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Mostra etnografica “Ancestral” al Museo D’Arte e Scienza di Milano

aprile 20, 2013

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Il 17 aprile al Museo D’Arte e Scienza di  Via Quintino Sella a Milano è stata inaugurata la mostra etnografica “Ancestral” che resterà aperta al pubblico sino all’8 di maggio.

Il nome di questo evento non poteva essere più indovinato: Infatti,  appena varcata la soglia di questo bellissimo  museo, ospitato in un magnifico palazzo situato proprio difronte al Castello Sforzesco, si entra, come attraversando un vero e proprio “stargate”, in un’altra dimensione, fuori la metropoli frenetica di tutti i giorni, dentro una quiete quasi irreale a contatto diretto con oltre 100 oggetti rituali, idoli sacri e raffigurazioni simboliche  provenienti dai cinque continenti che ripercorrono cinquecento  anni di storia.

E’ una vera e propria visione cosmica sciamanica quella che si presenta ai nostri occhi e che ci riporta alle origini primordiali dell’uomo, al suo rapporto diretto con la natura, al culto degli antenati, alle superstizioni ed alle credenze che sono state proprie dell’umanità e che ancora oggi sopravvivono in riti e cerimonie celebrati in tante parti del mondo.

La serata è stata poi  arricchita da due eventi collaterali, una conferenza tenuta dal Prof  Hildegard Antoni Carvajal  ideatore di Ancestral , fautore e membro attivo in particolare di Sangredeamerica.org, una organizzazione no-profit che quest’anno celebra i 20 anni di attività e composta da un gruppo di persone, tra cui scrittori, antropologi, musicisti, campesions, intellettuali e gente comune con l’obiettivo di promuovere la difesa e l’autodeterminazione delle comunità indigene, riconosciute dall’ONU solo nel 2006, diffondere il valore delle tradizioni ancestrali, il rispetto delle culture, dello stile di vita di questi nativi che ancora oggi sono purtroppo oggetto delle logiche di sfruttamento della “civilizzazione progressista”.

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Il Prof Carvajal ha parlato al folto pubblico intervenuto della sua esperienza di oltre 25 anni, insieme a etnologi, antropologi e musicisti. Ha effettuato numerosi viaggi e ha soggiornato con le popolazioni indigene e rurali del Sud America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania per riportare alla luce la loro vera storia e le loro tradizioni, la musica, la spiritualità i costumi e la saggezza degli ultimi sciamani, veri conoscitori dei segreti e dei meccanismi della natura, vittime per secoli di annientamento, colonizzazione e deculturizzazione etnica.

La serata si è chiusa splendidamente con alcuni brani eseguiti dal grandissimo compositore, musicista e pluristrumentista  Roland Ricaurte (oltre 2500 concerti in tutto il mondo e 10 albums), etnologo proveniente dall’Università Nazionale di Bogotà e membro attivo di Sangredeamerica, che ha suonato alcuni strumenti a fiato e a percussione della sua collezione composta da 197 meravigliosi pezzi autentici del continente americano, raccolti in tantissimi anni, generando sonorità di una limpidezza ineguagliabile che hanno avvolto i presenti trasportandoli in mondi ancestrali dove, come dice lo stesso Ricaurte, se si ascolta bene è possibile udire anche il passo della formica, melodie che ci hanno riportato alle splendide atmosfere del film Mission e delle colonne sonore del Maestro Ennio Morricone con il quale proprio Roland Ricaurte ha collaborato.

Prima di concludere voglio ringraziare pubblicamente il grande artista Marcelo Bottaro che mi ha invitato a questa splendida mostra e che era presente alla serata, appena rientrato dal Venezuela dove ha esposto con grande successo alla Galleria d’Arte Nazionale di Caracas le 12 battaglie di Simon Bolivar. Il richiamo non è casuale perché nelle tele di Bottaro ritroviamo proprio quella simbologia, quegli oggetti e quella spiritualità ancestrali che sono stati il fulcro di una serata veramente unica ed indimenticabile.

Un ringraziamento doveroso e  sentito al direttore del Museo d’Arte e Scienza di Milano, il dott Peter Matthaes  per questa mostra e per tutte le altre splendide iniziative che danno lustro alla cultura ed alla città di Milano.

by Stefano Micheli

Famiglie  d’Italia

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Un decalogo in occasione della giornata mondiale del cancro ( Famiglie d’Italia Salute News )

febbraio 4, 2013

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Il decalogo della nuova lotta al cancro ( di Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore )

Ogni anno il cancro sottrae all’economia mondiale circa 900 miliardi di dollari in perdita di produttività e costi sanitari, l’equivalente dell’1,5% del Pil globale. Così, già nel 2011, a un summit Onu i leader di tutto il mondo hanno concordato di voler ridurre del 25% la mortalità prematura per malattie non trasmissibili entro il 2025. Che, nel caso del cancro, significa salvare almeno 1,5 milioni di vite all’anno. Ma le attuali strategie non consentono nemmeno di avvicinarsi a questo obiettivo.

«Servono nuove e incisive misure per promuovere la ricerca scientifica, modificare gli stili e gli ambienti di vita, riprogettare i sistemi sanitari e riformare le politiche sanitarie» ha precisato Douglas Hanahan, dell’Istituto svizzero per la ricerca sul cancro illustrando lo stato dell’arte della ricerca farmaceutica di questo settore, aggiungendo: «Se la domanda era “il mondo sta vincendo la guerra al cancro? A livello globale, la risposta è chiaramente no». A confermalo sono i casi in aumento della malattia e lo stallo nella ricerca.

Le stime dell’Oms indicano infatti che il numero di nuovi casi diagnosticati ogni anno raddoppierà nei prossimi 25 anni e raggiungerà i 22 milioni nel 2030. Il paradosso è che chi si può curare si ammala di meno perché le campagne preventive (contro il fumo, per esempio) e la formazione (l’abitudine a sottoporsi regolarmente al pap test e alla mammografia) hanno permesso di ridurre i casi nel mondo occidentale, ma il restante 65% della popolazione non ha né i mezzi per curarsi, né è messa in condizioni di adottare stili di vita adeguati. Il caso del tumore al polmone nei paesi a basso reddito dove i fumatori sono moltissimi ne è una prova.

Anche i più recenti farmaci mirati, progettati per attaccare la composizione genetica del tumore, non riescono a soddisfare le aspettative: i prezzi, esorbitanti, dei trattamenti stanno diventando insostenibili anche per i paesi “ricchi”. Un esempio? Un anno di trattamento con vemurafenib da solo costa 91.000 dollari e anche se prendiamo tra le sei nuove molecole approvate nel 2011, la più economica (Zytiga per il cancro della prostata avanzato) costa all’anno 44mila dollari, con un allungamento della vita media da 5 a 16 mesi. Alexander Eggermont, direttore generale del Gustave Roussy Cancer Institute francese, ha infatti detto che i “modelli economici di medicina molecolare sono molto incerti”.

Domani, in occasione della giornata mondiale contro il cancro, i 100 esperti di oncologia (clinici, ricercatori, politici, giornalisti, rappresentanti dell’industria e delle associazioni dei pazienti) che hanno partecipato al World oncology forum – che si è tenuto a Lugano l’ottobre scorso per il trentennale della Scuola europea di oncologia (Eso) fondata da Umberto Veronesi – lancieranno un appello ai Governi affinché prendano misure urgenti per contrastare l’aumento dei casi di cancro a livello mondiale. Non solo, hanno anche individuato una strategia in 10 punti per fermare questa “epidemia globale”. Che prevede, oltre alla riduzione dei decessi a livello globale un “pacchetto” di cura del cancro per i paesi poveri.

L’obiettivo è di ottenere quello che è accaduto per la cura dell’Aids in Africa: una decina di anni fa, nessuno riteneva possibile avere farmaci antiretrovirali per curare i pazienti africani con Hiv. Oggi sono più di 8 milioni le persone nei paesi a basso reddito in trattamento. Bisogna agire per interrompere questa escalation. Già ma come? «Di certo, la lotta contro il cancro non potrà più essere solo medica e scientifica, ma anche sociale, culturale e politica – precisa Ugo Rock, presidente della Eso –. Anche in questo campo la ricetta è quella di eliminare spese irrazionali e inappropriate, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’uso delle risorse». Il tema va affrontato nel suo complesso – interviene Alberto Costa, direttore scientifico dell’Eso –. È stata una reale sorpresa calcolare che già adesso si potrebbero evitare più di un milione di morti all’anno, con un risparmio che oscilla tra 1 e 2 milioni di euro.

Anche l’Italia non fa eccezione. Il nostro territorio è segnato da una profonda diseguaglianza nella diagnosi e nel trattamento come riporta un nuovo studio dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano che evidenzia come al Nord il 45% dei tumori della mammella è diagnosticato a uno stadio precoce, mentre al Sud le percentuali scendono, arrivando al 26% di Napoli e Ragusa, dove sono frequenti i casi che presentano già metastasi al momento della diagnosi, pari rispettivamente a 9,6% e 8,1 per cento. Sebbene a questa diagnosi ritardata corrisponda una differenza di sopravvivenza a cinque anni relativamente contenuta (89% al Nord a fronte dell’85% al Sud), la scoperta di un tumore allo stato iniziale è un fattore di grande importanza per la paziente perché consente di ricorrere a trattamenti chirurgici meno invasivi e a terapie più semplici, garantendo una migliore qualità di vita e un minore costo sociale.

Francesca Cerati, fonte: Il Sole 24 Ore

 

Famiglie  d’Italia

MANIFESTO dei CIRCOLI dell’AMBIENTE e della CULTURA RURALE

luglio 31, 2012

Con a bordo l’uomo, la navicella spaziale Terra, come dice R. Buckminster Fuller, viaggia nello spazio infinito avvolta da un sottile strato atmosfera che la protegge dalle radiazioni cosmiche e solari. La vita di tutta l’Umanità è legata indissolubilmente alla salute della atmosfera terrestre. La integrità intellettuale dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale si basa su questi punti che impongono il rispetto delle leggi che governano la vita dell’uomo e dell’ambiente in cui vive. La Logica dell’Universo Creato e/o Naturale impone l’etica ecologica ed ambientale per lo sviluppo sostenibile nella atmosfera terrestre e nel rispetto delle leggi naturali, dei paradigmi scientifici e delle leggi sociali per la dignità e per il benessere dell’uomo. L’aumento della popolazione per i prossimi 30-50 anni impone la revisione dei modelli di sviluppo al fine di potere garantire equità e sviluppo sostenibile a tutti i popoli della navicella spaziale Terra.

La qualità della vita in generale e la vita media, le risorse energetiche ed ambientali nei vari Paesi della Terra costituiscono i pilastri dell’ecologia moderna. Il primo scopo del programma ambientale diventa l’abolizione della differenza fra vita media di 40 anni nei Paesi poveri dell’Africa e dell’Asia e la vita media di 80 anni negli USA e in altri Paesi ricchi (Giappone, Europa ecc.). L’insegnamento del passato mette in risalto che l’incremento di popolazione dell’Umanità è sempre stato limitato da guerre, pestilenze e carestie.

L’ecologia moderna, professata in senso razionale, si propone di sconfiggere questi tre flagelli del malpasso della Umanità consentendo lo sviluppo sostenibile a tutti i popoli della Terra. La necessità di garanzia di qualità della vita a tutti popoli richiede un incremento di energia disponibile proporzionale alla incremento di numerosità della popolazione. Così, il progresso della medicina assieme con le innovazioni tecnologiche ha ridotto enormemente gli effetti negativi dei due ultimi flagelli (pestilenze e carestie) ed ha permesso il grande incremento di vita media nei Paesi ricchi. Così, il primo flagello viene o dovrebbe essere mantenuto sotto controllo da grandi Organizzazione internazionali del tipo ONU ecc.

La crisi ambientale condiziona e determina i progetti e le realizzazioni delle opere con grandi effetti ambientali [TAV, OGM, Centrali Nucleari, Centrali a carburante fossile (petrolio, carbone, gas), controllo inquinamento ambientale a centro città con conseguente cancerogenesi, gestione dei rifiuti urbani ecc.] di cui l’Umanità ha forte bisogno.

L’ecologia moderna include la scienza dei sistemi biologici e la teoria dei sistemi e quindi include la metodologia galileiana ossia il metodo della ricerca scientifica come prioritario e privilegiato. La visione sistemica consente la realizzazione della visione globale e della visione olistica all’interno della quale l’approccio ambientale assume la vera ed unica dimensione di scienza moderna etica ed illuminata che pervade la politica stessa.

I vari tentativi dei moderni movimenti ecologici di risolvere o mitigare gli effetti negativi ed al limite catastrofici che attanagliano la nostra Terra si moltiplicano giorno per giorno. In vari momenti storici, la Natura della Terra è stata e viene assoggettata a tutta una serie di sollecitazioni ambientali esterne provenienti da attività solari anomali: flares e onde di calore e conseguenti variazioni di campi gravitazionali, che innescano fenomeni termodinamici di innalzamento di temperatura interna nelle varie fasce interne attorno al nucleo centrale raffreddato e solido. La fenomenologia della nascita degli accadimenti sismici è quindi molto più complessa della convizione che il riscaldamento globale e l’inquinamento sinao legati alla crescita dell’anidride carbonica CO 2. Non si può negare la esistenza di una componente antropica al riscaldamento globale negli ultimi 60-70 anni, ma che questa sia la componente più importante o la unica a produrre l’effetto serra e inquinamento è discutibile e non viene accettatata da tutta la Comunità Scientifica.

In questo tentativo di costruire una nuova ecologia, il pensiero si rivolge anche alle nuove istanze di propensione moderna al risparmio. L’esasperata tassazione e la passata la buriana del consumismo, impongono l’approccio al “risparmio”, che qualcuno ha voluto definire: la ”green economy”. Ma il risparmo è stato ed è la chiave di volta dell’Italia che non ha bisogno della nuova invenzione della “green econonomy” presentata come unasorta di panacea che tutto risolve e che farà uscire il popolo dalle secche della crisi economica ed energetica.

La pratica del risparmio è stata e sempre sarà parte integrante della vita di campagna, della vita rurale e contadina. Lo stesso Galileo Galilei amava e rispettava la vera cultura contadina antica come traspare dalla lettura dei suoi scritti. In contrasto alla “green economy” si supporta il valore della economia contadina che appare l’ivariante storico per eccellenza così come il cibo è il vero valore della agricoltura italica sempre rispettosa dell’ambiente oltre che flessibile e ricettiva delle innovazioni scientifiche e tecnologiche.

Questo è l’approccio proposto in modo del tutto compatibile con tutte le forme di energia naturalmente ed industrialmente rinnovabili. GGMQ

Giuseppe Quartieri

Famiglie                        d’Italia

Rio + 20, un’altra occasione persa ( Famiglie d’Italia Ambiente News )

giugno 24, 2012

Rio + 20, il summit dei potenti è un flop
 
Il summit mondiale sullo sviluppo sostenibile si conclude senza nessun impegno da parte dei governi. Ora la parola passa ai popoli. ( by Luca Scarnati- fonte  Globalist.it )

Chiusi con l’intervento di Hillary Clinton i lavori del summit di Rio+20. Per il segretario di Stato Usa sul fronte ambientale “il futuro non è garantito”, visto il crescente sfruttamento delle risorse naturali. Ma nonostante le belle parole si confermano le previsioni: il summit dei potenti si rivela un flop, soprattutto perché i potenti non si sono fatti vedere. Da una conferenza mondiale a quanto pare disorganizzata e confusionaria, più caotica di quanto ci si possa immaginare una città come Rio, poco o nulla viene fuori. Assenti come annunciato i grandi leader dei paesi occidentali, pochi e banali i contenuti del documento finale, un compromesso fiacco che non accontenta nessuno, in sostanza nessun accordo per un impegno concreto sullo sviluppo sostenibile. E nessuna agenzia ONU per l’ambiente. Il People’s Summit, il controvertice organizzato dalle numerose comunità di base brasiliane, sembra sia andato meglio: le Ong provenienti da tutto il pianeta hanno avuto modo di discutere e confrontarsi, scambiare idee e condividere programmi. Come i tre moschettieri di Dumas ci si incontra vent’anni dopo, per tirare le fila del discorso, ognuno a raccontare la propria storia. Tutti d’accordo da subito che in alcun modo appoggiano il testo emerso dal summit, sfilando anche in 50.000 per le vie di Rio, nonostante la pioggia incessante. Ma quale peso potranno avere?

A guardar bene singoli paesi hanno fatto passi concreti, come la Cina, che ha stanziato milioni di dollari per lo sviluppo di tecnologie sostenibili, comprendenti energie rinnovabili e auto elettriche. O gli Stati Uniti, che finanziano l’ONU con 2 miliardi di dollari per l’efficienza energetica e le rinnovabili. Anche l’Italia è tra i paesi più impegnati, il ministro dell’Ambiente Clini ha dichiarato in chiusura del summit: “Nel decreto sviluppo abbiamo inserito norme che prevedono incentivi per le aziende che lavorano nella green economy e che assumono giovani laureati. In tutto 470 milioni di euro nel 2012”. Anche altre componenti sono scese in campo: banche che hanno messo a disposizione miliardi di dollari per prestiti agevolati, investitori e imprese private pronte ad investire sulla green economy, sebbene tra questi si annoverino anche le multinazionali del petrolio. Un insieme di piccoli contributi grazie ai quali qualcuno, Legambiente per prima, intravede un barlume di speranza.

Ma manca l’accordo più importante, quello tra i governi, in grado di influenzare con certezza lo sviluppo economico globale con la garanzia della sostenibilità. Nessuno se l’è sentita, con una crisi economica in atto, di prendere impegni vincolanti, di influenzare in modo unidirezionale le proprie politiche industriali o i propri modelli di consumo. Né i paesi sviluppati, su cui pesa maggiormente la crisi e che non vogliono sostenere i costi di una riconversione verde, né i paesi emergenti, che non vogliono frenare il proprio sviluppo con vincoli ambientali. Con il sostanziale nulla di fatto si rimanda tutto alla ripresa dei negoziati sui gas serra nel 2015, prossimo appuntamento mondiale sulla salute del pianeta. Fino ad allora i paesi e le industrie avranno in pratica campo libero e potranno valutare vantaggi e svantaggi della green economy, il motore trainante dello sviluppo sostenibile. Oppure, come teme qualcuno tra i movimenti ambientalisti, si rivelerà solo un “grande ombrello che racchiude sotto di sé tutti i modi di commercializzare e mercificare la natura”.

Quindi di nuovo la parola passa al mercato, ma se chi produce non decide forse potrà farlo chi consuma, scegliendo un modello di sviluppo tramite i propri comportamenti quotidiani. La parola quindi passa anche ai popoli, sperando che le dichiarazioni del segretario ONU Ban Ki-moon:” Il tempo è la nostra risorsa scarsa” non siano profetiche.

Luca Scarnati ( Globalist.it )

Famiglie  d’Italia

A Durban si riunisce l’Onu contro i cambiamenti climatici ( Famiglie d’Italia News )

novembre 28, 2011

Oggi si apre a Durban, in Sud Africa, la Conferenza sul clima e, come sempre, sarà accompagnata dal solito scetticismo che ne ne aggraverà oltremodo le difficoltà di intesa.  La delegazione italiana  sarà guidata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il quale negli incontri precedenti si è sempre recato al tavolo negoziale, in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente e adesso lo farà anche in veste politica. Al tavolo si siederanno i rappresentanti di 190 Paesi e le speranze, specialmente da parte dell’Europa, sono molte. Speriamo che questa volta si faccia qualche passo avanti in più affinché si possa finalmente tracciare la strada del post Kyoto, il trattato adottato nel 1997 e che per ora resta l’unico punto di riferimento per la riduzione delle emissioni di gas serra, trattato che, purtroppo, risulta insufficiente. Per meglio argomentarvi vi propongo un post lanciato da ANSA.it

 

Si apre vertice Onu a Durban, subito nodo Kyoto

Sul piatto: Fondo verde per clima e secondo periodo attuazione protocollo Kyoto

Oggi si alza il sipario sul vertice mondiale Onu sui cambiamenti climatici a Durban, in Sudafrica. E subito si affaccia il nodo dell’ampliamento del protocollo di Kyoto. Alla diciassettesima Conferenza delle parti (Cop 17), dal 28 novembre al 9 dicembre, saranno seduti ai tavoli dei negoziati ufficiali della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici circa 200 Paesi, tra delegati e rappresentanti di governo.

Sul piatto due aspetti principali: il Fondo verde per il clima e il secondo periodo di attuazione del protocollo di Kyoto. La funzione e le regole per il Fondo per il clima (che avrebbe dovuto avere una dotazione di 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi in Via di sviluppo a crescere in modo sostenibile) dovranno essere stabilite e soprattutto si dovrà decidere a chi affidare la gestione di questa ‘cassaforte’ climatica.

Più complessa la situazione sul prolungamento del protocollo di Kyoto: la soluzione più probabile sembra essere quella di adottare un regime transitorio di qui al 2020, lavorando però in parallelo su alla costruzione di un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Naturalmente rimangono aperti i lavori anche alle ulteriori misure in grado di incrementare la capacità di adattamento e di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici: trasferimento delle migliori tecnologie disponibili, cooperazione internazionale e strumenti finanziari, lotta alla deforestazione. In vista dell’incontro internazionale a Durban l’Italia si allinea all’Ue guardando a quanto potrebbe succedere nei rapporti tra Cina e Usa.

Secondo il ministro dell’Ambiente Corrado Clini l’Italia cercherà, infatti, di “valorizzare al meglio le positive relazioni con la Cina e con gli Usa”. Le priorità per l’Italia riguardano le politiche ambientali in funzione della salvaguardia ambientale e dello sviluppo sostenibile anche per uscire dalla crisi economica e sociale.

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introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

 

Ieri “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”… oggi dedichiamo loro questo weekend

novembre 26, 2011

Questa giornata è stata voluta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare su una triste piaga sociale che, secondo stime Onu, nel mondo vede una donna su cinque  vittima di violenza o di un tentativo di violenza almeno una volta nella sua vita. Al di là delle cifre, è chiaro che ogni donna che subisce violenza non ne è mai responsabile… eppure ci sono molti Paesi dove questa è ancora un’onta che a volte viene per giunta punita con la vita. Ma ci sono anche Paesi, e il nostro non può esimersene, dove la mentalità porta a far sì che la donna si senta addirittura colpevole di quanto accaduto e spesso si isoli o venga costretta ad isolarsi. Questa purtroppo è una amara considerazione che evidenzia quanto ancora sia lontana la piena uguaglianza dei sessi.

Per rimediare in qualche modo, propongo a tutti gli amici di Famiglie d’Italia di dedicare alle proprie donne questi due giorni di weekend, comportandosi meno egoisticamente, cercando di pretendere un po’ di meno e di coccolarle un po’ di più, regalando loro un fiore, un po’ più di dolcezza e… tanto amore.

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

Allarme Aids, 34 milioni di sieropositivi nel mondo ( Famiglie d’Italia Salute News )

novembre 23, 2011

Carissimi amici, come sapete Famiglie d’Italia dedica molta attenzione al problema dell’Aids ed invita sempre i suoi lettori a non abbassare mai la guardia. Molti prodotti farmaceutici sono riusciti ad allungare la vita, i decessi sono diminuiti e con questi le precauzioni che il terrore di un contagio avevano in qualche modo limitato il contagio. Però i malati in tutti questi anni invece di calare sono aumentati e questo ci deve far riflettere. Per meglio informarvi pongo alla vostra attenzione un post scritto da Ruggero Corcella e pubblicato da CORRIERE DELLA SERA.it Salute.

Record di malati: 34 milioni di seriopositivi

Maggiore accesso alle cure, calano i decessi. L’appello dei Medici senza frontiere: ” Fondo Globale a secco “ 

MILANO – Sono 34 milioni le persone che vivono con l’Hiv, un numero record dovuto alla maggiore possibilità di cure che hanno ridotto i decessi. È la fotografia del rapporto diffuso oggi dall’agenzia Onu per l’Aids (UNAIDS) sulla situazione nel 2010. «Il numero di persone che vivono con l’Hiv non è mai stato così alto, soprattutto per un maggiore accesso alle cure», si legge nel rapporto. Rispetto al 2009, il numero di sieropositivi è aumentato del 3,3%, mentre il numero di nuove infezioni è rimasto stabile a 2,7 milioni, sebbene la tendenza sia al ribasso, ha precisato un portavoce a Ginevra. Il numero di decessi per l’Aids è sceso a 1,8 milioni, cioè il 5,3% in meno. «Soltanto alcuni anni fa sembrava fantasioso annunciare la fine dell’epidemia di Aids a breve termine, ma la scienza, il sostegno politico e la risposta comunitaria stanno cominciando a dare risultati tangibili e certi», ha detto Michel Sidibé, direttore di UNAIDS. Alcune voci critiche, però, soprattutto dalle organizzazioni non governative invitano a non cantare ancora vittoria, dal momento che non esiste ancora un vaccino contro l’Aids, sono milioni le persone ancora senza cure e le donazioni hanno subito un arresto con la crisi economica.

LA REGIONE PIU’ COLPITA – E’ ancora l’Africa sub-sahariana la regione più colpita dall’Hiv, nonostante i passi avanti fatti nelle cure e nella prevenzione. «Solo tra il 2009 e il 2010», precisa il report UNAIDS, si è registrato un «aumento del 20% della copertura della terapia antiretrovirale. Si stima che almeno 6,6 milioni di persone dei Paesi a reddito debole e intermedio beneficino delle cure per l’Hiv. Una cifra che segna un aumento di oltre 1,35 milioni rispetto al passato». Botswana, Namibia e Ruanda hanno raggiunto l’accesso universale alle cure (definito come una copertura dell’80% o più); in Swaziland e in Zambia il tasso di copertura oscilla tra il 70% e l’80%. «L’offerta di cure per l’Hiv nelle città e nei villaggi dell’Africa sub-sahariana, da Harare ad Addis Abeba alle zone rurali del Malawi e nella provincia dello Kwazulu Natal in Sudafrica, ha enormemente ridotto il tasso di mortalità legato all’Hiv», si precisa. Tuttavia, l’Africa sub-sahariana rimane la regione dove vive quasi il 68% delle persone con Hiv; la regione che rappresenta il 12% della popolazione mondiale registra il 70% delle nuove infezioni del 2010, sebbene siano diminuite a livello mondiale e regionale. Ad essere più colpiti sono soprattutto i Paesi dell’Africa australe, con il Sudafrica che ospita il maggior numero di persone che vivono con l’Hiv (circa 5,6 milioni) del mondo. Dal 1998 a oggi l’Aids ha ucciso almeno un milione di persone l’anno nell’Africa sub-sahariana, ma il numero dei decessi sta diminuendo grazie al maggior accesso a cure gratuite. Il numero complessivo di nuove infezioni da Hiv è diminuito di oltre il 26%, per attestarsi a 1,9 milione contro i 2,6 milioni toccati al picco dell’epidemia nel 1997.

L’APPELLO DI MEDICI SENZA FRONTIERE – Sulla base degli ultimi dati diffusi da UNAIDS, l’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) sottolinea che la diminuzione dei decessi dovuti all’HIV/AIDS rappresenta un progresso importante, ma che il numero delle persone sottoposte a trattamento deve aumentare in misura consistente dal momento che le nuove evidenze scientifiche mostrano che grazie alle cure è possibile salvare vite e prevenire il contagio. Ciò richiederà lo stanziamento di ulteriori fondi per i farmaci antiretrovirali. Tuttavia, nel giorno in cui i rappresentanti del Fondo Globale per la lotta all’Aids, alla Tubercolosi e alla Malaria si riuniscono ad Accra (Ghana), MSF ricorda come negli ultimi due anni i finanziamenti per la lotta all’AIDS siano diminuiti costantemente. Nel 2011, importanti ricerche hanno mostrato che una persona sottoposta tempestivamente a trattamento per l’HIV ha il 96% di probabilità in meno di trasmettere il virus ad altri. Quest’anno ha visto anche un incremento dell’impegno politico per la lotta all’AIDS: gli Stati Uniti hanno annunciato di recente l’obiettivo di “dare una svolta alla lotta all’AIDS”, dichiarazione un tempo politicamente inimmaginabile. Nel mese di giugno, i governi si sono impegnati a portare a 15 milioni entro il 2015 il numero di persone in cura per l’HIV, prevedendo che il Fondo Globale finanzi il 50% della spesa necessaria. Alla luce dei crescenti ostacoli all’ampliamento delle cure, MSF fa appello ai paesi donatori e ai governi degli Stati beneficiari affinché assicurino che gli obiettivi enunciati quest’anno divengano realtà. Tuttavia, sinora i fondi necessari a convertire i progressi scientifici e politici del 2011 in un’effettiva, robusta estensione dei trattamenti non si sono materializzati. Questo obbliga il Fondo Globale, per la prima volta dalla sua creazione nel 2002, a sospendere per un anno il finanziamento di nuovi progetti. «Mai, in oltre dieci anni di trattamenti per le persone affette da HIV/AIDS, siamo stati così vicini a invertire il corso di questa epidemia», ha dichiarato il dottor Tido von Schoen-Angerer, direttore della Campagna per l’Accesso alle Cure Essenziali di MSF. «I governi di alcuni dei paesi più colpiti vogliono cogliere l’occasione offerta dai progressi scientifici per arrestare l’espansione dell’AIDS. Ma i loro propositi rimarranno lettera morta in assenza di finanziamenti».

Ruggiero Corcella (Corrieredellasera .it- salute )

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

Per l’Ambiente è stato un 2010 di alti e bassi ( Econota 51 )

marzo 5, 2011

 2010. Per l’ambiente un anno di alti e bassi

Dal disastro Deep Water Horizon all’allarme biodiversità

Dal peggior disastro petrolifero della storia, all’allarme lanciato per l’anno mondiale della biodiversità, al caldo record in Russia, gli eventi, i fatti e i dati più importanti in campo ambientale nell’anno 2010.

Deepwater Horizon: il disastro da 40 milardi di dollari della piattaforma Bp è stata la più grande catastrofe petrolifera accidentale nella storia. (more…)

JCI Italy: un incontro piacevole e produttivo

maggio 5, 2010

 

Sabato 1° maggio scorso a Cologno al Serio, presso L’Antico Borgo della Muratella, si è svolto un interessantissimo convegno dal titolo ” THE CLIMATE CHANGE IN THE UN YEAR OF BIODIVERSITY “, organizzata dalla JCI Italiana e brillantemente condotta dal suo Presidente Nazionale, Giuseppe Cotroneo.

Famiglie d’Italia è stata invitata da Luca Rossi, organizzatore del congresso e Vicepresidente Nazionale JCI con delega al Nord-Est ( foto a sinistra ), grazie all’interessamento del Presidente di Lom Brescia, Matteo Penteriani (  foto a destra ), ed ha ” portato “ con se amici e sostenitori importanti come il dr. Stefano Micheli, consulente Settore Pubblico di Unicredit Corporate Banking Spa, l’ing. Mauro Langfelder, promotore della Consulta Geodomotica Italiana ( molto apprezzato il suo intervento ” Lo sfruttamento delle risorse rinnovabili di superficie in un piano di lungo termine ” ) ed Enzo Marascio, l’inventore dell’ormai famoso in tutto il mondo, ” Muscolo di Grano ” (  prodotto vegetale in alternativa alla carne, solo proteine complete e zero grassi saturi, vedi  ) (more…)