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Meno sale e più attenzione ai reni: prevenire è sempre meglio che curare ( Famiglie d’Italia Salute news )

marzo 12, 2013

Settimana-meno-sale

Salute: indetta la settimana con meno sale

E’ noto che consumare cibi troppo salati faccia male alla salute ed aumenta il rischio di ictus. L’Organizzazione mondiale della Sanità, ha stabilito la giusta quantità di sale da assumere in una giornata, che si aggira intorno ai 5 gr per gli adulti, e ancor meno per i più piccoli. A quanto pare, mediamente, il consumo di sale pro-capite giornaliero è di ben 10 gr, quindi il doppio del previsto

Per limitare un po’ il consumo di sale, nella settimana che va dall’11 al 17 marzo, è stata indetta una campagna informativa, nata per sensibilizzare le persone su questo argomento. Il Gruppo di lavoro intersocietario per la riduzione del consumo di sodio in Italia (Gircsi) e gli Esperti della società italiana di nutrizione umana (Sinu), hanno comunicato l’inizio della campagna promossa dal Wash (World Action On Salt and Health).

La campagna indetta, il cui slogan è “Meno sale più salute nei pasti fuori casa”, vedrà coinvolti anche le strutture mediche e le aziende attive nel campo della ristorazione.

by UominiDonne

Non solo Uomini e Donne

 

rene

Prevenzione, giovedì è la Giornata mondiale del rene

Controlli e consigli gratuiti al Massaja

v. fa. (by Salute – La Stampa)

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Giovedì è la Giornata Mondiale del Rene, promossa dalla Società Italiana di Nefrologia (Sin) e dalla Fondazione Italiana Rene (Fir).

 Il personale medico e infermieristico dell’ ambulatorio di Nefrologia e Dialisi dell’Asl allestirà una postazione informativa nella hall del Massaja (dalle 8.30 alle 11.30). Saranno distribuiti opuscoli informativi. Inoltre, con la misurazione della pressione arteriosa, saranno anche forniti consigli sullo stile di vita e dietetici per prevenire la malattia perché “una corretta educazione sanitaria aiuta i cittadini nella prevenzione e consente di conoscere i pericoli delle malattie renali”. In Italia 6 milioni di persone che soffrono di una malattia renale: si prevede che entro la fine dell’anno 2,5 milioni di pazienti saranno trattati con emodialisi nel mondo, di questi 50.000 in Italia.
“Meglio tenere sotto controllo la pressione arteriosa, effettuare l’esame urina e il dosaggio della creatinina – consiglia Fulvia Caligaris, direttore Nefrologia e Dialisi – questi piccoli accorgimenti, gestiti con esperti sanitari, ci permettono di identificare una malattia renale in fase precoce, e quindi prevenirne e rallentarne l’evoluzione”. Per informazioni sulla Giornata Mondiale del Rene: ambulatorio di Nefrologia, 0141/486505.

by La Stampa.it Salute

Famiglie  d’Italia

L’olio di palma è dannoso alla salute e all’ambiente ( Econota 98 )

novembre 26, 2012

Il dominio delle multinazionali

Fritti dall’olio di palma

Notizia su organizzazione mondiale della sanità del 07 ottobre 2012 da Mondo Alla Rovescia

Fritti dall’olio di palma Foto

<!– –>non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo… Fallo!!! Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo (Fonte  vglobale )<!– –>

L’olio di palma sta friggendo la Terra

Un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazion

Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo

La rossa pelliccia, un tempo muschiata ed in lento ondeggiare tra fronde rigogliose, serpeggia oggi in un disperato tentativo di ritrovare la foresta perduta. Due occhi neri e profondi osservano impotenti l’ultimo albero che si schianta al suolo. Non si ode rumore nel nulla. Quel piccolo, avvinghiato con forza alla propria madre, si aggrappa all’unica certezza rimastagli. Ma quel passaggio verso la vita adulta condurrà, invece, entrambi ad una triste fine.

Sono gli oranghi delle foreste pluviali del sud-est asiatico che ci ricordano attraverso i loro affranti sguardi l’immensa sofferenza che si cela dietro la coltivazione ed il commercio dell’olio di palma. Forse perché più vicini a noi, uomini, da un punto di vista evolutivo, questi enormi e pacifici primati rendono le immagini di una foresta che scompare la più grave tragedia che sia mai stata inscenata sulla Terra. Letteralmente, l’olio di palma sta friggendo il Pianeta di cui siamo parte.

La palma da cui si estrae il tanto ambito olio (Elaeis guineensis) è una pianta originaria dell’Africa sub-sahariana, esportata e poi coltivata negli ultimi secoli nelle Americhe ed in Europa per scopi ornamentali ed in Asia per la produzione dei semi. Questi, raccolti in enormi grappoli sferici che a maturazione sono di color rosso-arancione, contengono un olio facile da estrarre a freddo (olio palmitico) e da utilizzare come emulsionante. La diffusione della pianta avvenuta negli ultimi 50 anni ha assunto proporzioni inimmaginabili. Si stima che oltre il 90% delle coltivazioni in Indonesia e soprattutto nel Borneo siano riservate alla palma da olio. Com’è facilmente immaginabile, la maggior parte della produzione non viene mantenuta entro i confini nazionali, ma utilizzata nell’esportazione a basso costo vero i Paesi occidentali e la Cina. Gli Usa e l’Europa sono tra i principali importatori di olio di palma nel Mondo.

Ci si potrebbe chiedere il perché dell’esplosione di coltivazioni dedicate alla produzione di un olio di scarsa qualità e relativamente saturo (circa 50%, con l’acido palmitico che raggiunge il 47% di saturazione) tale da essere ritenuto tra i più dannosi per la salute se combinato con una dieta in cui è presente carne, burro, uova, latte e derivati. Ma la risposta non giungerà, come spesso accade né dall’Organizzazione mondiale della sanità, che consiglia la moderazione nel consumo di grassi saturi, né tantomeno dal raziocinio umano. Si tratta, infatti, di una vera e propria follia commerciale.

È l’economia di poche multinazionali a dettare le regole planetarie e, così, un olio dall’insulso sapore e potenzialmente dannoso per la salute, diventa l’ingrediente aggiunto più utilizzato dall’industria alimentare, semplicemente perché costa poco produrlo nonostante i danni all’ambiente ed ai popoli che vivono nelle aree di produzione e vengono impiegati e sfruttati nella coltivazione.

Il canovaccio della distruzione procede identico in ogni luogo. Si individua la foresta pluviale dove sarà realizzata la piantagione. Le aziende del legno commerciale (molte si trovano in Italia e vendono legno e parquet di «origine tropicale», spacciandolo per sostenibile e certificato) iniziano a tagliare gli alberi con valore di mercato (solitamente i più alti e grossi). Successivamente le industrie che producono polpa per la fabbricazione della carta (tra le quali la Asian Paper and Pulp è la più grossa multinazionale della devastazione forestale in Oriente e rifornisce aziende anche italiane che producono quaderni, libri e risme) rimuovono il resto degli alberi utili.

Al termine del lavoro selettivo, le industrie agroalimentari per la produzione di oli tropicali rimuovono ciò che resta di quella che un tempo era una foresta rigogliosa e ricca di vita (si stima che oltre l’80% di tutte le specie animali e vegetali viva nella fascia tropicale e le foreste dell’arcipelago malese, dov’è più diffusa la coltivazione, siano tra le più ricche al mondo). La maggior parte degli animali è già fuggita o morta dopo le prime due fasi. Ma alcuni temerari, come gli oranghi, restano abbracciati all’ultimo stelo disponibile per non abbandonare la foresta in cui vivono. Così è facile assistere a scene di primati impauriti che si arrampicano su rinsecchiti e carbonizzati tronchi, inseguiti dalle ruspe. Per loro la miglior sorte è il trasferimento, ma raramente accade perché lo stress li uccide dopo qualche giorno. Muoiono, come muore la foresta di cui sono parte.

Completata la rimozione di ogni forma di vita, l’impianto delle palme avviene in poche settimane e la produzione procede per 4-5 anni sino a quando il suolo, povero di sostante organiche e minerali, non è più in grado di sostenere la piantagione. E viene abbandonato. Laddove troneggiavano maestosi alberi e la vita pullulava sotto la canopea, resta qualche misero tronco di palma marcescente.

In questo scenario apocalittico i capricci degli ingordi sultani (come quello malesiano e del Brunei) e gli interessi delle grandi aziende (che sfruttano manodopera a basso costo, popoli indigeni e violano i diritti dei lavoratori e dei minori, oltre a danneggiare l’ambiente) giocano un ruolo fondamentale. Ma non sono gli unici colpevoli. A provocare la perdita di biodiversità (scompaiono più specie nelle foreste tropicali di quelle che ne vengono scoperte ogni anno), che ha gravi effetti sull’intero pianeta e la riduzione della copertura forestale tropicale (negli ultimi 50 anni il Borneo ha perso l’85% delle sue foreste vergini) è soprattutto il consumatore. Siamo noi, in altre parole, i principali responsabili.

I nostri acquisti fanno la differenza.

I sultani ed i primi ministri dei paesi tropicali (le piantagioni da esportazione si stanno, purtroppo, diffondendo anche in Africa ed in Sudamerica) complici delle aziende del legno ed olearie, non avrebbero fonti di guadagno se nessun compratore acquistasse prodotti che contengono l’infernale olio di palma. Niente acquisti significherebbe niente guadagni e, quindi, zero deforestazione.

Il quadro, però, si complica perché il mercato globale cerca di imporre il suo modello dominante nel commercio e ci si ritrova immersi nell’olio fino al collo. Infatti, oltre ai cibi, l’acido palmitico finisce nei cosmetici, nei saponi, nei prodotti per la casa e per gli animali.

I livelli di distruzione delle foreste tropicali nel mondo sono già insostenibili e se non si arresta questo trend immediatamente avremo sconvolto gli equilibri del pianeta e portato alla deplezione delle meravigliose forme di vita che lo popolano per un po’ d’olio nelle nostre merendine. Tutto questo è assurdo e mortifica la reputazione (già ripetutamente scalfita) dell’uomo. In quanto essere, autoconsideratosi, razionale ed intelligente un simile sfacelo non dovrebbe essere permesso dalle leggi internazionali e dei singoli Stati. Ciò, però, non accade perché al di sopra degli interessi statali ci sono quelli delle multinazionali che controllano i governi.

Così le uniche due armi che ci restano per fermare l’assalto alla Natura sono la denuncia e l’azione.

La prima avviene ogni volta che portiamo qualcuno a conoscenza, con dati alla mano, di ciò che accade nel mondo e cerchiamo con i fatti di sensibilizzare la sua coscienza. Basta poco, un articolo, una foto affissa in ufficio, un’e-mail, un post su Facebook. Ma non è sufficiente. Ognuno deve agire in prima persona dando il buon esempio agli altri.

Iniziando dal non acquistare tutti i prodotti che contengono olio di palma. Sembrerebbe semplice, ma non lo è. Infatti l’olio di palma finisce spesso nascosto nelle etichette sotto il nome di «olio vegetale» o «grassi vegetali». Dov’è indicato in maniera così generica, è molto probabile che il prodotto contenga in sé una percentuale di «deforestazione». Meglio evitarlo, dunque. Ma non è tutto. L’olio di palma si camuffa sotto le false spoglie di diciture come: «Palm Oil, Vegetable Oil, Margarina, E471, cocoa butter equivalent (CBE), cocoa butter substitute (CBS), palm olein and palm stearine, elaeis guineensis, sodium lauryl sulphate (SLS), sodium laureth sulphate (SLES), cetyl alcohol, stearic acid, isopropyl and other palmitates, steareth-2, steareth-20 and fatty alcohol sulphates».

La maggioranza dei saponi e dei detergenti contiene almeno uno di questi ingredienti. Molte multinazionali come la Kraft li impiega in quasi tutti i suoi prodotti alimentari. Anche la nota Nutella non specifica quali oli utilizza (lasciando ampio margine al dubbio), scrivendo «olio vegetale» tra i suoi ingredienti. E catene di supermercati come la Coop, molto attente alle problematiche ambientali, pur avendo sostituito con l’olio di girasole i grassi tropicali nella linea Vivi Verde Bio, continuano a produrre col loro marchio biscotti solidal contenenti olio di palma e di cocco, saponette, cosmetici e svariati alimenti. E la Palmolive…lo conferma il nome stesso.

La spesa rischia, in questo modo, di diventare un incubo (già c’era da evitare il tonno, il pesce spada, acquistare bio, solidal, i conservanti, gli additivi, etc., ora si aggiunge anche l’olio tropicale). Ma non bisogna demordere. In ballo c’è il presente ed il futuro della Terra. Leggere le etichette, non acquistare prodotti con oli e grassi vegetali, preferire i prodotti freschi, non confezionati e direttamente dal produttore, acquistare bio e solidal (ma con molta attenzione perché green economy non è sinonimo di sostenibile!).

E se si vuole uscire dalla nicchia del consumatore consapevole che vive nella sua campana di vetro, si potrebbe iniziare a lasciare qualche post-it nei supermercati sui prodotti incriminati, con su scritto: «Attenzione, oli e grassi vegetali in questo prodotto. Danneggiano la salute e distruggono le foreste». È un piccolo avvertimento per la società del consumo frenetico ed a basso costo. Non lo affigge l’ambientalista fomentato, che non sa come passare la sua giornata. Lo appone una mano sensibile, che ha colto negli occhi di quell’orango che muore la richiesta disperata dell’intera Natura: io non posso parlare ai tuoi simili, ma tu puoi farlo…

Fallo!!!

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Uno studente inventa frigorifero senza porta che fa risparmiare energia e riduce il deterioramento degli alimenti

Tutti Bredenberg

 

Ben de la Roche, uno studente di design industriale presso Massey University in Nuova Zelanda , ha progettato una parete senza porta refrigerazione, chiamato Impress che fa risparmiare energia. Design de la Roche è finalista nel concorso Electrolux Design Lab 2012 . Impress, dice Electrolux, “trasforma completamente il nostro modo di conservare in frigorifero.” Piuttosto che nascondere alimenti refrigerati e bevande in una scatola chiusa, l’apparecchio li mette in evidenza. Si risparmia energia di refrigerazione quando un alimento è presente.

Impress è costituito da un insieme di entità di raffreddamento allungate che de la Roche chiama “pin.” Ogni perno presenta una faccia esagonale verso l’esterno, formando un’unica superficie a nido d’ape. Quando sei pronto per refrigerare un elemento, lo si preme contro uno o più degli esagoni e spingere indietro. Perni terranno a posto l’elemento; i loculi circostanti sono attivati ​​in modo da iniziare a raffreddare il vostro articolo. A differenza dei frigoriferi convenzionali che utilizzano gas tossici come ammoniaca, Impress impiega refrigerazione termoacustica con azoto.

Il suo frigorifero è uno dei concetti “Casa Dieci Elettrodomestici” scelti da Electrolux su 1200 partecipanti e saranno in mostra presso il Triennale Design Museum di Milano, Italia, il 25 ottobre. Electrolux ha scelto finalisti al concorso provenienti da Australia, Brasile, Cina, Danimarca, Inghilterra, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia e Spagna. Electrolux afferma che il suo intento con la concorrenza è quello di lanciare agli studenti una ” sfida a creare olistici esperienze sensoriali”  che rappresentano “il genere di disegno creativo che pensa e che sorprende, ci sfida e crea discussione sul futuro.” In Milano , un giuria di esperti di design assegnerà un primo premio di 5.000 euro e sei mesi di stage retribuito presso il centro di design globale di Electrolux.

 

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

La Giornata Mondiale del Cuore, check-up gratuiti ( Famiglie d’Italia news )

settembre 24, 2011

La Giornata Mondiale del Cuore, prevenzione la parola d’ordine

 

Domenica 25 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Cuore. Questa la locandina

Domenica 25 settembre si celebra l Giornata Mondiale del Cuore. Numerose le iniziative in tutti i Paesi e check-up gratuiti.

In tutto il mondo, domenica 25 settembre è la Giornata Mondiale del Cuore, un evento organizzato dalla Word Heart Federation in collaborazione con l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’UNESCO, la United Nations Sport for Development and Peace Initiative e l’International Year of Sport and Physical Education.Obiettivo della Giornata è sensibilizzare a un corretto stile di vita come arma per la prevenzione delle patologie cardiovascolari. Patologie come per esempio l’ipertensione, le coronopatie e le conseguenze come infarto e ictus, che hanno il triste primato di essere la principale causa di morte o invalidità nei Paesi industrializzati. Complici uno scorretto stile di vita che comprende lo scarso movimento – abbinato spesso a un’alimentazione eccessiva e inadeguata -, il vizio del fumo o dell’alcol e così via. Tutte situazioni che sono l’anticamera di fattori di rischio come, per esempio, quelli che fanno parte della sindrome metabolica.

Se si tiene conto che, soltanto in Italia, ci sono circa 12 milioni di persone affette da malattie cardiovascolari e che, ogni anno, si verificano in media 195mila casi ictus e 160mila infarti, va da sé che la prevenzione diventa la speranza di sopravvivenza di molti.
A motivo di ciò, la Giornata Mondiale del Cuore offre la possibilità a tutti di informarsi sulle ultime ricerche e linee guida per sapere come prevenire questo tipo di patologie. Allo stesso modo sarà possibile sottoporsi a un check-up gratuito presso gli ambulatori della propria zona che aderiscono all’iniziativa.
[lm&sdp]

 

BenessereLASTAMPA.it ( fonte post )

 
 
 Famiglie  d’Italia

Latte scaduto e ribollito: anche se ” per legge “, mi sento truffato! ( Famiglie d’Italia news )

ottobre 18, 2010

 Il 16 ottobre è stata proclamata la giornata mondiale dell’alimentazione, che ha messo in risalto la malnutrizione, che colpisce soprattutto i bambini. Si calcola che nel mondo siano malnutriti 195 milioni di bambini. Tra loro, per l’ Organizzazione Mondiale della Sanita’, 20 milioni sono affetti da malnutrizione grave. La conseguenza e’ che ogni anno muoiono per patologie legate alla malnutrizione tra i 3,5 e i 5 milioni di bambini di eta’ inferiore ai 5 anni.

Voglio prendere spunto da un’iniziativa così importante e solidalmente aggregante per evidenziare, nel contempo, qualcosa di terrificante per la nostra salute nel campo dell’alimentazione e che ho scoperto grazie ad una mail inviatami da un amico, il quale mi invitava a leggere un articolo pubblicato da http://surfatoreblog.spaces.live.com/blog/cns!C9A0A92AB51… e ripreso da INFO@CONSUMATORI proprio il 16 ottobre: (more…)