Posts Tagged ‘Marina’

Una fattoria verticale nel centro di Chicago ( Econota 92 )

settembre 10, 2012

Chicago, The Plant fattoria verticale nel centro città

Marina – Ecoblog

A Chicago ha iniziato a produrre frutta e ortaggi la vertical farm, fattoria verticale The Plant, che sorge nel cuore cittadino. L’integrazione è evidente e la fattoria ha occupato un vecchio corpo fabbrica dove si produceva carne in scatola.

Il progetto fonda la coltivazione sull’acquaponica integrata con l’itticoltura e ha messo in campo 125 nuovi posti di lavoro in una zona depressa. Peraltro i 2/3 dell’edificio saranno dati in affitto a aziende alimentari sostenibili sia per la produzione sia per la trasformazione e cucina. Spendo qualche parola sull’acquaponica che addifferenza dell’idroponica, prevede una integrazione con i pesci il che serve a creare un ecosistema chiuso. Infatti piante, pesci e batteri hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere consumando gli scarti altrui. A differenza dell’idroponica che richiede grande immissione in acqua di nutrienti e producendo molti scarti che vanno a inquinare altre acqua. Con l’itticoltura si alleverano tilapie (ma si prestano anche pesci gatto, gamberi e trote). Nelle FAQ viene spiegato perché stata scelta la tilapia pesce di acqua dolce evidentemente che cresce molto velocemente, in 10 mesi e che grazie alle sue caratteristiche èresenta esemplari della medesima dimensione. Il che evita che i grandi mangino i piccoli. I funghi sono coltivati per le loro capacità di decomporre e il tè kombucha fermetato grazie a batteri e lieviti il che aiuterà a produrre in seguito birra. Ma essendo un prodotto fermetato servirà a catturare nelle aree di fermentazione ossigeno da dirottare nelle zone delle piante.

Per ora si coltivano ortaggi come bietole, rucola e lattuga, fragole, funghi e té e all’interno trova spazio anche una panetteria. L’energia per le incubatrici di piantine alimentate con luci led arriva dall’autoproduzione di metano ottenuto dagli scarti agricoli. Sostanzialmente è una serra grandissima che presenta il vantaggio di far crescere i prodotti in un’area chiusa lontano dunque da insetti e parassiti vari per cui si riduce a zero l’uso di pesticidi. Insomma l’idea di gestione delle colture urbane caro a Dickson Despommier sembra avverarsi, anche perché con l’attuale crisi delle risorse diventa fondamentale iniziare a produrre in loco.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

A Rio de Jainero il PET usato diventa tintura

Una vernice “color” bottiglia di plastica

Un chimico brasiliano ha sviluppato un processo originale per il riciclaggio del polietilene tereftalato

(Rinnovabili.it) – I rifiuti rappresentano una risorsa troppo spesso sotto stimata. Una lezione che Antonio Eduardo Alves da Silva Ferreira ha dimostrato di aver ben imparato. Il chimico brasiliano è, infatti, il felice inventore di una speciale vernice ottenuta a partire dal riciclaggio delle bottiglie in PET da destinare a differenti applicazioni.

Alves che ha ottenuto per il suo brevetto il Premio di Ricerca dell’Associazione brasiliana di settore Abipet, ha lavorato in team con Elen Pacheco, docente presso l’Università Federale di Rio de Janeiro, sviluppando un processo in grado di convertire piccoli frammenti di plastica in un rivestimento in polvere. “Questo lavoro è importante perché si avvale di un materiale che verrebbe altrimenti gettato danneggiando l’ambiente”, spiega il chimico. Per diventare vernice, le bottiglie vengono prima schiacciate per far fuoriuscire completamente l’aria e quindi degradate attraverso un processo che ne cambia il peso molecolare.

Il risultato è un prodotto in grado di aderire bene alle superfici e dalle molteplici applicazione. “Prima di essere messo in commercio, è necessario però risolvere alcuni problemi potenziali come la formazione di bollicine”. Inoltre, spiega lo scienziato, il materiale è molto duro. “Alcune applicazioni richiedono una certa elasticità della pittura. Si tratta di una proprietà che deve essere presa in considerazione”.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Il caro petrolio colpisce anche in India ( Econota 90 )

agosto 5, 2012

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio

Indian states strike against fuel price hike – 06 Ju

 Marina – Eco Blog

 

India, guerriglie urbane contro il caro petrolio Marina – Eco Blog In India, la più grande democrazia al mondo, è in atto una vera e propria guerriglia urbana contro il prezzo del petrolio che ha subito un aumento dell’11%. Ossia il prezzo alla pompa della benzina passa dalle 6,28 rupie (circa 8 cents di euro) per litro a 7,5 rupie. I manifestanti appartengono ai diversi schieramenti politici e dunque di fatto è una protesta trasfersale che l’opposizione sta tentando di cavalcare per mettere all’angolo il governo del premier Manmohan Singh. Ma questa, fa notare  attraverso le parole del suo corrispondete è solo la conseguenza e le proteste si rivolgono comunque all’intera classe politica che non trova soluzioni all’economia stagnante.

Ma l’India non era tra le economia con una crescita del PIL a due cifre? Lo è ma anche queste due cifre sembrano rallentare. Infatti come riferisce Le Monde se fino allo scorso anno era al 9,2% nel primo trimestre del 2012 si è fermata al 5,3%. Ma l’inflazione galoppa al 7% e allora gli analisti finanziari dicono che il Governo deve sospendere i sussidi e contenere la spesa pubblica che in India a causa della corruzione è stratosferica. Nel 2010 perciò il governo ha liberalizzato i prezzi della benzina in una riforma volta a ridurre le sovvenzioni massicce che ha versato alle raffinerie statali e che importano la materia prima, dall’Iran. Dunque ecco la motivazione alla base delle scene di violenza di ieri quando nelle piazze si è riversata l’intera nazione da Calcutta a Mumbai, da New Delhi a Patna: saracinesche dei negozi abbassate, autobus pubblici distrutti, fuoco e fiamme. Alla faccia di chi descrive gli indiani come un popolo pacifico, paziente e capace di sopportare ogni difficoltà.
 

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Abitare in un silos per carburanti dismesso

Eco Blog

 

I silos industriali inutilizzati o serbatoi di carburanti delle raffinerie, stando a quanto riporta un sito danese, si presterebbero, una volta ristrutturati e decontaminati, a diventare abitazioni ecologiche. Lo scrive proprio Pinkcloud.dk spiegando che i silos migliori per abitarci sono quelli che provengono dall’industria petrolifera. Il perché è presto detto: sono costruiti per resistere anche in condizioni ambientali estreme sia esterne sia interne.

A guardarsi intorno anche in Italia esistono aree industriali dismesse e i danesi in questione si propongono per ristrutturare in tutto il mondo. Rispetto alla contaminazione da petrolio lo studio danese assicura che ogni silos viene prima decontaminato grazie all’uso di batteri mangia petrolio e poi ristrutturato per renderlo abitabile. Nell’insieme diviene un piccolo condominio con 2-3 appartamenti, energeticamente autonomo.

Al momento i progetti sono solo sulla carta, anzi 3D

Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato Abitare in un silos ristrutturato

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia