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Nel giorno del ricordo, per non dimenticare.

febbraio 11, 2009

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Andrea Ben Leva, che nella nostra associazione occupa la scomoda carica di Tesoriere, è un grande scrittore di libri con un discreto numero di successi nel suo carniere. La sua vita è stata, ed è, una continua battaglia, specialmente a livello fisico ( andate nel suo blog e ne saprete di più ), ma egli ne è uscito sempre vincitore grazie alla sua forza di volontà, chiarezza di idee e coerenza nei comportamenti. Da buon triestino, conosce molto bene la storia della sua città e della sua gente ed è in grado di recepirne e raccontarne gli aspetti migliori e quelli…un po’ meno. Ieri, 10 febbraio 2009, ha pubblicato un articolo sulle foibe molto duro e preciso nelle argomentazioni della sua denuncia, come altrettanto aveva fatto il 28 gennaio scorso in un articolo che rammentava lo scempio verificatosi ai tempi dell’ultima guerra mondiale, in un Lager nazista sorto su  territorio italiano, a Trieste, e l’aver cercato di tener nascosto il tutto, specialmente alle nuove generazioni.

Ora, per sottolineare ancora una volta il voler essere sempre trasversali, da parte di Famiglie d’Italia, nell’affrontare le questioni scottanti, mi è venuta l’idea di riproporre e raggruppare insieme i due articoli , affinché il giorno del ricordo di una grande tragedia serva a non far dimenticare tutte le altre tragedie del mondo.

Umberto Napolitano

PORCA MEMORIA

Febbraio 10, 2009 by benleva

foibabasovizza_01Camminando per i sentieri del Carso, ci si imbatte in spiazzi circondati da catene e ghirlande di fiori, che avvolgono con il loro significato, il ricordo di chi nel 1945, per effetto dell’azione partigiana comunista, che puntava all’annessione dei territori del Litorale Adriatico alla Jugoslavia, faceva pulizia etnico-ideologica: eliminazione fisica dell’avversario.

Nella foiba di Basovizza a Trieste finirono 2.500 persone compresi bambini, ammassati in una cavità verticale, per raggiungere i 500 metri quadri di cadaveri.
In tutto sono stati eliminati 22.000 individui, che avevano la sola colpa di sostare su un territorio, che rappresentava per la Jugoslavia, l’espansione. Non è stata fatta distinzione dei popoli o delle origini di chi viveva quelle terre, infatti gli abitanti uccisi erano di: Udine, Pordenone, Gorizia, Trieste, Lubiana, Fiume, Pola.
C’è da fare una distinzione tra le truppe di partigiani, non tutti si battevano per dare il territorio alla Jugoslavia, tanti come ad esempio la Brigata Osoppo, caratterizzata da un foulard verde al collo, simbolo delle origini e dei valori alpini, si batteva per l’italianità di quelle zone.
Diversi erano quelli che portavano il fazzoletto rosso al collo, che erano anch’essi italiani, ma di fede comunista, che facevano parte delle armate jugoslave, come la Brigata Garibaldi, che erano inquadrate nel IX Corpus dell’Armata Jugoslava.
Sembra leggendo di qua e di là che al posto di vivere il giorno della memoria, si viva il giorno della riconciliazione. Sembra anche che bisogna essere equilibrati ed equidistanti dai comunisti e dai fascisti, altrimenti si viene additati come parte dello schieramento opposto a quello criticato.
BASTA! La memoria non ha colore politico, se oggi scrivo male dei comunisti, non vuol dire che ami i fascisti, è necessario capire la storia, la verità storica realmente accaduta, per spiegarla ai nostri figli e renderli partecipi della storia, senza veli. Il mio stile è puro, e siccome cerco sempre di facilitare l’apprendimento della storia, aggiungerò una verità che ai più è sfuggita, perché nei libri di storia non se ne trova traccia.
Nella ex-Jugoslavia, e precisamente in un posto ai giorni nostri di infinita bellezza ed accoglienza turistica, durante il secondo conflitto mondiale, era un gulag. Per meglio dire campi di lavoro correttivo, che diventarono invece mezzo di repressione degli oppositori politici dell’Unione Sovietica.
300px-goli_otokSto parlando di un’isola della vicina Kroazia, che troneggia un mare azzurro infinito, sto parlando del paradiso-inferno di Goli Otok, o come è stata chiamata Isola Calva.
Abbiamo ricordato i campi di concentramento, il dolore, la paura, i gulag, i morti, le foibe, ma non abbiamo memoria. La memoria della storia del mondo, sono i nostri bambini, se non spiegheremo loro cosa è già accaduto nella storia, quali atrocità hanno vissuto le famiglie italiane, quali sacrifici sono stati compiuti in termini di vite, per vedere l’Italia che oggi viviamo, non servirà a niente avere un giorno per ricordare, dovremo avere molti giorni sul calendario da trasformare in giorni della memoria, perché i nostri ragazzi, commetteranno di nuovo queste assurde atrocità, proprio perché non siamo stati capaci di dargli una memoria.
Basti leggere le notizie gravi degli ultimi 5 giorni: stupri di branco, pestaggi per una sigaretta, ecc.
Cosa serve ricordare se gli unici che ricordano, sono andati in una biblioteca e hanno sfogliato la storia solo dopo averne avuto bisogno, perché rendere povere le menti dei nostri ragazzi, perché non fargli vivere i drammi della storia? Ho studiato pedagogia, Kant, Rousseau, Freud, ecc. ma nessuna di queste grandi menti ha ipotizzato che i fatti più importanti della storia potessero essere rimossi con tanta facilità. Chi comanda l’istruzione così come la percepiamo? E’ mai possibile che vige sempre lo stesso errore, se hai un’insegnante di sinistra ti racconterà la storia dipinta di rosso, se hai un’insegnante di destra ti racconterà la storia in nero? Ma dove sta scritto? LA STORIA E’ STORIA E BASTA! FINITELA DI RACCONTARE BALLE AI RAGAZZI, sono geneticamente più intelligenti di voi, la verità prima o poi viene a galla, e chi racconta frottole, non farà più parte della storia, ma verrà cancellato.

ANDREA BEN LEVA

Lager Nazista in territorio italiano – giorno della memoria

Gennaio 28, 2009 by benleva

 

Si avete letto bene, nel programma Nazista varato nell’anno 1939 era stabilito che i bambini disabili, anche di nazionalità tedesca, fossero strappati dalle mani delle madri disperate ed in lacrime, per essere condotti in questi forni e cotti nella loro morte, bruciando arsi.

                                              Risiera di San Saba - TriesteMolti non lo sanno, altri lo ignorano, ma anche sul territorio italiano, e precisamente a Trieste, durante gli anni del secondo conflitto mondiale, era in funzione un forno crematorio di persone vive ed innocenti, di BAMBINI DISABILI.

 

 

Fa commozione poter usare parole che hanno il potere di sconvolgere le nostre menti, ma è proprio questo il senso del Giorno della Memoria, RICORDARE, PER MAI DIMENTICARE.

Il lager in questione è: la Risiera di San Saba. Un edificio in mattoni rossi, anonimo, con un lungo camino, lo stesso camino dove uscivano fumanti le anime di poveri innocenti ed indifesi.

Camminandovi vicino, sembra che l’edificio per la vergogna dei segreti che racchiude, si sia mimetizzato con il centro cittadino.

La Villa al n° 4Nello stesso periodo, in una Berlino fiammante nel lusso nazista, in una insignificante via, Tiergarten Strasse, al numero civico 4, sorgeva una villa signorile, che racchiudeva segreti raccapriccianti, tali da trasformare nella storia l’operazione “Vite indegne di essere vissute”, nell’Operazione T4, dal nome della strada e dal numero civico.

L’Operazione consisteva nel mantenere pura la razza Ariana, uccidendo tutti gli individui disabili o malati. I primi ad essere sterminati, vuoi per semplicità, vuoi perché erano talmente piccoli da non potersi difendere, vuoi perché erano bambini, sfortunati già alla nascita, in quanto disabili o portatori di handicap.

All’inizio furono usati farmaci tossici, poi per soppressione mediante gas asfissiante, una tecnica fino ad allora inesistente. Nacque la prima Camera a gas, proprio dalle menti dei dirigenti dell’Operazione T4. Da qui la sperimentazione portò un suffragare di nuovi impianti, e precisamente: Brandenburg, vicino Berlino (funzionante da gennaio a settembre 1940), Grafeneck presso Stoccarda (gennaio 1940 – dicembre 1940), Sonnenstein/Pirna vicino Dresda (aprile 1940 – agosto 1943), Bernburg presso Magdeburgo (settembre 1940 – aprile 1943), Hadamar vicino Coblenza (gennaio 1941 – agosto 1941), oltre ad uno in Austria, Hartheim nei pressi di Linz in Austria (gennaio 1940 – dicembre 1944).

Mappa del progetto EuthanasiaIl progetto fu interrotto per volontà di Hitler il 24 agosto del 1941, non perché era sbagliato, non perché andava contro i diritti umani, non perché qualcuno ha avuto la coscienza di ragionare, NO! NO! NO!

PERCHE’ L’OBIETTIVO ERA STATO RAGGIUNTO: UCCIDERE 70.000 PERSONE – SETTANTAMILA.

Alla fine del 1943, dopo aver sterminato in Germania, Polonia, e resto d’Europa, i dirigenti dell’Operazione T4, non contenti di quanto già ottenuto, furono inviati in Italia, dove se ne trova traccia storica, e precisamente all’interno del campo di concentramento di San Saba a Trieste.

Il gruppo si disgregò quando la Wehrmacht si arrese all’Italia.

Sembra quasi un correre alla rinfusa, alla ricerca delle motivazioni, dei pensieri, dei sentimenti che animavano questi carnefici. Sento l’affanno crescere, il battito del cuore crescere, il respiro difficile, eppure erano lì in piedi, nudi, in fila, ad aspettare il loro turno per fare la doccia; l’ultima doccia. Sono state cancellate molte persone, vite, storie, le future generazioni.

Mi chiedo, dopo essere vissuto a Trieste per diciassette anni, aver frequentato le scuole fino alle superiori, dopo aver girato in lungo ed in largo Trieste ed i suoi monumenti; ma al posto di portarci a visitare l’acquario, quel giorno di primavera, a capire che un pinguino non vive al polo nord, che i cavallucci marini non si possono cavalcare, ma perché ci avete riempito la testa di cazzate? Perché dall’alto della vostra berbera cultura vi siete spinti così in basso e avete distolto le nostre menti, perché avete cercato di nascondere gli eventi, la storia, la Storia d’Italia,

Ma chi vi ha dato il diritto? Ma che razza di insegnanti siete? Imbecilli che denigravano il mio scrivere tacciandomi di negligenza, ma quante volte siamo passati davanti a quella costruzione di mattoni rossi? Quell’asilo di anime defunte? Ma con quale spirito voi insegnanti vi permettete di fare i giudici della cultura dei ragazzi che rappresentano il futuro del domani? Due sono le possibili risposte: 1 siete ignoranti, non vi siete documentati, avete fatto di tutta l’erba un fascio e vi siete spalmati in faccia la crema della superbia, ignorando il bene più prezioso dei nostri figli; IL SAPERE. 2 sapevate, e non solo avete evitato di spiegarlo, no avete anche dato un bel colpo di spugna, così da cancellare dalla vostra coscienza quelle storie un po’ brutte, che tutto sommato uscivano dal vostro programma. Questo è ancora più grave, perché cercando di nascondere alla memoria la storia, avete contribuito a creare le generazioni di uomini che ci circondano, e parlo delle mele marcie, non dei giusti.

Non mi piace esprimere parolacce, ma mi fa incazzare venire a scoprire della storia solo per aver guardato un po’ nel cassetto della storia, ma cosa pensavate di fare, di creare individui migliori? LA STORIA SIAMO NOI, LA CREIAMO NOI TUTTI I GIORNI, EDUCANDO I NOSTRI FIGLI, CON UNA CAREZZA O CON UNO SCHIAFFO, CON UN SOLO OBIETTIVO: DARE AI NOSTRI FIGLI GLI STRUMENTI PER CAMMINARE DA SOLI NELLA VITA.

Voi che sapete di aver sbagliato, VERGOGNA, perché non siete insegnanti, siete mediocri pappagalli, che hanno solo la fortuna di occupare una posizione di potere. VERGOGNA a tutti coloro che cercano di schivare la storia, perché grazie a Dio non si cancella, e prima o dopo i nodi tornano al pettine, e ognuno paga per quello che ha fatto.

Se qualcuno di voi vuole visitare un posto dell’orrore, la storia, la memoria vera dell’olocausto, vada a visitare la Risiera di San Saba, e poi scriva qui le sue emozioni, per dimostrare ancora una volta, che la vita vince su tutto, anche sugli stolti senza memoria.

 Per approfondirehttp://www.retecivica.trieste.it/triestecultura/new/musei/risiera_san_sabba/default.asp

 

                                                   ANDREA BEN LEVA

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IL MURO DELLA MEMORIA

novembre 19, 2008

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Quando

 

Nasce il 18 novembre 2008

Chi

Lo Staff di Famiglie d’Italia su richiesta di Andrea Ben Leva ha deciso di dare seguito al Progetto “MURO DELLA MEMORIA”

Cosa

 E’ un muro sul quale chiunque ha perso un parente, un amico, un familiare per un infortunio sul lavoro, può inserire il nome del proprio defunto da ricordare.

Dove

Sul Blog di Famiglie d’Italia nella categoria [MURO DELLA MEMORIA] verranno inseriti i nomi, le foto, la loro storia e il loro incidente, dei parenti defunti di cui riceveremo notizia.

Perché

 Affinchè si possa onorare la morte del defunto sul lavoro, nel ricordo di chi era, chi lo amava, cosa rappresentava, e come si chiamava. Questo per dare un ricordo perpetuo nel tempo del defunto, evitando che rimanga solo un numero statistico, e che poi lo si dimentichi nel tempo

Come

Dovete inviare una e-mail a info@famiglieditalia.it

inserendo nell’oggetto del messaggio MURO DELLA MEMORIA, nel testo il nome e cognome, una foto, la sua storia, e il suo incidente. Il nostro Staff tecnico penserà a pubblicare il vostro ricordo ed elogio sul MURO DELLA MEMORIA.