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CINEMA & RAGAZZI – Il disagio giovanile visto dalla psicologa Chiara Collovà

settembre 13, 2012

“Non buttare via ciò che hai di più prezioso: la tua identità”. Citando Vittorio  Andreoli inizia l’intervista con la psicologa Chiara Collovà. Disagio, droga, società .. il mondo dei giovani ed il cinema il focus del suo dire.

chiara_collov_2E’ con queste prime battute che la dottoressa Collovà, rispondendo all’invito di alcune associazioni, intervien  in un dibattito relativo alla presentazione di un Progetto cinematografico sul disagio giovanile.

Un modo per approcciarsi al problema per poi proseguire con una disamina puntuale sul fenomeno del Disagio Giovanile

Alcuni progetti cinematografici – dice la Collovà – possono essere utilizzati per trasmettere ai ragazzi  messaggi più facilmente comprensibili, offrire momenti di riflessione, dati anche dal potere evocativo delle immagini, diverse chiavi di lettura, aperture, possibilità di rispecchiamento, possibili soluzioni, occasioni di dialogo e confronto.

Quando  più spesso i contesi musicali ed artistici promuovono modelli ai quali si associano comportamenti di uso e di abuso di sostanze, che, insieme al modo di vestire, allo stile ed alle abitudini di consumo, inneggiano a comportamenti di abuso di alcool e droghe pesanti e leggere. (Mode generazionali).

Bisogna stare attenti ai messaggi che indirizzano fortemente i giovani , in questo caso avviando un progetto cinematografico di tale portata è necessario, avviare una riflessione critica, una riflessione, per evitare che film come questi, fuori da un contesto educativo di attenzione discussione e prevenzione, possano diventare messaggi da emulare.”

L’Ultima L’una, – il film oggetto e punto di partenza del dibattito con la presenza a Brolo di Umberto Napolitano promotore dell’associazione Famiglie d’Italia  – oltre ad essere un film di denuncia sociale,  vuole, al contempo,  lanciare un messaggio di speranza: esiste sempre per ognuno la possibilità di risollevarsi e riprendere a volare con le proprie ali.

chiara_collov_3Interessante il comunicato stampa degli autori:

“Il mondo per progredire ha bisogno dei giovani, come i giovani hanno bisogno del mondo…..e vogliamo che tutti lo ricordino sempre, perché solo così, alzando gli occhi al cielo, potremo rassicurarci ammirando una splendida Luna, e non temere mai che possa essere per noi… “ L’Ultima Luna “ .

Il progetto è sostenuto dal Comune di Peschiera e dall’Istituto centrale di Formazione del Dipartimento di Giustizia Minorile.

Ma cosa si intende oggi con la denominazione Disagio Giovanile?

E la dottoressa Collovà risponde:

Con questo termine si fa riferimento ad una “sindrome esistenziale che porta un individuo a non sentirsi motivato al lavoro scolastico, a non accettare piu’le regole della vita collettiva, a rifiutare la vita quotidiana, ad assumere comportamenti disfunzionali al proprio bene e a quello degli altri”ed ancora Melucci lo definisce come una domanda, non patologica (o non ancora tale) inerente i bisogni psicologici ed affettivi, le difficolta’ familiari e di relazione, le difficolta’ scolastiche, il piu’ generale malessere esistenziale connesso agli squilibri che il processo di costruzione dell’identita’ produce”.

E’ allarmante pensare che secondo recenti dati del Censis in Italia esistono 370 mila giovani disagiati, sono 5.803 quelli di eta’ inferiore ai 19 anni segnalati alle autorita’ giudiziarie per consumo di stupefacenti.

disagio-giovanileMentre, sempre nella stessa fascia di età, sarebbero 4.310 i ragazzi in trattamento sanitario presso i Sert. Ciò vuol dire di questi 5800, 4300 sono in trattamento presso i servizi per le tossicodipendenze.

Questi dati ci fanno riflettere sul fatto che una delle maggiori espressioni del disagio è l’abuso di sostanze, quali alcoo e droghe.

Alla luce di questi elementi dobbiamo prendere atto che il nostro intervento deve essere indirizzato verso la prevenzione e la formazione, agendo soprattutto sul sistema scolastico.

Comunque è necessario precisare che con il termine disagio giovanile non si fa sempre riferimento ad uno stato patologico, ma spesso viene indicata una condizione di malessere esistenziale che ha a che fare con una dimensione della crescita, con un difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta con le incertezze le paure, la ricerca di senso e di d’identità che caratterizzano questi anni della crescita.

Certo è arduo stabilire una netta linea di demarcazione tra le due condizioni esistenziali

chiara_collov_323 Piu’ corretto, dunque, interpretare il disagio giovanile non come uno stato, ma come un processo, un percorso tra le difficolta’, che va gestito mettendo a frutto le proprie risorse e le opportunita’ offerte dall’ambiente.

All’interno del largo, dunque, spettro del Disagio giovanile … contempliamo tutta una serie di comportamenti ed atteggiamenti che vanno da una condizione transitoria ed esistenziale di malessere a comportamenti disfunzionali per Sé e per gli altri, che includono condotte a rischio, abuso di sostanze stupefacenti, condotte devianti, disagio psichico, fino ad arrivare a situazioni di disagio cronico e conclamato.

Per la dottoressa maria Chiara Collovà, tra i FATTORI DI RISCHIO possiamo rintracciare più frequentemente

Problematiche familiari

Dispersione scolastica

Educazione “abdicata”

Marginalita’ socio-economica

Carenti offerte di aggregazione

Gruppo dei pari devianti

Degrado urbano

Società “tossicomanica”

Nei giovani i sintomi che fanno pensare ad una situazione di disagio, possono essere condizioni di :Isolamento, apatia, ansia condotte auto-lesionistiche (comportamenti rischiosi, disturbi alimentari, consumo di droghe ed alcool..)

Bullismo (rapporto vittima-carnefice)

Devianza (violenza quasi sempre collettiva)

Bisogna soffermarsi sul fatto che spesso il disagio si associa ad una condizione d’insuccesso scolastico  ed è in questo senso che i sintomi del disagio possono coincidere con un malessere da scuola”: caratterizzato da assenteismo , demotivazione, malesseri fisici.

I ragazzi che vivono situazioni d’insuccesso a scuola, difficoltà di apprendimento e scarso rendimento scolastico entrano in un circolo vizioso che li conduce verso una condizione di frustrazione, scarsa autostima, disagio, fino a fenomeni di abbandono e di dispersione.

Così come lo scarso rendimento scolastico spesso rappresenta l’espressione di un disagio sottostante che attiva lo stesso circuito di cui sopra.

E’ in questo contesto che mi sembra importante che la scuola offra sempre più la possibilità di sviluppare le diverse risorse dei giovani, le diverse potenzialità individuali al fine di promuovere, sempre più, accanto alle conoscenze, abilità di vita e strumenti per affrontare le situazioni critiche di fronte alle quali spesso la nostra società li mette .

Tra gli altri segnali di allarme – prosegue la dottoressa, cui dobbiamo prestare attenzione vi sono la tristezza, il pianto, l’apatia,l’aumento o diminuzione di sonno; l’aumento o diminuzione dell’appetito,; cambiamenti repentini di umore, irritabilità; litigiosità, mutismo,

disagiogiovanile_2I SEGNALI  DI ALLARME NELL’ADOLESCENTE

Sensi di colpa

Riduzione dell’autostima

Assenza di progettualità

Allusioni alla morte nei temi e in altri scritti

Diminuzione della capacità di concentrarsi e prendere decisioni.

Noia, calo dell’attenzione.

E’ importante precisare che accanto a Comportamenti di abuso

Dipendenze da sostanze,dipendenze da farmaci si registrano nuove tendenze e nuovi comportamenti di abuso:dipendenze da internet, da videogiochi, gioco d’azzardo,  (gambling), shopping compulsivo che non vanno sottovalutati, ma che entrano a vario titolo nelle dipendenze.

A questo punto è necessaria una precisazione:

Per droghe o sostanze comunemente intendiamo sostanze psicotrope ossia che danno alterazioni psicofisiche, agendo sul sistema nervoso.
(possono essere stimolanti, allucinogene etc.)

Con il termine droga si indica ogni sostanza capace di alterare, gli equilibri dei diversi, ma interconnessi, livelli su cui può rappresentarsi il nostro essere: il livello biologico, quello psicologico e quello sociale.  Anche un farmaco antinfiammatorio , o analgesico, può diventare una droga nella misura in cui se ne abusa o si diventa dipendenti dallo stesso.

Gli equilibri  sui quali può agire la droga sono:

Alterazione dell’equilibrio fisiologico: le droghe interferiscono con i processi biochimici finalizzati al mantenimento delle condizioni normali dell’organismo e soprattutto agiscono sui meccanismi delle funzioni cerebrali, interferendo sugli eventi biologici che sono alla base delle normali attività delle cellule nervose: la trasmissione e l’elaborazione di impulsi nervosi, cioè a dire di segnali ed informazioni.

Alterazioni del livello psicologico costituiscono : le droghe compromettono o addirittura annullano gli equilibri psicologici e quindi la capacità di adattamento dell’individuo e le possibilità che esso ha di far fronte a situazioni di disagio intrapsichico, ambientale o interpersonale.

Le droghe condizionano le possibilità d’inserimento sociale dell’individuo, minando da un lato le sue capacità adattive e dall’altro determinando una reazione di emarginazione da parte del tessuto sociale. Gli equilibri del livello sociale sono legati alle condizioni dei due livelli precedenti, ma, a sua volta, il livello sociale influenza e vincola la dimensione psicologica e quella biologica.

Definizione di “abuso di sostanze”

Per abuso di sostanze si intende l’assunzione di sostanze per scopi diversi da quelli terapeutici, al fine di produrre una sorta di “alterazione dello stato mentale”. Comprende sia l’impiego di sostanze illegali, sia l’uso di sostanze legali in modo diverso da quello consentito. Spesso comporta l’assunzione di una sostanza in quantità eccessive.

Alcuni dei rischi correlati all’abuso di sostanze comprendono:

Rischi per la sicurezza personale (pericolo di morte o infortunio per overdose, incidente o aggressione)

Rischi per la salute (danni cerebrali, insufficienza epatica, disturbi mentali ecc.)

Conseguenze legali (rischio di carcerazione, multe e fedina penale sporca).

Comportamento distruttivo (nei propri confronti, della famiglia o di altri).

Secondo l’Associazione degli Psichiatri Americani (APA) una persona può essere diagnosticata “dipendente da sostanze” quando il suo uso di alcol o droghe procura disturbi clinici significativi per 12 mesi consecutivi in almeno 3 delle seguenti 7 aree:

tolleranza

astinenza

perdita di controllo

tentativi inefficaci di controllo dell’uso

preoccupazione

riduzione delle attività personali

conseguenze avverse

Un breve cenno sugli effetti delle droghe : le droghe agiscono sul cervello procurando alterazioni dei neurotrasmettitori (sostanze che permettono alle nostre cellule nervose di funzionare correttamente): dopamina, serotonina, endorfine, danneggiano le aree della memoria, dell’attenzione, delle funzioni cognitive

A livello cerebrale vengono interessate principalmente L’amigdala, l’area orbito-frontale,l’ippocampo. Addirittura alcuni studi hanno rilevato che el cervello di soggetti che hanno abusato di droghe si possono trovare solchi neuronali, simili a quelli riscontrati nelle demenze senili.

Le are intaccate risultano fondamentali per l’apprendimento,interessano aree decisionali,di pianificazione , di controllo,  appannaggio della sfera razionale del cervello. Determinando uno squilibrio tra funzioni cerebrali.

Visto che ogni area del cervello è preposta a funzioni psichiche particolari, l’interessamento  neurochimico e neurofisiologico di tali aree comporta lo sviluppo di danni Psichici che riguardano: disturbi dell’apprendimento, della memoria alterazioni e distorsioni percettive alterazioni della personalità, disturbi del comportamento, impulsività , perdita del controllo, psicosi indotte da sostanze etc.

Tra gli altri danni fisiologici ricordiamo danni cardiovascolari, forti sbalzi pressori, aumento delle possibilità di sviluppare ictus, aneurismi, infine danni gastrointestinali quali  cirrosi, malattie epatiche,ulcere.

Detto questo , visto l’importanza e la ricaduta individuale e sociale di tale fenomeno. Risulta indispensabile avviare azioni di prevenzione a vari livelli.

Per risolvere o, meglio ancora, prevenire le situazioni di disagio è importante investire sulle relazioni..la relazione deve essere un rapporto forte, qualificante tra due o più persone. Dov’è al centrà c’è la persona con le proprie peculiarità ed i propri bisogni

Il giovane è già una persona con tutti i bisogni, le aspettative e le potenzialità di un adulto. Non rendersene conto, vuol dire non porre la basi per un rapporto costruttivo e ricco di valore. Non basta commentare i risultati del campionato di calcio per avere una vera relazione con un figlio.

Non basta sedersi insieme davanti alla tv, per stabilire un dialogo. Così come non basta fare la media dei voti per giudicare uno studente. Bisogna tener conto del potenziale, delle capacità e delle competenze che se non valorizzate si traducono in una visione negativa, in una sorta di abbandono, in un vero e proprio disagio.

I giovani esprimono in modo forte il bisogno primario di essere ascoltati, di avere interlocutori consapevoli che si aiutino reciprocamente .
La relazione è qualcosa di vivo, di appassionante, che deve coinvolgere le emozioni e superare gli strati superficiali di indifferenza che solitamente avvolgono i rapporti tra persone.

Tra le proposte di Prevenzione, dobbiamo tener conto del tessuto individuale e sociale a cui si rivolgono gli interventi. Nell’adolescenza, il più delle volte, nella ricerca di un Sé individuale e Sociale (Chi sono, cosa mi piace , cosa desidero, in cosa credo) si avverte un vuoto di senso, mancano modelli  d’identificazione sani, positivi, ideologie, motivazioni,valori, progetti (Tutto e troppo precario).

Spesso il vuoto di senso e di significato, l’assenza di soggetti d’identificazione, il bisogno di condivisione, il bisogno di appartenenza tipico e umano di questi giovani sono riempiti da comportamenti a rischio ed anche da comportamenti di uso e di abuso di sostanze che il più delle volte hanno il compito transitorio di riempire spazi vuoti, assenza di pensiero, di progettualità, anestetizzare il dolore, rifugiarsi in un mondo evanescente ed in soluzioni transitorie. Importante è ancora, offrire abilità sociali,promuovere modelli sani e positivi

Incentivare spazi e luoghi di aggregazione (sportivi, culturali, artistici, religiosi, educativi, di volontariato) rafforzare la presenza di punti di riferimento, di ascolto:
Educatori, esperti, compagni adulti, educatori di strada, religiosi, laici, allenatori, docenti (formati che attivino relazioni sane, positive, costruttive, reciproche), assistenti sociali ed infine non ultimo la formazione delle forze dell’ordine, che non devono solo avere il compito di vigilanza e di repressione, ma anche di dialogo, di esempio, di vicinanza, di prevenzione

E’ indispensabile attivare interventi coerenti di alleanza tra scuola – famiglia –  istituzioni

Ed infine dovremmo avvicinarmi ai giovani con un messaggio diretto, con uno stile chiaro, coinvolgendoli ed instaurando rapporti veri e autentici, che non vuol dire assoluzione o comprensione, o assenza di regole; le regole vanno date, perchè rappresentano costellazioni di senso e chiari riferimenti  con cui confrontarsi, ma va unita una comprensione empatica dei loro bisogni e dei loro sentimenti.

Vorrei concludere raccogliendo l’esempio del Dr Andreoli che ai giovani si  rivolge così, con uno stile chiaro, diretto ed affettivo, in una lettera che indirizza proprio a loro

Carissimo amico…, “Non buttare via ciò che hai di più prezioso: la tua identità. E ricordati che non c’è gioia nella droga. Io mi occupo di sentimenti e so che basta un momento di abbandono, un lutto, una ferita che abbia distrutto la propria autostima per perdersi nella droga e non tornare più indietro”.  – Vittorino Andreoli

Il contest dove si è svolto l’intervento della psicola brolese maria Chaira Collovà si è svolto giovedì 6 settembre, a Brolo.

DSC_0864_2-001Nella salal multimediale era presente il cantautore Umberto Napolitano che presentava il progetto ” il cinema contro il disagio giovanile” a Promuovere l’evento (una tre giorni tra Gioiosa marea, Capo d’Orlando, Brolo e Torrenova)  l’associazione “Peppino Impastato” di Brolo,  la consulta giovanile di Torrenova, l’Acib di Brolo,  “Gioiosa Giovane” e l’Acio di capo d’Orlando.

……………………………………

collov_maria_chiaraMaria Chiara Collovà è esperta in Psicologia e Psicopatologia dell’Adolescenza ed è stata Responsabile per diversi anni del servizio di psicologia scolastica delle scuole. Oggi con il suo curriculum può considerasi tra gli esperti di problematiche giovanili . E’ stata Psicologo Scolastico nell’ambito del Progetto: “Psicologo in rete nuove alleanze per una scuola di qualità”. Ha svolto Consulenze psicologiche alunni, Consulenze tecniche psico-pedagogiche con  genitori, insegnanti. Orientamento Scolastico, Programmazione strategico funzionale, interventi di psicologia scolastica (educazione socio-affettiva, analisi dinamiche relazionali e del gruppo classe, analisi ed intervento comportamenti problematici in classe, proposte d’intervento. Implementando la sua attività  attraverso strumenti, metodologie e tecniche psicologiche il benessere psicofisico  delle popolazioni scolastiche, gli atteggiamenti positivi verso la scuola e relazioni tra i diversi attori. Nel tempo è stata relatrice nell’ambito di vari incontri sui: “Fattori psicologici nell’obesità” – “Psicologo in rete nuove alleanze per una scuola di qualità  Argomento della relazione: Servizi di Psicologia Scolastica: un’azione di prevenzione del disagio e promozione del benessere a Scuola” – “Formazioni dei Genitori sulle Tematiche del Disagio scolastico
Comunicazione Genitori- Figli” – “Comunicare, Condividere , Crescere insieme” Percorso di educazione alla socio-affettività” ……

fonte: http://www.scomunicando.it

Famiglie  d’Italia

No Vasco, tu non vivi solo grazie alla chimica…

agosto 6, 2011

No Vasco, parla di tutto, ma non di depressione! Hai rappresentato per più generazioni il modello da seguire per un’infinità di giovani  affascinati dalla tua ribellione alla noia e “allergia” ai comportamenti comuni. Premetto, non intendo affatto attaccarti come fece nel dicembre del 1999 Alessandro Alfieri sul suo blog accusandoti della responsabilità della deriva sociale e culturale della nostra Italia degli ultimi decenni, ma nemmeno offrirti una nuova ” laurea  honoris causa ” in Scienze della Comunicazione, come quella conferitati il 12 maggio 2005 dallo IULM di Milano. Però tu di  questa  Comunicazione sei un elemento troppo in evidenza per non prendere ed analizzare con estrema attenzione e cautela ogni tua affermazione per cui, prima di proseguire, voglio ben evidenziare a tutti  il significato del termine  ” depressione “:

 … ” La depressione è una patologia dell’umore, tecnicamente un disturbo dell’umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il ” funzionamento ” di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale. La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno… La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica “…

La depressione è anche la conseguenza della presa di coscienza del fallimento di molti aspetti della propria esistenza, il rendersi conto di aver inseguito solo illusioni ed aver costruito ben poco di positivo rispetto all’auspicato o professato. La depressione è un cancro subdolo dell’anima che non si risolve coi farmaci, al massimo la si anestetizza avvolgendola di strati chimici. La depressione è la presa di coscienza del fallimento della propria presenza su questa terra.

Caro Vasco, spesso hai predicato bene malumori  e rivoluzioni, ma spesso li hai vissuti a margine, risvegliandoti a volte improvvisamente ed accorgendoti che nel mondo la guerra non si era mai fermata, come nel 1995 quando presentasti a San Siro l’evento Rock sotto l’assedio, schierandoti contro la guerra in Jugoslavia e cantando Generale di Francesco de Gregori. Ma la guerra è sempre presente in ogni attimo della nostra vita…sotto forme infinite, e la guerra che stiamo vivendo in questi giorni è la peggiore che mai un essere possa augurarsi. Attacchi spericolati da parte di famelici speculatori stanno abbattendo l’economia mondiale  riducendo i vari popoli con il fondo schiena sui carboni ardenti. Il futuro dei giovani è compromesso da noi “maturi” per colpa della nostra insaziabile avidità…

I giovani ora ricevono troppi messaggi negativi e senza speranza. Se anche una rock star come te abbassa le armi, si dichiara sconfitto sbandierando la propria depressione… a questi giovani, già mutilati di tutti i credo e miti, viene a mancare anche l’ultimo condottiero, quello che li aveva tenuti in piedi nella loro noia convincendoli di poter bypassare i problemi della vita con un bicchiere di wisky al Roxy bar. Eh no, caro Vasco…tu non puoi permetterti di affondare con la tua barca, ma devi far tutto per salvare il tuo equipaggio, in questo caso le generazioni cresciute anche seguendo le tue proposte di vita… Tu hai scelto quella  della ribellione…io quella dell’amore… Ma non ti credere, anch’io ho sbagliato, e molto, perché ho usato come mezzo di comunicazione forse il più cristiano e di buon senso, ma quello più debole come penetrazione a livello mediatico e non sono stato capace di mediare tra le due. La gente preferisce ascoltare chi gli indica le strade meno ardue, non chi gli suggerisce solo regole e rinunce. Tu sei stato seguito da una enorme massa, io da una piccola nicchia… ma tu non hai mai mollato, mentre io spesso mi sono arreso e fermato. Siamo stai un po’, in senso bonario, come il ” diavolo e l’acqua santa “, entrambi importanti e complementari di questa vita così complessa, bisognosa di essere vissuta in modo equilibrato ma, a volte, anche spericolato.

Caro Vasco, rispetto al gigante che tu sei io sono un piccolo Davide… ma non sono qui per combatterti, anzi… sono qui per aiutarti e per proteggere te e tutti coloro che ti amano, pregandoti umilmente di non dichiarare la tua sconfitta nei confronti di una depressione che ti accompagna ormai da 10 anni… tu non la sconfiggi con i farmaci perché essa è la depressione di un uomo non comune: solo tu puoi sconfiggerla ritrovando l’entusiasmo di comunicare col tuo immenso popolo anche se in modo diverso, più adulto, come puoi fare perché traspare dalla tenerezza con cui parli dei tuoi tre figli e della tua dolce Laura. Ogni età ha la sua stagione, ed io e te in maturità abbiamo il dovere di continuare a diffondere i nostri pensieri a coloro che da noi se lo aspettano, indipendentemente dal numero da essi rappresentato… se adesso ti accorgi che nel tuo animo spuntano valori e visioni diverse da quelle della tua gioventù, e questo è cominciato in te una decina di anni fa, non significa che quelle di prima erano del tutto sbagliate, e la tua Albachiara ne è l’esempio più evidente che in pochi saranno in grado solo di avvicinare…

…significa che quelle idee, come te, sono maturate e germogliate nei fiori della tua attuale realtà… cogline gli aspetti migliori e rendine partecipe i tuoi fans, non raccontare loro lo spettro della tua depressione che potrebbe contagiarli, ma combattila e guariscila accettando senza remore o timori il tuo…il nostro miglioramento. Con affetto…

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

 

Una preghiera per Alessandro, vittima della follia

marzo 21, 2010

 ” Povero piccolo, povera vittima innocente di una follia umana senza limiti e contagiosa. Una follia che ci accerchia, ci sovrasta, ci angoscia… ci disconnette fino a trasformarci in mostri orrendi, in demoni senza anima e senza Dio. Una follia che, come un virus, si diffonde ovunque partendo dall’alto, dalle istituzioni… e scendendo fino a depositarsi nei ghetti più oscuri, dove la disperazione e la noia investono gli ultimi spiccioli nelle droghe più schifose ed alienanti per uccidere lentamente ogni corpo e ogni mente.

Povero Alessandro, questa domenica chiederò al Signore di farti raggiungere dalla mia preghiera e da tutte quelle che con amore e cristiana sincerità ti saranno offerte, affinché tu non possa sentirti solo in questo passaggio dalla terra al cielo, verificatosi troppo presto, e che ti ha strappato violentemente all’amore di una madre impazzita, il cui rimorso e dolore nessuna pena e conforto terreni potranno mai lenire. Buona domenica, piccolo… e che tu possa dolcemente rinascere in Dio. “

 

( Nella foto l’iimmagine del piccolo Alessandro morto a 8 mesi lunedì notte scorso a Nervi, mentre reclamava la sua pappa, a seguito delle sevizie e delle violenze che si presume gli siano state inferte dalla madre Caterina Mathas e dal di lei compagno Giovanni Antonio Rasero, entrambi sotto effetto di stupefacenti )

Famiglie       d’Italia

Umberto Napolitano

Lunedì 11 gennaio, l’anno nuovo comincia oggi… fuori la grinta!

gennaio 11, 2010

 Quest’ultimo fine settimana ha contribuito ad allungare per molti le vacanze di qualche giorno e penso che non sia un’eresia l’affermare che il 2010 cominci ufficialmente oggi,  lunedì 11 gennaio, con il ritorno alle normali attività. Da oggi, infatti, dobbiamo lasciarci alle spalle feste e ” bagordi ” e  ricominciare a tirarci su le maniche e a rimetterci seriamente al lavoro, per chi un lavoro ce l’ha e intende mantenerlo, o a darci da fare con ancora più lena, confidando anche nella buona sorte,se questo lavoro non c’è più,  per trovarne o  inventarne uno nuovo che ci permetta almeno il diritto  alla sopravvivenza in modo onesto e decente. “… Le mie sono parole che suonano ottimistiche, possono essere lette ed interpretate in modi differenti, specialmente se immaginate e pronunciate dal solito politico che, non avendo nulla di nuovo da aggiungere, si rifugia nella retorica qualunquista e buonista di routine, oppure se dette a se stessi con convinzione chiudendoci alle spalle la porta di casa ed uscendo decisi in strada per affrontare di petto il nuovo giorno. Io propenderei più per la seconda interpretazione, anche perché, allo stato attuale, pare difficile intravvedere qualcosa di positivo e costruttivo che arrivi dal mondo politico, preso com’è a risolvere prima le proprie beghe interne. Perché, benché tutto, la vita non può fermarsi ed il successo, o il poter ” tamponare ” in attesa di opportunità migliori, dipendono soprattutto dalla nostra determinazione e dalla certezza di essere, in ogni caso, più forti di qualsiasi avversità. (more…)