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Raffreddore da fieno: aiuto! ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 22, 2013

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E sì, è proprio il caso di dire ” Aiuto, è in arrivo il raffreddore da fieno! “. Per molti inizia il calvario primaverile che come una cambiale puntualmente scade e passa all’incasso. Occhi arrossati e naso gocciolante e un’infinità di etcì etcì… salute! Oppure, pillole varie e sonnolenza quotidiana assicurata, a meno che non ci si sia prima vaccinati in tempo, vaccini che però non con tutti hanno sempre a stessa efficacia. A me, per esempio, nel lungo periodo in cui sono stato ” infestato ” fin da ragazzino, erano talmente tante le fonti di allergie alle quali ero soggetto che ogni prevenzione poco funzionava. Per fortuna, come è arrivato, ad un certo punto della mia vita, avvicinandomi alla cinquantina, il maledetto raffreddore è sparito improvvisamente… ma che calvario fino ad allora!

Oggi, navigando su Google, la mia attenzione si è soffermata su un post molto interessante proposto da GreenMe.it e, che a mia volta, vi ripropongo pari pari, certo di farvi cosa gradita.

Alimenti e pollini: boom di allergie. Ma le api fanno da sentinelle

Non solo pollini. Anche gli alimenti contribuiscono ad incrementare le più comuni manifestazioni allergiche di questo periodo. È la cosiddetta SOA, la Sindrome Orale Allergica, la principale manifestazione da reattività incrociata tra pollini e alimenti.

In Italia a soffrirne è una percentuale di allergici ai pollini che va dal 47 al 70%. Si tratta soprattutto di adulti, meno frequentemente coinvolge anche i bambini perché la prevalenza aumenta con l’età.

Quali sono gli elementi che associati ai pollini provocano la Soa? Putroppo si tratta di cibi che fanno parte della dieta quotidiana, come frutta e verdura fresca che scatenano i sintomi soprattutto se consumati crudi. Ed ecco quali sono le associazioni più fastidiose:

  • pollini di Graminacee e pomodoro, frumento, kiwi, melone, anguria, arancia;
  • pollini di Urticacee (come la Parietaria) e basilico, piselli, ciliegie;
  • pollini di Composite e sedano, prezzemolo, camomilla, melone, anguria, mela, banana, lattuga;
  • pollini di Betulaceae e mela, pera, albicocca, carota, finocchio e noce.

È quanto emerso oggi a Como, nel corso del convegno “Non solo pollinosi. Pollini e alimenti: la sindrome orale allergica” organizzato, in occasione della VII Giornata Nazionale del Polline dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA), insieme all’Ispra, alla Fondazione Minoprio e alla Federazione Italiana delle Associazioni di Sostegno ai Malati Asmatici e Allergici.

Lo studio ha dedicato un’ampia parte al miele e alle api, le sentille dell’inquinamento e della sicurezza alimentare. In questo senso, esse consentono di effettuare valutazioni sulla qualità dell’ambiente in cui vivono. Attraverso fenomeni di bio-accumulo, scomparsa e mortalità, le api assorbono le sostanze presenti ad esempio nei pollini durante l’impollinazione. Spesso nel loro corpo sono state trovati contaminanti ambientali quali metalli pesanti (Piombo, Cadmio, Cromo, Mercurio, Nichel, Rame e Zinco), radionuclidi gamma emittenti, microinquinanti organici (diossine, furani), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili (PCB), pesticidi (insetticidi, fungicidi, erbicidi e battericidi), microrganismi patogeni (batteri, funghi e virus).

Animali preziosi, purtroppo poco tutelati visto che di recente la proposta di abolire per due anni l’impiego di pesticidi neonicotinoidi, che minacciare la sopravvivenza delle api, non ha ricevuto la piena approvazione dei paesi membri dell’Ue.

Intanto, dice l’Agenzia europea dell’ambiente che negli ultimi 20 anni è scomparso il 60% delle farfalle mentre un quarto degli insetti è a rischio estinzione.

by Francesca Mancuso ( fonte: GreenMe.it )

 

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Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Rifiuti elettronici e pasta con carboidrati a zero calorie ( Estate Ecologica News )

agosto 1, 2012

Rifiuti elettronici: Nuova normativa europea. Dal 2014 obbligo di ritiro nei grandi negozi. ( 1 contro 0 )

Rifiuti elettronici. Lo scorso 24 luglio è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea la nuova Direttiva sui Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), che andrà ad arricchire la legislazione comunitaria in materia. La principale novità riguarda il fatto che i grandi esercizi commerciali avranno l’obbligo di ritirare gratuitamente i piccoli elettrodomestici anche senza l’acquisto di un prodotto nuovo equivalente.

L’uno contro uno, valido dal 2010, il 14 febbraio 2014 (data in cui la direttiva dovrà essere recepita dai singoli stati) lascerà il posto al ritiro senza condizioni dei vecchi elettrodomestici da parte dei negozianti, l’uno contro zero che riguarderà però i rifiuti elettronici di piccole dimensioni. Infatti, mentre la precedente direttiva obbligava i commercianti a ritirare gratuitamente un dispositivo elettronico per ogni acquisto effettuato dal cliente, tra qualche anno non sarà più così.

Da cosa nasce tale revisione della normativa vigente? Semplice. Entro il 2016 dovranno essere raccolte 45 tonnellate di RAEE ogni 100 tonnellate di nuovi apparecchi elettronici immessi sul mercato. E dal 2019 tale cifra salirà a 65 tonnellate. E in Italia? Il nostro paese dovrà passare da una media pro-capite attuale di circa 4,2 kg per abitante a circa 7,5 kg per abitante nel 2016 e a 10 kg/abitante nel 2019.

Scopo della Direttiva comunitaria è quello del corretto smaltimento dei RAEE con la conseguente riduzione della presenza di sostanze pericolose tra cui il mercurio, il cadmio, il piombo, il cromo esavalente, i difenili policlorurati (PCB) e altre sostanze che riducono lo strato di ozono. Nonostante l’impegno dell’Ue, questi veleni sono ancora presenti in quantità troppo elevate e potenzialmente dannose per la nostra salute, anche a causa delle differenti politiche di riciclaggio tra i vari stati. Da qui la necessità di stringere ancora la cinghia.

Per questo la nuova direttiva punta anche alla prevenzione della produzione di RAEE e attraverso il loro riutilizzo, riciclaggio e altre forme di recupero, alla riduzione del volume dei rifiuti da smaltire. Senza contare che il recupero di alcuni materiali presenti nei rifiuti elettronici costituiscono una vera fonte di ricchezza. Un recente studio del Solving the E-waste Problem ha evidenziato che i rifiuti elettronici valgono più dell’oro.

Oggi è stato fatto un altro passo avanti per rendere più efficiente il sistema di recupero e riciclo dei RAEE“, ha detto Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia. “Nella stesura finale la nuova direttiva apporta alcune novità rilevanti, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi di raccolta. Tra quattro anni, infatti, in Italia dovremo raccogliere il 45% delle apparecchiature immesse sul mercato, target che sale al 65% calcolato sui tre anni precedenti o in alternativa l’85% sul totale dei RAEE generati dalle famiglie italiane”.

Conclude: “Ci auguriamo che, partendo da quanto è già stato fatto oggi, queste innovazioni siano di forte impulso per dare una svolta decisiva alla raccolta e al riciclo dei rifiuti tecnologici in Italia. Ritengo che i nuovi, importanti obiettivi siano alla portata del nostro Paese ma sarà necessario lavorare in modo sinergico con tutti i principali soggetti della filiera RAEE“.

Francesca Mancuso ( fonte:greenMe.it )

 

Pasta shirataki: carboidrati a zero calorie

È opinione comune quando si è a dieta, eliminare i carboidrati dalla nostra alimentazione quotidiana. Certo, non è mai facile restare lontani dalla pasta, soprattutto per i più affezionati.

La soluzione arriva dal Giappone e si chiama pasta shirataki, una pasta dietetica che abbassa i livelli di zuccheri nel sangue.

La normale pasta di grano, infatti, tende a far salire la glicemia nel sangue, provocando in molti casi degli scompensi. Con la pasta shirataki questo problema non si pone, essendo una pasta povera di carboidrati, che non contiene glutine né calorie ed è ricca di fibre. I pochi carboidrati della pasta shirataki, poi, non sono una minaccia per la nostra linea perché solo una piccola quantità di essi viene digerita.

Le tagliatelle shirataki sono prodotte partendo dalla radice della pianta amorphophallus Konjac, presente in diverse parti dell’Asia. La caratteristica principale di questa pianta è la glucomanna, una fibra che ha un ruolo attivo nel controllo del colesterolo e del glucosio nel sangue. Ma soprattutto favorisce la perdita di peso.

A confermarlo sono stati alcuni ricercatori tailandesi, sostenendo che anche un solo grammo di glucomanna diminuirebbe di molto l’assorbimento di glucosio nel sangue dopo aver mangiato carboidrati. Un’altra novità della pasta shirataki è che può essere consumata appena tolta dalla confezione dopo essere stata sciacquata bene. Le tagliatelle shirataki si trovano in due diverse varietà: tofu e yam, che possono essere condite a proprio piacimento.

Provate a cucinare le tagliatelle saltandole in padella, con il vostro sugo preferito o secondo le tipiche ricette asiatiche per mangiare qualcosa di diverso. Gusto e qualità sono garantiti.

Curiosi di assaggiare la nuova pasta shirataki? Provate a cercarla nei negozi biologici e riprendete a fare scorta di carboidrati ma…a calorie zero!

( fonte: Arturo )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

Dormire bene tiene lontano l’Alzheimer

febbraio 20, 2012

Famiglie d’Italia è sempre vigile e pronta ad offrirvi informazioni utili alla salute. Oggi vi propone uno studio della Washington University School of Medicine St. Louis sulle conseguenze negative di un dormire disordinato sullo sviluppo della malattia dell’Alzheimer, studio proposto da un post a firma Francesca Mancuso e pubblicato da NextMe

Alzheimer: dormire bene aiuta a prevenirlo

Il sonno fa bene alla salute e ci tiene lontani anche dall’Alzheimer. Ne sono certi gli scienziati della Washington University School of Medicine St. Louis, secondo i quali, dormire poco e male aumenta il rischio di sviluppare la malattia neurodegenerativa.

Essi hanno infatti scoperto che le persone con un sonno disturbato avevano un maggiore accumulo di placche amiloidi, ossia ammassi di proteine che sono un indicatore chiave del morbo di Alzheimer. Il team ha monitorato per 14 notti il sonno di 100 volontari sani di età compresa tra i 45 e 80. Metà di essi avevano una storia familiare di Alzheimer. Dagli esami è emerso che coloro che si svegliavano più di cinque volte all’ora avevano una maggiore probabilità di accumulo di placche amiloidi nel cervello, rispetto invece a quelli che non si erano svegliati.

Il dottor Yo-El Ju, autore principale dello studio, ha spiegato: “Un sonno turbato sembra essere associato all’accumulo di placche amiloidi, un marker distintivo della malattia di Alzheimer, nel cervello di persone senza problemi di memoria.

Sembra dunque che la perdita di sonno, o comunque un ritmo non regolare, possano influire nello sviluppo della malattia. Ma si tratta ancora di ipotesi da verificare ulteriormente. “Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare perché questo accada e se le modifiche del sonno possono predire il declino cognitivo” ha spiegato Ju. “L’associazione tra il sonno interrotto e placche amiloidi è interessante, ma le informazioni tratte da questo studio non sono ancora in grado di determinare un rapporto di causa-effetto”.

Gli autori dello studio, che presenteranno la ricerca presso l’incontro dell’American Academy of Neurology a New Orleans nel mese di aprile, hanno aggiunto che le loro scoperte potrebbero però fornire le basi per indagare se modificare il ritmo del sonno di una persona potrebbe rallentare o prevenire l’Alzheimer.

by Francesca Mancuso ( fonte NextMe )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia