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Ebola, ma non solo Ebola

dicembre 3, 2014

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Sempre vigili su quanto ci informa il blog, vi propongo un post pubblicato da estense.com – Quotidiano di Ferrara alcune considerazioni a firma di Ivana Abrignani.

Ebola, quando il problema ci tocca, solo per accidente

Guardiamo con ammirazione al continuo aumento dell’aspettativa di vita e di buona salute in alcune parti del mondo, e con allarme al fallimento del miglioramento in altri.

Quest’articolo nasce da una notizia da prima pagina, che riferisce il contagio di un medico italiano in Sierra Leone, per fortuna il paziente sta bene ci confermano, curato con un farmaco sperimentale. Mi risuona in mente la rassicurazione da parte dei nostri politici, “Abbiamo macchine e medici unici al mondo, abbiamo la situazione sotto controllo”, e contemporaneamente la stima di persone contagiate e morte a “causa”dell’Ebola. Finora sono state circa venti le persone evacuate dai paesi colpiti dall’epidemia di cui dieci in Europa, in rapporto alle sei mila persone del continente africano; questo a sottolineare non la gara delle morti, ma l’uso inappropriato del termine “emergenza”, molto di moda oramai (“emergenza migranti, emergenza sbarchi, emergenza Aids, emergenza Ebola”).

Viene definita emergenza ciò che riguarda gli altri e che prima o poi potrebbe venir a intaccare il nostro territorio; va da sé che non è difficile associare le “varie emergenze”, dimostrazione di questi facili scivoloni sono le parole di Beppe Grillo, sul suo blog: «Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: va identificato immediatamente, i profughi vanno accolti; gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano. Chi entra in Italia sia sottoposto a visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la salute sua e degli italiani». Secondo Grillo i recenti fenomeni globali, dalla diffusione dell’Ebola all’Isis avrebbero contribuito a “produrre flussi migratori insostenibili”, l’Ebola sta penetrando in Europa ed è solo questione di tempo perché in Italia ci siano i primi casi.

Così, ad esempio anche l’Australia chiude le porte ai cittadini dell’Africa occidentale per prevenire l’arrivo di Ebola. Il governo ha infatti annunciato una serie di misure che mirano a sospendere l’immigrazione proveniente dai paesi più colpiti dal virus, nel tentativo di impedirne l’arrivo sul proprio territorio. La prima misura è quella dello stop temporaneo al rilascio dei visti per chi proviene da Sierra Leone, Liberia e Guinea, paesi a cui si applicano i provvedimenti messi a punto da Canberra.

In risposta all’epidemia di Evd (Ebola virus disease) che ha interessato diversi paesi in Africa occidentale nel 2014, il Ministero della salute ha emanato nuove circolari per rafforzare la sorveglianza ai punti di ingresso internazionali, la segnalazione e la gestione di eventuali casi sospetti di Evd, sono state inoltre emanate soprattutto raccomandazioni per viaggiatori internazionali. Silvia Testi, reponsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia, spiega: «Secondo le stime della Banca Mondiale la diffusione dell’Ebola costerà alla Sierra Leone 163 milioni di dollari (il 3,3% del PIL) e alla Liberia 66 milioni (il 12% del PIL). La chiusura dei confini ha ridotto drasticamente il commercio transnazionale, mentre il lavoro agricolo è stato interrotto, ne consegue che c’è meno cibo nei mercati locali e quello che c’è è molto più costoso.

In alcune aree questo significa che le persone stanno già fronteggiando una grave scarsità di cibo, soprattutto in Liberia e Sierra Leone, due paesi dove l’agricoltura è più diffusa».

Indubbiamente, nel corso degli ultimi cinquant’anni si sono verificate grandi trasformazioni tecnologiche in campo medico, e senz’altro se ne verificheranno ancora. In ogni caso, bisogna ricordare che i maggiori progressi nella salute e nell’aspettativa di vita del ricco Occidente non debbono molto a interventi medici ad alta tecnologia. Allo stesso modo, le malattie che affliggono ancora oggi la maggior parte dell’umanità e continueranno a farlo, in un ipotizzabile futuro, non richiedono soluzioni tecnologicamente raffinate- semplicemente acqua pulita, cibo a sufficienza, stipendi decorosi e politici e burocrati moderatamente competenti- e sembra improbabile che gli sviluppi della biomedicina migliorino significativamente tali aspetti.

