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Rafael Correa: “L’esempio dell’Ecuador di fronte alla crisi del debito in Europa”

novembre 17, 2012

Debito estero, ovvero quel concetto “rivoluzionario” per attuare una economia sociale e solidale veramente utile per un paese. ( Nella foto, Rafael Correa Presidente della Repubblica dell’Ecuador )

Stiamo vivendo tempi molto difficili legati a tutto quello che la crisi finanziaria e la recessione economica si trascinano tristemente sempre dietro ma, anche per la profonda crisi dei valori che dovrebbero essere alla base della coscienza di ogni essere umano e che trova nelle vicende della nostra politica ,sempre più spesso di cronaca nera, l’esempio più eclatante.

Siamo sempre più disarmati nel vedere come venga metodicamente ed impunemente annientata  la ricchezza pubblica e con essa anche la più piccola speranza di un poter avere un futuro aggravata dall’assenza totale di un qualcuno che possa essere in grado di guidarci verso un totale risanamento materiale e morale.

In un contesto generale di questo tipo dove tutti i partiti sono indistintamente occupati nelle operazioni di plastica facciale non può certo passare in secondo piano l’intervento che pochi giorni fa il Presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha tenuto nella sua veste di economista nell’aula magna dell’Università Bicocca di Milano davanti ad una  platea gremita di studenti,molti dei quali ecuadoriani giunti anche da altre città d’Italia.

Una lectio magistralis insolita dal titolo “L’esempio dell’Ecuador di fronte alla crisi del debito in Europa” nella quale ha spiegato come il suo paese, stretto in passato nella morsa del debito estero e delle politiche finanziarie stabilite dal Washington Consensus e Fmi, abbia deciso di interrompere questa spirale negativa bloccando i pagamenti e dirottando le risorse su investimenti per nuove infrastrutture,assolutamente indispensabili per uscire da una crisi che aveva generato oltre due milioni di immigrati e per il rilancio economico e sociale della sua nazione, come del resto sta avvenendo.

Replicare questo modello nel nostro paese sottoposto ai vincoli dell’Eurozona appare di improbabile attuabilità ma, quanto avvenuto in Ecuador deve servici come spunto di approfondita riflessione, non dimentichiamoci infatti che molti dei paesi latinoamericani hanno pesantemente  pagato lo scotto delle politiche protezioniste ma soprattutto di quelle del già menzionato Washington Consensus che erano state concepite con la rigidità ed ottusità di poter rappresentare un unica  ricetta per le difficoltà economiche di qualsiasi  paese, senza tenere assolutamente in considerazione le diverse situazioni   economiche e sociali e provocando invece un forte aumento delle diseguaglianze e dei livelli di povertà.

La riduzione del debito deve essere  accompagnata da misure a sostegno del reddito,diversamente si innesca un meccanismo devastante come lo stesso Fmi ha finalmente ora ammesso, basti pensare che negli ultimi quattro anni il reddito della Grecia si è ridotto di un quarto e  l’impossibilità  da parte dello stato e dei cittadini di poter fronteggiare per esempio le spese per le medicine e le cure sta provocando un incremento dei decessi delle persone malate, proprio come avveniva ai tempi del Washington Consensus, ora la cosa fa più ovviamente più scalpore perché parliamo non di un paese al di la dell’Atlantico come se si trattasse di un pianeta molto distante da noi ma, di una nazione che è stata la culla della cultura e della civiltà anche se situata alla periferia dell’Europa ed in tutti sensi molto ma molto vicina e simile a noi.

Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

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