Posts Tagged ‘ministero della Salute’

Ebola, ma non solo Ebola

dicembre 3, 2014

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Sempre vigili su quanto ci informa il blog, vi propongo un post pubblicato da estense.com – Quotidiano di Ferrara alcune considerazioni a firma di Ivana Abrignani.

Ebola, quando il problema ci tocca, solo per accidente

Guardiamo con ammirazione al continuo aumento dell’aspettativa di vita e di buona salute in alcune parti del mondo, e con allarme al fallimento del miglioramento in altri.

Quest’articolo nasce da una notizia da prima pagina, che riferisce il contagio di un medico italiano in Sierra Leone, per fortuna il paziente sta bene ci confermano, curato con un farmaco sperimentale. Mi risuona in mente la rassicurazione da parte dei nostri politici, “Abbiamo macchine e medici unici al mondo, abbiamo la situazione sotto controllo”, e contemporaneamente la stima di persone contagiate e morte a “causa”dell’Ebola. Finora sono state circa venti le persone evacuate dai paesi colpiti dall’epidemia di cui dieci in Europa, in rapporto alle sei mila persone del continente africano; questo a sottolineare non la gara delle morti, ma l’uso inappropriato del termine “emergenza”, molto di moda oramai (“emergenza migranti, emergenza sbarchi, emergenza Aids, emergenza Ebola”).

Viene definita emergenza ciò che riguarda gli altri e che prima o poi potrebbe venir a intaccare il nostro territorio; va da sé che non è difficile associare le “varie emergenze”, dimostrazione di questi facili scivoloni sono le parole di Beppe Grillo, sul suo blog: «Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: va identificato immediatamente, i profughi vanno accolti; gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano. Chi entra in Italia sia sottoposto a visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la salute sua e degli italiani». Secondo Grillo i recenti fenomeni globali, dalla diffusione dell’Ebola all’Isis avrebbero contribuito a “produrre flussi migratori insostenibili”, l’Ebola sta penetrando in Europa ed è solo questione di tempo perché in Italia ci siano i primi casi.

Così, ad esempio anche l’Australia chiude le porte ai cittadini dell’Africa occidentale per prevenire l’arrivo di Ebola. Il governo ha infatti annunciato una serie di misure che mirano a sospendere l’immigrazione proveniente dai paesi più colpiti dal virus, nel tentativo di impedirne l’arrivo sul proprio territorio. La prima misura è quella dello stop temporaneo al rilascio dei visti per chi proviene da Sierra Leone, Liberia e Guinea, paesi a cui si applicano i provvedimenti messi a punto da Canberra.

In risposta all’epidemia di Evd (Ebola virus disease) che ha interessato diversi paesi in Africa occidentale nel 2014, il Ministero della salute ha emanato nuove circolari per rafforzare la sorveglianza ai punti di ingresso internazionali, la segnalazione e la gestione di eventuali casi sospetti di Evd, sono state inoltre emanate soprattutto raccomandazioni per viaggiatori internazionali. Silvia Testi, reponsabile dell’Ufficio Africa di Oxfam Italia, spiega: «Secondo le stime della Banca Mondiale la diffusione dell’Ebola costerà alla Sierra Leone 163 milioni di dollari (il 3,3% del PIL) e alla Liberia 66 milioni (il 12% del PIL). La chiusura dei confini ha ridotto drasticamente il commercio transnazionale, mentre il lavoro agricolo è stato interrotto, ne consegue che c’è meno cibo nei mercati locali e quello che c’è è molto più costoso.

In alcune aree questo significa che le persone stanno già fronteggiando una grave scarsità di cibo, soprattutto in Liberia e Sierra Leone, due paesi dove l’agricoltura è più diffusa».

Indubbiamente, nel corso degli ultimi cinquant’anni si sono verificate grandi trasformazioni tecnologiche in campo medico, e senz’altro se ne verificheranno ancora. In ogni caso, bisogna ricordare che i maggiori progressi nella salute e nell’aspettativa di vita del ricco Occidente non debbono molto a interventi medici ad alta tecnologia. Allo stesso modo, le malattie che affliggono ancora oggi la maggior parte dell’umanità e continueranno a farlo, in un ipotizzabile futuro, non richiedono soluzioni tecnologicamente raffinate- semplicemente acqua pulita, cibo a sufficienza, stipendi decorosi e politici e burocrati moderatamente competenti- e sembra improbabile che gli sviluppi della biomedicina migliorino significativamente tali aspetti.

A questo proposito, propongo un intervento di Aldo Morrone, consulente dell’OMS e del ministero della salute, sulla questione: «L’Ebola è la punta di un iceberg, e al di sotto di questo iceberg c’è il disinteresse del Nord del mondo per le malattie infettive che continuano a mietere vite senza sosta. Vogliamo parlare di Ebola? Benissimo. Prima però, ricordiamo qualche numero. Finora ci sono stati circa tremila casi di febbre emorragica. Ogni anno la diarrea infantile uccide due milioni di bambini tra l’Africa e il sud est asiatico, mentre la tubercolosi, trasmissibile per via aerea, ne fa morire un milione. Le cifre parlano da sole, penso».

Questo è ciò che la Schoepf chiama “ecologia politica della malattia”, che sarà in larga misura a determinare perché alcuni individui piuttosto che altri abbiano una maggiore probabilità di ammalarsi. Chiaramente cattiva alimentazione, riparo inadeguato, assistenza sanitaria inefficace, contribuiscono a una scarsa risposta immunitaria e una maggiore vulnerabilità a prendere infezioni. Se, dunque la malattia è spesso legata alla violazione dei diritti fondamentali, allora la terapia più adeguata è senza dubbio la promozione di quei diritti e della giustizia sociale. Ecco che qui si inserisce il concetto di violenza strutturale, ovvero quel particolare tipo di violenza che viene esercitata in modo indiretto, che non ha bisogno di un attore per essere eseguita, che è prodotta dall’organizzazione sociale stessa, dalle sue profonde diseguaglianze e che si traduce in patologie, miseria, povertà, mortalità infantile, abusi sessuali.

La malattia, la violenza e la morte, sono state spiegate come effetti di inevitabili sventure casualmente e geograficamente distribuite, come effetti di costumi locali dei paesi del terzo mondo, più che in termini di differenze di distribuzione del potere tra paesi e gruppi sociali. Se, la violenza strutturale affonda le sue lame attraverso la limitazione della capacità d’azione dei soggetti che occupano le posizioni più marginali all’interno dei contesti segnati da profonde diseguaglianze sociali, ecco che l’Ebola, l’Hiv, la Tubercolosi, la Violenza politica e di genere, le Discriminazioni razziali vengono a configurarsi come specifiche modalità in cui la sofferenza sociale si materializza nella vita delle persone, come incorporazione di più ampi processi sociali: la natura viene così socializzata, il corpo emerge a processo storico, il rischio statistico e un beffardo destino si trasformano in responsabilità politica. A questo punto si può parlare di vere e proprie “patologie del potere”, di cui la biomedicina coglie tracce individuali, attraverso un linguaggio riduzionistico, senza però riuscire a far luce sul processo che ne costituisce l’ampia realtà.

I toni sono di allarme e preoccupazione: “Misure di sorveglianza per contrastare la diffusione dell’Ebola” è il titolo di una delle circolari che il Ministero della Salute ha emesso in questi giorni, ma il problema riguarda i crescenti sbarchi di immigrati provenienti dalle coste africane che potrebbero portare da noi malattie gravi come l’Ebola e la Tubercolosi. In particolare si stanno prendendo misure di protezione sui punti internazionali d’ingresso: porti, aeroporti, frontiere; mari, cieli e terre di un unico universo.

Il fatto stesso che l’Ebola venga definita esclusivamente, riducendo, per questioni logistiche, ai minimi termini lo studio antropologico al riguardo, nella sua accezione bio-medica quindi mera patologia (disease), e neanche lontanamente individuale (illness) e sociale (sickness), dovrebbe farci riflettere. Non tenere conto anche di questi significati, può pregiudicare gli “aiuti” che offriamo a questi paesi, poichè del resto la malattia non è altro che un riassunto che mette insieme dei fatti proiettandoli sul palcoscenico del corpo.

Ivana Abrignani

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

 

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Incidenti domestici, un pericolo sempre in agguato ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 6, 2014

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Interessante post pubblicato da Salute – Il Messaggero.it e riproposto ai lettori di Famiglie d’Italia affinché lo leggano con attenzione e ne facciano tesoro seguendo con attenzione i principali accorgimenti consigliati.

Incidenti domestici, le cadute al primo posto: come evitare i pericoli in casa    

ROMA E’ la caduta in casa l’incidente domestico più frequente. Parliamo di persona che volano dalle scale, inciampi con il tappeto, spinte. Da un’altezza non specificata (29,7%), caduta a livello (11,9%), urti (15,5%), incidenti con oggetti penetranti o taglienti (11,8%).
Ogni anno in Italia si verificano circa due milioni e 800mila incidenti domestici, con un’incidenza di 50 casi ogni mille abitanti. Al primo posto le cadute, dunque, e in cima alla classifica delle vittime gli anziani. Soprattutto se donne, se soli o se ospiti di case di cura o di ospedali. Qui, infatti, l’incidenza delle cadute è 2-3 volte superiore rispetto a quella nelle abitazioni e per di più con complicazioni maggiori. E’ il quadro tracciato dai dati dell’indagine Istat sulle famiglie pubblicata sul sito del ministero della Salute.

«Il tutto – spiega il ministero della Salute – si traduce non solo in termini di disabilità e ricoveri ospedalieri, lunghi e costosi per il servizio sanitario nazionale (è stata calcolata una spesa di circa 400 milioni di euro per un ricovero da incidente domestico) ma anche in gravi ripercussioni psicologiche: la perdita di sicurezza e la paura di cadere possono accelerare infatti il declino funzionale e indurre depressione o isolamento».

Per gli esperti del ministero il problema è divenatto una «priorità sanitaria dal momento che la popolazione italiana è sempre più longeva». Alla luce di questi numeri è stato deciso di mettere a disposizione dei cittadini una serie di consigli e informazioni (www.ministerosalute.it) utili a capire la gravità del fenomeno e migliorare la sicurezza.

CORRIDOI
Non fare percorsi al buio, mantenere una buona illuminazione dei locali, magari con luci notturne. Tenere corridoi liberi da intralci, evitare fili elettrici volanti che potrebbero far inciampare

TAPPETI
Non usare tappeti con frange o buchi che si piegano o si arrotolano facilmente, rinfornzare gli angoli applicando dellas toffa sul retro o una rete di gomma antiscivolo

SCALE
Tenere le scale ben illuminate con l’accortezza di porre gli interruttori della luce ben visibili sia all’inizio che alla fine della rampa. Montare un corrimano o un parapetto lungo la scala, incollare strisce antiscivolo sui gradini, mantenere le scale sgombre da oggetti, eliminare i tappetini o le guide. In caso di necessità far installare un montascale.

SCALE PORTATILI
Non salire su scale o sgabelli quando si è in casa da soli, mai se si soffre di vertigini, dolori muscolari o ossei, se sino presi farmaci e alcol. Non salire con ciabatte o scarpe dai tacchi alti, sandali o abbigliamento indatto (vestaglie con lacci e cinture che possono impigliarsi o finire sotto le scarpe). Quando si sale non portare mai materiali pesanti e attrezzatura contemporaneamente.

PAVIMENTI
Tenere i pavimenti asciutti e non scivolosi, eviate di lucidare i pavimenti con le cera, indossare scarpe adatte con suole non scivolose, evitare i dislivelli

BAGNO
Usare tappeti antiscivolo sui pavimenti o fissa i tappeti utilizzando strisce adesive o apposite retine, mettere tappeti antiscivolo nella vasca e nella doccia, usa maniglioni di supporto e anticaduta nella vasca.

Salute – Il Messaggero.it

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Diamo meno soldi ai dentisti con la prevenzione, cominciando dai nostri figli ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 25, 2013

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Oggi vi propongo un post molto interessante pubblicato da Tgcom24, ma nascosto in un angolino, quasi timidamente non volesse dare troppo nell’occhio e recare un insolito disturbo ad una categoria, quella dei dentisti, che gode di una strana e consenziente protezione da parte di tutti, a cominciare proprio da noi doloranti pazienti che, pur di risparmiare qualche euro, siamo costretti ad ingrassarli in modo spropositato. Risparmiamo l’Iva, perché lo Stato non ci permette di recuperarla, pensiamo di avere dei grossi sconti, il che è alquanto aleatorio, e diventiamo complici conniventi di evasori incalliti e, quasi sempre, impuniti. Quindi, costando in modo volgarmente caro la cura dei nostri denti e non avendo un’adeguata copertura da parte della previdenza sanitaria nazionale, il risparmio dobbiamo prevederlo noi con un’adeguata prevenzione che comincia fin dallo svezzamento dei nostri figli. E come?… Il post a seguire vi fornirà alcune informazioni essenziali.

Boom di carie tra i bambini: in aumento del 15% in cinque anni ( fonte: Tgcom24 )

La prevenzione si comincia già nel pancione

 I denti dei bambini non sono immuni da problemi, anche se da latte. L’incidenza della carie tra i più piccoli è cresciuta del 15% negli ultimi cinque anni. Dietro quest’aumento ci sono cattive abitudini delle madri in gravidanza ma anche lo spettro della crisi che colpisce le famiglie italiane. Il quadro è emerso dalle Linee guida approvate dal ministero della Salute per la prevenzione della salute orale in età pediatrica.

Prevenzione in gravidanza – Soffrono di carie circa 120mila piccoli di quattro anni, e quasi 250 mila fra i ragazzini di dodici. Questi problemi possono essere causati comportamenti scorretti della madre in gravidanza, come lo scarso uso dello spazzolino o un’alimentazione non regolare. Questi due comportamenti favoriscono la presenza nel cavo orale del batterio responsabile dell’insorgenza di carie, trasmissibile al nascituro, che erediterà la probabilità di lesioni cariose nella dentatura da latte, con possibili recidive o denti malati anche in adolescenza e età adulta.

Crisi e salute – Ad aggravare il problema si aggiungono i fattori economici, le cure odontoiatriche sono trascurate anche a causa della crisi e un’offerta di servizi non sempre soddisfacente. Tra 0 e 4 anni vengono effettuate soltanto 520mila prestazioni, coprendo solo in minima parte le necessità assistenziali dei bimbi. Influisce anche l’alimentazione sbagliata, con cibi troppo zuccherosi, preferiti a frutta e verdura per risparmiare, e snack salati ipocalorici e cibi ricchi di carboidrati facilmente fermentabili con la saliva, che favoriscono carie.

Antonella Polimeni, presidente del collegio nazionale dei docenti di Odontoiatria, spiega: “L’attenzione alla salute del cavo orale della madre in gravidanza è una raccomandazione cardine delle nuove linee guida. Unita a una sana alimentazione con pochi zuccheri e un alto contenuto di principi nutritivi costituisce il primo passo per la prevenzione e tutela della salute della bocca del bambino”. 

( fonte: Tgcom24 )

Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Sul Frecciarosa ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno ( Famiglie d’Italia Salute News )

ottobre 3, 2013

presentazione del treno "Frecciarosa, le donne viaggiano ad alta velocità"

Frecciarosa 2013: un mese dedicato alle donne

di Valeria Leone ( fonte: Donne – MSN Italia )

Pubblicato il: 02-10-2013

Sanihelp.it – Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno e tra le tante iniziative ritorna Frecciarosa: la campagna di sensibilizzazione e prevenzione delle malattie femminili condotta dalle FS insieme all’ Associazione Incontra Donna onlus (con il patrocinio del Ministero della Salute) è giunta alla sua terza edizione.

Saranno disponibili consulenze mediche in treno e vademecum ricchi di consigli e indicazioni utili non solo per le donne ma per tutta la famiglia: prevenzione al maschile, sane abitudini alimentari, stili di vita, suggerimenti per la salute del seno, indicazioni sulla vaccinazione HPV (Papilloma Virus) anche per gli uomini, informazioni sulla prevenzione dei tumori del colon retto e consigli sull’attività fisica, con un’attenzione particolare ai bambini e al tema del rischio genetico.

Dal 3 al 31 ottobre, dal lunedì a venerdì, su due Frecciarossa Trenitalia in viaggio fra Roma e Milano (il 9614 delle ore 9.00 in partenza da Termini e il 9639 delle ore 15.00 da Milano Centrale) ospiteranno medici specialisti che offriranno consulenza gratuita alle clienti e, su richiesta, anche una visita senologica. Le visite si svolgeranno nel 1° Salottino Business.

by Valeria Leone ( fonte: Donne – MSN Italia )

Famiglie  d’Italia

 

Caldo e afa in arrivo, il Ministero ci informa ( Famiglie d’Italia Salute News )

giugno 17, 2013

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CALDO IN ARRIVO: COME DIFENDERSI? IL MINISTERO LANCIA “ESTATE SICURA”

scritto da Sergio Anzi in Notizie Italia fonte: Mondo Informazione

 

Caldo, anzi: molto caldo. Le previsioni non lasciano spazio ad equivoci: fa caldo e le temperature saliranno ancora di più. Questa estate si è fatta pregare, ma a quanto pare ci farà pesare la sua presenza.

Caldo e afa, temperature in aumento e pericolo “ondate di calore”. Come difendersi? I consigli del Ministero della Salute.

Come ogni anno, insieme al caldo e all’estate, arrivano le ondate di calore con il loro strascico malessere e malori. Quest’anno abbiamo dovuto aspettare un po’ di più del solito, abbiamo avuto temperature più basse della media e, per questo motivo, le conseguenze delle ondate di calore potrebbero essere più pesanti ed avvertite dal nostro organismo con maggiore gravità.

Il Ministero della Salute, allo scopo di mitigare le conseguenze nefaste della tanto attesa estate, ma soprattutto di prevedere le ondate di calore almeno 72 ore prima che si possano verificare, ha reso noto, attraverso una nota del ministro Lorenzin, l’elaborazione del programma “Estate Sicura 2013″. Ecco la nota del Ministro:

In previsione di possibili incrementi di temperatura collegati all’approssimarsi della stagione estiva che potrebbero costituire soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione un rischio per la salute, il Ministero ha varato anche quest’anno, a supporto delle iniziative locali, il Programma Nazionale di Prevenzione ”Estate sicura 2013” ed ha reso disponibili sul sito istituzionale informazioni e consigli sulle misure generali da adottare per affrontare il caldo senza rischi. Nell’ambito del programma è operativo nelle principali città il Sistema nazionale di Previsione e Allarme per ondate di calore, che consente di individuare, con un anticipo di almeno 72 ore le condizioni meteo-climatiche che possono avere un impatto significativo sulla salute delle categorie più esposte, consentendo alle autorità locali di attivare sul territorio piani di sorveglianza e prevenzione nei confronti delle fasce di popolazione più a rischio (anziani fragili, malati cronici, neonati e bambini piccoli, i senza fissa dimora)

I consigli sono sempre gli stessi, ma vale la pena di ricordarli e di fare attenzione, soprattutto agli anziani e alle persone che maggiormente soffrono il caldo: non uscire nelle ore più calde, rinfrescare in modo confortevole l’ambiente domestico e di lavoro (cercando di arearlo, magari bloccando il passaggio della luce, ma non quello dell’aria e facendo attenzione a non esagerare con l’aria condizionata o ancora peggio, con i ventilatori meccanici), soprattutto bere molti liquidi e avere un alimentazione ricca di frutta e verdura (che di liquidi ne contengono molti), moderare molto (meglio ancora: eliminare) l’uso di bevande alcoliche e caffeina, fare pasti leggeri, vestire in modo comodo e leggero.

Questi ed altri consigli li potete ritrovare sul sito del Ministero, seguirli è un ottimo modo per non rovinarsi la stagione più attesa dell’anno.

