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Buona domenica riflessiva… con un post inviatomi da un’amica di Facebook

settembre 18, 2011

Stamattina il nostro post domenicale cambia tipo di animale, nel senso che abbandona quelli umani dei giorni precedenti e sui quali mi è stato difficile trovare parole e giustificazioni a favore, per ricordare quanto di brutale invece avvenga quotidianamente nei confronti di tanti animali, domestici e non. Prendo in prestito un ” ragionamento ” pubblicato da una mia cara amica stamattina su Facebook  lo propongo alla vostra attenzione…. 

ANIMAL PEOPLE stima che 13-16 milioni di cani e 4 milioni di gatti sono macellati ogni anno per consumo alimentare umano in Asia, dal 2003.

 

“” Spesso si sente dire che i cinesi non amano gli animali.
Parlare di ” amore ” è sempre difficile ma, di sicuro, vedere i mercati di animali delle città del sud della Cina e sapere che nei piatti cinesi ci sono cadaveri di cani, e di gatti, a volte bolliti e scuoiati vivi e coscienti, porta alla conclusione istintiva che, decisamente, proprio non amino gli animali.

Anche in altre nazioni in Asia, in… Medio oriente, in America Latina esistono mercati di animali vivi, pronti per essere macellati e mangiati freschi dai clienti, che, di nuovo, smontano completamente la famosa, bellissima frase ” Se i macelli avessero le pareti di vetro, tutti sarebbero vegetariani “.

Qui è diverso, tutto è più nascosto, e i motivi sono tanti e diversi.
Forse la necessità di nascondere la brutalità dei macelli, o i metodi di produzione di una pelliccia, in alcune nazioni del mondo nasce anche dal fatto che si instaurano rapporti affettivi fra esseri umani e alcuni, più fortunati, animali definiti spesso ” animali d’affezione ” o, secondo la terminologia anglosassone, ” Pet animals “. O semplicemente ” pets “. Se si instaura il rapporto col “proprio” cane, forse si diventa più “empatici” verso tutti gli animali che, in qualche modo, assomigliano al “proprio”.
Ad esempio, negli USA, nazione di forti consumi carnei, la carne di cavallo, pet animal, è spesso considerata ” improponibile ” al pari della carne di cane.

O forse questa è solo una mia idea, forse solo un modo per cercare di capire come sia possibile amare più i cani dei maiali, più i gatti dei conigli, più i cavalli delle mucche. Per me è difficile capire da un punto di vista emotivo queste differenze e, se devo seguire un discorso razionale-scientifico, allora scopro che i maiali hanno una intelligenza più ” umana ” rispetto ai cani e, seguendo la logica specista, dovrebbero avere leggi a loro protezione migliori delle leggi a protezione del cane.

Ma la scienza non c’entra niente quando si parla di affetti, empatia, amore.

Spesso, il primo passo per smettere di mangiare animali – TUTTI gli animali, non solo i ” pets ” – è proprio questo: amare i propri animali. Il proprio gatto, il proprio cane. E fare un collegamento, semplice, ma non banale, non ovvio, non scontato: questi animali, che io amo, sono come gli altri, che io mangio. Per questo accade non di rado che chi fa volontariato in un rifugio per animali, o che si occupa di colonie di gatti liberi – quindi una persona che gli animali li ama veramente, che dedica loro tempo, energie, risorse – diventi vegetariano, o vegano. Altre volte non accade, non si fa il ” collegamento “.

Quali animali si ” amano ” e quali si ” mangiano ” è dunque, sempre solo una questione di abitudine. Non di ” cultura “, non voglio chiamare cultura lo sterminio di animali. Semplice abitudine.

Immaginate un terrificante allevamento e macello di maiali e cani; in Cina potreste vederlo, io l’ho visto. Un cinese in Italia potrà vedere un allevamento e macello di soli maiali. Un italiano, vedendo la macellazione dei cani, dirà che i cinesi non amano gli animali. Ma non rischiamo che un cinese, vedendo ammazzare i maiali, possa dire che gli italiani non sono affatto amanti degli animali, ma soltanto degli IPOCRITI, incomprensibili ipocriti? “”

 

La nostra amica non ha tutti i torti, in quanto non dovrebbero esistere animali di serie A o di serie B… ma purtroppo così va il mondo e non è facile sempre capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Qualche giorno fa, ad esempio, ho sentito la stessa Rita Dalla Chiesa, il cui sincero amore per i nostri amici a quattro zampe è ben noto a tutti, parlare a Forum, con serenità ed indicandolo come prodotto da preferire ad altri, dei cuscini imbottiti di piume d’oche  ” quasi ” le oche non soffrano ad essere spiumate, perché evidentemente lei non a conoscenza della cruda realtà ( Quanta sofferenza in un piumino d’oca « Famiglie d’Italia ), come invece da noi rappresentata in un post del 6 ottobre 2010.

