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Per saperne di più riguardo al mobbing sul lavoro ( Famiglie d’Italia News )

aprile 2, 2013

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Mobbing sul lavoro: una vessazione da combattere!
( Post molto esaustivo riguardo al mobbing sul lavoro tratto da La Perfetta Letiziainteressantissimo blog che invito tutti a visitare. )
Se ne se sente parlare sempre più spesso, e molti lo subiscono nell’impotenza. Ma che cos’è il mobbing?

Il termine mobbing origina dal verbo inglese “to mob”, tradotto come “Assalire in massa o in modo tumultuoso, accerchiare, circondare, assediare, attaccare”. Il termine rievoca l’immagine di animali o persone che circondano minacciosamente un membro del gruppo, tendenzialmente per indurlo alla fuga e all’esilio. Nell’ambito delle scienze giuridiche, il mobbing è definito come “l’insieme di atti o azioni che si ripetono per un considerevole periodo di tempo, compiute da uno o più soggetti, che possono essere il datore di lavoro o gli stessi colleghi, nei confronti di un altro lavoratore. Detto comportamento è finalizzato a danneggiare le vittime in modo sistematico e per uno scopo ben preciso. Queste vengono accerchiate ed aggredite intenzionalmente attraverso una strategia comportamentale volta alla distruzione psicologica, sociale e professionale.” (tratto da Jobonline.it”)Gli atti persecutori si manifestano sottoforma di vessazioni, molestie morali, persecuzioni, abusi, ritorsioni sulle possibilità di carriera e violenze psicologiche di vario tipo. Anche la declassazione immotivata di un lavoratore a funzioni e compiti inferiori al suo ruolo, con conseguente umiliazione e dequalificazione, può rientrare in un’intenzionale manovra di distruzione psicologica, sociale e professionale, ed essere valutata come mobbing. Citare tutte le condizioni che, in un preciso contesto, possono far forma a un comportamento vessatorio sarebbe eccessivamente lungo. L’articolo “Mobbing” di Stefano Spinelli (http://www.personaedanno.it/enciclopedia/mobbing) fornisce un elenco esauriente. Qui, mi limito a citare alcune situazioni frequenti:

1. Spostamento del posto di lavoro illegittimo o ingiustificato.
2. Mutamento di mansioni e obbligo a svolgere compiti dequalificanti.
3. Licenziamento illegittimo.
4. Mancato riconoscimento promozioni, diritto alla partecipazione a corsi di formazione in precedenza concessi.
5. Numerosi cambiamenti di mansioni, indipendentemente dalle necessità dell’azienda.
6. Collocazione in posizione sott’ordinata a colleghi con qualifica inferiore o collocazione in posizione equiparata a colleghi di livello inferiore.
7. Trasferimento di un altro collega nel posto ricoperto fino a quel momento.

Il mobbing può essere realizzato in modo smaccato oppure subdolo, celato sotto una gestione del rapporto di lavoro apparente legittima. Il lavoratore che lo subisce vive la situazione dapprima con un senso di colpa “Se le cose vanno male, io solo ne sono responsabile” per poi scivolare sempre di più nella depressione. I danni psicofisici possono essere ingenti, e, se giudicato colpevole, colui che mette in atto il mobbing è tenuto a risarcire economicamente il dolo perpetrato (pecunia doloris). Il giudice che ha presieduto la causa della signora Sig.ra E.G, presso il Tribunale di Torino, Sezione Lavoro I grado, 16 novembre 1999, Est. Ciocchetti, ha dichiarato che le pratiche del mobbing hanno l’effetto di: “Intaccare gravemente l’equilibrio psichico del prestatore, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talora persino suicidio”.

I danni del mobbing si possono ascrivere in: danno esistenziale, biologico e patrimoniale.
A livello fisico, “la vittima di mobbing accusa sintomi e malesseri a carico di organi o apparati che sono strettamente legati a patologie psico-somatiche, comunemente derivanti dalla depressione reattiva all’ambiente lavorativo o allo stress occupazionale” (H.Ege, op. cit., pag. 94).

Le malattie, sia fisiche che psicologiche, si possono protrarre per lungo tempo o divenire persino irreversibili. Nell’accertamento del danno biologico, vengono coinvolti il medico del lavoro, il medico legale e lo specialista psichiatra.

In Italia il mobbing è un reato ancora ambiguo, non ben inquadrato dalla legge, ma è possibile aggirare l’ostacolo attenendosi alla costituzione vigente. Infatti, ai sensi dell’art. 2087 c.c., intitolato “Tutela delle condizioni di lavoro”: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Inoltre, “il datore di lavoro, per parte sua, vista l’ampiezza dell’obbligo di tutela che gli è imposto dalla norma, sarà responsabile non solo delle condotte di mobbing realizzate direttamente, ma anche di quelle poste in essere dai suoi preposti, essendo in questo caso egli responsabile di non aver vigilato sulla loro condotta, o di averli scelti nonostante adottassero tali comportamenti.” (tratto da Jobonline.it”)

Anche i liberi professionisti, se inquadrati in una formula lavorativa assimilabile a quella di un dipendente, possono subire mobbing e richiedere l’intervento del giudice del lavoro denunciando la violazione dell’art. 2087 c.c.

A cura di Federica Leva 
Famiglie  d’Italia

La voce delle famiglie italiane… continua

novembre 2, 2009

Mentre i nostri politici persistono nel darsi  la caccia inventandosi trappoloni ingegnosi, indicono manifestazioni, fanno manovre strane, alleanze varie, lasciano un partito dove non si identificano più per costituirne uno nuovo di colore opposto…le famiglie che loro dovrebbero rappresentare e fare sì che siano al di sopra di ogni interesse personale o di bandiera, queste famiglie, le nostre famiglie soffrono in attesa di un segnale, magari bipartisan, che offra loro qualche spiraglio di speranza nel vedere questi quattro venditori di fumo smettere una volta per tutte di latrare e cominciare veramente a tirarsi su le maniche e ad  offrire reali soluzioni invece delle solite stantie lamentele. Oggi, affinché essi, i politici, tocchino con mano i problemi che conoscono per lo più per sentito dire , tra le varie lettere che pubblico nei commenti di alcuni post di questo blog, ho scelto quello di Cristina, inviato il 01/11/2009 alle 17:42:37

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” … Mi dispiace moltissimo leggere queste cose tristi di famiglie così disperate e sole. Anche se sono una persona solare e positiva credo che tra un po’ mi troverò nella stessa situazione anche io! E sapete perché?… Perché sono incinta e sono stata cacciata via dal mio posto di lavoro appena saputa la notizia, e il bello è che dopo 4 anni di lavoro senza mai nessun litigio e attaccando sempre l’asino dove vuole il padrone, mio cugino carnale, si quel bel pezzo di m… che è il mio titolare di lavoro mi ha liquidato in questa maniera!! Ora sono in maternità anticipata perché dall’arrabbiatura mi si è alzata la pressione e me la sono vista brutta. Ma a settembre dovrei tornare a lavoro?… e che situazione troverei?… Ve lo immaginate che MOBBING che dovrò subire ??… Dalle molte esperienze lette e sentite so che la maggior parte delle donne mamme fanno molta difficoltà a trovare lavoro…se mai lo trovano poi! E la parità dei diritti? (more…)