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Vogliamo dei contadini laureati

marzo 24, 2015

foto di Umberto Napolitano.Ieri pomeriggio a Firenze, nella Sala delle Feste del Consiglio Regionale Toscano, si è tenuto un convegno di presentazione del prossimo FloraFirenze 2015, rappresentato dal Direttore Artistico Chicco Pastorino e di EnoAgriArt Italia, quale partner dell’evento, rappresentata dal Presidente dell’Accademia delle Imprese Europea Giuseppe Ariobazzani; convegno che ha avuto come moderatore il prof. Silvio Calzolari, noto orientalista e storico delle religioni. Il sottoscritto ha partecipato come relatore nella veste di Ambasciatore nel Mondo delle Eccellenze Territoriali del Made in Italy, nomina recentemente attribuitami dall’Accademia delle Imprese Europea. Nella foto, in un momento del convegno, sono ritratto con il mio braccio destro nella promozione internazionale e vice Ambasciatore Sergio Gao Shuai, il quale, a sua volta, ha relazionato sul tema ” Arte e cultura dell’alimentazione “.  ” Vogliamo dei contadini laureati ” è stato, invece, il tema del mio intervento, del quale riporto sotto l’intero testo.

Vogliamo dei contadini laureati

” Come artista ho iniziato cantando la protesta giovanile a fine anni ‘60, e poi l’amore negli anni 80. La mia storia la si può trovare su Google. A inizio anni ’90, però, ho deciso di dare una svolta alla mia vita, di appendere all’attaccapanni la chitarra e corde vocali, ed occuparmi di più della famiglia e del mondo reale in cui mi muovevo.

Ed ecco che subito il panorama italico mi è apparso preoccupante e depressivo per via della crisi che stava già cominciando ad affacciarsi per mancanza di lavoro e, conseguentemente, di risorse.  Mi sono adoperato alla ricerca di strumenti che offrissero nuove possibilità di sbocco. Mi sono chiesto i motivi principali di tanto disfacimento e, tra le varie cause, ho individuato uno dei grandi errori fatti nel progetto Italia proiettato verso gli anni 3000,  ovvero quello di aver creato una Nazione di dottori e avvocati, ingegneri, economisti, etc, con tutto il rispetto dovuto alle nobili professioni, ma mettendo completamente da parte una delle scienze che più hanno contribuito a formare ed a far crescere la nostra Italia nel passato non troppo remoto, quella che io amo definire ” la scienza  del lavoro manuale “, costringendo i contadini che non potevano reggere la concorrenza della globalizzazione, ad abbandonare i campi e a  sopravvivere stentatamente.

Per fortuna, però, ultimamente alcune notizie positive stanno arrivando preannunciando un cambio di tendenza: molti italiani, specialmente i giovani, si stanno riappropriando, per necessità, di questa scienza che avevano dimenticato o lasciato troppo frettolosamente a disposizione soprattutto dei lavoratori extracomunitari. Io, anzi, noi siamo convinti che dal ritorno ai lavori manuali, specialmente quelli più vicini ai frutti che può darci madre terra, riprenderà il nostro cammino e la possibilità di ritornare a volare con le proprie ali, per cui, con dei collaboratori appropriati, sto preparando delle proposte con progetti abbinati, convinto che  dall’ Agricoltura si possano ottenere le risorse per salvare l’economia “, quindi dalla terra la speranza di riscatto di una società disattenta e trasandata per la mancanza di lavoro e di prospettive a causa, appunto, delle politiche sbagliate precedenti.

Il mio incontro con l’ Accademia delle Imprese Europea, è arrivato nel momento  appropriato e i nostri progetti si sono immediatamente fusi, avendo alla base la stessa filosofia e la necessità di evidenziare “ Qualità e Tracciabilità “ come cultura a difesa proprio della filiera Agroalimentare Made in Italy, in modo da proporci a noi ed al mondo intero nel modo migliore e pulito, in pieno rispetto dell’Ambiente. Ma di questo meglio vi parlerà il presidente Giuseppe Ariobazzani.

IN CONCLUSIONE, INTENDO RIBADIRE CHE IN UNA NAZIONE IN DIFFICOLTA’, CON I GIOVANI IN CERCA DI LAVORO, CON 10 MILIONI DI FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’, RASENTANTE LA POVERTA’, LA TERRA è L’ UNICA VERA FONTE DI SALVEZZA, INSIEME ALLA SUA STORIA ED ALLE SUE TRADIZIONI, E TORNARE ALLA TERRA NON SIGNIFICA ESSERE IGNORANTI O RIGETTARE QUANTO SI E’ STUDIATO, ANZI, MI VERREBBE VOGLIA DI LANCIARE LO SLOGAN

“ VOGLIAMO DEI CONTADINI LAUREATI “

per cui ora dobbiamo solo  rimboccarci le maniche e impegnarci tutti di più e meglio, per fare in modo di consegnare ai nostri figli e nipoti un futuro con più certezze , meno stress e stenti, in un ambiente migliore di come ultimamente lo abbiamo reso. “

Umberto Napolitano

famigli d'italia

Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare Made in Italy, attraverso nuovi mezzi di comunicazione.

ottobre 24, 2012

Grande successo a Milano del Convegno su Qualita’ e Tracciabilita’ della filiera Agroalimentare Made in Italy, tenutosi venerdi’ presso l’Aula Magna della Facolta’ di Agraria dell’Universita’. Riportiamo di seguito l’intervento integrale del Segretario Generale di FederFauna Massimiliano Filippi, dal titolo: “La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare ”Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.”

La Cultura come arma di difesa dell’Agroalimentare “Made in Italy” attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Perche’ il cane, che da noi e’ considerato un animale d’affezione, in diversi Paesi del Mondo, soprattutto in Asia Orientale e in Oceania, e’ invece consumato come alimento e addirittura allevato appositamente per la macellazione? Perche’ nell’Ebraismo e nell’Islam si osserva la prescrizione di non mangiare carne di maiale, che e’ da noi tra le piu’ consumate? Perche’ in India i bovini vengono considerati animali sacri e gli indiani hanno sviluppato una certa fantasia nel cucinare carni che in Occidente sono molto meno diffuse e presentano una minore varietà di ricette?

Tali scelte, gli usi e i costumi dei Popoli sono dettati dalle diverse Culture, ovvero da quel bagaglio di conoscenze, tradizioni, saperi e pratiche acquisite, ritenute da ciascun Popolo fondamentali, tanto da venir trasmesse di generazione in generazione.

La Cultura nasce da un processo di sedimentazione dell’insieme di tutti questi fattori, inclusi quelli ambientali e climatici e cio’ sta a significare che la Cultura non e’ statica, ne’ riducibile alla dimensione biologica dell’Uomo, ma che si arricchisce di elementi e si evolve con l’Uomo, andando a rappresentare la totalita’ dell’ambiente sociale e fisico che e’ opera dell’Uomo.

In poche parole: noi dipendiamo dalla nostra Cultura, ma la nostra Cultura dipende da noi. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere quali conoscenze, tradizioni, saperi, pratiche, siano degne di essere diffuse e tramandate alle generazioni future. Siamo noi che abbiamo il potere di decidere attraverso quali mezzi diffonderle e tramandarle.

E ovviamente bisogna, come diceva Luigi Einaudi: “conoscere per deliberare”. “E’ un cane che si morde la coda” aggiungo io.

Non possiamo permetterci che riguardo al sistema Agroalimentare “Made in Italy” si creino sacche di ignoranza, intesa come non conoscenza della realta’ o scostamento tra la realta’ ed una percezione errata della stessa.

Per Sistema Agroalimentare intendo l’insieme di tutti i settori dell’economia coinvolti nella produzione e distribuzione di prodotti alimentari, dall’Agricoltura, all’Industria che le fornisce i mezzi tecnici, all’Industria della trasformazione dei prodotti, al Settore del commercio e della distribuzione degli alimenti.

Non solo perche’ ne va della stessa sopravvivenza di tale sistema, ma anche per una questione di utilita’ Sociale: per garantire a tutti di poter operare scelte realmente consapevoli.

Non solo “gli ignoranti non possono non odiare, e temere insieme, coloro che si occupano delle cose ch’essi non capiscono”, come disse lo  scrittore e commediografo britannico William Somerset Maugham, scomparso nel 1965, ma come ha osservato piu’ recentemente l’attore statunitense Tom Hanks, “viviamo in una societa’ dove nessuna legge proibisce di guadagnare denaro diffondendo ignoranza o, in qualche caso, stupidita’”.

E’ il caso ad esempio delle produzioni zootecniche, oggi in alcuni casi minacciate addirittura di piu’ dalla propaganda e dalle azioni degli animalisti che non  dello stato di crisi economica in cui versa l’Italia e che ha coinvolto tutti i settori, compreso quello alimentare.

Venerdi’ 28 mi trovavo a Montirone in Provincia di Brescia, ospite di un’azienda agricola che alleva visoni che quel giorno partecipava ad un’ottima iniziativa organizzata dall’AIAV, l’associazione italiana degli allevatori di visone: un Open Day per consentire ai Cittadini di entrare a visitare gli allevamenti e vedere con i propri occhi com’e’ condotta l’attivita’ e come vivono gli animali. Voi non avete idea di quanta gente sia rimasta sorpresa di vedere animali belli, ben tenuti ed in perfetta salute! Alcune persone sono uscite quasi deluse perche’ si aspettavano di vedere immagini da film horror, tante altre soddisfatte e rassicurate dall’aver constatato di persona che acquistare ed indossare una pelliccia prodotta in Italia, oltre a offrire garanzie sulla qualita’ del prodotto, offre anche una garanzia di tutela del benessere animale. E’ rimasto positivamente sorpreso e impressionato anche il Sindaco del Paese che pochi mesi prima, dietro pressione degli animalisti, aveva emesso un’ordinanza di chiusura di quell’allevamento (poi sospesa dal Tar). Prima di allora, lui un allevamento non lo aveva mai visto, e quella sua sacca di ignoranza era stata colmata dalle falsita’ diffuse da una lobby, quella animalista, che ha interessi ben diversi da quello propagandato di difendere gli animali.

Ovvio quindi che per evitare che qualcuno pensi che le vacche siano costrette “a continui stupri e a continui parti” per produrre il latte, come ho sentito sostenere alcuni esponenti di quell’ideologia, o che l’allevamento realmente sottragga cibo alle popolazioni povere del Pianeta (provino loro, questi vegani, a mangiare quello che mangia un bovino), o ancora, magari, che il pollo nasca direttamente nel cellophane al supermercato, dobbiamo diffondere un’informazione corretta, percio’ conoscenza e quindi Cultura.

Stessa cosa dicasi per evitare che qualcuno pensi che la “Fiorentina” sia semplicemente una bistecca tagliata spessa e non un preciso taglio comprensivo dell’osso dalla lombata del vitellone di razza Chianina, o che il “Chianti” sia un vino californiano, oppure che non vi sia alcuna differenza tra una “Mozzarella di Bufala Campana” e la mozzarella blu di cui hanno tanto parlato i media poco tempo fa.

A riguardo e’ da notare che in tutto il Mondo vengono vendute montagne di prodotti alimentari presentati con slogan, nomi, bandiere, immagini, richiami di qualsiasi tipo all’Italia, che spesso non hanno nulla a che fare con l’Italia. Gia’ nel 2009 la Coldiretti aveva stimato in oltre 50 miliardi di euro il mercato mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy.

In altre parole, se una maggior conoscenza anche a livello internazionale della realta’ sulle produzioni agroalimentari italiane inducesse nei consumatori scelte tali da determinare il progressivo stop alla contraffazione, che e’ causa di danni economici ma anche di immagine, le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero quadruplicare.

Non mi pare poco, operando solo in ambito culturale, senza pensare a leggi che comunque sarebbero ben difficili da far adottare ed ancor più difficili da far rispettare!…

La Cultura pertanto risulta essere l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Come qualsiasi arma pero’, deve essere usata ed usata nel modo giusto. Oggi ad esempio vi e’ la tendenza a considerare “persone colte” o addirittura “uomini di Cultura” coloro che hanno letto tanti libri, ritenendo erroneamente che la Cultura sia sinonimo di “conoscenza di quanto scritto sui libri”, mentre in Societa’ come la nostra oramai la Cultura non si identifica esclusivamente con le tradizioni scritte, ma con le nuove tecnologie multimediali come ipertesti, e-book, immagini e suoni, e anche per questo i grandi mezzi di comunicazione sono responsabili della Cultura di massa.

E’ indubbio che internet abbia cambiato non solo il modo di comunicare, ma anche quello di informarsi. Solo qualche anno fa, per condurre una ricerca o semplicemente per conoscere il significato di una parola, avremmo iniziato a scartabellare i volumi dell’enciclopedia ber riposta sullo scaffale in salotto o al massimo ci saremmo recati in biblioteca; oggi accendiamo il PC e in un “clic” consultiamo Wikipedia. Probabilmente sui libri non avremmo trovato nemmeno la parola “clic”. La stessa cosa vale per le notizie, siano esse di cronaca, di politica, di economia o di costume, che sempre più spesso leggiamo online anziche’ sui quotidiani cartacei.

L’uso di internet infatti e’ esploso ed e’ in continua espansione, anche perche’ rispetto alla stampa o a radio e televisione, consente una reciprocita’ in cui la fonte e l’utente possono interagire e tutti possono contribuire all’informazione di tutti: in Internet e’ presente tutto, sempre, e’ alla portata di tutti e tutti possono contribuirvi.

In internet si esprimono opinioni, si discute e ci si confronta attraverso i social network, in internet si incontrano produttori e consumatori dei prodotti più disparati attraverso l’e-commerce.

Diventa cosi’ piuttosto facile veicolare qualsiasi informazione anche non presentandola espressamente come tale, e anche se in internet l’informazione sfugge molto di piu’ al controllo dei poteri piu’ o meno forti rispetto che in altri mezzi di comunicazione, tant’e’  che sulla rete circolano molti contenuti censurati altrove, questo non significa che essa sia totalmente priva di controllo. Infatti e’ la stessa liberta’ di contribuire all’informazione che offre internet, che si rivela talvolta un’arma a doppio taglio. Ad esempio, una stessa informazione puo’ venire distorta, oppure ripresa e riciclata all’infinito, creando la falsa sensazione di una “abbondanza” che puo’ essere facilmente scambiata per conferma della sua veridicita’, anche nel caso vera non sia.

A quel punto l’informazione puo’ divenire disinformazione, ed e’ per questo che poc’anzi ho detto che le armi bisogna saper usarle.

Per fare un esempio concreto di uso efficace di internet come mezzo di disinformazione tornero’ a parlare degli animalisti citati prima. Fateci caso: quando navighiamo in internet generalmente non ci soffermiamo mai troppo tempo su una pagina, quantomeno non tanto tempo quanto ci soffermiamo su quella di un libro o di un giornale cartaceo, tant’e’ che le stesse testate giornalistiche normalmente pubblicano on line un riassunto di cio’ che pubblicano sul cartaceo. Cio’ dimostra che la comunicazione su internet deve essere veloce: meglio slogan ed immagini ad impatto. Ecco che gli animalisti, che internet sanno usarlo bene, adottano in genere una propaganda che consiste esclusivamente in slogan e parole ingannevoli ed immagini magari non pertinenti o addirittura false, ma ad elevato impatto emotivo.  L’osservatore e’ indotto a considerare tali immagini come indubitabile realta’ e rappresentative di un settore che magari non c’entra nulla. Oppure gli stessi ripetono il medesimo concetto, magari con parole molto semplici, talmente tante volte da farlo apparire vero anche quando non lo e’, solo perche’ falsamente appare largamente condiviso. Altra tecnica e’ quella di citare spesso fonti, magari roboanti, che poco importa se in realta’ siano inesistenti o le abbia scritte la nonna, tanto in molti casi cio’ che appare conta di piu’ di cio’ che e’. Talvolta basta poco ad offuscare la ragione. E in internet il danno puo’ essere facilmente ingigantito perche’ internet consente l’isolamento ed una realta’ virtuale dove chiunque pur di appartenere a un gruppo sposa delle tesi, oppure pur di sentirsi una persona saccente all’interno di un gruppo, diffonde tali tesi che ha assunto usando male gli strumenti di internet per documentarsi.

Ma ovviamente questo non e’ il nostro caso: noi vendiamo emozioni che nascono dalla realta’, da tutti i cinque sensi, emozioni che si possono toccare, e anche mangiare! Noi rispetto a loro partiamo avvantaggiati: non abbiamo bisogno di fare disinformazione, ci basta fare una corretta informazione su cio’ che e’ vero e oggettivamente constatabile da chiunque. Ecco che i nuovi mezzi di comunicazione, compreso l’e-commerce che viene presentato qui oggi, se impariamo ad usarli bene, possono diventare un eccezionale veicolo per rilanciare e potenziare le nostre eccellenze, un’arma per fare informazione e produrre Cultura, l’arma piu’ efficace per difendere l’Agroalimentare Made in Italy!

Massimiliano Filippi

Famiglie                        d’Italia