Posts Tagged ‘Neurology’

Pillole di positività 2 ( Famiglie d’Italia Salute News )

agosto 10, 2013

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Cervello più attivo con il cacao, due tazze di cioccolato al giorno

PUBBLICATO 09 AGOSTO 2013 DI ANTONIO LUZI  fonte: VitadiDonna Community

Gli amanti del cioccolato non potranno che essere soddisfatti dalla notizia che arriva grazie un recente studio pubblicato su Neurology. Due tazze al giorno per migliorare le condizioni del cervello, le sue prestazioni e la memoria.

I ricercatori statunitensi della Harvard Medical School di Boston hanno arruolato 60 anziani con un’età media di 73 anni. A nessuno dei volontari era stata diagnosticata la demenza senile, ma per 17 dei partecipanti era stato invece rilevato un ridotto afflusso sanguineo (e quindi di ossigeno) al cervello.

Per un mese hanno assunto due tazze di cacao ogni giorno senza però assumere altro cioccolato in altre forme.

Successivamente i volontari sono stati sottoposti a test per valutare le funzionalità cerebrali attraverso la misurazione della memoria, delle capacità cognitive e e quelle di pensiero.

Grazie agli ultrasuoni è stata rilevata la quantità di afflusso di sangue nel cervello e, tra alcuni di questi, una risonanza magnetica ha rivelato danni in alcune aree del cervello.

I dati hanno indicato che nei 17 partecipanti che presentavano inizialmente un ridotto afflusso sanguineo avevano ottenuto un miglioramento pari all’8,3% rispetto agli altri che non avevano alcuna insufficienza.

Sempre nei 17 volontari con ridotto afflusso di sangue al cervello è stato possibile rilevare un miglioramento della performance nei test di memoria con dei tempi di risposta che passavano da 167 secondi a 116.

Nel tentativo di individuare quale sostanza del cacao potesse produrre gli effetti benefici, alla metà dei volontari è stata somministrata una cioccolata ricca di flavanoli. Al contrario, l’altra metà ha assunto cacao povero di queste sostanze.

Ebbene, l’analisi dei dati non ha evidenziato alcuna differenza tra i due gruppi.

Già uno studio dello scorso anno, eseguito dai ricercatori della Geriatria dell’ospedale di Avezzano e dall’Università dell’Aquila, aveva indagato sui flavonoidi contenuti nel cacao. Il lavoro, pubblicato su Hypertension dopo la supervisione dell’American Heart Association, ha provocato l’interesse degli addetti ai lavori a livello internazionale.

I dati, pur andando nella stessa direzione della Harvard Medical School di Boston, non dimostravano con certezza se l’azione dei flavonoidi del cacao avesse una conseguenza diretta o un effetto secondario sul miglioramento della funzione cardiovascolare.

Tornando allo studio più recente, Farzaneh Sorond, neurologo e coordinatore della ricerca, ha spiegato “Come le diverse aree del cervello hanno bisogno di più energia per completare i loro compiti, hanno anche bisogno di maggiore flusso di sangue. Questa relazione, denominata accoppiamento neurovascolare, può svolgere un ruolo importante nelle malattie come il morbo di Alzheimer”.

Famiglie  d’Italia

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Alzheimer, una brutta bestia che è possibile domare in tempo… ( Famiglie d’Italia news )

agosto 26, 2011

Notizia importantissima che apre nuovi spiragli di speranza in una malattia devastante come l’Alzheimer capace di cancellare ricordi ed affetti di un’intera vita. La scienza, nel campo della medicina, sta facendo enormi progressi per prevenire ancor prima di curare. E’ necessario che tutte queste nuove opportunità vengano promulgate in modo efficiente affinché, essendo informato, ognuno di noi possa intervenire in tempo per scrivere il proprio futuro  nel modo migliore e sereno possibile. Noi di Famiglie d’Italia cerchiamo di tenere sempre alta l’attenzione per informarvi riproponendovi notizie essenziali, ma che spesso scivolano  inghiottite come una tavola di surf  fra le onde.

 

 

Test per identificare i malati di Alzheimer ancora senza sintomi

Ricercatori Usa al lavoro su una strategia per l’identificazione precoce dei pazienti

by LASTAMPA.it

Potrebbe aiutare a identificare le persone a rischio Alzheimer prima che sia troppo tardi. È un test messo a punto da un gruppo di neurologi della Mayo Clinic statunitense e presentato in uno studio pubblicato online su Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology.

I camici bianchi hanno usato un’avanzata tecnica di imaging chiamata spettroscopia protonica con risonanza magnetica per capire se 311 anziani fra i 70 e gli 80 anni senza particolari problemi cognitivi (selezionati attraverso lo studio sull’invecchiamento condotto dalla Mayo Clinic) mostrassero anomalie in diversi metaboliti del cervello che potrebbero essere biomarker per l’Alzheimer. I pazienti reclutati sono stati anche sottoposti a una Pet per valutare l’entità dei depositi di beta-amiloide, o placche nel cervello – primo segnale della malattia – e a un test su memoria, linguaggio e altre abilità.

La conclusione a cui sono arrivati i ricercatori è che «ci sono evidenze crescenti del fatto che l’Alzheimer è associato a cambiamenti del cervello che cominciano molti anni prima della comparsa dei sintomi», spiega Jonathan M. Schott del Dementia Research Centre dell’University College London, membro dell’American Academy of Neurology e autore di un editoriale che accompagna lo studio.

«Identificare le persone malate quando ancora i sintomi non si sono sviluppati – osserva – potrebbe aprire una finestra per nuovi trattamenti finalizzati a prevenire o ritardare l’inizio della perdita di memoria e del declino cognitivo».

I ricercatori hanno scoperto che il 33% dei soggetti osservati aveva livelli significativamente alti di depositi di beta-amiloide nel cervello. Questi pazienti tendevano inoltre ad avere alti livelli di particolari metaboliti del cervello, myo inositolo/creatina e colina/creatina. Quelli con alti livelli di colina/creatina avevano il più delle volte anche più bassi punteggi su molti dei test cognitivi, indipendentemente dai depositi di beta-amiloide.

«Questa relazione fra i depositi di beta-amiloide e i cambiamenti metabolici nel cervello rappresenta l’evidenza del fatto che alcune di queste persone si trovano allo stadio iniziale della malattia», sottolinea Kejal Kantarci della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), autrice dello studio.

«Serve comunque un’ulteriore ricerca che segua i pazienti negli anni per precisare quali di loro svilupperanno l’Alzheimer e qual è l’esatta relazione fra depositi amiloidi e metaboliti», conclude.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

 

Olio extravergine d’oliva, un buon rimedio contro l’ictus

giugno 19, 2011
Oggi, fra le notizie riguardanti la nostra salute, la quale può essere meglio salvaguardata grazie ad una corretta alimentazione , ne ho scelta una molto interessante che vi propongo attraverso un post edito da  Newsfood.com e firmato da Matteo Clerici , dal titolo:
 
 
OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA, DIFESA CONTRO L’ICTUS
Pericolo ridotto del 41% rispetto ai non consumatori© NEWSFOOD.com – 17

L’olio extravergine d’oliva come sistema per ridurre il rischio d’ictus.

Questo il metodo di difesa proposto da una ricerca dell’Università di Bordeaux (Francia), diretta dalla dottoressa Cecilia Samieri e pubblicata su “Neurology”.

Lo studio si è basato sull’analisi della cartelle cliniche di 8.000 soggetti: uomini e donne, età media 65 anni e nessun caso di ictus alle spalle. Durante l’osservazione controllata (durata 5 anni) gli esperti hanno puntato decisamente sull’extravergine, creando tre categorie di consumo: nulla, moderata ed intensa. La categoria “nulla” toccava quei soggetti che non usavano il condimento; la categoria “moderata” si usava quando l’olio veniva impiegato come condimento. Infine, la categoria “intensa” si applicava a quelle situazioni dove l’olio si usava quasi sempre e comunque.

La dottoressa Samieri e colleghi hanno così riscontrato come i volontari che usavano l’olio extravergine di oliva come condimento o più frequentemente (categorie moderata ed intensa) vedevano il pericolo ictus calare del 41% rispetto a quelli che non lo utilizzavano (categoria nulla).

I ricercatori transalpini, che legano l’effetto positivo dell’olio alle sue dosi di acido oleico, consigliano così di consumarlo, meglio crudo, quando possibile.

FONTE: C. Samieri et al., “Olive oil consumption, plasma oleic acid, and stroke incidence: The Three-City Study”, Neurology June 15, 2011 WNL.0b013e318220abeb; published ahead of print June 15, 2011, Published online before print June 15, 2011, doi: 10.1212/WNL.0b013e318220abeb

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia