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CULTURA RURALE: UNA SOLUZIONE PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA ( Famiglie d’Italia news )

aprile 14, 2012

Come ho dato spazio e visibilità a tutto ciò che ha rappresentato vessazione e violenza gratuita nei confronti degli animali, così mi pare giusto e doveroso dare voce ad un mondo, quello rurale, troppo spesso superficialmente criticato ed emarginato. Ho voluto permettere al presidente dell’Associazione Cultura Rurale, Massimo Zaratin ( nella foto ), di esporre liberamente il proprio pensiero in modo che chiunque possa sempre avere un metro di paragone su cui meditare e fare le proprie considerazioni. Io amo gli animali con cui condivido gran parte della mia vita, come il mio barboncino Ginger ed il mio gatto Dylan, e li amo come dei veri figli acquisiti e mi preoccupo e mi commuovo quando soffrono, qualsiasi sia la causa, ma nel contempo non posso non preoccuparmi e commuovermi ancor di più per le sofferenze umane, specialmente in tempi duri e disperati come quelli attuali. Gli estremismi non giovano a nessuno: uomini ed animali meritano lo stesso rispetto ed amore, ma tenendo sempre presente il ruolo di ognuno. Essere vegetariani può essere una scelta personale molto apprezzabile ma che non dà il diritto di giudicare chi si ciba di carne animale indicandolo come un assassino crudele. Essere vegetariani è una scelta che non impone scelte altrui. Lo stesso inventore del ” Muscolo di Grano ” , Enzo Marascio, non ha mai preteso con il suo prodotto di sostituirsi alla carne, bensì di offrire un’alternativa per  completare l’offerta senza pretendere di prevaricare o giudicare… Ora però preferisco tralasciare ulteriori mie considerazioni ed invitarvi a leggere quanto segue con attenzione ed onestà intellettuale.

CULTURA RURALE: UNA SOLUZIONE PER FAR RIPARTIRE L’ITALIA

 

C’è da chiedersi di chi è la colpa se l’ Italia è arrivata a questo punto! Pare addirittura che il fenomeno dell’urbanismo, che si trascina dietro la scia del falso perbenismo nei confronti degli animali e la scarsa attenzione per i propri simili, sia direttamente proporzionale alla crisi che sta attraversando il nostro paese. Un’involuzione di principi e valori che, sottratti all’uomo, vengono riversati sugli “affetti” per gli animali quale a dire che noi non siamo più giusti, che siamo diventati improvvisamente sbagliati per questo mondo.

Ciò che un tempo apparteneva alle nostre anime, ora non ci appartiene più! Quali figli tireremo su in una simile situazione? Bambini che non sanno che la fettina sul piatto è carne vera e non “fabbricata” al supermercato, questo si, il massimo dei dispregi che si possa fare ad un animale morto per noi. Favole stravolte a beneficio di una ideologia che pare lontana anni luce da ciò che eravamo: l’ultima è su Cappuccetto Rosso che non è più nel bosco ma in un parco urbano, è ovviamente vegetariana e si fa accompagnare dalla nonna da un cane randagio; questa, la morte della spiritualità che è invece viva e presente in ogni autentica favola classica, con il bene ed il male che è pura concezione umana e non appartiene certo alla neutralità della natura.
Certe volte penso che la nostra generazione sia veramente l’ultima testimonianza di un mondo che si sta spegnendo, di un mondo che sta insegnando ai più piccini che il cacciatore ed il pescatore sono assassini, che l’allevatore di animali è un aguzzino, che mangiare carne è nutrirsi di sangue dei nostri fratelli, che la nostra vita vale come quella di uno scarafaggio. Le nostre campagne scompaiono per dar spazio ad altra cultura urbana, quella del cemento e dell’asfalto, mentre quelle che si salvano vengono spesso trasformate in parchi urbani, magari con panchine e lampioni per il divertimento di stralunati cittadini che passeggiano, credono loro, immersi nella natura, solo alla domenica!

Se è vero che il denaro ha distrutto l’uomo, tutto questo ne è la massima espressione. 
Quest’uomo però non si rende ancora conto che alimentando l’ideologia lontana dalla natura, un po’ per troppi interessi economici a beneficio di pochi, un po’ per lo scarso interesse che tuttavia i cittadini riservano a queste questioni, impegnati come sono a far quadrare i conti a fine mese, la nostra vera economia sta morendo, portando ulteriore distruzione e povertà.

In Italia, l’impatto economico del mondo della caccia è di 2,5 miliardi di euro, con una richiesta di occupazione di oltre 60.000 addetti. Stessa cosa dicasi per il settore della pesca sportiva, per non parlare di quella professionale. Gli allevatori italiani sono riuniti in circa 200.000 imprese che danno lavoro, per l’intero settore, a circa un milione di persone. L’Italia che produce, siamo noi! L’Italia che qualcuno vorrebbe far sparire, assieme ai valori che milioni di italiani portano con sé e che, con non poca fatica, vorrebbero continuare a trasmettere ai propri figli. L’ambientalismo ha virato improvvisamente verso l’animalismo più estremo, auspicandosi un uomo del tutto vegetariano! A nessuno di questi signori interessa se le specie alloctone bruciano ogni anno biodiversità e miliardi di euro agli italiani; interessa solo a chi l’ambiente lo vive e con esso ne trae giovamento e mantenimento per la propria famiglia. Da questi ultimi dobbiamo ripartire!

Recentemente, il nostro mondo sta prendendo coscienza di queste nuove necessità e s’impegna ad esprimere insieme alle altre componenti del mondo rurale anche realtà associative coerentemente impostate. E’ la voce di chi sa quanto sta dando al proprio Paese in termini di sacrifici e soprattutto in termini di valori e principi da trasmettere alle future generazioni. Non possiamo più tergiversare, dobbiamo far conoscere chi siamo e cosa rappresentiamo perchè la storia insegna che ideologie estremiste spazzano via in poco tempo un mondo, un mondo che ci appartiene e che saggiamente ha saputo trasmettere territori integri fino ai giorni nostri, ricavandone frutti che tutti ci invidiano.

Il nostro obiettivo deve essere quello di portarela Cultura Rurale nelle scuole, di far capire agli italiani che chi produce con l’agricoltura e l’allevamento lo fa positivamente anche per l’ambiente, che non esiste miglior svago per l’anima che un contatto semplice e puro con la natura da vivere, e che il miglior tesoro che possa custodire l’uomo è insito in tutte quelle attività che gli permettono questo contatto, come appunto la caccia, la pesca e la raccolta. Vogliamo rappresentare semplicemente la coesione delle forze sociali che appartengono al nostro mondo, al nostro modo di essere, di vivere e di trasmettere cultura.

Un appello va rivolto  alle nostre associazioni venatorie e di settore: continuino giustamente a battersi (o a non battersi) per una modifica di legge sulla caccia ma tengano bene a mente che questa non risolverà il gravissimo problema che noi tutti stiamo attraversando se non facciamo rientrare le nostre lecite esigenze in un contesto più ampio, in una società molto diversa rispetto a quella che ci ha cullati .
Un appello anche agli agricoltori ed agli allevatori: rendiamoci partecipi nella coesione delle categorie rurali affinché non ci impongano nei nostri territori nuove antropizzazioni urbane ma nemmeno ci obblighino a vivere in un ambiente in cui la natura viene congelata e lasciata a sé come i parchi. Rendiamoci attivi affinché le istituzioni producano leggi per il mantenimento sia delle zone selvagge che delle zone rurali, con le loro attività sostenibili e positive per l’ambiente e la biodiversità.

Infine un appello a tutti i cacciatori: se siete convinti che alla società urbana, quella che non ha avuto la fortuna di vivere con e per la terra, noi possiamo insegnare qualcosa di veramente importante, che il nostro stile di vita è la stessa nostra vita e quella dei nostri figli, ci si impegni affinché questo nuovo modo di concepire il nostro stare insieme, lontano dalla politica, ma così vicino e devastante per la stessa se parliamo attraverso un’unica voce, si radichi in tutto il territorio nazionale, dalla Sicilia all’estremo nord.

Siamo nel giusto, ne sono convinto, e se questa umanità si meriterà di continuare nel suo cammino, ce la faremo sicuramente! 

Massimo Zaratin 

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introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie  d’Italia

Bioeconomia,l’Europa ci crede ( Econota 78 )

febbraio 29, 2012

Nuova sfida europea, tempi maturi per la Bioeconomia

Muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica

La Commissione europea ha pubblicato la strategia europea per supportare una crescita sostenibile attraverso un rafforzamento della bioeconomia (EC, 2012. «Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe»). Per bioeconomia s’intende un’economia basata sull’impiego di risorse biologiche per la produzione di alimenti, mangimi e combustibili per la produzione industriale ed energetica. L’avvio di una bioeconomia a larga scala può significare, per l’Europa, creare nuova occupazione, avviare la crescita economica nelle aree rurali, lungo le coste e nelle aree industriali provate dalla attuale crisi economica, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando la sostenibilità economica e ambientale della produzione primaria e dei processi industriali.

Il piano d’azione messo a punto dalla Commissione è basato su un approccio intersettoriale e sull’obiettivo di favorire la nascita di un’economia a emissioni ridotte, conciliando le esigenze di sostenibilità nell’uso delle risorse biologiche per fini produttivi con la tutela della biodiversità e dell’ambiente. I tre aspetti chiave della strategia riguardano lo sviluppo di nuove tecnologie e processi produttivi ispirati alla bioeconomia; lo sviluppo di nuovi mercati in diversi settori interessati e l’avvio di una collaborazione più ampia tra i responsabili politici e le parti interessate. In un’intervista Máire Geoghegan-Quinn, commissaria Eu responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza, afferma che l’Europa è ormai matura per passare a un’economia «post-petrolio», dove un più ampio utilizzo delle fonti rinnovabili è una necessità ma anche un’opportunità. Questo processo può essere favorito attraverso la ricerca e l’innovazione, elementi chiave per la protezione dell’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e la futura competitività dell’Europa.
La Commissaria ha però affermato che l’Europa si mostra troppo lenta a recepire le grandi sfide dello sviluppo e che spesso le azioni politiche in questo senso risultano isolate. Una scommessa come quella lanciata dalla strategia europea per la bioeconomia, invece, richiede un quadro di riferimento più forte ed organico, che coinvolga contemporaneamente il mondo scientifico, quello politico e quello imprenditoriale. I fondi pensati per sostenere la strategia europea fanno capo a filoni di finanziamento come la politica agricola comunitaria, il programma di ricerca «Horizon 2020» e altri programmi comunitari e nazionali.
La strategia europea per la bioeconomia segue l’Agenda messa a punto dall’Oecd nel 2009 (Oecd, 2009. The Bioeconomy to 2030: designing a Policy Agenda) in modo originale. L’Agenda dell’Oecd, infatti, è tarata sul ruolo che le biotecnologie (applicate agli ambiti di tipo agricolo, sanitario e industriale) possono giocare nel lanciare a livello mondiale una bioeconomia condivisa. La Commissione europea, invece, facendo seguito al lungo dibattito e al percorso effettuato negli ultimi anni sulla strada della sostenibilità, vede la bioeconomia in un contesto più vasto, dove trovano spazio la sicurezza alimentare, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione dalla dipendenza dalle risorse non rinnovabili, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la competitività europea per creare e mantenere nuovi posti di lavoro.

La visione europea della bioeconomia ha, quindi, un carattere più globale e coerente, che prevede aspetti politici, investimenti in conoscenza, innovazione e incremento di capacità, nuove infrastrutture e strumenti, una governance partecipativa basata su un dialogo informato con la società. L’applicazione di questa strategia, che prevede tra l’altro aspetti controversi come quelli, ad esempio, legati alla produzione dei bio-carburanti, richiederà senza dubbio un notevole impegno a livello politico, economico e sociale.

 È bene però ricordare che la bioeconomia in Europa muove già, di fatto, circa 2.000 miliardi di euro l’anno nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura, della pesca, della produzione alimentare, della produzione di pasta di carta e carta, dell’industria chimica, biotecnologica ed energetica. Si prevede che l’attuazione della strategia europea sulla bioeconomia possa moltiplicare tale valore di un fattore dieci entro il 2025.

 ( da Villaggio Globale-Fonte: Enea-Eai)

 

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Ricercatori del MIT trovano un modo per utilizzare l’erba tagliata come pannelli solari (di Mark Boyer )

 

Generare energia solare a casa miscelando erba tagliata con sostanze chimiche poco costose? Questo è esattamente quello che il ricercatore MIT Mershin Andreas ha trovato per caso. Lo scienziato dice che creare una cella solare potrebbe essere semplice come la miscelazione di qualsiasi materiale organico verde (erba tagliata, rifiuti agricoli) con un sacchetto di sostanze chimiche e adagiare il composto ottenuto su un tetto. Una volta migliorata l’efficienza del sistema  Mershin, questo tipo di tecnologia solare potrebbe fare energia a basso prezzo rendendola disponibile in luoghi rurali e paesi in via di sviluppo dove le persone non hanno accesso all’energia Qui a Inhabitat, noi abbiamo seguito biophotovoltaics — dispositivi che generano energia dalla fotosintesi — e anche se le possibilità sono illimitate, la maggior parte della tecnologia esistente è molto costoso e lontani dal raggiungimento del mercato. In uno studio pubblicato nel rapporti scientifici, Mershin e i suoi colleghi ricercatori hanno creato un processo di “dirottare” PS-sono molecole che sono responsabili per la fotosintesi. Come Mershin spiega in questo video, al fine di ottenere queste molecole a lavorare per noi, dobbiamo estrarre la proteina che si trova al centro della fotosintesi e stabilizzare il modo che essa continua a vivere e operare in un pannello solare.

Mershin e il suo team ha sviluppato una nanostruttura in biossido di titanio, supportato da nanofili, che trasporta un flusso di corrente. Il sistema è in grado, per ora, di convertire solo 0,1 per cento dell’energia del sole in elettricità —  quattro ordini di grandezza migliori rispetto ai precedenti sistemi biophotovoltaici — ma questa percentuale dovrà essere migliorata ulteriormente prima che la tecnologia possa essere utile. La svolta ” porta la promessa di una energia solare economica ed ecologica “. Il dr. Mershin spera che tutto ciò avverrà entro pochi anni.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Come dimagrire e resistere al caldo ( Famiglie d’Italia news )

agosto 23, 2011

Oggi riprende la rubrica Famiglie d’Italia News, rubrica che evidenzia alcune notizie di interesse comune che, per una scelta dei media che prediligono evidenziare delitti, catastrofi e gossip, spesso scivolano su di noi non ricevendo quell’attenzione in più che certamente in un mondo evoluto meriterebbero. Siamo ormai alla fine dell’estate e la maggior parte di noi si ritrova a riprendere il tran tran quotidiano ritrovandosi, tra i vari problemi, anche quello di dover smaltire qualche chilo in eccesso ereditato dalle recenti vacanze. Però, questo fine estate è diverso dai precedenti: il caldo è esploso in modo inatteso ed ecco il bisogno di coniugare la necessità di resistere a questo caldo africano e, nel contempo, provare a smaltire quei chiletti in più che potrebbero accompagnarci per tutto l’autunno ed oltre. Quindi, dopo aver pescato qua e la su Google, vi offro un post sul tema a firma di Matteo Clerici e proposto da Newsfood.com

I consigli della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione. Riportati da Melarossa.it

DAL POLLO ALLA MENTA. 10 CIBI PER DIMAGRIRE E RESISTERE AL CALDO

L’alimentazione come arma contro le alte temperature

© NEWSFOOD.com – 22/08/2011

L’estate 2011 finisce rovente. La coda di Agosto ha portato sull’Italia bel tempo e sole fisso, che hanno fatto crescere caldo e temperature.

I disagi non mancano, ma è possibile difendersi, anzi. Scegliendo la giusta alimentazione, non solo ci si mantiene più freschi ma si controlla il peso.

Ecco allora che la Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione e Melarossa (www.melarossa.it)si sono alleate per offrire la top ten delle pietanze che riducono il caldo e mantengono la linea.

  • Pollo. Re delle carni leggere, vanta un curriculum notevole: alte dosi di proteine (20%), unite a vitamine (B1, B2 e PP) e sodio, magnesio, fosforo, selenio e ferro. E’ invece povero di tessuto connettivo, cosa che lo rende molto digeribile. D’estate, va forte come star delle insalate fredde.

  • Sogliola. Il sapore delicato è sostenuto da una carne digeribile ed abbondante in proteina. Adatta anche ai soggetti sensibili (come i bambini), col caldo è perfetta cucinata a vapore.

  • Pesce spada. Un corpo potente (400 chili) e la minacciosa spada in osso celano un buono della tavola. Le sue carni sono piene di proteine e di vitamine (B12, B6, niacina, fosforo e selenio) ma scarne di grassi. Unico pericolo, il potenziale accumulo di mercurio: per evitarlo, rifornirsi da negozianti di fiducia. Un volta acquistato, il pesce spada va sulla graticola, preparazione veloce che mantiene i bonus del piatto.

  • Palombo. Simile allo squalo, è in realtà innocuo per l’uomo ed, una volta a tavola, anche benefico. Al suo interno si notano minerali ( iodio, fosforo e calcio), vitamine (A e PP) e proteine, (15%). Pesce semigrasso è discretamente digeribile, anche perché limitato nei carboidrati e nei grassi. Consiglio per l’estate, palombo coi capperi.

  • Zucchine. Per cominciare, sono quasi prive di calorie e ricche di acqua (95%). Poi arrivano minerali (potassio, ferro, calcio e fosforo), vitamine (A e C), coppia che favorisce l’abbronzatura ma tiene lontani i tumori. Oltre a questi, la zucchina è valido scudo contro altri problemi dal diabete all’enterite, dalle malattie di cuore alle insufficienze renali alle infiammazioni. Col bel tempo, le zucchine entrano nelle polpette di verdure o vengono preparate con salsa di peperoni.

  • Cetriolo. Come le colleghe, è quasi privo di calorie e ricco d’acqua. E, come le verdure sopra, è ricco di vitamina C, di aminoacidi e di sali minerali, potassio, calcio, fosforo, sodio. Sua particolarità sono le dosi notevoli di acido tartarico, alleato nella gestione dei carboidrati ed avversario dei grassi. A livello terapeutico, mangiarlo stimola diuresi ed eliminazione delle scorte e rende la pelle più luminosa ed elastica. Ricette valide, le insalate.

  • Anguria. Frutto estivo per definizione, basa la sua fama su dati solidi: grandi livelli d’acqua (90%) e buone dosi di carotenoidi, antiossidanti nemici dei radicali liberi. A questi si aggiungono le vitamine (A, C, B, B6), i sali minerali (potassio e magnesio) ed il fruttosio. Tale mix la rende adatta per i mesi caldi e per disintossicare e depurare. L’anguria è così utile contro ritenzione idrica, ipertensione, cellulite e gonfiori alle gambe.

  • Melone. Rinfrescante ed idratante (90% d’acqua) è perfetto quando l’afa attacca. I suoi tessuti contengono fosforo, calcio, vitamine (A, C), potassio ed antiossidanti. Per questo contrasta i radicali liberi e favorisce azione delle arterie e circolazione del sangue.

  • Pesca. Anch’essa è ricca di acqua (87%), di vitamine (C e provitamina A) ed oligoelementi (potassio e ferro) più calcio e fosfato e beta carotene. Perciò, rafforza denti, ossa, pelle ed occhi.

  • Menta. Ottima sotto forma di tisana, tale pianta è valida contro pesantezza e disturbi digestivi. Non solo: la menta si oppone anche a gastriti, i crampi dello stomaco, le duodeniti e, come espettorante, contro faringiti, bronchiti ed asma. Da un punto di vista culinario, la menta è perfetta in piatti a base di verdure, ma si lega bene anche con carni, zuppe e macedonie.

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti accreditate e/o aventi titolo.

introduzione a cura di

Umberto Napolitano
 
Famiglie  d’Italia

Dieta mediterranea: un modo di mangiare, ma anche uno stile di vita ( Famiglie d’Italia news )

febbraio 28, 2011

Se Bruxelles ci castiga, per fortuna Parigi,  quartier generale dell’UNESCO, in qualche modo ci gratifica restituendoci parte di quanto ci è dovuto nel campo alimentare,  prendendo la decisione di nominare la dieta mediterranea patrimonio immateriale dell’Umanità. Benché il valore  della notizia, non molto spazio adeguato ho rilevato sul web, se non un paio di articoli che evidenziavano l’importanza dei latticini nella dieta mediterranea ( cosa che secondo me va considerata e ponderata nel modo giusto essendo questi ultimi, per la maggior parte, ricchi di grassi saturi e quindi causa dei valori alti del nostro colesterolo con il loro abuso ), ed uno, invece, molto interessante e che vi ripropongo, a firma di  Alessandra Mallarino e proposto da armando.it. Buona lettura.

Dieta mediterranea, patrimonio dell’Umanità Unesco (more…)