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A Bioeconomy for Europe ( Econota 112 )

gennaio 11, 2014

foresta scozzese

Questa rubrica ritorna dopo qualche mese di pausa riproponendo un articolo apparso tempo fa su http://www.vglobale.it  per riportare la vostra attenzione sull’importanza dell’impiego di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e combustibili per la produzione industriale ed energetica.

Nuova sfida europea, tempi maturi per la Bioeconomia

 Muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica

La Commissione europea ha pubblicato la strategia europea per supportare una crescita sostenibile attraverso un rafforzamento della bioeconomia (EC, 2012. «Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe»). Per bioeconomia s’intende un’economia basata sull’impiego di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e combustibili per la produzione industriale ed energetica. L’avvio di una bioeconomia a larga scala può significare, per l’Europa, creare nuova occupazione, avviare la crescita economica nelle aree rurali, lungo le coste e nelle aree industriali provate dalla attuale crisi economica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando la sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria e dei processi industriali.

Il piano d’azione messo a punto dalla Commissione è basato su un approccio intersettoriale e sull’obiettivo di favorire la nascita di un’economia a emissioni ridotte, conciliando le esigenze di sostenibilità nell’uso delle risorse biologiche per fini produttivi con la tutela della biodiversità e dell’ambiente. I tre aspetti chiave della strategia riguardano lo sviluppo di nuove tecnologie e processi produttivi ispirati alla bioeconomia; lo sviluppo di nuovi mercati in diversi settori interessati e l’avvio di una collaborazione più ampia tra i responsabili politici e le parti interessate. In un’intervista Máire Geoghegan-Quinn, commissaria Eu responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, afferma che l’Europa è ormai matura per passare a un’economia «post-petrolio», dove un più ampio utilizzo delle fonti rinnovabili è una necessità ma anche un’opportunità. Questo processo può essere favorito attraverso la ricerca e l’innovazione, elementi chiave per la protezione dell’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e la futura competitività dell’Europa.
La Commissaria ha però affermato che l’Europa si mostra troppo lenta a recepire le grandi sfide dello sviluppo e che spesso le azioni politiche in questo senso risultano isolate. Una scommessa come quella lanciata dalla strategia europea per la bioeconomia, invece, richiede un quadro di riferimento più forte ed organico, che coinvolga contemporaneamente il mondo scientifico, quello politico e quello imprenditoriale. I fondi pensati per sostenere la strategia europea fanno capo a filoni di finanziamento come la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca «Horizon 2020» e altri programmi comunitari e nazionali.
La strategia europea per la bioeconomia segue l’Agenda messa a punto dall’Oecd nel 2009 (Oecd, 2009. The Bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda) in modo originale. L’Agenda dell’Oecd, infatti, è tarata sul ruolo che le biotecnologie (applicate agli ambiti di tipo agricolo, sanitario e industriale) possono giocare nel lanciare a livello mondiale una bioeconomia condivisa.

La Commissione europea, invece, facendo seguito al lungo dibattito e al percorso effettuato negli ultimi anni sulla strada della sostenibilità, vede la bioeconomia in un contesto più vasto, dove trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione dalla dipendenza dalle risorse non rinnovabili, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la competitività europea per creare e mantenere nuovi posti di lavoro.

La visione europea della bioeconomia ha, quindi, un carattere più globale e coerente, che prevede aspetti politici, investimenti in conoscenza, innovazione e incremento di capacità, nuove infrastrutture e strumenti, una governance partecipativa basata su un dialogo informato con la società. L’applicazione di questa strategia, che prevede tra l’altro aspetti controversi come quelli, ad esempio, legati alla produzione dei bio-carburanti, richiederà senza dubbio un notevole impegno a livello politico, economico e sociale.

 È bene però ricordare che la bioeconomia in Europa muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. Si prevede che l’attuazione della strategia europea sulla bioeconomia possa moltiplicare tale valore di un fattore dieci entro il 2025.

(Fonte Enea-Eai)

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Ricercatori del MIT trovano un modo per utilizzare l’erba tagliata alla stregua di pannelli solari ( di Mark Boyer )

erba tagliata

Questo è esattamente quello che il ricercatore del MIT ( Massachusset Institute of  Technology ) Mershin Andreas ha trovato per caso. Lo scienziato dice che creare una cella solare potrebbe essere semplice come la miscelazione di qualsiasi materiale organico verde (erba tagliata, rifiuti agricoli) con un sacchetto di sostanze chimiche e adagiare il composto ottenuto su un tetto.

Una volta migliorata l’efficienza del sistema  Mershin, questo tipo di tecnologia solare potrebbe fare energia a basso prezzo rendendola disponibile in luoghi rurali e paesi in via di sviluppo dove le persone non hanno accesso all’energia Noi di Famiglie d’Italia abbiamo seguito lo sviluppo del processo biophotovoltaico ovvero dispositivi che generano energia dalla fotosintesi ; anche se le possibilità sono illimitate la maggior parte della tecnologia esistente è molto costosa e lontana dal raggiungimento del mercato. In uno studio pubblicato Mershin e i suoi colleghi ricercatori hanno creato un processo di “dirottare” le molecole che sono responsabili della fotosintesi. Come Mershin spiega in questa ricerca, al fine di ottenere che queste molecole a lavorarino per noi, dobbiamo estrarre la proteina che si trova al centro della fotosintesi e stabilizzare il modo che essa continui a vivere e operare in un pannello solare.

Mershin e il suo team ha sviluppato una nanostruttura in biossido di titanio, supportato da nanofili, che trasporta un flusso di corrente. Il sistema è in grado, per ora, di convertire solo 0,1 per cento dell’energia del sole in elettricità —  quattro ordini di grandezza migliori rispetto ai precedenti sistemi biophotovoltaici — ma questa percentuale dovrà essere migliorata ulteriormente prima che la tecnologia possa essere utile. La svolta ” porta la promessa di una energia solare economica ed ecologica “. Il dr. Mershin spera che tutto ciò avverrà entro pochi anni.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua ( Econota 93 )

ottobre 5, 2012

MIT sviluppa una tecnologia magnetica per separare l’olio dall’acqua

by Timon Singh

In seguito alla fuoriuscita di petrolio del Golfo del Messico  sono stati esplorati diversi metodi innovativi per separare l’olio dall’acqua. Ora un team del MIT ha sviluppato una nuova tecnica per  separare magneticamente l’olio dall’acqua che potrebbe essere utilizzato per pulire le fuoriuscite di olio in futuro. Il metodo sembra essere così efficace che l’olio recuperato può essere riutilizzato anche per compensare i costi di ripulitura.

La squadra del MIT è formata da Shahriar Khushrushahi (un postdoc in MIT dipartimento di ingegneria elettrica e informatica), Markus Zahn (Thomas e Gerd Perkins professore di ingegneria elettrica) e T. Alan Hatton ( professore di ingegneria chimica).

Durante le loro ricerche hanno usato nanoparticelle di metalli ferrosi idrorepellenti mescolati con l’olio e successivamente i magneti per separare le due fasi. La parte sorprendente è che una volta che le nanoparticelle sono magneticamente rimosse dall’olio possono essere riutilizzate. “C’è una buona dose di precedenti ricerche sulla separazione acqua e i cosiddetti ferrofluidi — fluidi con nanoparticelle magnetiche sospese in loro,” ha detto Zahn. “In genere le ricerche si riferiscono ad una miscela di acqua e ferrofluido attraverso un canale di pompaggio mentre i magneti sono fuori dal canale diretto del flusso di ferro fluido utilizzando una parete perforata.” “Questo approccio può funzionare se la concentrazione del ferrofluido è noto in anticipo e rimane costante. Ma in acqua contaminata da una fuoriuscita di petrolio la concentrazione può variare notevolmente. Si supponga che il sistema di separazione sia costituito da un canale con magneti lungo un lato di ramificazione. Se la concentrazione di olio sarà zero,l’acqua fluirà naturalmente in entrambi i rami. Se la concentrazione di olio è elevata l’acqua finirà in un ramo e l’olio in un altro dotato di magneti.”

Anche se può sembrare semplice, il metodo è altamente efficacia a separare l’olio dall’acqua. Il team crede anche che può essere implementato su scala più ampia e distribuita in mare per giorni o settimane, dove l’energia elettrica è scarsa e servizi di manutenzione limitate.

 La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Lavatrice a Pedale ( GiraDora ). Non consuma elettricità e costa solo 50 dollari

Nei paesi in via di sviluppo manca  energia elettrica o  fondi per acquistare costose macchine da lavare. Lavare alla vecchia maniera richiede tuttavia un’enorme quantità di tempo e fatica. Alex Cabunoc e Ji A hanno creato il GiraDora – una combinazione di lavatrice e asciugatrice rotante alimentata da un pedale. A solo 50 euro questo aggeggio geniale è un modo economico per aiutare a rompere il ciclo della povertà in molte comunità svantaggiate.

Progettato in particolare per quelli a reddito minimo che vivono nelle nazioni più povere, GiraDora spera di alleviare l’onere del bucato ; un lavoretto che può prendere quasi 6 ore al giorno, 3-5 giorni a settimana. La vasca di plastica portatile può essere riempita con acqua e sapone prima di mettere un coperchio sulla parte superiore che agisce come un sedile. Dopo di che è sufficiente azionate il pedale a molla !

Questo design ergonomico allevia il mal di schiena e l’affaticamento cronico del polso quando si lava e si strizzano i vestiti  lasciando le mani libere per altre attività. I capi di abbigliamento possono essere lavati anche in una sola volta invece di dover fregare i singoli articoli utilizzando meno acqua e sforzo globale. Oltre a evitare problemi di salute associati con lo stress fisico e la muffa che cresce su tessuto bagnato il GiraDora può anche aiutare a generare reddito attraverso la fornitura di servizi di lavanderia, noleggio e vendita diretta. Il GiraDora è attualmente testato sul campo in Perù; ci sono piani per introdurlo in Sud America e India. Il progetto è stato riconosciuto meritorio di riconoscimento da parte di Sfida dell’innovazione sociale Dell  e l’ International Design Excellence Awards.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Cura contro il cancro e luce low cost ( Estate Ecologica News )

agosto 13, 2012

Trovata la cura per il cancro. Non interessa perché non ” rende “. 

Le grandi Case Farmaceutiche la snobbano perchè non è un “affare”.

( Notizia di un anno fa passata inosservata e ripescata volutamente  per riproporla all’attenzione. Fonte: Urca Urca! )

Per un quadro più completo leggi anche: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

E’ una soluzione semplice ed è sempre stata sotto il naso degli scienziati. C’è da utilizzare il di-cloro-acetato, che attualmente è impiegato nei problemi metabolici. La scoperta della sua efficacia contro i tumori è stata fatta nell’Università canadese di Alberta nel gennaio 2007. Stranamente, i media non ne hanno parlato. Eppure è una sostanza che può essere utilizzata da chiunque, non ha effetti collaterali particolari ed è estremamente economico (a differenza dei costosi farmaci antitumorali prodotti dalle grandi Aziende Farmaceutiche internazionali). Gli scienziati canadesi hanno testato il DCA (di-cloro-acetato) ed hanno ucciso le cellule tumorali dai polmoni, dal seno e dal cervello lasciando integre le cellule sane. Lo stesso risultato era stato ottenuto alimentando cavie ammalate con acqua contenente DCA.
Il DCA agisce sui mitocondri delle cellule malate portandole all’apoptosi cellulare e di conseguenza alla morte delle cellule malate. E’ ampiamente disponibile in quanto già utilizzato per la cura dei disturbi alimentari. Potete trovare maggiori informazioni su thedcasite.com  sul quale vengono pubblicate le esperienze, i dosaggi, i vari casi, i pro e contro.
DOMANDA: perchè le Case Farmaceutiche snobbano la scoperta?
RISPOSTA: probabilmente perchè il metodo è naturale e non può essere brevettato. Niente brevetto, niente affari. Senza brevetto non è possibile sfruttare la scoperta come stanno facendo, ad esempio, con le costosissime cure per l’AIDS. Meglio che la gente continui a finanziare campagne anti-tumori ed a pagare salate le cure sul mercato.
Ma forse c’è una speranza: piccoli Laboratori indipendenti potrebbero iniziare a produrre il DCA e, dopo le previste procedure, commercializzare finalmente il farmaco.

Approfondisci con: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

Vale la pena di informarsi e di attivarsi.

 

L’invenzione di un ingegnere del Mit è già stata installata sui tetti di 10 mila

abitazioni senza luce delle Filippine

Basta prendere una bottiglia di plastica, riempirla d’acqua e di candeggina e si può avere un po’ di luce nelle baracche di Manila (circa 50W), quel tanto per guardarsi in faccia, quel tanto per uscire da quel buio terribile, e anche simbolico, di una condizione di vita disumana.

Questa è la promessa di un’invenzione geniale, la «Solar Bottle Bulb» , e di un progetto dal nome suggestivo ed esplicativo, Un litro di luce (Isang Litrong Liwanag), che rispecchia i principi delle cosiddette Appropriate Technology, movimento ideologico che si basa sulle tecnologie semplici, appropriate ed eco-sostenibili con cui il filosofo ed economista Ernst Friedrich «Fritz» Schumacher sognava di migliorare il mondo più povero.

 

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

Bioeconomia,l’Europa ci crede ( Econota 78 )

febbraio 29, 2012

Nuova sfida europea, tempi maturi per la Bioeconomia

Muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica

La Commissione europea ha pubblicato la strategia europea per supportare una crescita sostenibile attraverso un rafforzamento della bioeconomia (EC, 2012. «Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe»). Per bioeconomia s’intende un’economia basata sull’impiego di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e combustibili per la produzione industriale ed energetica. L’avvio di una bioeconomia a larga scala può significare, per l’Europa, creare nuova occupazione, avviare la crescita economica nelle aree rurali, lungo le coste e nelle aree industriali provate dalla attuale crisi economica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando la sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria e dei processi industriali.

Il piano d’azione messo a punto dalla Commissione è basato su un approccio intersettoriale e sull’obiettivo di favorire la nascita di un’economia a emissioni ridotte, conciliando le esigenze di sostenibilità nell’uso delle risorse biologiche per fini produttivi con la tutela della biodiversità e dell’ambiente. I tre aspetti chiave della strategia riguardano lo sviluppo di nuove tecnologie e processi produttivi ispirati alla bioeconomia; lo sviluppo di nuovi mercati in diversi settori interessati e l’avvio di una collaborazione più ampia tra i responsabili politici e le parti interessate. In un’intervista Máire Geoghegan-Quinn, commissaria Eu responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, afferma che l’Europa è ormai matura per passare a un’economia «post-petrolio», dove un più ampio utilizzo delle fonti rinnovabili è una necessità ma anche un’opportunità. Questo processo può essere favorito attraverso la ricerca e l’innovazione, elementi chiave per la protezione dell’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e la futura competitività dell’Europa.
La Commissaria ha però affermato che l’Europa si mostra troppo lenta a recepire le grandi sfide dello sviluppo e che spesso le azioni politiche in questo senso risultano isolate. Una scommessa come quella lanciata dalla strategia europea per la bioeconomia, invece, richiede un quadro di riferimento più forte ed organico, che coinvolga contemporaneamente il mondo scientifico, quello politico e quello imprenditoriale. I fondi pensati per sostenere la strategia europea fanno capo a filoni di finanziamento come la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca «Horizon 2020» e altri programmi comunitari e nazionali.
La strategia europea per la bioeconomia segue l’Agenda messa a punto dall’Oecd nel 2009 (Oecd, 2009. The Bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda) in modo originale. L’Agenda dell’Oecd, infatti, è tarata sul ruolo che le biotecnologie (applicate agli ambiti di tipo agricolo, sanitario e industriale) possono giocare nel lanciare a livello mondiale una bioeconomia condivisa. La Commissione europea, invece, facendo seguito al lungo dibattito e al percorso effettuato negli ultimi anni sulla strada della sostenibilità, vede la bioeconomia in un contesto più vasto, dove trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione dalla dipendenza dalle risorse non rinnovabili, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la competitività europea per creare e mantenere nuovi posti di lavoro.

La visione europea della bioeconomia ha, quindi, un carattere più globale e coerente, che prevede aspetti politici, investimenti in conoscenza, innovazione e incremento di capacità, nuove infrastrutture e strumenti, una governance partecipativa basata su un dialogo informato con la società. L’applicazione di questa strategia, che prevede tra l’altro aspetti controversi come quelli, ad esempio, legati alla produzione dei bio-carburanti, richiederà senza dubbio un notevole impegno a livello politico, economico e sociale.

 È bene però ricordare che la bioeconomia in Europa muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. Si prevede che l’attuazione della strategia europea sulla bioeconomia possa moltiplicare tale valore di un fattore dieci entro il 2025.

 ( da Villaggio Globale-Fonte: Enea-Eai)

 

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Ricercatori del MIT trovano un modo per utilizzare l’erba tagliata come pannelli solari (di Mark Boyer )

 

Generare energia solare a casa miscelando erba tagliata con sostanze chimiche poco costose? Questo è esattamente quello che il ricercatore MIT Mershin Andreas ha trovato per caso. Lo scienziato dice che creare una cella solare potrebbe essere semplice come la miscelazione di qualsiasi materiale organico verde (erba tagliata, rifiuti agricoli) con un sacchetto di sostanze chimiche e adagiare il composto ottenuto su un tetto. Una volta migliorata l’efficienza del sistema  Mershin, questo tipo di tecnologia solare potrebbe fare energia a basso prezzo rendendola disponibile in luoghi rurali e paesi in via di sviluppo dove le persone non hanno accesso all’energia Qui a Inhabitat, noi abbiamo seguito biophotovoltaics — dispositivi che generano energia dalla fotosintesi — e anche se le possibilità sono illimitate, la maggior parte della tecnologia esistente è molto costoso e lontani dal raggiungimento del mercato. In uno studio pubblicato nel rapporti scientifici, Mershin e i suoi colleghi ricercatori hanno creato un processo di “dirottare” PS-sono molecole che sono responsabili per la fotosintesi. Come Mershin spiega in questo video, al fine di ottenere queste molecole a lavorare per noi, dobbiamo estrarre la proteina che si trova al centro della fotosintesi e stabilizzare il modo che essa continua a vivere e operare in un pannello solare.

Mershin e il suo team ha sviluppato una nanostruttura in biossido di titanio, supportato da nanofili, che trasporta un flusso di corrente. Il sistema è in grado, per ora, di convertire solo 0,1 per cento dell’energia del sole in elettricità —  quattro ordini di grandezza migliori rispetto ai precedenti sistemi biophotovoltaici — ma questa percentuale dovrà essere migliorata ulteriormente prima che la tecnologia possa essere utile. La svolta ” porta la promessa di una energia solare economica ed ecologica “. Il dr. Mershin spera che tutto ciò avverrà entro pochi anni.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

MIT svela foglia artificiale che crea a combustibile a idrogeno da luce solare ( Econota 74 )

gennaio 7, 2012

 

Ricercatori del MIT appena ufficialmente svelato un dispositivo che utilizza la luce solare per dividere l’acqua in idrogeno e ossigeno. Il dispositivo si basa sulla capacità di produrre idrogeno con una tecnologia sviluppata nel 2008 ovvero una “foglia artificiale” capace di creare combustibili chimici direttamente dalla luce del sole. La cella è fatta anche da materiali comuni come il silicio, cobalto e nichel, il che significa che la “foglia” potrebbe essere potenzialmente prodotte in serie. Se questa tecnologia venisse confermata si potrebbe creare idrogeno direttamente dal sole, utilizzandolo direttamente per il trasporto, riscaldamento e, mediante celle a combustibile, per produrre energia elettrica. La cella è un wafer di silicio (simile alle celle elettriche solari) che è rivestito su entrambi i lati con  catalizzatori per l’idrogeno e ossigeno. Il team ha sviluppato un catalizzatore di cobalto tre anni fa che rilascia ossigeno quando attivato dalla luce solare. Hanno poi aggiunto uno strato di lega di zinco-nichel-molibdeno sul lato opposto di wafer di silicio, che separa l’idrogeno dall’H2O. Se mettiamo il wafer in acqua ed lo esponiamo contenporaneamente alla luce del sole avremo acqua che si divide in gas formando bolle che salgono in superficie. I gas, per essere riutilizzati, dovrnno essere separati e l’idrogeno catturato e stoccato. Questa tecnologia offre una scorciatoia per produrre idrogeno. La promessa di un’economia di energia pulita basata sull’idrogeno ha avuto uno svantaggio grande dal fatto che  necessita molta energia per dividere H2o; quindi la potenza prodotta alla fine è semplicemente un trasferimento di energia piuttosto che una nuova forma. I vantaggi dell’utilizzo di fotoni per creare idrogeno sono enormi. Un grande stagno potrebbe fare il gas che potrebbe essere convogliato fino ad una cella a combustibile per produrre energia elettrica e calore su richiesta. I ricercatori immaginano la tecnologia integrata in un minuscolo sistema quando immerso nell’acqua sotto il sole che potrebbe produrre tutta l’energia necessaria da una tipica famiglia .

by Andrew Veronika

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

   

 Honda ricrea la sua ” motore Compo ” pieghevole moto elettrica a Tokio Motor Show

 

Negli anni 80, Honda ha creato un motociclo elettrico pieghevole unico chiamato Motocompo. Ora la casa automobilistica sta aggiornando lo scooter con la sua versione di “Motor Compo” modernizzato visualizzata al Motor Show di Tokyo. La moto è inferiore a 1 metro di lunghezza e di altezza ed è dotata di una batteria rimovibile che può essere utilizzata come fonte di alimentazione di emergenza. Mentre l’originale Motocompo sembrava un piccolo falciatore, il nuovo design prende la sua stilistici dal robot di umanoide Asimo robot asimo Hondadi Honda.

by Laura k. Cowan

New entry : Le ESP  (Ecopillole  Sorridiamo un Po’ )  (da Parole Verdi )

In Giappone, la Triumph produce carburante dai reggiseni usati

 

 

Reggiseni usati per produrre carburante : èquel che fa la Triumph International in Giappone. Dai reggiseni si ottiene un refuse-paper and plastic fuel (RPF), costituito da scarti di carta, plastica e fibre. Nell’attività di trasformazione, si genera una quantità di CO2 inferiore rispetto a quella prodotta partendo dal carbone,con costi ridotti del 75%.

Dal 2009, la Triumph ha lavorato più di 200.000 reggiseni, ottenendone circa 14 tonnellate di RPF.

Che dire : forza ragazzi ! ( fonte: Blogo.it )

 

Ti manca la benzina? No problem ( se sei grasso… ) 

E’ quanto deve aver pensato il dottor Craig Alan Bittner, specializzato in liposuzione.

Il medico di Los Angeles utilizzava, infatti, il grasso prelevato dai propri pazienti per sintetizzare biocarburante per la propria macchina e per quella della sua fidanzata (un SUV Ford ed una Lincoln Navigator). Da 5 litri di grasso umano il dottore otteneva una quantità quasi equivalente di biodiesel. Il medico è finito sotto inchiesta ed è volato in Sud America per fare del volontariato in una clinica per bisognosi. Sic !

 ( fonte Blogo.it )

 

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

MAI… la casetta innovativa che costa solo 960 dollari ( Econota 64 )

settembre 5, 2011

Con la fine delle vacanze, riprende la fortunata rubrica delle Econote, curate dal prof. Paolo Broglio, con un interessante post firmato da Tania Talamo che ci informa di una intelligente novità ” italiana ” nel campo dell’edilizia innovativa a basso impatto ambientele  e a costo veramente irrisorio.

La casa MAI by Econote.it

Il “Modulo abitativo” progettato dall’istituto Ivalsa del Cnr è una piccola abitazione in legno realizzata con materiali ecocompatibili e dotata di tecnologie per ottimizzare l’efficienza energetica

Si chiama “MAI” (Modulo abitativo Ivalsa) ed è una casetta di legno amica dell’ambiente, frutto di un progetto interamente made in Italy. A progettarla sono stati i ricercatori dell’istituto Ivalsa (Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree) del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr, in collaborazione con il Centro europeo di impresa e innovazione del Trentino (Ceii) e Habitech-Dttn (Distretto tecnologico trentino per l’energia e l’ambiente), mentre della realizzazione la realizzazione pratica è stata possibile grazie a un consorzio di 13 aziende dell’artigianato trentino.

