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In vacanza al mare col pancione sì, ma con testa e cautela ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 6, 2013

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Per molte donne la gravidanza a volte può sembrare un fardello così pesante da obbligarle a molte rinunce durante il periodo di gestazione. Certo, non tutto è come prima, ma molte cose piacevoli della vita possono ancora gustarsi usando le necessarie precauzioni. A tutte le amiche in dolce attesa offriamo questo interessantissimo post pubblicato da Gravidanzaonline.it

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Vacanze al mare col pancione, le regole da seguire

La gravidanza è una condizione speciale, e soprattutto in estate una donna incinta dovrebbe usare qualche piccolo accorgimento per preservare la propria salute e quella del bambino che porta in grembo.

Tutte in spiaggia di buon mattino

L’orario ideale per andare in spiaggia è nelle prime ore del mattino, e soprattutto è consigliabile una passeggiata sul bagnasciuga, per favorire la tonificazione e l’ossigenazione dei tessuti. La maggior quantità di iodio assimilata dall’organismo nelle prime ore del mattino, contribuisce ad attivare il metabolismo e a bruciare grassi e proteine con rapidità. Per la futura mamma non c’è niente di meglio dei bagni al mare.
Il nuoto, infatti, fa bene alla circolazione delle gambe, e permette di fare una ginnastica totale, muovendo tutti i muscoli, e alleviando anche, proprio grazie all’immersione, il peso del pancione e l’affaticamento. Due volte al giorno, mezz’ora al mattino e mezz’ora al pomeriggio, a patto di nuotare cercando di fermarsi prima di sentirsi affaticate. I movimenti a “rana” sono i più indicati e anche i più agevoli da effettuare. La principale accortezza da seguire è di tenere il collo ben sollevato, facendo lavorare tutta la muscolatura, specie quella del perineo. La tonificazione dei tessuti addominali, infatti, è essenziale per il benessere in gravidanza, ed è proprio favorita dalla leggerezza e dall’armonia con cui la futura mamma si muove nell’acqua, beneficiando della notevole riduzione del senso di gravità e di peso. Altrettanto prezioso è il massaggio esercitato dalle onde sulla pelle, che diventa subito più tonica e compatta.
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Tintarella sì, ma senza eccessi

I bagni di sole sono fra le principali attrattive di una vacanza al mare. Il loro beneficio è indubbio, sia perchéinfluiscono positivamente sull’umore, regalando una carica di energia, sia perché stimolano la produzione di vitamina D, essenziale per il rafforzamento delle ossa, da parte dell’organismo.
Il sole regala energia e buonumore:l’importante è proteggersi; la cautela, specie in gravidanza è d’obbligo. Bisogna esporsi al sole nelle prime ore del mattino e nella seconda metà del pomeriggio. Viso e corpo vanno difesi con creme solari, che devono avere filtri di protezione pari almeno a 15/20, ma sarebbe preferibile utilizzare creme protettive a schermo totale. L’applicazione deve essere ripetuta più volte al giorno, sempre dopo il bagno, riservando particolare cura al volto, per evitare la comparsa di antiestetiche macchie scure (il cosiddetto “cloasma gravidico“) che compaiono su mento e fronte, e che poi difficilmente andranno via.

Menù un po’ dolce e un po’ piccante e tanta acqua

Chi di noi, in vacanza, non ama concedersi un gelato o una fetta di dolce in più? Qualche trasgressione non guasta, anche se la futura mamma dovrebbe attenersi alla dieta prescritta dallo specialista per evitare eccessivi aumenti di peso.
Il caldo può essere combattuto anche con cibi leggermente piccanti, che favoriscono una corretta termoregolazione e aiutano l’organismo a mantenere il suo equilibrio rispetto all’ambiente esterno. Nel contempo, andrebbero evitati gli alimenti che richiedono una digestione prolungata, come la carne e ifritti. Il pesce, invece, è tra i cibi meglio assimilabili. A metà mattina e nel pomeriggio, è ideale uno spuntino come uno yogurt o un frutto. Evitare gliaperitivi alcolici e il pesce crudo, soprattutto i frutti di mare per il rischio di epatiti. Meglio sarebbe fare pasti piccoli e frazionati a base di verdura e frutta, evitando quella troppo zuccherina, come uva, banane, ananas e fichi.
Infine è necessario bere almeno 2 litri di acqua al giorno, in quanto depura l’organismo e aiuta a mantenere stabile la pressione. Bevete bevande non zuccherate, né gasate: la bevanda ideale è sempre l’acqua naturale. Possono andare bene anche alcun tisane da bere a temperatura ambiente, come la tisana al finocchio.
Nessuna controindicazione per il riposino pomeridiano, da godersi preferibilmente all’aria aperta, magari distese su un’amaca. È importante trascorrere un po’ di tempo all’ombra, in quanto l’organismo, quindi la placenta e il feto, si ossigenano più facilmente, attivando i processi metabolici.

Come vestirsi?

Uno dei massimi piaceri della vacanza in climi assolati è proprio quello di vestirsi in libertà, con indumenti comodi e leggeri. Meglio privilegiare i capi in fibra naturale come il cotone e il lino, che oltre ad essere freschi, aiutano a mantenere inalterata la temperatura corporea, in quanto formano una sorta di intercapedine tra la pelle e l’esterno.

Attenzione!

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Ma attenzione, per affrontare una tranquilla vacanza al mare col pancione è importante abbandonare la spiaggia se si inizia ad avere mal di testa, perché potrebbe essere colpa del troppo sole preso e bisogna fare attenzione ai cali di pressione causati da spostamenti anche piccoli, come quando ci si alza da un lettino.
Un’altra regola fondamentale é quella di non sedersi mai su una sdraio o sulla sabbia senza un telo, che dev’essere rigorosamente personale. In questo modo si eviteranno le infezioni vaginali, in particolare la candida.
Se soffri di gonfiori, puoi abbronzarti egualmente, camminando con lecaviglie nell’acqua. Il calore eccessivo, infatti, provoca la dilatazione dei vasi sanguigni e di conseguenza favorisce la comparsa di vene varicose.

Quindi, a giuste dosi, sole, acqua, aria pura e relax aiutano le future mamme a vivere ancora più serenamente il periodo dell’attesa.

Gravidanzaonline.it

eMMeeFFe 04.07.2013 10:00:01

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

L’abuso di farmaci causa il mal di testa ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 10, 2011

Perché i ( troppi ) farmaci fanno venir il mal di testa

L’eccesso alterai sistemi di controllo del dolore ( by Salute corriere della sera.it )

 

MILANO – Una scoperta che sembra molto “tecnica” potrà avere ricadute sulla vita di milioni di persone che soffrono di mal di testa: nei cefalalgici che abusano dei farmaci per alleviare il mal di testa i sistemi cerebrali di controllo del dolore si alterano, al punto che il danno può essere visto con una particolare risonanza magnetica funzionale “a valutazione statistica delle immagini” (SPM8, sigla di statistical parametric mapping). In questo modo si getta una nuova luce sul fenomeno per cui i farmaci a un certo punto, in certe persone, non funzionano più e cominciano, in un circolo vizioso paradossale, ad alimentare il mal di testa, che diventa una cosiddetta “Moh”, sigla di medication overuse headache, cioè “cefalea da abuso farmacologico”. Adesso ci si potrà basare non solo sul racconto del malato: l’alterazione si vede dall’immagine che compare su uno schermo. Ciò che si osserva non è una perdita di cellule nervose, bensì la traccia di una riduzione del loro funzionamento, tant’è che, hanno scoperto gli studiosi, eliminando i farmaci dannosi, le immagini tornano a mostrare una situazione di normalità nel giro di sei mesi.