fonte: Mondo Informazione

Famiglie  d’Italia

Federfauna denuncia: 3000 bambini abbandonati in Italia ogni anno, ma pochi lo sanno

luglio 15, 2012

Il 27 giugno su questo blog era apparso un annuncio accorato contro l’abbandono dei cani che si incrementa con l’approssimarsi delle vacanze e stive ( Non lasciamoli soli… ( Famiglie d’Italia S.O.S. Estate 2012 ) Oggi, in questa terza domenica di luglio, mi pare giusto dare voce ad un altro annuncio, ancora più accorato, lanciato da Federfauna per evidenziare un’ assurda ed ingiustificata disparità di comunicazione fra due notizie solo apparentemente simili nella finalità del messaggio: a poca distanza di tempo dalla presentazione in pompa magna della campagna 2012 del Ministero della Salute ( On. Renato Balduzzi ) contro l’abbandono dei cani, con tanto di spot televisivo sulle reti Rai, ora è la Societa’ Italiana di Neonatologia (Sin) che ci invita a riflettere sulla tragica realtà che in Italia circa 3mila bambini ogni anno vengono abbandonati e solamente 400 di loro in ospedale… e tutto ciò, spesso, nella disinformazione e indifferenza più  totali. ” 

Famiglie d’Italia ricorda che amare gli animali non significa disinteressarsi dei propri simili: l’amore sincero è universale e non ammette distinzioni!


 

Ogni anno in Italia 3mila bambini abbandonati, ma il Ministero fa lo spot contro l’abbandono dei cani

Ogni anno in Italia 3mila bambini abbandonati, ma il Ministero fa lo spot contro l’abbandono dei cani.

Due notizie che destano scalpore, soprattutto se lette una vicino all’altra. Proprio a poca distanza di tempo dalla presentazione in pompa magna della campagna 2012 del Ministero della Salute contro l’abbandono dei cani, con tanto di spot televisivo sulle reti Rai, e’ la Societa’ Italiana di Neonatologia (Sin) che mette in guardia sul fatto che in Italia sono circa 3mila i bambini che ogni anno vengono abbandonati e solamente 400 di loro in ospedale.

Eppure, durante quella presentazione nella sede di Lungotevere Ripa, accompagnato dalla direttrice generale della sanita’ animale e del farmaco veterinario del Ministero Gaetana Ferri (immancabile alle iniziative animaliste), e’ stato lo stesso sottosegretario Adelfio Elio Cardinale a dire, parlando di cani, che “Occorre dare un ulteriore contributo a questa battaglia culturale e di civilta’.”

Come se questo gia’ non bastasse per porsi qualche domanda, proprio a cavallo tra una notizia e l’altra, Michele Visone, Segretario Generale di Assocanili, ha segnalato che dai dati assunti dalle societa’ che si occupano di accalappiamento, su tutto il territorio nazionale, si evince che la percentuale dei ritrovamenti di cani vaganti a ridosso dei periodi estivi aumenti di non piu’ del 10% rispetto al resto dell’anno e che tale aumento sia dovuto piu’ a fattori climatici ed ambientali che agli abbandoni.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Non lasciamoli soli… ( Famiglie d’Italia S.O.S. Estate 2012 )

giugno 27, 2012

ABBANDONO CANI: OLTRE 500MILA I RANDAGI IN ITALIA ( di Roberta Ragni, fonte: greenMe.it )

Quando arriva l’estate, tempo di sole, di mare, di vacanze e, purtroppo, anche tempo di abbandoni, il guinzaglio può trasformarsi in un cappio al collo. Per ricordare agli italiani che abbandonare un cane equivale a condannarlo a morte, il Ministero della Salute ha lanciato una campagna di sensibilizzazione e prevenzione del randagismo, con uno spot esplicativo e duro in cui la cordicella a cui è legato un cane si trasforma in un mortale cappio, che andrà in onda fino al 10 luglio sulle reti Rai.

In Italia si stima ci sia un numero di cani randagi che oscilla tra i 500 mila e 700 mila animali. “I cani randagi non sono aumentati, ma non vengono denunciati– ha spiegato il sottosegretario alla Salute con delega alla Sanità pubblica veterinaria Adelfio Elio Cardinalela campagna contro il randagismo è un contributo alla cultura di civiltà. Se riusciremo a salvare anche un solo animale dall’abbandono avremo raggiunto un risultato. E non bisogna dimenticare che si tratta di un reato“.