A questo proposito, propongo un intervento di Aldo Morrone, consulente dell’OMS e del ministero della salute, sulla questione: «L’Ebola è la punta di un iceberg, e al di sotto di questo iceberg c’è il disinteresse del Nord del mondo per le malattie infettive che continuano a mietere vite senza sosta. Vogliamo parlare di Ebola? Benissimo. Prima però, ricordiamo qualche numero. Finora ci sono stati circa tremila casi di febbre emorragica. Ogni anno la diarrea infantile uccide due milioni di bambini tra l’Africa e il sud est asiatico, mentre la tubercolosi, trasmissibile per via aerea, ne fa morire un milione. Le cifre parlano da sole, penso».

Questo è ciò che la Schoepf chiama “ecologia politica della malattia”, che sarà in larga misura a determinare perché alcuni individui piuttosto che altri abbiano una maggiore probabilità di ammalarsi. Chiaramente cattiva alimentazione, riparo inadeguato, assistenza sanitaria inefficace, contribuiscono a una scarsa risposta immunitaria e una maggiore vulnerabilità a prendere infezioni. Se, dunque la malattia è spesso legata alla violazione dei diritti fondamentali, allora la terapia più adeguata è senza dubbio la promozione di quei diritti e della giustizia sociale. Ecco che qui si inserisce il concetto di violenza strutturale, ovvero quel particolare tipo di violenza che viene esercitata in modo indiretto, che non ha bisogno di un attore per essere eseguita, che è prodotta dall’organizzazione sociale stessa, dalle sue profonde diseguaglianze e che si traduce in patologie, miseria, povertà, mortalità infantile, abusi sessuali.

La malattia, la violenza e la morte, sono state spiegate come effetti di inevitabili sventure casualmente e geograficamente distribuite, come effetti di costumi locali dei paesi del terzo mondo, più che in termini di differenze di distribuzione del potere tra paesi e gruppi sociali. Se, la violenza strutturale affonda le sue lame attraverso la limitazione della capacità d’azione dei soggetti che occupano le posizioni più marginali all’interno dei contesti segnati da profonde diseguaglianze sociali, ecco che l’Ebola, l’Hiv, la Tubercolosi, la Violenza politica e di genere, le Discriminazioni razziali vengono a configurarsi come specifiche modalità in cui la sofferenza sociale si materializza nella vita delle persone, come incorporazione di più ampi processi sociali: la natura viene così socializzata, il corpo emerge a processo storico, il rischio statistico e un beffardo destino si trasformano in responsabilità politica. A questo punto si può parlare di vere e proprie “patologie del potere”, di cui la biomedicina coglie tracce individuali, attraverso un linguaggio riduzionistico, senza però riuscire a far luce sul processo che ne costituisce l’ampia realtà.

I toni sono di allarme e preoccupazione: “Misure di sorveglianza per contrastare la diffusione dell’Ebola” è il titolo di una delle circolari che il Ministero della Salute ha emesso in questi giorni, ma il problema riguarda i crescenti sbarchi di immigrati provenienti dalle coste africane che potrebbero portare da noi malattie gravi come l’Ebola e la Tubercolosi. In particolare si stanno prendendo misure di protezione sui punti internazionali d’ingresso: porti, aeroporti, frontiere; mari, cieli e terre di un unico universo.

Il fatto stesso che l’Ebola venga definita esclusivamente, riducendo, per questioni logistiche, ai minimi termini lo studio antropologico al riguardo, nella sua accezione bio-medica quindi mera patologia (disease), e neanche lontanamente individuale (illness) e sociale (sickness), dovrebbe farci riflettere. Non tenere conto anche di questi significati, può pregiudicare gli “aiuti” che offriamo a questi paesi, poichè del resto la malattia non è altro che un riassunto che mette insieme dei fatti proiettandoli sul palcoscenico del corpo.

Ivana Abrignani

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

 

Famiglie d'Italia marchio

 

Aids, un’altro passo avanti nella prevenzione ( Famiglie d’Italia Salute News )

marzo 14, 2014

hiv

Una notizia molto importante, che apre un’ulteriore speranza nella prevenzione della terribile “peste” dell’era moderna, passata quasi inosservata, ma che Famiglie d’Italia ha pescato nel web e che offre ai suoi lettori ponendo l’attenzione sul post pubblicato da Salute 24.

UN GEL ANTI HIV PER LE DONNE: LA RICERCA FA PASSI AVANTI

Il preparato ha prevenuto l’infezione in 5 scimmie macaco su 6

Un nuovo passo in avanti è stato effettuato nella realizzazione di un gel da applicare dopo i rapporti sessuali in grado di proteggere le donne dall’infezione dell’Hiv, il virus dell’immunodeficienza umana. I ricercatori statunitensi dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (Georgia) che hanno condotto lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, spiegano che il gel, per ora, è riuscito a proteggere dall’infezione cinque macaco femmine su sei: nonostante, quindi, il risultato segni un importante passo in avanti per la messa a punto di un unguento protettivo contro l’Hiv, la formulazione di quest’ultimo è ancora lontana dall’essere definitiva, e ancora lontana risulta pure essere l’applicazione sugli esseri umani.

I ricercatori spiegano che i gel vaginali contenenti farmaci anti-Hiv hanno avuto alterne fortune nei test clinici umani. In quest’ultimo studio il team statunitense ha adottato un approccio diverso, basato sul testare il gel in un gruppo di scimmie femmine esposte al virus: e dallo studio è emerso che cinque delle sei scimmie a cui era stato applicato il preparato entro tre ore dal contatto col virus sono risultate protette dall’infezione.

Ampi studi clinici saranno necessari in futuro, spiegano i ricercatori, per testare il nuovo trattamento con l’obiettivo di riuscire a mettere a punto una versione di gel anti-Hiv efficace sugli uomini: per adesso, e probabilmente per molto tempo ancora, i preservativi rimarranno il metodo migliore per prevenire l’infezione. Nuovi studi dovranno inoltre essere condotti per capire a quante ore ammonta la finestra temporale entro cui il gel può essere somministrato senza penalizzarne l’efficacia.

di m.c. (13/03/2014)

Salute 24

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Morbo di Chagas, un pericolo da non sottovalutare ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 4, 2012

Il morbo di Chagas: l’aids del futuro

Scritto da il 3 giugno 2012

Triatoma infestans: vettore del morbo di Chagas.

In un editoriale pubblicato su PLoS Neglected Tropical Disease, un gruppo di scienziati americani ha paragonato il morbo di Chagas all’Aids, evidenziando le analogie per quanto concerne le difficoltà diagnostiche e quelle relative alla cura. Il morbo di Chagas, che prende il nome dal medico brasiliano Carlos Chagas che la scoprì all’inizio del ’900, è una malattia parassitaria tropicale, nota anche con il nome di “trypanosomiasi americana”, causata da un particolare genere di protozoi flagellati, il “Trypanosoma cruzi”, che per infestare il sangue di esseri umani ed animali utilizza come vettore un insetto, la cimice Triatomina, presente soprattutto nelle aree rurali dell’America Latina. Si stimano, attualmente, tra gli otto e gli undici milioni casi tra Bolivia, Messico, Colombia ed America Centrale. Sono stati registrati dei casi anche negli Usa, in Europa, in Canada ed in Giappone. Il morbo di Chagas può venire trasmesso da madre a figlio, durante la gravidanza e durante l’allattamento, o può venire contratta in caso di trasfusioni, trapianto di organi o ingestione di cibo infetto. Secondo gli autori dell’articolo pubblicato su PLos Neglected Tropical Disease le similitudini di condizione tra chi ha contratto l’Hiv e chi è stato infestato dal Trypanosoma cruzi sono parecchie: entrambe le malattie sono croniche, richiedono cure prolungate e riguardano le fasce più povere.

In America Latina i pazienti affetti da Aids sono circa 1,6 milioni a fronte dei circa dieci milioni che convivono con il morbo di Chagas. I Medici Senza Frontiere hanno sottolineato che alcuni Stati come il Paraguay e la Bolivia, dove la malattia è endemica, devono fare i conti con la scarsità dei farmaci che possono curare tale patologia nella fase iniziale. Il morbo di Chagas si sviluppa in due fasi: una acuta e l’altra cronica. La prima, che segue la puntura dell’insetto-vettore, si caratterizza per la presenza di alcuni sintomi quali: febbre, dolori articolari, nausea e affaticamento. Un segnale distintivo che facilita la diagnosi della patologia parassitaria è il “segno di Romaña”: un gonfiore delle palpebre dell’occhio che si trova sullo stesso lato della puntura dell’insetto. In rari casi, questa fase della malattia rappresenta un pericolo di vita per chi ne soffre, anche se sono state segnalate morti a causa di miocardite e meningo-encefalite. La sintomatologia del morbo di Chagas regredisce spontaneamente nel 90% dei casi, in tre/otto settimane. Nonostante la guarigione, l’infezione continua e diventa cronica. Si ritiene che una percentuale variabile tra il sessanta e l’ottanta per cento delle persone non arrivi a sviluppare la malattia, mentre il restante quaranta/sessanta per cento va incontro a gravi problemi nervosi, cardiaci e dell’apparato gastrointestinale.

Caterina Stabile ( fonte: Scienze Naturali )

Famiglie  d’Italia

Test gratuiti epatite B Milano, Bergamo e Brescia dal 21 maggio al 15 giugno, tutte le info ( Famiglie d’Italia news )

maggio 24, 2012

Visite, modalità di contagio, comportamenti a rischio, info in 6 lingue e 34 laboratori aderenti all’iniziativaB è una de ( fonte: Cronaca Milano  )

L’epatite B è una delle malattie più diffuse al mondo: colpisce il fegato e quando cronicizza può causare danni anche molto gravi. Dal 21 maggio al 15 giugno 2012 a Milano, Bergamo e Brescia, i cittadini avranno la possibilità di eseguire gratuitamente il test dell’epatite B presso uno dei 34 laboratori che aderiscono alla campagna “Epatite B: usa la testa, fai il test”.

LE PERSONE AFFETTE DA EPATITE B IN ITALIA – Oltre 700 mila persone in Italia sono affette da epatite B cronica e, di queste, almeno la metà non sa di aver contratto l’infezione.

GLI OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA – Due gli obiettivi della campagna:

– incrementare nella popolazione la consapevolezza della malattia e dei fattori di rischio di contagio,

– incentivare l’esecuzione del test tra le categorie a rischio, coinvolgendo anche la popolazione migrante residente in Italia, proveniente da Paesi in cui tuttora non esiste l’obbligo del vaccino.

CARATTERISTICHE DEL VIRUS, 100 VOLTE Più POTENTE DELLHIV – Il virus dell’epatite B (HBV)HBV, è 100 volte più contagioso dell’HIV ed in grado di sopravvivere fuori dall’organismo, rimanendo infettivo, per almeno 7 giorni.

MODALITA’ DI CONTAGIO – La maggior parte dei contagi avviene mediante:

– rapporti sessuali non protetti o scambio di siringhe o aghi contaminati,

– ma anche attraverso la condivisione con persone con epatite B di spazzolini da denti o rasoi e con l’utilizzo di strumenti non sterilizzati per piercing e tatuaggi.

CONSEGUENZE DELL’INFEZIONE

– Nell’80% dei casi l’infezione si risolve spontaneamente,

– in circa il 20% dei casi evolve invece in una forma cronica estremamente pericolosa e che comporta un rischio maggiore del 15-20% di morire prematuramente per cirrosi ed epatocarcinoma.

L’IMPORTANZA DEL TEST E DELLA VACCINAZIONE, ANCHE PER I CITTADINI STRANIERI – Vaccinazione, test e conoscenza dei fattori di rischio permettono di arginare il contagio.

– L’opportunità di usufruire del test gratuito sarà portata alla conoscenza anche dei cittadini stranieri residenti in Italia, in particolare quelli provenienti dall’Est Europa: la Campagna, infatti, parlerà inglese, rumeno, albanese, ucraino e polacco, oltre all’italiano.

– Si stima che i portatori del virus di origine non italiana siano circa 300.000: persone non trattate, provenienti da zone ad alta endemia come Europa orientale, Africa sub-sahariana e Cina, portatori del virus cosiddetto “selvaggio” (wild type).

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA E MAPPA DEL LABORATORI – I test si potranno effettuare dal 21 maggio al 15 giugno 2012 a Milano, Bergamo e Brescia. Per usufruire del test gratuito sarà sufficiente prenotarsi:

– tramite il Numero Verde 800 027 325

– oppure online, al sito www.epatiteb2012.it,

– sempre sul sito www.epatiteb2012.it è disponibile la mappa con i Centri analisi disponibili.

COME AVVIENE LA VISITA – La presenza del virus dell’epatite B viene accertata attraverso un semplice esame del sangue, che può essere eseguito a digiuno o anche a stomaco pieno, e che serve a ricercare il “marcatore” dell’infezione, l’HBsAg (Hepatitis B surface Antigen): si tratta dell’antigene di superficie dell’epatite B, anche conosciuto come antigene Australia.

I PROMOTORI DELL’INIZIATIVA – L’iniziativa è promossa da quattro società scientifiche:

– AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato,

– SIGE, Società Italiana di Gastroenterologia,

– SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali,

– SIMG (Società Italiana di Medicina Generale),

– con il supporto di FederANISAP, Federazione Nazionale delle Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali Private e il contributo incondizionato di Bristol-Myers Squibb.

SCRIVETECI – Per le vostre segnalazioni e foto circa incidenti, strade dissestate e buchi sul manto stradale, disagi sociali, truffe, rapine, aggressioni, zone carenti di sicurezza, aree preda di degrado o spaccio, problematiche sui mezzi pubblici, borseggi, maltrattamenti sugli animali o altro, scriveteci a redazione@cronacamilano.it

– Il nostro Staff riserverà la massima attenzione ad ogni caso, per dar voce direttamente ai cittadini, senza “filtri politici”.

VISIBILITA’ ALLA VOSTRA ATTIVITA’ – Se siete interessati a dare visibilità alla vostra attività commerciale, scriveteci a info@cronacamilano.it

– Il nostro Staff sarà a vostra disposizione per proporvi, senza alcun impegno, le migliori soluzioni per qualsiasi vostra esigenza economica, a partire da pochi euro.

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 La redazione

Cronaca Milano

 

Famiglie  d’Italia

Aids, promettente vaccino spagnolo / Tumori, quanti italiani a Cuba ( Famiglie d’Italia Salute News )

settembre 30, 2011

Con questa rubrica, che ogni tanto farà capolino su questo blog, sarà nostra intenzione tenervi aggiornati sulle notizie più interessanti e rassicuranti inerenti alla nostra salute.

 

Hiv, sviluppato un vaccino ” promettente “

fonte Excite Italia

Un’equipe spagnola ha sviluppato un vaccino contro l’Hiv, a quanto pare, molto ‘promettente‘. Se, infatti, i primi test sul farmaco verranno confermati nei prossimi mesi, il virus Hiv potrebbe essere declassato a ‘infezione cronica minore‘, proprio come l’herpes.

Al momento il vaccino MVA-B è stato sperimentato su alcuni volontari sani e ha già dato risposte incoraggianti: il 92 per cento di loro, infatti, ha sviluppato una risposta immunitaria al virus dell’Hiv. Il vaccino è stato sviluppato in Spagna da ricercatori del Centro Nazionale di Biotecnologie di Madrid guidati da Mariano Esteban. Ora il farmaco dovrà essere testato su persone già infette con il virus Hiv per verificare se possa avere effetti terapeutici, diminuendo la carica virale del virus.

In poche parole tale vaccino sarebbe preventivo contro l’Aids, in grado di immunizzare chi lo assume dal virus Hiv. Il ricercatore Mariano Esteban ha assicurato che il vaccino MVA-B ha dimostrato di essere potente come nessun altro vaccino in fase di studio. La scoperta è stata pubblicata sul Journal of Virology.

La storia del vaccino MVA-B affonda le sue radici nel 1999, quando il team di ricerca di Esteban ha iniziato a lavorare nello sviluppo e gli studi preclinici per MVA-B, il cui nome deriva dalla sua composizione, basata sul virus  ” Ankara ” modificato. ( Excite Italia )

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Tumori: in 5 mesi 35 mila italiani a Cuba per Vidatox da veleno …

fonte liberonews.it

Havana, 29 set. (Adnkronos Salute) – Viaggi della speranza destinazione Caraibi per migliaia di italiani malati di cancro. In solo 5 mesi sono stati circa 35 mila gli italiani che sono partiti per Cuba con l’intenzione di procurarsi il Vidatox, meglio conosciuto come Escozul, l’ultima (presunta) cura  “miracolosa” contro il male del secolo. Lo stesso farmaco importato illegalmente dall’Albania sequestrato ieri dalla Guardia di Finanza di Bari. A fornire i dati, in un’intervista esclusiva a ‘Doctor’s Life’ – canale satellitare dell’Adnkronos Salute in onda dal 3 ottobre sul canale 440 di Sky – è Antonio Fraga Castro, direttore del laboratorio Labiofam, centro di ricerca farmaceutica statale, situato appena fuori l’Havana – che produce il Vidatox.

La sostanza, nelle intenzioni dei medici che ne hanno studiato le proprietà, sarebbe efficace in alcune delle più pericolose forme di tumore, dal colon al cervello, passando per i polmoni e la prostata. Del prodotto si parla dal 1985 quando il biologo cubano Misael Bordier scoprì le proprietà antitumorali del veleno di una specie particolare di scorpione che vive solo a Cuba: lo scorpione azzurro. Tenuto in laboratorio, alimentato in modo regolare e sottoposto ad una forte scossa elettrica, questo scorpione produce due o tre gocce di veleno al giorno, la base per il farmaco che poi viene diluito in acqua.

Malgrado i dubbi sulla reale efficacia del medicinale sollevati da numerosi oncologi e specialisti internazionali, il Vidatox sembra essere molto richiesto. Anche in Europa, e soprattutto in Italia. “Da settembre 2010 a gennaio 2011 – spiega il direttore di Labiofam – circa 35 mila italiani sono atterrati a Cuba in cerca del Vidatox. Naturalmente sono arrivati, e arrivano, pazienti e loro familiari anche dall’America Latina (Colombia, Cile, Honduras), dagli Stati Uniti e da altri Paesi, ma gli italiani sono certamente i più numerosi. Il problema però – aggiunge – è che molti sono arrivati fin qui con poche informazioni, senza avere un?idea chiara di come fare per ottenere il farmaco”.

A Cuba, nei mesi scorsi, il farmaco veniva distribuito gratuitamente a chi presentava la propria cartella clinica che confermava la patologia tumorale. Ora, dopo la sua registrazione presso l?ente regolatorio cubano per il controllo della qualità dei medicinali (Cedmed), il Vidatox lo si può acquistare nelle farmacie internazionali presenti sull’isola a un costo di 205 Cuc: al cambio circa 160 euro. Per i cubani invece il costo è simbolico: 1 peso. Il direttore di Labiofam non esclude che tra i 35 mila italiani che ne hanno fatto richiesta quando il prodotto era gratuito ci fosse anche qualche furbo, per nulla malato, ma intenzionato a fare affari col Vidatox.

“Non ho certezze per affermarlo – spiega – ma credo che alcuni malintenzionati possano aver approfittato della situazione, magari con l’aiuto di qualche documento medico falso”.Per il numero uno di Labiofam, le polemiche nate intorno al farmaco sono figlie del troppo clamore mediatico che si è alimentato: ‘specie in Italia’, afferma. “Le persone – spiega – hanno avuto troppe informazioni anticipate, quando il prodotto era ancora in una fase di studio. Praticamente il contrario di quello che andrebbe fatto. Soprattutto – conclude – quando si parla di un farmaco anti-tumorale”.

In Europa, al momento, il Vidatox è commercializzato in Albania. A prezzi molto più alti, però. Su questo punto il direttore di Labiofam è chiaro: “Fuori dal territorio cubano, nei Paesi dove viene commercializzato, a stabilire il prezzo sono le aziende che lo distribuiscono”. ( liberonews.it )

a cura di:

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Lotta all’Aids, un altro passo avanti ( Famiglie d’Italia news )

maggio 13, 2011

 Mentre su tutti i media imperversano solo notizie negative o futili relative a disastri, guerre, attentati, scontri politici, vip con le natiche e i seni al sole, flirt nati e vissuti nell’arco di un weekend, fornendo l’immagine di una società alla sbando, senza futuro e, soprattutto, senza speranza… le notizie in grado di tirarci sul morale e di farci guardare al domani con un pizzico di ottimismo in più, passano e scivolano inosservate, relegate negli angoli più reconditi loro assegnati dalle politiche di media sempre più affamati di orrore che di amore. Famiglie d’Italia non deve fare fatturato e non è al servizio di trame sconosciute: osserva e vigila, e se trova qualcosa di positivo ed utile lo segnala immediatamente. Pensate che non sia importante, dopo anni di flagello Aids, la conferma che la sua definitiva debellazione sia ormai più che prossima? Noi pensiamo di sì e vi proponiamo un post edito da Virgilio Notizie, dal titolo:

Medicina/ Lotta a Aids, studio mostra svolta in prevenzione (more…)

Trim5a, la proteina che può battere l’Aids ( Famiglie d’Italia news )

agosto 26, 2010

Anche quest’oggi vi propongo un’altra notizia importante e, come quella di ieri, in grado di ridare speranza a chi giornalmente convive, anche se non in prima persona, con malattie terribili e dalle quali è molto difficile uscirne fuori definitivamente. Si tratta di una scoperta dovuta ad un gruppo di ricercatori americani e riguarda una proteina in grado di debellare, a quanto pare, definitivamente il virus dell’Hiv: la Trim5a. (more…)