 

L’annuncio della scoperta è stato dato a un pubblico di addetti ai lavori riuniti al terzo incontro lombardo dell’Anircef, l’Associazione dei neurologi italiani per la ricerca nelle cefalee, dal suo presidente Gennaro Bussone, direttore del Dipartimento di neuroscienze cliniche dell’Istituto Besta di Milano. I dati della ricerca, condotta per due anni insieme con i colleghi dell’Università di Memphis (Usa), saranno pubblicati dalla rivista scientifica Headache. Una conferma clinica a questa scoperta arriva da un altro studio pubblicato sul Journal of Headache Pain dai ricercatori del Centro Cefalee del Policlinico Universitario di Modena diretto dal Presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) Luigi Alberto Pini: sono proprio gli abusatori di farmaci quelli che più soffrono di allodinia, un fenomeno che si aggiunge al mal di testa per cui stimoli innocui, come pettinarsi o radersi, scatenano dolore. «Se l’allodinia si fa più frequente, peggiora o compare per la prima volta è segno che la soglia del dolore si sta alterando —dice Pini —. Come hanno visto i colleghi del Besta la prolungata esposizione all’abuso di farmaci interferisce con la percezione del dolore, la cui soglia si riduce. Ciò facilita l’insorgenza di nuovi attacchi e questo porta alla cronicizzazione della malattia».

«Le alterazioni da noi osservate — conferma Bussone — non derivano dalla continua esposizione dei circuiti cerebrali al dolore della cefalea cronica, ma dall’abuso dei farmaci. Infatti nei pochi pazienti cronici che non abusano di farmaci le alterazioni non si vedono». «Forse all’abuso contribuisce anche un fattore psicologico — prosegue l’esperto —. Spesso questi pazienti si rendono conto di prendere troppi farmaci, ma non sanno farne a meno: è allora utile associare ai trattamenti di detossificazione controllata e di profilassi, anche quelli psico-comportamentali».

Secondo alcuni ricercatori francesi sarebbe in particolare il ricorso a barbiturici e oppiacei a far aumentare il rischio di Moh. Infatti, è soprattutto di oppiacei, barbiturici o benzodiazepine che le Linee guida europee per l’abuso dei farmaci nelle cefalee, appena pubblicate sull’European Journal of Neurology, raccomandano la sospensione, immediata o graduale, instaurando subito una terapia di profilassi per la quale un solo farmaco sembra avere le carte in regola: il neuromodulatore topiramato. Il paziente va poi seguito per prevenire recidive e nuovi rischi di abuso, tutte raccomandazioni in piena sintonia con le nuove Linee guida italiane per il trattamento delle cefalee che saranno divulgate durante il Congresso della Società italiana per lo studio delle cefalee, il cui messaggio principale è: per migliorare il trattamento del mal di testa lo specialista deve operare di concerto con il medico di famiglia. «In vista dell’applicazione della Legge 38/2010 che disciplina la gestione del dolore in ambito sanitario — dichiara Luigi Alberto Pini — la cefalea va inserita tra le patologie riconosciute dal Servizio sanitario in relazione alla terapia del dolore e all’interno delle strutture pubbliche vanno programmati percorsi diagnostico-terapeutici che, partendo dal medico di famiglia, arrivino ai centri specialistici. Solo così la cefalea sarà una malattia riconosciuta in tutta la sua complessità, una malattia che nei nostri ospedali provoca liste d’attesa infinite».

«Nelle Linee guida —continua Pini — abbiamo indicato l’utilità dei nuovi FANS e di determinate associazioni di farmaci, e segnalato il potenziale pericolo di alcuni nuovi analgesici nei cefalalgici. Inoltre, sono stati indicati fattori di scatenamento che mancavano, come per esempio l’osmofobia: la ripugnanza per i forti odori che può provocare l’attacco. Altra novità è la “cefalea da aeroplano”, studiata dal gruppo padovano del professor Giorgio Zanchin: finora ne erano stati segnalati solo 37 casi, mentre il gruppo di Padova ne ha individuati 75: perlopiù soggetti ultraquarantenni che patiscono attacchi di cefalea soprattutto nella fase di atterraggio (87%)». «Dal punto di vista della terapia si sottolinea — prosegue Pini — il divieto di mischiare i farmaci, per evitare effetti di sovrapposizione che impediscono anche al medico esperto di distinguere gli effetti di ogni singolo preparato».

Cesare Peccarisi ( by Salute corriere della sera.it )

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