Posts Tagged ‘obesità’

Piuttosto grassi che… soli ( Famiglie d’Italia Salute news )

febbraio 23, 2014

anziani

In un mondo dove le difficoltà incombenti portano l’uomo ad isolarsi sempre più, un allarme serio viene lanciato dall’ Università di Chicago presentandoci uno studio sulle condizione di solitudine degli anziani. Sul tema vi propongo un post pubblicato da DiariodelWeb.it: notizie dall’Italia e dal mondo

La solitudine uccide più dell’obesità

STUDIO SUGLI ANZIANI

I risultati di uno studio americano mostrano come la condizione di solitudine sia, per gli anziani, più pericolosa dell’obesità, quasi pari a quella di coloro i quali vivono in condizione di grave miseria.

Uno studio dell’Università di Chicago evidenzia come la solitudine risulti per gli anziani due volte più pericolosa dell’obesità.

LO STUDIO – Condotto sulla base di una attenta analisi di un campione di persone con oltre 50 anni, ha confermato i risultati di precedenti ricerche circa il legame fra solitudine e problemi di salute quali ipertensione, alto rischio di depressione, abbassamento delle difese immunitarie, ictus e infarto.

I DATI – I dati raccolti, infatti, hanno evidenziato come coloro che, per diversi motivi, vivevano in condizione sociale di isolamento corressero il 14% di rischio in più di morire prematuramente e il doppio del rischio degli obesi.

MEGLIO CONTINUARE AD INTERAGIRE CON GLI ALTRI – John Cacioppo, psicologo dell’Università di Chicago, sottolinea che«abbiamo una nozione della pensione tutta di fantasia. Pensiamo che significhi lasciare amici e famiglia, comprare una casa in Florida dove il tempo è mite e vivere da allora in poi felici e contenti. Probabilmente non è l’idea migliore: vanno incontro a una migliore vecchiaia gli anziani che continueranno ad interagire con colleghi e amici».

DiariodelWeb.it: notizie dall’Italia e dal mondo

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Pare che i dolcificanti, oltre a far male, non servano a dimagrire…anzi ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 12, 2013
docificante 2Ci sono informazioni interessanti , spesso importanti per aiutarci ad incanalarci in un sistema di vita più salutare e corretto, che spesso passano inosservate per lasciare spazio e rilevanza ad ” informazioni ” di carattere gossip, politico-allarmistico, depressivo, etc. Il compito di questo blog è rimanere vigile e cercare di sopperre a tanta anomalia pescando dal web il meglio da servire sulla nostra tavola culturale giornaliera. La fonte della notizia di oggi è dovuta ad un intelligente post pubblicato da SaluteTgcom
I DOLCIFICANTI FANNO INGRASSARE

 dolcificanti

Inoltre.possono causare sindrome metabolica, diabete e patologie cardiovascolari.
I dolcificanti artificiali usati per sostituire lo zucchero, anche quelli a calorie zero, non sono meno rischiosi per la salute. Il risultato emerge da una revisione di recenti studi su bevande e cibi dolcificati artificialmente o zuccherati, condotta dalla Purdue University e pubblicata sulla rivista Trends in Endocrinology & Metabolism.
Non prevengono – In barba al loro basso o nullo contenuto calorico, i dolcificanti non aiutano a dimagrire né aiutano a prevenire l’aumento di peso e sono responsabili di aumentare il rischio di alcune malattie come sindrome metabolica, diabete e patologie cardiovascolari.Susan Swithers, autore principale della ricerca, spiega: “Dati recenti sia su esseri umani che su animali hanno in realtà fornito scarso supporto, per esempio, all’idea comune che le bibite dolcificate artificialmente (le bevande diet e light) promuovano la perdita di peso e prevengano le conseguenze negative sulla salute tipiche delle bibite zuccherate (sindrome metabolica, diabete, obesità, malattie cardiovascolari)”.

Rischi più elevati – La scienziata aggiunge: “Anzi un certo numero di studi suggerisce il contrario e cioè che le persone che consumano regolarmente bibite dolcificate artificialmente hanno un rischio più elevato rispetto a chi non le consuma, un rischio dello stesso ordine di grandezza di quello associato al consumo di bibite normalmente zuccherate”.

Per di più c’è un effetto boomerang: se si consumano tanti prodotti dolcificati artificialmente, la risposta dell’organismo sia a livello cerebrale sia a livello metabolico risulta attenuata perché i dolcificanti non “saziano” la voglia di dolce che è insita nel cervello e anche perché non stimolano l’insulina come sa fare lo zucchero.Fanno ingrassare di più – Chi si affida troppo a cibi e bevande dolcificati artificialmente rischia di finire per mangiare di più. La Swithers ribadisce: “Le prove che si sono accumulate negli ultimi anni suggeriscono che i consumatori assidui di sostituti dello zucchero (saccarina, sucralosio, aspartame e altri) potrebbero anche essere a maggior rischio di ingrassare di ammalarsi di sindrome metabolica, di diabete e malattie cardiovascolari”.

by Salute – Tgcom
Introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Le creme abbronzanti possono essere dannose ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 25, 2012

Abbronzatura: quando le creme solare provocano cancro e infertilità

Sai cosa ti spalmi per proteggerti dal sole? Meglio che la risposta sia affermativa, visto che alcune creme abbronzanti potrebbero provocare problemi di infertilità e perfino cancro alle donne. L’allarme è lanciato dall’European Environment Agency, che avverte sulla pericolosità di alcuni ingredienti contenuti nelle lozioni più comuni, fatti con composti che interferiscono con l’azione degli ormoni.

Parliamo, ad esempio, di formaldeide e nitrosamine, che possono provocare sia il cancro che difetti alla nascita nel bambino. Ma anche irritazioni della cute, allergie, diabete e obesità. Anche l’ingrediente attivo negli abbronzanti artificiali senza raggi UV è il deidreoxiacetone, conosciuto come DHA, che reagisce con gli aminoacidi della pelle facendola diventare più scura, può essere pericoloso. Di solito è derivato da piante come la canna da zucchero con l’utilizzo della fermentazione della glicerina. Quando spruzzata sulla pelle, la lozione viene inalata e, in questo modo, assorbita nella circolazione sanguigna, provocando danni al Dna e causando tumori.

( Leggi anche Spray tan: la finta abbronzatura che spopola negli States puo’ essere pericolosa
 )
Tutto questo viene spiegato chiaramente nel report dell’EeaThe impacts of endocrine disrupters on wildlife, people and their environments“, che si scaglia contro le sostanze chimiche che modificano il sistema endocrino. “Le ricerche scientifiche raccolte nel corso degli ultimi decenni ci mostrano chiaramente che le alterazioni del sistema endocrino sono un problema reale, con gravi effetti sulla fauna selvatica, e anche sulle persone. Sarebbe prudente adottare un approccio precauzionale nei confronti di molte di queste sostanze chimiche e dei loro effetti, almeno fino a quando non saranno pienamente compresi“, avverte Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Eea.

Ecco perché, quando acquistiamo una crema solare, è importante scegliere il prodotto giusto, cercando di individuare quello più naturale possibile. Nel dubbio, bisogna infatti evitare pericolosi prodotti chimici e leggere attentemente le etichette. Non sai farlo? Niente paura: impariamo a leggere l’inci per sapere cosa contengono i prodotti cosmetici.

Roberta Ragni ( fonte:  wellMe.it )

Famiglie                        d’Italia

L’eccesso di grassi non giova all’equilibrio ( Famiglie d’Italia Salute News )

luglio 8, 2012

Cari amici, buona domenica d’estate. Un saluto particolare a tutti quelli che in questo momento sono già in vacanza, anche se solo per poche ore. In qualche modo è necessario recuperare dallo stress della routine quotidiana che, purtroppo, ultimamente raramente ci abbandona. Ricordo che il riposo va distribuito in tutto il corpo con una particolare attenzione all’intestino, spesso soggetto a ricevere quel che capita e il più velocemente trangugiabile. Purtroppo, specialmente nelle vacanze brevi ” tocca e fuggi “, questa usanza abusata per l’intero anno nelle ” pause pranzo ” non viene tralasciata e punti di ristoro ed autogrill vengono saccheggiati da consumatori frettolosi di questi cibi che, come leggeremo nel post sotto, sono considerati ” spazzatura “, in quanto per lo più contenenti grassi in eccesso e dannosi alla nostra salute. Termino la mia predica, ma un po’ di riflessione ed attenzione in più spesso giovano al nostro equilibrio.

La dieta spazzature ha pessime conseguenze ( Fonte: In dies  )

Una dieta a base di cibo spazzatura, quello che in genere viene servito nei fast food, porta a infiammazione indotta da obesità, più che una dieta ricca di grassi animali, secondo un nuovo studio condotto dai ricercatori della University of North Carolina at Chapel Hill.

Lo studio è stato pubblicato nel mese di giugno su Public Library of Science (PLoS ONE).

Nel corso della ricerca, gli studiosi hanno analizzato le risposte infiammatorie nei ratti alimentati con diete diverse: la dieta bilanciata, la dieta ad alto contenuto di grassi animali (lardo, burro, strutto) e la dieta spazzatura (composta da snack a base di salumi, cioccolato, biscotti e patatine).

“La dieta a base di cibo spazzatura è stata quella che ha provocato più infiammazione e più drammatici cambiamenti metabolici”, hanno detto i ricercatori.

Una dieta a base di cibo spazzatura contiene molti ingredienti (grassi saturi, grassi trans, sodio e colesterolo) associati all’aumento del rischio di malattia coronarica, di ictus e di diabete di tipo 2. Questa dieta è anche a basso contenuto di nutrienti e di sostanze protettive come la fibra.

Mentre è noto da tempo che l’obesità può causare infiammazione nel tessuto adiposo, lo studio della University of North Carolina at Chapel Hill per la prima volta ha dimostrato che una dieta a base di cibo spazzatura può causare alterazioni drammatiche in alcuni metaboliti – prodotti chimici molecolari creati quando il cibo viene convertito in energia.

Queste alterazioni possono essere responsabili dell’infiammazione indotta da obesità e della aumentata resistenza all’insulina.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia

Giornata Mondiale del Diabete… sintomi e terapie ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 13, 2011

Il 14 novembre si festeggia in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Diabete, che dal 2009 al 2013 è stata dedicata all’educazione e alla prevenzione. Purtroppo la malattia è in espansione e attacca anche i bambini, specialmente provenienti da Paesi quali il Nord Africa, il Sudamerica e l’Asia. Come si usa fare in questo blog, non ci si accontenta di indicare il male, ma si cerca di andare a fondo per studiarne caratteristiche, sintomi e terapie. Quindi, dopo una rapida ricerca su Google, ho selezionato un post molto interessante ed esaustivo proposto da Epicentro – Portale di Epidemiologia.

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.

Diabete tipo 1

Riguarda circa il 10% delle persone con diabete e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. Nel diabete tipo 1, il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule ß che producono questo ormone: è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. La velocità di distruzione delle ß-cellule è, comunque, piuttosto variabile, per cui l’insorgenza della malattia può avvenire rapidamente in alcune persone, solitamente nei bambini e negli adolescenti, e più lentamente negli adulti (in questi rari casi si parla di una forma particolare, detta LADA: Late Autommune Diabetes in Adults).

La causa del diabete tipo 1 è sconosciuta, ma caratteristica è la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro antigeni presenti a livello delle cellule che producono insulina, detti ICA, GAD, IA-2, IA-2ß. Questo danno, che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, potrebbe essere legato a fattori ambientali (tra i quali, sono stati chiamati in causa fattori dietetici) oppure a fattori genetici, individuati in una generica predisposizione a reagire contro fenomeni esterni, tra cui virus e batteri. Quest’ultima ipotesi si basa su studi condotti nei gemelli monozigoti (identici) che hanno permesso di dimostrare che il rischio che entrambi sviluppino diabete tipo 1 è del 30-40%, mentre scende al 5-10% nei fratelli non gemelli e del 2-5% nei figli. Si potrebbe, quindi, trasmettere una “predisposizione alla malattia” attraverso la trasmissione di geni che interessano la risposta immunitaria e che, in corso di una banale risposta del sistema immunitario a comuni agenti infettivi, causano una reazione anche verso le ß cellule del pancreas, con la produzione di anticorpi diretti contro di esse (auto-anticorpi). Questa alterata risposta immunitaria causa una progressiva distruzione delle cellule ß, per cui l’insulina non può più essere prodotta e si scatena così la malattia diabetica.

Per questo motivo, il diabete di tipo 1 viene classificato tra le malattie cosiddette “autoimmuni”, cioè dovute a una reazione immunitaria diretta contro l’organismo stesso. Tra i possibili agenti scatenanti la risposta immunitaria, sono stati proposti i virus della parotite (i cosiddetti “orecchioni”), il citomegalovirus, i virus Coxackie B, i virus dell’encefalomiocardite. Sono poi in studio, come detto, anche altri possibili agenti non infettivi, tra cui sostanze presenti nel latte.

Diabete tipo 2

È la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso e l’appartenenza ad alcune etnie. Riguardo la familiarità, circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%, suggerendo una forte componente ereditaria per questo tipo di diabete.

Anche per il diabete tipo 2 esistono forme rare, dette MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young), in cui il diabete di tipo 2 ha un esordio giovanile e sono stati identificati rari difetti genetici a livello dei meccanismi intracellulari di azione dell’insulina.

Il diabete tipo 2 in genere non viene diagnosticato per molti anni in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non è di grado severo al punto da dare i classici sintomi del diabete. Solitamente la diagnosi avviene casualmente o in concomitanza con una situazione di stress fisico, quale infezioni o interventi chirurgici.

Il rischio di sviluppare la malattia aumenta con l’età, con la presenza di obesità e con la mancanza di attività fisica: questa osservazione consente di prevedere strategie di prevenzione “primaria”, cioè interventi in grado di prevenire l’insorgenza della malattia e che hanno il loro cardine nell’applicazione di uno stile di vita adeguato, che comprenda gli aspetti nutrizionali e l’esercizio fisico.

Diabete gestazionale

Si definisce diabete gestazionale ogni situazione in cui si misura un elevato livello di glucosio circolante per la prima volta in gravidanza. Questa condizione si verifica nel 4% circa delle gravidanze. La definizione prescinde dal tipo di trattamento utilizzato, sia che sia solo dietetico o che sia necessaria l’insulina e implica una maggiore frequenza di controlli per la gravida e per il feto.

Segni e sintomi

La sintomatologia di insorgenza della malattia dipende dal tipo di diabete. Nel caso del diabete tipo 1 di solito si assiste a un esordio acuto, spesso in relazione a un episodio febbrile, con sete (polidipsia), aumentata quantità di urine (poliuria), sensazione si stanchezza (astenia), perdita di peso, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.

Nel diabete tipo 2, invece, la sintomatologia è più sfumata e solitamente non consente una diagnosi rapida, per cui spesso la glicemia è elevata ma senza i segni clinici del diabete tipo 1.

Diagnosi

I criteri per la diagnosi di diabete sono:

  • sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl

oppure

  • glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl. Il digiuno è definito come mancata assunzione di cibo da almeno 8 ore.

oppure

  • glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT). Il test dovrebbe essere effettuato somministrando 75 g di glucosio.

Esistono, inoltre, situazioni cliniche in cui la glicemia non supera i livelli stabiliti per la definizione di diabete, ma che comunque non costituiscono una condizione di normalità. In questi casi si parla di Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) quando i valori di glicemia a digiuno sono compresi tra 100 e 125 mg/dl e di Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT) quando la glicemia due ore dopo il carico di glucosio è compresa tra 140 e 200 mg/dl. Si tratta di situazioni cosiddette di “pre-diabete”, che indicano un elevato rischio di sviluppare la malattia diabetica anche se non rappresentano una situazione di malattia. Spesso sono associati a sovrappeso, dislipidemia e/o ipertensione e si accompagnano a un maggior rischio di eventi cardiovascolari.

Complicanze del diabete

Il diabete può determinare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1 e sono in relazione alla carenza pressoché totale di insulina. In questi casi il paziente può andare incontro a coma chetoacidosico, dovuto ad accumulo di prodotti del metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di coscienza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche.

Nel diabete tipo 2 le complicanze acute sono piuttosto rare, mentre sono molto frequenti le complicanze croniche che riguardano diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi periferici.

    • Retinopatia diabetica: è un danno a carico dei piccoli vasi sanguigni che irrorano la retina, con perdita delle facoltà visive. Inoltre, le persone diabetiche hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie oculari come glaucoma e cataratta
  • nefropatia diabetica: si tratta di una riduzione progressiva della funzione di filtro del rene che, se non trattata, può condurre all’insufficienza renale fino alla necessità di dialisi e/o trapianto del rene
  • malattie cardiovascolari: il rischio di malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più alto nelle persone con diabete che nel resto della popolazione causando, nei Paesi industrializzati, oltre il 50% delle morti per diabete. Questo induce a considerare il rischio cardiovascolare nel paziente diabetico pari a quello assegnato a un paziente che ha avuto un evento cardiovascolare
  • neuropatia diabetica: è una delle complicazioni più frequenti e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si manifesta a livelli diversi nel 50% dei diabetici. Può causare perdita di sensibilità, dolore di diversa intensità e danni agli arti, con necessità di amputazione nei casi più gravi. Può comportare disfunzioni del cuore, degli occhi, dello stomaco ed è una delle principali cause di impotenza maschile
  • piede diabetico: le modificazioni della struttura dei vasi sanguigni e dei nervi possono causare ulcerazioni e problemi a livello degli arti inferiori, soprattutto del piede, a causa dei carichi che sopporta. Questo può rendere necessaria l’amputazione degli arti e statisticamente costituisce la prima causa di amputazione degli arti inferiori di origine non traumatica
  • complicanze in gravidanza: nelle donne in gravidanza, il diabete può determinare conseguenze avverse sul feto, da malformazioni congenite a un elevato peso alla nascita, fino a un alto rischio di mortalità perinatale.

Fattori di rischio

Le complicanze croniche del diabete possono essere prevenute o se ne può rallentare la progressione attraverso uno stretto controllo di tutti i fattori di rischio correlati.

  • Glicemia ed emoglobina glicata (HbA1c). Sono stati effettuati importanti studi clinici che hanno evidenziato l’importanza di un buon controllo metabolico per prevenire l’insorgenza di complicanze. I livelli medi di glicemia nel corso della giornata possono essere valutati mediante la misurazione dell’emoglobina glicata (HbA1c%). L’emoglobina, che è normalmente trasportata dai globuli rossi, può legare il glucosio in maniera proporzionale alla sua quantità nel sangue. In considerazione del fatto che la vita media del globulo rosso è di tre mesi, la quota di emoglobina cui si lega il glucosio sarà proporzionale alla quantità di glucosio che è circolato in quel periodo. Otteniamo, quindi, una stima della glicemia media in tre mesi. Nei soggetti non diabetici, il livello d’emoglobina glicata si mantiene attorno al 4-7 per cento, che significa che solo il 4-7 per cento di emoglobina è legato al glucosio. Nel paziente diabetico questo valore deve essere mantenuto entro il 7% per poter essere considerato in “buon controllo metabolico”
  • pressione sanguigna. Nei diabetici c’è un aumentato rischio di malattia cardiovascolari, quindi il controllo della pressione sanguigna è particolarmente importante, in quanto livelli elevati di pressione rappresentano già un fattore di rischio. Il controllo della pressione sanguigna può prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari (malattie cardiache e ictus) e di patologie a carico del microcircolo (occhi, reni e sistema nervoso)
  • controllo dei lipidi nel sangue. Anche le dislipidemie rappresentando un aggiuntivo fattore di rischio per le patologie cardiovascolari. Un adeguato controllo del colesterolo e dei lipidi (HDL, LDL e trigliceridi) può infatti ridurre l’insorgenza di complicanze cardiovascolari, in particolare nei pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare.

L’elevata frequenza di complicanze vascolari impone uno stretto monitoraggio degli organi bersaglio (occhi, reni e arti inferiori). Per questo, è necessario che le persone con diabete si sottopongano a periodiche visite di controllo, anche in assenza di sintomi.

Interventi terapeutici

La terapia della malattia diabetica ha come cardine l’attuazione di uno stile di vita adeguato. Per stile di vita si intendono le abitudini alimentari, l’attività fisica e l’astensione dal fumo.

La dieta del soggetto con diabete (definita negli USA: Medical Nutrition Theraphy, cioè terapia medica nutrizionale) ha l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze del diabete e di malattie cardiovascolari attraverso il mantenimento di valori di glucosio e lipidi plasmatici e dei livelli della pressione arteriosa il più possibile vicini alla normalità.

In linea di massima, si raccomanda che la dieta includa carboidrati, provenienti da frutta, vegetali, grano, legumi e latte scremato, non inferiori ai 130 g/giorno ma controllando che siano assunti in maniera equilibrata, attraverso la loro misurazione e l’uso alternativo. Evitare l’uso di saccarosio, sostituibile con dolcificanti. Come per la popolazione generale, si raccomanda di consumare cibi contenenti fibre. Riguardo i grassi, è importante limitare il loro apporto a <7% delle calorie totali giornaliere, con particolare limitazione ai grassi saturi e al colesterolo.

Un’attività fisica di tipo aerobico e di grado moderato per almeno 150 minuti a settimana oppure di tipo più intenso per 90 minuti a settimana è raccomandata per migliorare il controllo glicemico e mantenere il peso corporeo. Dovrebbe essere distribuita in almeno tre volte a settimana e con non più di due giorni consecutivi senza attività. Come per la popolazione generale si consiglia di non fumare, e a tale scopo dovrebbe essere prevista una forma di sostegno alla cessazione del fumo come facente parte del trattamento del diabete.

I diabetici tipo 1 hanno necessità di regolare in maniera più stretta la terapia insulinica all’apporto dietetico e all’attività fisica, mentre per i diabetici tipo 2, che in genere sono anche sovrappeso o francamente obesi, assume maggior importanza un adeguato stile di vita che comprenda riduzione dell’apporto calorico, soprattutto dai grassi, e aumento dell’attività fisica per migliorare glicemia, dislipidemia e livelli della pressione arteriosa.

Farmaci per il diabete

La terza edizione della Guida all’uso dei farmaci, pubblicata dall’AIFA, nasce dalla traduzione e dall’adattamento alla realtà italiana del British National Formulary (BNF) n. 48, pubblicazione realizzata dalla collaborazione tra la British Medical Association e la Royal Pharmaceutical Society of Great Britain.

La versione italiana è organizzata in 17 capitoli, suddivisi in base al distretto anatomico o alla condizione clinica e fornisce le informazioni essenziali per una corretta prescrizione e una corretta dispensazione del farmaco.

Un’ampia sezione del documento (cap. 7.1) è dedicata ai farmaci per il diabete.

fonte: EpiCentro – Portale di epidemiologia

introduzione di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

Obesità… attenti, accorcia la vita ( Famiglie d’Italia news )

marzo 24, 2011

 Questo blog cerca sempre di evidenziare e di ricordare quanto sia importante  una sana alimentazione per  un migliore svolgimento della vita di ognuno di noi. Specialmente quando l’alimentazione riguarda  lo svezzamento e la crescita dei nostri figli. Un mangiare squilibrato è sempre più spesso causa di malattie che prima o poi si affacceranno nel tempo, e, se accompagnato dall’eccesso di cibo ingerito … ecco che ai disturbi si aggiunge anche l’obesità, con la quale, come si potrà evincere dal post a seguire, e sempre meglio non scherzare.

 

L’obesità prolungata nel tempo aumenta il rischio di morte (more…)