Mai è un piccolo edificio fatto di legno, con due stanze da letto, un bagno, una cucina e un soggiorno. Il tutto in appena 33 metri quadri (più altri 16 per le due terrazze), organizzati in 5 moduli prefabbricati e trasportabili. Una sorta di “abitazione componibile”, che ha già inclusi al suo interno tutti i rivestimenti, gli impianti e i materiali necessari per vivere, inclusi i pavimenti. Un sistema estremamente semplice e versatile, che, affiancando più moduli, consente di costruire edifici più grandi e di qualsiasi forma.

Oltre alla massima versatilità, Mai si contraddistingue per l’elevato grado di efficienza energetica ed eco-compatibilità, a partire dal materiale – riciclabile – impiegato per la sua realizzazione: legno proveniente da foreste del Trentino gestite in maniera sostenibile e, per le fondamenta, pannelli X-Lam antisismici. Le strutture delle stanze, inoltre, sono progettate seguendo i criteri delle case passive, che non necessitano, cioè, di impianti di riscaldamento. Presentano infatti, oltre a un rivestimento interno che funge anche da protezione contro gli incendi, una facciata ventilata di tavole di legno e una guaina traspirante impermeabile che proteggono la casa dalla pioggia e dai raggi solari. Anche la copertura dell’edificio è studiata per offrire la massima efficienza ed è provvista di un impianto solare termico per la produzione di acqua calda. Gli arredi, infine, sono realizzati in legno naturale o placcato con materiali ottenuti a partire da carta riciclata e privi di derivati del petrolio.

Caratteristiche innovative che hanno già consentito al Modulo abitativo Ivalsa di ottenere la certificazione Leed (Leadership in energy and environmental design), uno standard sviluppato dall’US green building council (Usgbc) per costruire edifici sostenibili sia dal punto di vista energetico che dal punto di vista del consumo di tutte le risorse ambientali coinvolte nel processo di realizzazione. Il marchio Leed è già applicato in oltre 100 Paesi, inclusa l’Italia, dove il Green building council nazionale ha elaborato degli standard studiati per le condizioni ambientali italiane. La casa Mai ha inoltre superato il cosiddetto bloower door test, una verifica sperimentale che permette di valutare scoprire le eventuali “perdite d’aria” di una struttura, e – fatto non trascurabile – è molto economica. La sua realizzazione, infatti, è costata appena 960 dollari.

Econote.it

by Tania Talamo

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

La foglia artificiale

Probabilmente tra qualche decennio, ogni casa avrà la propria centrale elettrica. È la speranza che viene data dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, con la creazione della Foglia artificiale. Non si pensi ad una foglia comune, ma ad una cella solare, capace di scindere le molecole d’acqua in cui è immersa nei loro elementi (ossigeno ed idrogeno), grazie alla luce. Gli elementi liberati, vengono inviati dopo in una cella a combustibile (si pensi ad esempio al motore ad idrogeno).

 

Il capo del gruppo di ricerca, Daniel Nocera, ha presentato il progetto 241esimo meeting nazionale dell’American Chemical Society ad Anaheim. Pare che la reazione produca un energia 10 volte maggiore alla normale reazione di fotosintesi e che una cella attuale sostenga la reazione per 45 h senza cali di prestazioni.

L’idea non è nuova. Già in passato John Turner, ricercatore dell’ U.S. National Renewable Energy Laboratory, creò la sua foglia artificiale. Questa però risultava molto costosa, a causa dei materiali usati, e poco performante.

La foglia del MIT, invece, è veramente a buon mercato: usa catalizzatori come Cobalto Nichel relativamente più economici.

Il progetto affascina e potrebbe un giorno esser parte integrante della nostra vita quotidiana, come ad esempio delle nostre case, che diventerebbero autonome dal punto di vista energetico.

 di Mattia Sansone

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia