano

Cos’è la dignità…

dicembre 3, 2008

dignita Alcune sere fa mi sono perso davanti al televisore seguendo la trasmissione L’Infedele, condotta da Gad Lerner. Sorvolando sull’argomento del dibattito, la mia attenzione si è soffermata su due invitati: una casalinga in pensione ed un clochard, suo malgrado.

Ho seguito le loro storie che, purtroppo, come la maggior parte delle storie attuali, raccontano di una vita di lavoro e di speranze e, alla fine, di magri risultati ottenuti: la casalinga si ritrova ad affrontare gli ultimi anni del suo percorso con una pensione che non le permette di sopravvivere  senza l’intervento esterno dell’aiuto dei figli; il clochard, suo malgrado,  da imprenditore affermato si ritrova, per una serie di eventi negativi, in mezzo ad una strada, assistito da  istituti e mense di fortuna, con tre euro in tasca a settimana per sostenersi. Entrambi, chi in un modo chi nell’altro, hanno esternato la loro delusione ed il loro dissenso sui vari argomenti affrontati: su un fatto, però, hanno concordato quando hanno dovuto commentare l’arrivo della social card e dei 40 euro in più al mese per pensionati e famiglie povere, fornendo delle risposte e delle interpretazioni che mi hanno lasciato, un po’ perplesso, ad una lunga meditazione dello spirito e ad una attenta riflessione della mente.

La casalinga ed il clochard, per motivi differenti, pur essendo l’una povera e l’altro poverissimo, non rientravano nella categoria di chi può usufruire del beneficio di tale iniziativa governativa, ma entrambi, in ogni caso, l’avrebbero rifiutata. Infatti, sia l’una sia l’altro si sarebbero vergognati di presentarla alla cassa del supermarket, per non ammettere o far sapere ai cassieri ed ai clienti in coda, del loro stato di povertà: la loro dignità non avrebbe potuto permetterlo!

povertaEd alla parola dignità mi sono soffermato: dignità è sentimento nel considerare importante il proprio valore morale, la propria onorabilità, tutelandone la salvaguardia e la conservazione. Ma è anche autostima delle proprie capacità e della propria identità.

Se io accetto per necessità l’aiuto dei figli che ho cresciuto con amore e sacrifici o l’assistenza e il sussidio di 3 euro settimanali  da parte di uno Stato che ho alimentato in periodi positivi, e di tutto questo, pur soffrendone, non mi vergogno e lo racconto in uno studio televisivo… perché devo sentirmi umiliato nel presentare una social card che mi spetta per ugual diritto?… solo perché gli altri non devono sapere?

Se in una società che si sta impoverendo mi ritrovo ad annoverarmi nel numero degli indigenti non significa che io sia un fallito da guardare con disprezzo e compassione: ho lavorato e non ho rubato, forse sono stato solo sfortunato, ma questo non è un peccato.

Secondo me, e lo dico con umiltà e con l’intenzione di non offendere nessuno, sono altre le cose di cui è doveroso vergognarsi: la disonestà, l’assenteismo, la mancanza di impegno sociale e di solidarietà, e… chi più ne ha ne aggiunga. E questo, per rispetto  verso  tutti  coloro che quei pur pochi e miserevoli 40 euro, anche se i nostri  politici potevano inventarsi  un sistema meno eclatante per distribuirli,  vorrebbero poterli utilizzare, ma che non possono per cavilli e regole  assurde e complicate.

Io non penso che occorra calarsi le braghe di fronte alle difficoltà o sorridere, come a significare ” e chi se ne frega, è normale così “, mentre si chiede l’aiuto degli altri, come si potrebbe erroneamente dedurre dalle immagini riportate a fianco, penso, invece, che bisogna arrabbiarsi e reagire, ma nella misura giusta, senza mai perdere di vista la realtà e l’opinione di colui con cui ci rapportiamo e confrontiamo.

L’associazione Famiglie d’Italia e questo blog sono nati per far incontrare ed aggregare persone che non si accontentano, come già affermato, di essere solo comparse, a volte violente e a volte assenti, di un progetto sociale scritto e diretto soltanto dagli altri, ma che pretendono, invece, e si impegnano a diventare soggetti attivi di un disegno più grande, da realizzare tutti insieme, con una esternazione della dignità nella consapevolezza della propria autostima ed identità, donando ai politici che ci governano le nostre riflessioni critiche e costruttive e, soprattutto, fornendo proposte chiare nella esposizione della consistenza reale delle nostre esigenze, di qualsiasi natura esse siano.

Detto da uno è un sogno, realizzato da tanti è una realtà!

Umberto Napolitano

 

COS’E’ UNA FAMIGLIA

novembre 11, 2008

famigliaScritto da: UMBERTO NAPOLITANO 

Nella cultura occidentale, una famiglia viene definita come “ un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei o legali, come il matrimonio o l’adozione “, la cui funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia da un punto di vista socio culturale.

La Costituzione italiana, riconoscendo e definendo la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, ne riconosce altresì i diritti.

Il codice civile dedica alla famiglia il primo libro, “ Delle persone e delle famiglie “, disciplinandone i rapporti familiari in genere e, cioè, parentela e affinità, rapporti personali fra coniugi, rapporti patrimoniali nella famiglia, filiazione, rapporti tra genitori e figli, separazione e divorzio.

 

Non vorremmo dire delle eresie, ma in quanto sopra affermato manca un elemento importante ed essenziale: un accenno, un riferimento a un qualcosa che regoli direttamente anche i rapporti fra la Famiglia e lo Stato. Lo Stato si pone solo in una posizione di “ garante “ nell’applicazione delle regole che Esso stesso ha creato per la tutela dei diritti derivanti.

Certo, lo Stato è rappresentato da politici che noi abbiamo eletto, a loro volta facenti parte di nuclei familiari, che, a seconda del partito o corrente a cui appartengono al momento e delle ideologie che professano, deliberano a favore di cittadini non eletti.

Però, negli equilibri della politica moderna, a volte bastano pochi voti per far prevalere un partito o un gruppo sull’altro, per cui capita spesso che una grossa fetta di cittadini venga rappresentata da un opposizione più protestataria che concludente.

In alcuni Paesi d’Europa si è adottata la soluzione di governi a maggioranza allargata non solo per le grandi riforme, ma anche e, soprattutto, per il normale legiferare, vedi la Germania: in Italia non è così e noi, di Famiglie d’Italia, non ci sentiamo sereni e totalmente rappresentati, governino le sinistre oppure le destre.

 

La nostra associazione è nata spontaneamente non con l’intento di voler formare un partito, quelli che ci sono bastano e ci rappresentano ampiamente, ma con il desiderio di riassumere la voce e le esigenze di tutti e di aprire un filo diretto e trasversale con  lo Stato e i suoi rappresentanti per suggerire le nostre necessità più urgenti, perché  la famiglia non è soltanto un gruppo di persone affiliate da legami consanguinei e legali… è molto di più! E’ un insieme di anime e di cuori, di energie pensanti ed agenti, di amore e di spiritualità, che sono il motore di una Nazione, in proiezione di un Continente e del Mondo intero. “