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Il caro petrolio colpisce anche in India ( Econota 90 )

agosto 5, 2012

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio

Indian states strike against fuel price hike – 06 Ju

 Marina – Eco Blog

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio Marina – Eco Blog In India, la più grande democrazia al mondo, è in atto una vera e propria guerriglia urbana contro il prezzo del petrolio che ha subito un aumento dell’11%. Ossia il prezzo alla pompa della benzina passa dalle 6,28 rupie (circa 8 cents di euro) per litro a 7,5 rupie. I manifestanti appartengono ai diversi schieramenti politici e dunque di fatto è una protesta trasfersale che l’opposizione sta tentando di cavalcare per mettere all’angolo il governo del premier Manmohan Singh. Ma questa, fa notare  attraverso le parole del suo corrispondete è solo la conseguenza e le proteste si rivolgono comunque all’intera classe politica che non trova soluzioni all’economia stagnante.

Ma l’India non era tra le economia con una crescita del PIL a due cifre? Lo è ma anche queste due cifre sembrano rallentare. Infatti come riferisce Le Monde se fino allo scorso anno era al 9,2% nel primo trimestre del 2012 si è fermata al 5,3%. Ma l’inflazione galoppa al 7% e allora gli analisti finanziari dicono che il Governo deve sospendere i sussidi e contenere la spesa pubblica che in India a causa della corruzione è stratosferica. Nel 2010 perciò il governo ha liberalizzato i prezzi della benzina in una riforma volta a ridurre le sovvenzioni massicce che ha versato alle raffinerie statali e che importano la materia prima, dall’Iran. Dunque ecco la motivazione alla base delle scene di violenza di ieri quando nelle piazze si è riversata l’intera nazione da Calcutta a Mumbai, da New Delhi a Patna: saracinesche dei negozi abbassate, autobus pubblici distrutti, fuoco e fiamme. Alla faccia di chi descrive gli indiani come un popolo pacifico, paziente e capace di sopportare ogni difficoltà.
 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Abitare in un silos per carburanti dismesso

Eco Blog

 

I silos industriali inutilizzati o serbatoi di carburanti delle raffinerie, stando a quanto riporta un sito danese, si presterebbero, una volta ristrutturati e decontaminati, a diventare abitazioni ecologiche. Lo scrive proprio Pinkcloud.dk spiegando che i silos migliori per abitarci sono quelli che provengono dall’industria petrolifera. Il perché è presto detto: sono costruiti per resistere anche in condizioni ambientali estreme sia esterne sia interne.

A guardarsi intorno anche in Italia esistono aree industriali dismesse e i danesi in questione si propongono per ristrutturare in tutto il mondo. Rispetto alla contaminazione da petrolio lo studio danese assicura che ogni silos viene prima decontaminato grazie all’uso di batteri mangia petrolio e poi ristrutturato per renderlo abitabile. Nell’insieme diviene un piccolo condominio con 2-3 appartamenti, energeticamente autonomo.

Al momento i progetti sono solo sulla carta, anzi 3D

Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Fame – I biocarburanti sotto accusa ( Econota 6 )

febbraio 13, 2010

Il Congresso Fao del 2008 – una importante indicazione che tende ad essere dimenticata

 

Positive le iniziative di tante nazioni che prendono decisioni concrete per il flagello della fame che è anche una minaccia per la pace. Lula, che ha favorito la deforestazione dell’Amazzonia, scansa le accuse sul bioetanolo e accusa i petrolieri

Roma ha accolto il Congresso Fao su sicurezza alimentare, cambiamenti climatici e biocarburanti. La presenza di oltre 20 presidenti della Repubblica, primi ministri e quasi 5.000 delegati provenienti da 186 paesi di tutto il mondo ha fatto di questo summit un vero e proprio vertice mondiale. Dichiarazioni di Ahmadinejad a parte, i partecipanti discutono sulle misure da adottare per affrontare il nodo della crisi alimentare mondiale innescata dall’impennata dei prezzi di grano, riso e generi di primo consumo. Il tutto potrebbe ulteriormente peggiorare a causa dei cambiamenti climatici in corso. (more…)