L’ideale sarebbe proprio non uccidere nessun animale, usando la loro pelle al massimo dopo che questi sono morti in modo naturale, ma il mondo da che è mondo non va così. Io mi sto trasformando piano piano in vegetariano ricercando le proteine in altri prodotti ( come ad esempio il Muscolo di Grano ), ma queste sono scelte personali che non è facile trasmettere o imporre a tutti… Comunque ringrazio l’amica di Facebook che inviandomi i suoi ” ragionamenti ” mi ha permesso di offrire a questa domenica di settembre un tema di seria riflessione da condividere con gli amici che con affetto ed interesse ci seguono da tempo. Buona domenica a tutti.

introduzione e chiusura a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

Cani e gatti in casa contro le allergie dei nostri bambini ( Famiglie d’Italia news )

giugno 15, 2011

Quando mio figlio era piccolo, parecchi anni fa, mi ricordo che il pediatra venne a visitarlo a casa perché da giorni la febbre e la tosse parevano non dargli e darci tregua e che mia moglie gli chiese se non fosse a causa del gattino che avevamo appena comprato e che giocava e dormiva sempre con lui, dato che i due si scambiavano bacini e leccate a iosa. Con mio stupore il dottore ci disse di tenere per un po’ il micio lontano dal nostro pargolo finché almeno il raffreddore non si fosse calmato, per evitare che fosse il micio a subirne le conseguenze, prendendosi a sua volte quel raffreddore con problemi di lacrimazione agli occhi, etc. Vedendoci stupiti, il pediatra incalzò assicurandoci che proprio grazie alla vicinanza del gattino, quando il bambino fosse stato meglio, avrebbe contribuito ad innalzare  le sue autodifese con un maggior numero di anticorpi sviluppati, preservandolo da allergie future di qualsiasi tipo. Ebbene, il nostro pediatra indovinò proprio tutto. Il sottoscritto soffre ancora delle allergie primaverili che si porta dall’infanzia, ma nostro figlio non ne è stato mai nemmeno lontanamente sfiorato. E così dicasi di qualsiasi altra forma di patologia allergica…Comunque, il post che segue, servirà a chiarirci le idee ancor di più in materia. 

Allergie bambini: cani  e gatti in casa non aumentano il rischio, anzi byTanta Salute | Salute e Benessere

Allergi e e animali domestici, un binomio pericoloso  i bambini? Non proprio, anzi: secondo una ricerca recente, condotta da un gruppo di esperti statunitensi, vivere con un amico a quattro zampe, un cane o un gatto, fin dai primi anni di vita, non aumenta il rischio di sviluppare allergie, anzi. Via libera, quindi agli animali domestici, come fedeli alleati della crescita dei bambini, senza paura di “relazioni pericolose” con la comparsa di reazioni allergiche.

 Il team di ricercatori a stelle e strisce ha finalmente fatto chiarezza su questa possibile relazione controversa tra allergie nei bambini e animali domestici. Secondo i risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Clinical & Experimental Allergy e condotto da un gruppo di ricercatori del Department of Public Health Sciences dell’Henry Ford Hospital di Detroit, negli Stati Uniti, il rapporto di causalità non avrebbe basi scientifiche, anzi, sarebbe vero il contrario. La probabilità di sviluppare un’allergia ai cani o ai gatti potrebbe essere inversamente proporzionale alla quantità di tempo passato con gli amici a quattro zampe: più si frequentano, più il rischio diminuisce.
 
Gli studiosi d’oltreoceano hanno monitorato un gruppo di 565 bambini, da quando erano solo neonati fino al compimento del diciottesimo anno d’età, osservandone abitudini e caratteristiche, grazie al costante contatto con le famiglie dei piccoli coinvolti.
 
Se la fase della vita considerata più a rischio, per la comparsa dei fenomeni allergici è considerata quella della prima infanzia, del primo anno di vita, i ricercatori hanno constatato che i ragazzi cresciuti con un gatto o un cane, proprio nei loro primi dodici mesi di esistenza, hanno meno probabilità di soffrire di allergia. Il pericolo, per loro, è dimezzato.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia