Posts Tagged ‘Movimento per la Vita’

Una storia bellissima per un fine settimana di serenità e speranza

luglio 19, 2014

bambino_con_gesu

Questo meraviglioso articolo scritto da Andrea Socci e pubblicato fra le news di Libero del 13 luglio u.s. mi è stato inviato dall’amico Andrea, presidente dell’Associazione Movimento per la Vita di Desenzano del Garda. Io ve lo ripropongo invitandovi a leggerlo per accendere una lampadina di speranza che vi aiuti a trascorrere più serenamente il finale di una settimana, purtroppo, foriera di notizie sempre più tragiche di guerra, violenza e disperazione.

LA STORIA DEL BAMBINO CHE E’ STATO IN BRACCIO A GESU’

E’ il 2003. Il 4 luglio – festa nazionale negli Stati Uniti – una normale famiglia americana che vive nel Nebraska, a Imperial, paesino agricolo che ha appena “duemila anime e neanche un semaforo”, sta stipando di bagagli una Ford Expedition blu.

I Burpo partono verso Nord per andare a trovare lo zio Steve, che vive con la famiglia a Sioux Falls, nel South Dakota (hanno appena avuto un bambino e vogliono farlo vedere ai parenti).

L’auto blu imbocca la Highway 61. Alla guida c’è il capofamiglia Todd Burpo, accanto a lui la moglie Sonja e nel sedile posteriore il figlio Colton, di quattro anni, con la sorellina Cassie.

Fanno rifornimento a una stazione di servizio nel paese dove nacque il celebre Buffalo Bill prima di affrontare immense distese di campi di granoturco.

E’ la prima volta, in quattro mesi, che i Burpo si concedono qualche giorno di ferie dopo lo scioccante vicenda che hanno vissuto il 3 marzo di quell’anno.

Il piccolo Colton quel giorno aveva cominciato ad avere un forte mal di pancia. Poi il vomito. Stava sempre peggio finché i medici fecero la loro diagnosi: appendice perforata.

Fu operato d’urgenza a Greeley, in Colorado. Durante l’operazione la situazione sembrò precipitare: “lo stiamo perdendo! Lo stiamo perdendo!”.

Il bambino era messo molto male e passò qualche minuto assai critico. Poi però si era ripreso. Per il babbo e la mamma era stata un’esperienza terribile. Lacrime e preghiere in gran quantità come sanno tutti coloro che son passati da questi drammi.

 IN CIELO

 Dunque, quattro mesi dopo, il 4 luglio, la macchina arriva a un incrocio. Il padre Todd si ricorda che girando a sinistra, a quel semaforo, si arriva al Great Plains Regional Medical Center, il luogo dove avevano vissuto la scioccante esperienza.

Come per esorcizzare un brutto ricordo passato il padre dice scherzosamente al figlio: “Ehi, Colton, se svoltiamo qui possiamo tornare all’ospedale. Che ne dici, ci facciamo un salto?”.

Il bambino fa capire che ne fa volentieri a meno. La madre sorridendo gli dice: “Te lo ricordi l’ospedale?”.

Risposta pronta di Colton: “Certo, mamma, che me lo ricordo. È dove ho sentito cantare gli angeli”.

Gli angeli? I genitori si guardano interdetti. Dopo un po’ indagano.

Il bimbo racconta con naturalezza i particolari: “Papà, Gesù ha detto agli angeli di cantare per me perché avevo tanta paura. Mi hanno fatto stare meglio”.

“Quindi”, domanda il padre all’uscita del fast food, “c’era anche Gesù?”. Il bimbo fece di sì con la testa “come se stesse confermando la cosa più banale del mondo, tipo una coccinella in cortile. ‘Sì, c’era Gesù’ ”.

“E dov’era di preciso?”, domandò ancora il signor Burpo. Il figlio lo guardò dritto negli occhi e rispose: “Mi teneva in braccio”.

I due genitori allibiti pensano che abbia fatto un sogno nel periodo di incoscienza. Ma poi vacillano quando Colton aggiunge: “Sì. Quando ero con Gesù tu stavi pregando e la mamma era al telefono”.

Alla richiesta di capire come fa lui, che in quei minuti era in sala operatoria in stato di incoscienza, a sapere cosa stavano facendo i genitori, il bambino risponde tranquillamente: “Perché vi vedevo. Sono salito su in alto, fuori dal mio corpo, poi ho guardato giù e ho visto il dottore che mi stava aggiustando. E ho visto te e la mamma. Tu stavi in una stanzetta da solo e pregavi; la mamma era da un’altra parte, stava pregando e parlava al telefono”.

Era tutto vero. Così come era vero che la mamma di Colton aveva perduto una figlia durante una gravidanza precedente.

Colton, che era nato dopo, non l’aveva mai saputo, ma quella sorellina lui l’aveva incontrata in cielo e lei gli aveva spiegato tutto. Sconvolgendo i genitori: “Non preoccuparti, mamma. La sorellina sta bene. L’ha adottata Dio”. Di lei il ragazzo dice: “non la finiva più di abbracciarmi”.

 STUPORE E CLAMORE

 Comincia così, con la tipica semplicità dei bambini che raccontano cose eccezionali come fossero normali, una storia formidabile che poi il padre ha raccontato in un libro scritto con Lynn Vincent, “Heaven is for Real” (tradotto dalla Rizzoli col titolo “Il Paradiso per davvero”).

E’ da questo libro – che negli Stati Uniti è stato un best-seller – che vengono queste notizie. All’uscita, nel 2010, conquistò la prima posizione nella top ten del “New York Times” e subito dopo dalla storia di Colton è stato tratto un film che è appena arrivato in Italia (dal 10 luglio), sempre col titolo “Il Paradiso per davvero”.

Il film, col marchio Tristar, è diretto da Randall Wallace (lo sceneggiatore di Braveheart) e negli Stati Uniti ha avuto un grande successo.

Può anche essere che da noi sia un flop perché gli americani hanno una sensibilità religiosa molto più profonda di quella europea (il caso americano smentisce il paradigma della sociologia moderna secondo cui la religiosità declinerebbe quanto più aumenta la modernizzazione).

La storia (vera) del piccolo Colton peraltro è una tipica esperienza di pre-morte, cioè un fenomeno che l’editoria e la cinematografia americana in questi anni hanno scoperto e raccontato molto. Anche perché i maggiori istituti di sondaggio Usa hanno scoperto che si tratta di un’esperienza estremamente diffusa.

 UN FENOMENO ENORME

 Ne ho parlato nel mio ultimo libro, “Tornati dall’Aldilà”, perché negli ultimi quindici anni la stessa medicina ha studiato approfonditamente questi fenomeni scoprendo che non sono affatto da considerarsi allucinazioni, ma sono esperienze reali, vissute da persone in stato di morte clinica.

Gli studiosi (io ho citato specialmente i risultati di un’équipe olandese) si sono trovati a dover constatare che la coscienza (anzi una coscienza allargata, più capace di capire) continua a vivere fuori dal corpo anche dopo che le funzioni vitali del corpo e del cervello sono cessate.

E’ quella che – con linguaggio giornalistico – ho chiamato “la prova scientifica dell’esistenza dell’anima”. Questi stessi studiosi, con le loro analisi scientifiche, concludono che non si possono spiegare queste esperienze se non ricorrendo alla trascendenza.

Mi sono imbattuto personalmente in questo mistero con la vicenda di mia figlia e mi sono reso conto, dopo aver pubblicato il mio libro, che tanto grande è l’interesse popolare, della gente comune, quanto impossibile è in Italia una discussione sui giornali (o in altre sedi) fra intellettuali e studiosi, su questi fenomeni.

C’è letteralmente paura di guardare la realtà. La nostra è la cultura dello struzzo, quello che mette la testa dentro la sabbia per non vedere qualcosa che non vuole vedere.

C’è come una censura sull’Aldilà e – in fondo – sul nostro destino eterno: “Tutto cospira a tacere di noi/ un po’ come si tace un’onta/ forse un po’ come si tace/ una speranza ineffabile” (Rilke).

Ma paradossalmente la censura sull’Aldilà (e specialmente sull’Inferno) c’è anche in un certo mondo cattolico che ha adottato “la sociologia come criterio principale e determinante del pensiero teologico e dell’azione pastorale” (Paolo VI).

Così accade che, paradossalmente, la scienza è arrivata a constatare il soprannaturale, in questi fenomeni, prima del mondo ecclesiastico e teologico.

Eppure la Vita oltre la vita sarebbe l’unica cosa davvero importante. La sola degna di meditazione. E’ il grande conforto nel dolore della vita. E’ stata la grande meta dei santi.

Forse bisogna aver assaporato proprio il dolore della vita e della morte per capire. Per avere questo sguardo e questa saggezza. Per lasciarsi consolare dalla Realtà di quell’abbraccio di felicità.

Eric Clapton, alla tragica morte del suo bimbo, scrisse una canzone struggente, “Tears in Heaven”, dove fra l’altro diceva: “Oltre la porta c’è pace ne sono sicuro/ E lo so non ci saranno più lacrime in Paradiso”.

by Antonio Socci

Da “Libero”, 13 luglio 2014

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Annunci

Massimiliano Tresoldi, in coma “irreversibile” per 10 anni, abbraccia i giocatori della Roma

marzo 13, 2012

 Per dovere di cronaca, mi permetto di riportare il seguente post, pubblicato da UCCR | Unione Cristiani Cattolici Razionali, e che mi è stato inviato dall’amico Andrea di Movimento per la Vita. Siccome ci sono chiari riferimenti al caso Eluana Englaro, non mi permetto di giudicare le scelte differenti del padre di Eluana rispetto a quelle della madre di Massimiliano Tresoldi, ma nulla mi impedisce di soffermarmi e riflettere, nonché gioire per il ritorno alla vita di Massimo

 

In coma “irreversibile” per 10 anni, oggi abbraccia i giocatori della Roma

12 marzo, 2012

«Un tronco morto», dicevano i medici, un «senza speranza», Umberto Veronesi ha parlato di persone come lui come «penosa presenza di questi morti viventi». Eppure Massimiliano Tresoldi -dopo 10 anni di coma cosiddetto (erroneamente) “irreversibile”- si è risvegliato nel 2001 e nei giorni scorsi è andato a Trigoria a salutare i campioni di calcio romanisti, accompagnato da mamma Lucrezia, papà Ernesto e Bruno Conti, bandiera romanista e oggi responsabile del settore giovanile giallorosso.

Anche Massimiliano era un calciatore, poi il 15/8/91, a vent’anni, l’incidente in autostrada tornando dal mare, dieci lunghissimi anni di stato vegetativo “irreversibile”, il cervelletto è tranciato e tanti consigliano subito di staccare il respiratore artificiale a quell’essere vegetale. Ma mamma Ezia è una donna forte e non si è mai lasciata abbindolare dai gufi della morte, dai radicali di Emma Bonino. Contro tutto e contro tutti lo ha portato a casa Massimiliano e tutto il paese di Carugate (Mi) si è stretto attorno alla famiglia. Ogni giorno Ezia prendeva la mano di suo figlio per fargli fare il segno della croce, poi una sera, un momento di sconforto: «Gli ho proprio detto: adesso basta, questa sera non ce la faccio. Se vuoi farti il segno della croce, te lo fai da solo. Era una frase buttata lì, rivolta più a me stessa che a lui», ha raccontato. Improvvisamente Massimiliano ha alzato la mano e si è fatto il segno della croce da solo. Da quel momento, giorno per giorno, ha iniziato il risveglio, lento e faticoso, fino ad arrivare a scrivere e pronunciare le prime parole.

Max ha da subito ripescato dal fondo della memoria un linguaggio “segreto” fatto di gesti con la mano, lo aveva imparato alle elementari per “parlare” coi compagni senza farsi beccare dalla maestra. Aveva ascoltato tutto durante quei lunghi dieci anni, sapeva perfino del passaggio dalla lira all’euro.

Guardando la televisione, nel 2009, ha anche seguito la triste storia di Eluana Englaro, con trepidazione e sgomento. Avrebbero voluto parlare a Beppino, raccontargli la sua esperienza. Una sera su un foglio di carta ha scritto: «Sono felice. Povera Eluana». In un altro messaggio, prima di partire per Lourdes, ha scritto alla Madonna: «Dai la forza a mia mamma per vivere ancora a lungo». La settimana scorsa a Trigoria, emozionato, ha salutato e abbracciato Francesco Totti, mentre Bruno Conti nascondeva gli occhi umidi, scuotendo la testa incredulo.

 

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Capitan Schettino e l’incomoda verità ( Famiglie d’Italia news )

gennaio 25, 2012

 

 

Segnalatomi da una mail spedita da Andrea, parte attiva dall’associazione Movimento per la Vita, e tratto da un articolo de Il Foglio di ieri, firmato da Carlo Panella ( nella foto sotto ), e dal titolo ” Il destino di un capitano “, vi propongo di leggerne uno scorcio nel quale Capitan Schettino riscopre la stoffa da marinaio eccezionale soltanto dopo l’errore fatale, invitandovi, però, anche a meditarci sopra ed a trarne delle conclusioni personali… forse.

… ” E qui, proprio qui, sul tracciato del sistema satellitare Ais, troviamo il vero mistero di questa vicenda, vergognosamente evitato da settimane dai media (e dalla capitaneria di porto di Livorno, dalla Costa Crociere e dalla procura di Grosseto). Inequivocabilmente, il tracciato reale dimostra che capitan Schettino, fatto l’errore tragico, si è subito comportato come un eccezionale comandante, come un lupo di mare provetto, salvando col suo sangue freddo centinaia, se non migliaia di vite.

Guardando il tracciato e la successione dei tempi, si spiegano anche i “video dello scandalo” in cui si vede e si sente una hostess filippina rimandare tutti i passeggeri nelle cabine. Si spiega il ritardo di più di un’ora nell’ordine di abbandonare la nave. Dopo l’urto, infatti, la Concordia, con il timone fuori uso e i motori in panne, ha un abbrivio di circa un miglio, verso il largo, dove l’acqua è profonda 200 metri. E imbarca acqua, a tonnellate, come viene riferito a Schettino che capisce che dare in quel momento l’ordine di abbandonare la nave, a un miglio dalla costa, rischia di vedere la Concordia inabissarsi in acque profonde ben prima che le migliaia di passeggeri e membri dell’equipaggio possano salire sulle scialuppe. Schetttino allora getta le ancore, e fa filare le catene, impone così alla nave un testa coda, un pruapoppa, da vertigine, geniale, il tracciato forma un nodo strettissimo, come quel colosso di nave fosse un gozzo. Poi, con quel poco d’abbrivio e di forza di macchine che ancora ha, Schettino riavvicina la nave alla osta e la fa incagliare in acque bassissime, a un braccio dal porto del Giglio. Chapeau! E’ passato poco più di un’ora dallo speronamento. L’ordine di abbandonare la nave viene dato da capitan Schettino esattamente dopo due minuti dall’incagliamento. Una sequenza di decisioni da far tremare i polsi presa con perizia e bravura eccezionali. Tutto questo è subito chiaro a chi sa un briciolo di mare. Ma viene taciuto da chi inizia la bagarre sulla viltà di capitan Schettino, con la capitaneria di porto di Livorno che dà in pasto alle belve la conversazione tra lui e il capitano De Falco (speriamo, contro la sua volontà) e la procura di Grosseto che soffia sul fuoco sull’infamia del disgraziato.

Il tutto, si badi bene, in nome e in omaggio di un articolo del nostro Codice di navigazione che prevede pene sino a 15 anni per il comandante che – in buona sostanza – non abbandoni per ultimo la nave. Prescrizione giudicata poco meno che demenziale dall’autorevole viceammiraglio Alan Massey, capo esecutivo della guardia costiera britannica, che ha affermato: “Nel diritto internazionale non è previsto che il comandante debba essere l’ultimo ad abbandonare la nave. Anzi, talvolta questa opportunità può risultare addirittura controproducente”. Dunque, capitan Schettino, nel processo – ma sarà ormai troppo tardi – pur avendo tutta l’indiscutibile colpa per la morte di una trentina di passeggeri, avrà materia per difendere quantomeno il suo nome, la sua onorabilità e anche il merito di avere comunque salvato centinaia di vite. Un chiaroscuro. Il peso della colpa per l’accostamento folle alla riva e il contrappeso della manovra da manuale per rimediare. Materia fine, complessa, comprensibile solo a chi frequenta quella “linea d’ombra” che porta con sé il comando, specie sul mare. Materia totalmente estranea alla voracità manichea imperante. “…

Carlo Panella

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

1 luglio venerdì FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU’

luglio 1, 2011

 

Venerdì dopo la domenica del Corpus Domini ( by Movimento per la vita )

La festa del S. Cuore di Gesù è stava voluta da Gesù stesso rivelando la sua volontà a S. Margherita Maria Alacoque. La festa insieme alla Comunione Riparatrice, l’Ora Santa, la Consacrazione,  la venerazione dell’immagine del Sacro Cuore, costituiscono le pratiche che Gesù stesso ha richiesto alle anime tramite l’umile Suora Santa Maria Margherita Alacoque come forme di amore e riparazione al suo Sacratissimo Cuore.

Così ella scrive nella sua autobiografia, nell’ottava della festa del Corpus Domini del 1675: “Una volta, in un giorno dell’ottava, mentre ero da­vanti al santo Sacramento, ricevetti dal mio Dio grazie straordinarie del suo amore e mi sentii tocca­ta dal desiderio di ricambiarlo in qualche modo e di rendergli amore per amore. Lui mi disse: «Non puoi darmi amore più grande che fare quanto già tante volte ti ho chiesto». Allora, rivelandomi il suo Cuo­re divino, aggiunse: «Ecco questo Cuore che ha tan­to amato gli uomini, che non si è mai risparmiato, fino a spossarsi e a consumarsi al fine di testimoniar loro il suo amore. Per riconoscenza ricevo dalla maggior parte degli uomini solo ingratitudini, irrive­renze e sacrilegi, insieme alla freddezza e al disprez­zo che mi usano in questo sacramento d’amore. Ma ciò che mi è ancora più doloroso è che, a trattarmi così, siano cuori che mi sono consacrati. Perciò ti chiedo che il primo venerdì dopo l’ottava del santo Sacramento sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore. In quel giorno ti comuniche­rai e gli tributerai un’ammenda d’onore, per ripara­re le indegnità che ha ricevuto durante il periodo in cui è stato esposto sugli altariTi prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere abbondantemente le grazie del suo divino amore su coloro che Gli renderanno quest’onore e procureranno che anche altri glielo rendano».

Si consiglia di prepararsi alla festa del Sacratissimo Cuore di Gesù:

– con una novena di preghiere, si cerchi in tutti i modi di assistere alla S. Messa tutti i giorni, ricevere con molto amorela S. Comunione, fare almeno mezz’ora di Adorazione Eucaristica, con il proposito di riparare le offese e gli oltraggi al S. Cuore;

– facendo fioretti offrendo in particolare il lavoro e le piccole croci quotidiane in riparazione di questo misericordiosissimo Cuore, sopportando con amore e con il sorriso le piccole croci della vita.

– Facendo spesso durante il giorno atti d’amore e comunioni spirituali tanto graditi dal Cuore dolcissimo di Gesù

Il giorno della festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, come richiesto dallo stesso  Signore a S. Margherita occorre assistere alla S. Messa e ricevere la S. Comunione in spirito di riparazione e fare uno o più atti di riparazione per le offese che il Divin Cuore di Gesù riceve dagli uomini, in particolare le offese, gli oltraggi e irriverenze verso il Santissimo Sacramento. A chi gli renderà quest’ onore egli ha promesso: “il mio Cuore si dilaterà per effondere abbondantemente le grazie del suo divino amore su coloro che Gli renderanno quest’onore e procureranno che anche altri glielo rendano”   

“Ho una sete ardente di essere onorato dagli uomini nel santissimo Sacramento:  ma non trovo quasi nessuno che si adoperi ad estinguere la mia sete e corrisponda al mio amore” Gesù a S. Margherita 

 

ATTO DI RIPARAZIONE

Scritto da Sua Santità Pio XI per essere recitato pubblicamente nelle chiese nella festa del Cuore sacratissimo di Gesù

 Si concede l’indulgenza parziale al fedele che recita piamente questo atto di riparazione.

L’indulgenza è plenaria se lo si recita pubblicamente nella solennità del Sacro Cuoredi Gesù. 

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblio, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi, prostrati innanzi a te, intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore. Memori però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità, e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salute, ricusano di seguire te come pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del battesimo, hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge. E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro te e i tuoi santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi onde è profanato lo stesso sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da te fondata. Ed oh potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto come riparazione dell’onore divino conculcato, noi ti presentiamo, accompagnandola con le espiazioni della Vergine tua madre, di tutti i santi e delle anime pie, quella soddisfazione che tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari, promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica, specialmente della carità, e di impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di te, e di attrarre quanti più potremo alla tua sequela. Accogli, te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per l’intercessione della beata Vergine Maria riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci fedelissimi nella tua obbedienza e nel tuo servizio fino alla morte con il gran dono della perseveranza, mediante il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni Dio per tutti i secoli dei secoli.

AMMENDA ONOREVOLE AL CUORE DI GESU’

Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini e che dalla maggior parte di essi, e spesso da quelli che Egli ha prediletti, non riceve che ingratitudini ed oltraggi! Noi abbiamo sentito, o Signore i vostri gemiti e le vostre afflizioni. Voi stesso avete rivelato a S. Margherita Mara, discepola del vostro Cuore, che quest’ ingratitudine vi arreca maggior dolore di tutti i patimenti della vostra Passione. Se almeno, come dicevate, gli uomini che tanto amate vi ricambiassero anche  solo in parte del vostro amore, Voi stimereste come un nulla tutto quello che avete sofferto per essi. Noi vogliamo fin d’oggi, o Signore rendervi questo ricambio d’amore, procurando al vostro tenerissimo Cuore un qualche sollievo con la compassione dei nostri cuori riconoscenti. Oh! Potessimo anche noi vivere quella perfetta vita d’immolazione, d’abbandono e di amore, che il vostro Cuore così ardentemente desidera! Con Maria Maddalena, noi vogliamo spargere sui vostri piedi e sul vostro Sacratissimo Capo unguenti fragranti d’amore e di devozione. Con Santa Veronica noi ardentemente desideriamo consolarvi di tutti gli oltraggi da cui siete tanto amareggiato. Con la vostra SS. Madre, con S. Giovanni e con tutti i vostri devoti e fedeli amici del Calvario vogliamo risarcirvi dell’abbandono in cui vi lasciano tante anime a Voi care.Oh, potessimo con nostro zelo apostolico condurre a Voi tutti i cuori degli uomini! Amato sia da per tutto il Sacro Cuore di Gesù! Sia lodato, ringraziato e consolato da per tutto ora e sempre il Cuore adorabile di Gesù! Così sia.  

Genuflessi umilmente innanzi a Te, o Sacro Cuore di Gesù, rinnoviamo la no­stra consacrazione per riparare tutti gli oltraggi con un accrescimento di fedel­tà e d’amore. Quanto più si bestemmieranno i tuoi santi misteri,tanto più noi li crederemo.  Quanto più l’empietà si sforzerà di ra­pirci le nostre immortali speranze, tanto più spereremo in Te, unica speranza degli uomini. Quanto più i cuori ingrati resisteranno alle tue divine attrattive, tanto più noi ti ameremo, o Cuo­re amatissimo di Gesù. Quanto più sarà oltraggiata la tua Divi­na Maestà, tanto più noi la adoreremo. Quanto più le tue sante leggi saranno dimenticate e trasgredite, tanto più con diligenza le osser­veremo. Quanto più le tue adorabili virtù saran­no disconosciute, tanto più ci sforzeremo di prati­carle, o Cuore modello di ogni virtù. Quanto più i Sacramenti saranno di­sprezzati e abbandonati, tanto più li riceveremo con amo­re e con rispetto. Quanto più l’inferno si adoprerà per la rovina delle anime, tanto più ci infiammeremo del desiderio della loro salvezza. Quanto più il sensualismo e l’orgoglio tenderanno a distruggere l’abnegazio­ne e lo spirito di dovere, tanto più ci affezioneremo alla mortificazione e allo spirito di sa­crificio. Quanto più la Tua e nostra cara Madre Maria sarà bestemmiata nei singolari privilegi di cui l’arricchisti, tanto più la onoreremo, invocan­dola Madre nostra e Vergine Im­macolata. Quanto più la Chiesa e il Romano Pon­tefice saranno perseguitati e umiliati, tanto più li venereremo prestan­do loro fedelissima obbedienza.

Concedici, o Cuore di Gesù, di divenire tuoi veri discepoli e apostoli durante tutta la vita ed esser poi partecipi del­la tua gloria e del tuo gaudio nella bea­ta eternità. Amen. 

Amore del Cuore di Gesù, infiamma il mio cuore. Carità del Cuore di Gesù, diffonditi nel mio cuore. Forza del Cuore di Gesù, sostieni il mio cuore. Misericordia del Cuore di Gesù, perdona al mio cuore. Pazienza del Cuore di Gesù, non ti stancare del mio cuore. Regno del Cuore di Gesù, stabilisciti nel mio cuore.Sapienza del Cuore di Gesù, illumina il mio cuore. Volontà del Cuore di Gesù, disponi del mio cuore. Zelo del Cuore di Gesù, consuma il mio cuore. Vergine Immacolata, prega per noi il Sacro Cuore di Gesù.

fonte: Movimento per la vita 

Famiglie  d’Italia

Cellula sintetica…sulle orme di Craig Venter ( Famiglie d’Italia news )

maggio 22, 2010

Ha fatto il giro del mondo l’annuncio dato ieri da Craig Venter, lo scienziato americano pioniere del genoma umano che definisce la sua ultima ricerca, la cellula sintetica,  essenziale per ” cambiare la definizione di ciò che si intende per vita E’ la prima specie auto-replicante sul pianeta Terra il cui padre è un computer “…

Chi è Craig Venter? Nel giugno del 2000 J. Craig Venter della Celera Genomics e Francis S. Collins furono furono invitati dal presidente Clinton alla Casa Bianca. (more…)

8 novembre 2009, una domenica per meditare

novembre 8, 2009

Estratto da una e-mail  ricevuta dal Movimento Per La Vita . La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha “deliberato” che si tolga il Crocifisso dalle aule scolastiche, facendo suscitare legittime opposizioni e prese di posizione contrarie e furenti. Togliendo il Crocifisso si elimina la ragione. Ecco come lo dimostrò Gilbert Keith Chesterton nel libro La sfera e la croce, mettendo a confronto il Professor Lucifero ed il monaco Michele.

(more…)

Da Beppino Englaro a Cesare Lia: due decisioni differenti, un solo eroe

marzo 12, 2009

                    https://i2.wp.com/www.tgfin.mediaset.it/bin/20.$plit/C_0_articolo_253573_listatakes_itemTake_0_immaginetake.jpg

Credevo che potesse calare definitivamente il sipario sulla triste storia di Eluana Englaro  e di suo padre Beppino: ma purtroppo non è così, e non  per colpa del prolungato iter parlamentare relativo alla legge testamento biologico e delle conseguenti spaccature e polemiche, ma per atteggiamenti completamente opposti tenuti nei confronti di chi in silenzio ha deciso di percorrere itinerari diversi nell’affrontare due disgrazie simili e  tremende… Ho ricevuto via mail dall’amico Andrea Mondinelli, Presidente dell’associazione Movimento per la Vita, copia di un articolo pubblicato ieri dall’ Avvenire e che oggi vi ripropongo pari pari, lasciando a voi commenti e sensazioni. Mentre per il caso Englaro ho potuto scegliere, dato il clamore, fra più immagini per pubblicarne una, per il caso di Emanuela Lia e di suo padre Cesare posso offrirvi solo una cornice vuota e silente al pari del vuoto silente che l’ha accompagnata.

Umberto Napolitano

          https://i1.wp.com/www.joiedevivre.it/images/cornici4.jpg

Avvenire 11/03/09

Nello stesso giorno in cui il Comu­ne di Firenze ha deciso di confe­rire la cittadinanza onoraria a Beppi­no Englaro, il signor Cesare Lia di Tri­case, in Puglia, ha ricevuto una lettera dall’Inps. La raccomandata chiedeva, col consueto stile anonimo degli uffi­ci pubblici, notizie urgenti sul reddito della figlia di Cesare, Emanuela Lia, 37 anni; altrimenti, si minacciava, le sa­rebbe stata sospesa la pensione di in­validità. Ma Emanuela Lia è dal 1993 in stato vegetativo dopo un incidente. Un’altra Eluana, solo che la sua fami­glia non chiede che possa morire, ma da sedici anni combatte perché viva. La contemporaneità dei due episodi ­la cittadinanza di Firenze sortita dal voto di una maggioranza risicata e con una spaccatura all’interno del Pd, e la distrattamente spietata lettera dell’In­ps – fa pensare.

Al padre che ha com­battuto perché la figlia in stato vegeta­tivo morisse, un’onorificenza. A quel­lo che con la sua famiglia ogni giorno legge brani di libri a Emanuela, e non la lascia mai sola, l’intimazione di un ente burosaurico, viene da dire, tanto cieca e goffa appare quella raccoman­data che pretende il reddito di una donna in coma da 16 anni. Non è un caso, questa doppia misura. L’incensamento di Englaro, l’onorifi­cenza, sono l’altra faccia della solitu­dine e spesso dell’abbandono in cui vengono lasciate in Italia migliaia di fa­miglie con un malato o handicappato grave in casa. Perché oggi chi vuole ” staccare spine ” è funzionale a un cer­to atteggiamento, e allora va in tv; chi invece con coraggio, e spesso con e­roismo, si tiene in casa quel figlio, quel­la madre, non fa notizia. E per di più è lasciato solo ad affrontare Inps, Asl, Co­muni: che scrivono un sacco di racco­mandate, tutti gli anni, come ignoran­do che una donna in stato vegetativo al girare dell’anno non cambia il pro­prio stato.

E allora questa differenza di trattamento suona affronto, per citare un termine usato ieri dall’arcivescovo di Firenze, Betori. Affronto magari bi­slaccamente distratto, di certo ideolo­gico, a tutti quelli che il loro caro se lo tengono, se lo curano, sacrificando vi­ta e lavoro, semplicemente perché lo a­mano così, malato com’è. Il signor Englaro ha detto di sua figlia in un’intervista: ” Ogni volta che la guardavo, avrei spaccato il mondo per la rabbia. (…) La mia creatura era vitti­ma di violenza inaudita, anche se a toc­carla erano le mani delle suore “. E ha condotto fino in fondo la sua batta­glia, nel segno della ribellione al de­stino toccato a sua figlia, e a lui. Ha vinto, a suo modo, ed è diventato un alfiere della libertà – nel senso in cui si intende oggi questa parola. A Firenze l’hanno detto chiaro: Beppe Englaro, in sostanza, è un eroe, o almeno un modello.

E poi ci sono mille Cesare Lia. Le loro storie restano oscure. Che notizia c’è in una malata immobile nel suo letto e a­morevolmente accudita? La notizia ta­ciuta è l’infinita fatica e dedizione, e a­more, che mille e mille italiani dedica­no ai loro cari. Non riceveranno, dalle loro città, alcuna cittadinanza onora­ria. Invece, tanta posta: richieste di cer­tificati, grane, ingiunzioni – la macchi­na della burocrazia che si inceppa e si accanisce. Con l’onoreficenza di Firenze Englaro è un modello, un maestro. E’, quella pergamena, cosa ben diversa dal mo­strare solidarietà umana o pietà per la sua drammatica storia. Firenze mate­rializza in una sorta di medaglia al va­lore il sentire di una parte del Paese: minoranza forse, però rumorosa.

Gli altri, i Lia e quelli come lui, militi ignoti di una paziente oscura guerra, che con­tinuino a combattere, perfino con l’In­ps, senza riconoscimenti. Quella fati­ca, quel dolore che non diventa rab­bia, non piacciono. L’ordine è: stacca­re la spina. E questo tempo si sceglie dunque i suoi eroi.

Marina Corradi