Non tutti gli animali “vaganti” –così vengono chiamati in gergo tecnico i pelosi senza padrone, sono veri randagi ma molti di essi un proprietario ce l’hanno o lo hanno avuto: “nella maggior parte dei casi un cane randagio è un cane che è stato abbandonato. La ‘maglia nera’ in questo caso spetta alla Campania“, dove ci sono circa 66.500 cani randagi. Davvero troppi rispetto, ad esempio, ai 500 della Toscana. Secondo Cardinale, “la sensibilità nei confronti di questo tema sta cambiando negli ultimi anni in Italia, ma occorre dare un ulteriore contributo a questa battaglia culturale, di civiltà. Il ministero si è attivato istituendo un tavolo con le associazioni animaliste e con questa campagna, ma c’è bisogno di un lavoro di sistema per ottenere dati certi e iniziare una collaborazione fattiva per difendere i diritti di chi non ha voce, come gli animali“.

Sono, invece, quasi 6 milioni (5.815.727 per l’esattezza, dato che comprende anche i cani ospitati nei 915 canili/rifugi nazionali e iscritti a nome dei Comuni) i cani di proprietà iscritti all’anagrafe nazionale degli animali d’affezione. Ma, in realtà, i numeri potrebbero essere molto più alti, visto che “circa il 50% dei proprietari potrebbe non aver registrato il proprio animale all’anagrafe e questo è un problema rilevante“, ha detto Cardinale. A tal proposito, Gaetana Ferri, direttrice generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari, ha ricordato che “il possesso di un animale comporta responsabilità e l’abbandono è un reato“. Quanto ai canili sanitari, ha detto la Ferri, il loro numero “è troppo elevato e le strutture sono sovraffolate. Questo dimostra che il problema del randagismo esiste: è necessaria una azione di sensibilizzazione forte contro l’abbandono dei cani“.

In attesa di vedere in tv lo spot del Ministero, tra i numerossisimi video girati negli anni per combattere questa orrenda abitudine estiva degli italiani, vi lasciamo con il simpatico ed efficace corto realizzato dalla Ferrafilm, «L’abbandono di un cane», vero e propio viral con oltre 600.000 visite su youtube. Con ironia velatamente misogena, ecco perché non abbandonare un cane è meglio di continuare a tenersi che una fidanzata che ti stressa:

 

 
Roberta Ragni ( greenMe.it )

 

Famiglie  d’Italia

Scoperto il gene che causa la Sla ( Famiglie d’Italia news )

dicembre 10, 2010

 

Spesso il nostro venerdì era dedicato ai commenti ed alle considerazioni del giorno dopo conseguenti alla visione del format Anno Zero. Ultimamente l’interesse era scemato in quanto ” nulla di nuovo ” volgeva all’orizzonte, tanto più il nostro scoramento e crescente disinnamoramento nei confronti di una politica sempre più stantia ed inutile, in caduta libera nella sua credibilità da parte dei cittadini, almeno quelli cui poco importa il ” colore “, preferendo i ” fatti ” alle ”  ideologie ” per motivi pratici di sopravvivenza giornaliera… Anche ieri sera Anno Zero non ha offerto novità auspicate e perfino la conduzione di Santoro è parsa meno convinta ed aggressiva del solito, benché la presenza in studio di Santo Versace e l’interessante tema tendente a dimostrare a un attonito e rassegnato Castelli l’evidente coinvolgimento della Lega negli affari malavitosi, nonostante i proclamati arresti vantati da Maroni, ma ” smontati “, o almeno ridimensionati, dal monologo di un ancor meno convincente Travaglio, la cui espressione ultimamente più che da inquisitore appare ridimensionata a quella di un Araldo declassato a declamare ” bandi ” in modo amatoriale e senza alcun compenso… Insomma , la solita solfa, ricca di denunce e carente di proposte, che  mi ha spinto a navigare nel web alla ricerca di notizie più interessanti, tra le quali ne ho colta una molto positiva e portatrice di nuove speranze, alla quale destinare meglio le nostre attenzioni: (more…)

Antibiotici, un eccesso poco salutare ( Famiglie d’Italia News )

novembre 19, 2010
 Non sempre tutto ciò che cura… cura veramente. Anzi! L’articolo scelto oggi evidenzia i pericoli e gli sprechi conseguenti. Consigliamo di leggerlo con molta attenzione, anche se ciò non piacerà alle grandi multinazionali farmaceutiche.
  
 
Tutti pazzi per gli antibiotici (more…)