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Anche la spazzatura fa acqua ( Econota 115 )

giugno 8, 2014

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Alla ricerca delle news  perdute

Eco Wiz e la spazzatura si trasforma in acqua

Per la riduzione della mole di rifiuti in discarica.

Scoperto il prototipo, la Eco Wiz ne ha acquistato anche i diritti perfezionando il macchinario che oggi è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

(Rinnovabili.it) – Una start up di Singapore, la Eco Wiz, verrà probabilmente ricordata nel tempo per aver perfezionato un macchinario rivoluzionario in grado di trasformare gli avanzi di cibo in acqua. Il titolare della società, Renee Mison, venuto a conoscenza dell’invenzione coreana ne ha immediatamente acquistato il prototipo e i diritti investendo 380mila dollari nella ricerca e sviluppo del processatore di rifiuti migliorandone la resa. Ad oggi il macchinario risulta funzionante e in grado di convertire i rifiuti alimentari in acqua pulita adatta per essere utilizzata per l’irrigazione e l’igiene di pavimenti e servizi, ma non risulta potabile. Il dispositivo, che ha preso il nome della società EcoWiz, è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua generando un duplice vantaggio che va dalla riduzione della mole di scarti accumulati alla produzione di acqua per l’impiego immediato.

Intervistato dal quotidiano The Jakarta Globe Mison ha dichiarato che per ogni tonnellata di rifiuti a Singapore deve essere corrisposta una tassa. Con l’utilizzo del nuovo dispositivo quindi circa il 70% della spazzatura prodotta dai cittadini potrebbe essere individualmente impiegata per la produzione di acqua, con la possibilità di diffondere l’Eco Wiz negli hotel e nella ristorazione andandone a migliorare l’impatto ambientale.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Wadi’: l’acqua diventa potabile grazie al sole

Lo strumento, applicabile al tappo di una bottiglia, sfrutta il metodo SODIS – Solar Water Disinfection.

Il dispositivo, applicabile al tappo di una bottiglia, è in grado di disinfettare l’acqua e di rilevare con precisione il tempo di potabilità dell’acqua.   ( Fonte: Rinnovabili.it )

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( Rinnovabili.it) – “L’acqua che si depura grazie al sole” è un processo ormai noto a tutti da molto tempo: l’effetto germicida dei raggi UV infatti, permette di disinfettare le risorse idriche esposte alle radiazioni, evitando in questo modo la possibile presenza di agenti patogeni che rendano l’acqua “non – potabile”. Tuttavia, sapere precisamente dopo quanto tempo sia potabile ciò che beviamo, richiederebbe solitamente l’attesa di un normale ciclo di analisi da laboratorio, attraverso cui rilevare le principali misurazioni sul grado di qualità di un’acqua. Con “Wadi” invece – un dispositivo di disinfezione/misurazione ideato recentemente dalla start-up viennese Helioz R&D GmBH– si può determinareil tempo necessario di esposizione ai raggi UV dell’acqua raccolta in una comune bottiglia di plastica, affinché sia depurata e ritenuta scientificamente potabile.

In particolare, questo strumento, basato sul metodo “SODIS” (acronimo per Solar Water Disinfection), è costituito da un dispositivo alimentato da energia solare (e dalle dimensioni molto contenute), applicabile al tappo di una comune bottiglia di plastica ed in grado di rilevare con precisione dopo quanto tempo l’acqua contenuta nella bottiglia può essere bevuta. “Il dispositivo è a base di sodio e il processo ed il metodo sono stati sviluppati utilizzando energia solare per il suo funzionamento” – ha spiegato Martin Wesian, ricercatore e Managing Director di Helioz R&D GmBH.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

 

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Geotermia: 5 progetti tra Ecuador e Colombia da non dimenticare ( Econota 114 )

maggio 29, 2014

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Il governo dell’Ecuador ha annunciato che stanno per essere completati gli studi di fattibilità che analizzando il potenziale geotermico del paese getteranno le basi per nuovi progetti rinnovabili.

( Fonte:  Rinnovabili.it | Il Quotidiano sulla sostenibilità ambientale con commento di Paolo Broglio) – Largo spazio alle rinnovabili in Ecuador. Il governo ha dato il via libera a 5 progetti che sfrutteranno la geotermia del territorio per ampliare la percentuale di energia generata da fonte alternativa. Secondo quanto dichiarato da Édgar Montalvo, Project Manager del Progetto Geotermico del Ministero dell’Elettricità e dell’Energia Rinnovabile (MEER), gli studi di fattibilità completati hanno dato buoni esiti evidenziando le potenzialità dell’area del Cachimbiro dove è stato calcolato un potenziale da 113 MW. Uno dei vantaggi di utilizzare il calore dalle rocce e delle acque sotterranee è che l’energia è pulita, non ci sono emissioni di inquinanti e in Ecuador ci sono 11 possibili fonti da analizzare per poi sfruttarne il potenziale. Ramiro Cuapaz, specialista delle energie rinnovabili, ha osservato che usare la geotermia è un vantaggio poiché produce un impatto ambientale minimo, a differenza dei combustibili fossili. Secondo l’Instituto Nacional de Preinversión (INP) nel mese di aprile verranno avviati diversi studi di prefattibilità a Chalpatán, nella provincia di Carchi, la cui area ha un potenziale stimato tra i 60-130 MW studi che avranno un costo stimato in 1,1 milioni di dollari. Un altro progetto in corso è il Tufiño-Chiles, al confine tra Ecuador e Colombia, la cui area di interesse è di cinque ettari, vicino al vulcano Chiles. La realizzazione dell’impianto coinvolge quindi due nazioni e cerca di stabilire un modello globale geotermica tra la Electricity Corporation dell’Ecuador (Celec) e la Società di produzione di energia della Colombia con un investimento iniziale di due milioni e 500 mila dollari nella prima fase. Il potenziale energetico stimato è di 138 MW, sufficiente a fornire elettrica alla città di Tulcan, capitale della provincia Carchi.Il quinto e ultimo progetto verrà invece definito entro aprile, quando verranno completati e consegnati gli studi di fattibilità del progetto Chacana ubicato tra le province di Napo e Pichincha dove il potenziale stimato è pari a 318 MW.

Ma in Italia, Paese dall’ambio potenziale geotermico, quando riusciremo ad imitare Colombia ed Equador ?

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

L’Organizzazione ONG Maya Pedal trasforma vecchie biciclette in pompe idriche a pedale, frullatori e ancora altro ( by Daniel Blaustein-Rejto )

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Recentemente abbiamo visto alcune incredibili innovazioni nella tecnologia della bicicletta . Ma cosa succede a queste biciclette quando i loro proprietari non le utilizzano più ? Ecco, dove la guatemalteca ONG Maya Pedal arriva – si trasformano le biciclette donate in macchine a pedali, tra cui pompe per l’acqua, miscelatori e produttori di piastrelle per l’uso in cui l’elettricità è troppo costosa o inaccessibili. Il grande potere del pedalare ( nomen omen ): Maya Pedal!

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Azioni concrete per la green economy ( Econota 113 )

maggio 19, 2014

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Con il termine Green Economy (economia verde) si indica una economia il cui impatto ambientale sia contenuto entro dei limiti accettabili. Nella green economy svolge un ruolo di primaria importanza la tecnologia e la conoscenza scientifica. Le fonti di energia tradizionali (di origine fossile) sono affiancate, se non sostituite, dalle fonti di energia alternative. In particolar modo, svolgono un ruolo di primaria importanza le energie rinnovabili, come ad esempio l’eolico, le biomasse, il solare, la geotermia, l’idroelettrico ecc.  ( fonte: http://www.ecoage.it )

Quasi 13.000 Mw fotovoltaici risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili. Ciò vuol dire che a inizio febbraio, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici

«Di rado un’importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo progressivamente i suoi oppositori; quel che accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiono e la nuova generazione si familiarizza con l’idea sin dalla nascita». Ha esordito così, citando Max Planck, Alfonso Gianni, Direttore della Fondazione Cercare Ancora, in occasione ieri della presentazione presso la Fiera del Levante di Bari, del rapporto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno.

Nell’introduzione Alfonso Gianni ha posto l’accento sulla dipendenza energetica dall’estero del Paese Italia, una mancanza di autonomia che ci rende succubi di fattori finanziari e geo-politici, che in momenti di crisi, aggravano in maniera decisiva l’economia nazionale.

Dal Rapporto, curato da Roberto Ferrigni e Pasquale Stigliani, si evince come il concetto di salvaguardia dell’ambiente non riesca ancora del tutto a radicarsi nella nostra società, un concetto che prima di «approdare» nelle soluzioni fissate dai protocolli mondiali debba partire dalla vita quotidiana di ogni singolo cittadino.

Affermazioni e visioni futuristiche leggermente pessimistiche sono state, però, accompagnate da alcuni confortanti dati, come i quasi 13.000 Mw fotovoltaici che risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili, che indica le strategie per onorare gli impegni che l’Italia ha assunto come membro dell’Unione europea. Ciò vuol dire che a inizio febbraio 2012, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici. Inoltre, già oggi, le regioni del Mezzogiorno rivestono una parte importante della produzione di energia elettrica da Fer (Fonti di energia rinnovabile). Secondo i dati Terna, nel 2010 le regioni meridionali hanno prodotto 19.830 Gwh su una produzione nazionale rinnovabile pari a 76.964 Gwh. In modo particolare la Puglia, che ha raggiunto il 5% della produzione, con Foggia che detiene il primato con il 2,4%, grazie al notevole contributo dell’eolico. Dati, questi, che fanno ancora ben sperare per il futuro.

Un’importante soluzione green che è emersa dal dibattito, è quella dell’installazione delle cosiddette smart grid, o griglie intelligenti, reti di informazione che affiancano la rete di distribuzione elettrica, per evitare i diffusissimi sprechi energetici, ridistribuendo gli eventuali surplus di energia in altre aree.

A sostegno della leadership della nostra regione nel campo delle fonti rinnovabili, è intervenuto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il quale, ancora una volta, ha esposto il suo impegno a favore di un’economia e una gestione del territorio pro-ambiente, spesso sostitutiva della mancanza di direttive statali.

Il Governatore, a supporto delle proprie idee, ha dichiarato di voler evadere definitivamente dalla «dittatura» dei combustibili fossili, adottando un regolamento che faccia dotare ogni edificio della città di Bari, di pannelli solari, un tipo di fonte energetica assolutamente non inquinante, naturale e con costi recuperabili nel giro di pochi anni. Un’affermazione forte e coraggiosa.

Per correre più velocemente dell’orologio climatico, bisogna che dalla green economy si passi alla greening the economy, ovvero a una trasformazione dell’economia e a una nuova concezione della crescita che, abbandonando il vecchio parametro quantitativo con cui veniva misurata, possa essere valutata e apprezzata per il suo aspetto qualitativo.

by Carlo Ciminiello

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Muzzicycle, la bicicletta che viene dai rifiuti

Arriva dal Brasile la eco-bicicletta ( 140 dollari ) messa a punto da Juan Muzzi, interamente costruita con varie tipologie di plastica recuperata, ma capace di garantire flessibilità e stabilità

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 (Rinnovabili.it) – Che succede se tutti i rifiuti di plastica vengono impiegati per costruire una bicicletta? Succede che da una parte c’è un’impresa che lavora e cresce, dall’altra un ambiente più sano e pulito. L’idea nasce in Brasile e ad avere questa grande intuizione è stato Juan Muzzi, un uomo che in molti definiscono un artista e un inventore, che ha iniziato a raccogliere bottiglie e altri scarti in plastica per le strade di San Paolo, per poi assemblare tutto il materiale “recuperato” e dargli la forma di una bicicletta: la Muzzicycle. La due ruote messa a punto da Muzzi si ispira alla struttura ossea del corpo umano ed ha per questo una struttura flessibile e leggera allo stesso tempo, oltretutto priva di saldature. Elemento distintivo è il telaio monopezzo creato da Muzzi: costituito da pareti spesse, ma vuote al loro interno, è difficile da piegare o da rompere proprio grazie alla miscela di plastiche riciclate da cui è costituito.

La novità è che, iniziata come una sfida rimasta però allo stato prototipale a causa dell’assenza di finanziatori, oggi il Sig. Muzzi è riuscito ad ottenere un ingente finanziamento da una banca Uruguaiana, potendo avviare così la produzione in serie. Un mezzo due volte amico dell’ambiente, dunque, che attualmente è possibile acquistare su internet a circa 140 dollari. Sul sito dedicato è possibile monitorare un contatore che informa in tempo reale sulle bottiglie di plastica recuperate, attualmente 15.840.600, che sono state trasformate in 132.000 biciclette, con risparmi notevoli in termini di emissioni.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Una foresta artificiale ed una spugna intelligente al servizio dell’uomo ( Econota 111 )

agosto 20, 2013

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Dal Lawrence Berkeley National Laboratory. Una foresta artificiale darà all’uomo il potere della fotosintesi

Creata da un team di ricercatori californiani una struttura integrata capace di convertire l’energia solare in combustibili chimici.

( Fonte:Rinnovabili.it) – La fotosintesi non è più un lavoro solo per le piante. Gli scienziati del Lawrence Berkeley National Laboratory hanno infatti dato vita al primo nano-sistema, pienamente integrato, per la fotosintesi artificiale.

La chiave del successo per i ricercatori americani è stata l’aver messo a punto un sistema più completo di quelli fino ad oggi studiati creando, lì dove molti si erano cimentati nella realizzazione di una “foglia”, una vera e propria “foresta artificiale”. “Analogamente a quanto avviene nei cloroplasti vegetali, il nostro sistema fotosintetico si affida a due assorbitori di luce semiconduttori, uno strato interfacciale per il trasporto della carica e co-catalizzatori spazialmente separati”, ha spiegato il chimico Peidon Yang, autore della ricerca.

Per facilitare fotolisi dell’acqua nel nostro sistema, abbiamo sintetizzato eterostrutture di nanofili simili ad alberi, costituiti da tronchi di silicio e rami in ossido di titanio. Visivamente, le matrici di queste nanostrutture ricordano una foresta artificiale”.

Nella fotosintesi naturale, l’energia della luce solare assorbita produce trasportatori di carica energizzati che eseguono le reazioni chimiche in regioni distinte del cloroplasto; l’etero struttura di nanofili di Yang è stata integrata in un sistema funzionale che imita i cloroplasti. Per ora, posto sotto la luce, il sistema integrato di fotosintesi artificiale raggiunge una conversione dello 0,12 per cento della luce solare in idrogeno tramite la scissione delle molecole d’acqua.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Un materiale creato dai ricercatori dell’Università di Tor Vergata .Una spugna intelligente per pulire le acque inquinate

Composta da nanotubi di carbonio, è in grado di assorbire una quantità d’olio pari a 150 volte il suo peso

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(Rinnovabili.it) – Chiazze di olio addio grazie alla spugna “intelligente” direzionabile a distanza e riutilizzabile un numero infinito di volte: non si tratta dell’ultimo prodotto per la pulizia della casa, ma di un nuovo materiale creato dai ricercatori dell’Università di Tor Vergata capace di purificare le acque dalle sostanze inquinanti.Composta da nanotubi di carbonio, la spugna ha le stesse dimensioni di una moneta da 20 centesimi, ma è ben 4.000 volte più leggera della stessa; galleggiando sull’acqua inquinata, è capace di assorbire una quantità di olio pari a 150 volte il suo peso.La particolarità della spugna pulente è rappresentata dalle sue proprietà magnetiche, grazie alle quali può essere direzionata a distanza verso le chiazze di inquinamento, utilizzando delle semplici calamite.

”La spugna può essere pensata come una matassa formata da milioni e milioni di nanotubi intrecciati, dove circa il 90% del suo volume e’ costituito dagli spazi vuoti tra i nanotubi stessi, il che le conferisce una straordinaria leggerezza” sottolinea Maurizio De Crescenzi, il coordinatore del progetto, come riportato da Ansa.”Grazie a questa sua particolare struttura, la spugna risulta super-idrofobica: repelle dunque completamente l’acqua, ma al tempo stesso e’ capace di assorbire efficacemente gli eventuali inquinanti disciolti in essa immagazzinandoli negli spazi vuoti”.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Un’ulteriore caratteristica della spugna è la sua capacità di rigenerazione: basterà semplicemente strizzarla o bruciarla per rimuovere l’olio, senza che i nanotubi subiscano alcun tipo di alterazione; in questo modo la “spazzina delle acque” potrà essere utilizzata un numero infinito di volte.

Fusione fredda: l’E-Cat di Andrea Rossi funziona ( Econota 108 )

luglio 19, 2013

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E-Cat: la fusione fredda di Andrea Rossi funziona

fonte : GreenMe.it

L’E-Cat, dispositivo prodotto dall’ingegnere italiano Andrea Rossi, funziona davvero. Questa volta a dimostrarlo è il rapporto del professor Giuseppe Levi dell’Università di Bologna, scritto con Evelyn Foschi, Torbjörn Hartman, Bo Höistad, Lars Tegnér, Hanno Essén, Roland Pettersson, pubblicato su arXiv e annunciato da Prometeon s.r.l.. Sarebbe stata dimostrata, infatti, una volta per tutte, l’emissione di calore anomalo da parte del “marchingegno” che ha sollevato tanto entusiasmo ma anche molte, moltissime polemiche e critiche. Forbes si sbilancia: “Forse il mondo cambierà davvero”, scrive addirittura la rivista economica in riferimento agli ultimi risultati dei test condotti dalle terzi parti indipendenti che erano stati a lungo rimandati, tanto da far dubitare dell’affidabilità di Rossi.  Ma gli esperimenti, condotti da esperti internazionali in diversi campi della scienza, dalla fisica nucleare, alla chimica, all’ingegneria elettrotecnica, che avevano il divieto di aprire il dispositivo, hanno verificato solo come l’energia emessa non provenga da fonti e/o da processi già noti. E non è poco. I problemi comunque non mancano. Non ci sono dati, ad esempio, sul combustibile utilizzato durante i test, cu cui Rossi mantiene il massimo riserbo.

Secondo le indiscrezioni si tratterebbe, tuttavia, di un composto di nichel, idrogeno e un catalizzatore segreto. In conclusione, per usare le parole di Forbes, “o si tratta di una delle truffe più elaborate della storia della Scienza, oppure stavolta il mondo potrebbe cambiare davvero. La velocità di questo cambiamento dipende esclusivamente da Rossi”.

Roberta Ragni

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

La bici in cartone riciclato cerca fondi su Indiegogo

Cardboard Technologies punta in alto, mirando a raccogliere ben 2 milioni di dollari nei prossimi 45 giorni e già preannuncia che le prime consegne inizieranno nella primavera del 2015

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Fonte:Rinnovabili.it

La notizia era rimbalzata qualche mese me fa nel web attirando la curiosità di cicloamatori e non: l’inventore israeliano Isear Gafni aveva fatto il suo ingresso nel mondo dell’ecodesigner con una bicicletta creata da cartone di recupero e con il dichiarato intento di offrire una versione economica dello strumento numero uno della mobilità sostenibile. Con un prezzo di produzione stimato in soli 10 dollari ed un telaio ottenuto direttamente dai rifiuti del packaging, l’idea non ha faticato a farsi notare. Ora il progetto ha raggiunto un nuovo livello e il prototipo della Alpha Bike – così è stata battezzata – potrebbe tra non molto arrivare anche nei rivenditori della vostra città.

Sì perché, Cardboard Technologies – la società che ha brevettato la speciale due ruote – ha appena lanciato una campagna di raccolta fondi sul sito di crowdfunding Indiegogo. L’obiettivo è semplice: raggiungere il capitale iniziale per potere iniziare una produzione su scala commerciale della bici in cartone. L’azienda punta in alto, mirando a raccogliere ben 2 milioni di dollari  nei prossimi 45 giorni e già preannuncia che le prime consegne inizieranno nella primavera del 2015.

Fondamentalmente l’idea è quella di un origami giapponese, ma noi non comprimiamo il cartone, né rompiamo la sua struttura“, ha spiegato in un comunicato stampa Gafni. “Al contrario superiamo le falle del materiale, mediante una ripartizione del peso per creare resistenza”. Per realizzare un telaio resistente a partire dai rifiuti di imballaggio, la società provvede a sottoporre il cartone ad un trattamento in grado di rendere la struttura completamente impermeabile ed ignifuga. I copertoni delle ruote sono ricavati da vecchi pneumatici, mentre i pedali sono in Pet riciclato e le cinghie di distribuzione in gomma, anche questa recuperata da auto rottamate. Cardboard Technologies ha spiegato di aver ricevuto diverse proposte di investimento, ma di aver scelto di raccogliere fondi attraverso il crowdsourcing, per non compromettere i propri valori sociali per i margini di profitto.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Il riccio di mare chiave per catturare il CO2 dall’atmosfera ( Econota 104 )

marzo 1, 2013

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Carbone pulito, l’insegnamento dei ricci di mare

La scoperta che i ricci di mare utilizzano particelle di nichel per impiegare l’anidride carbonica dal mare potrebbe essere la chiave per catturare in maniera efficiente tonnellate di CO2 dall’atmosfera

( Rinnovabili.it) – Migliorare l’efficienza delle tecnologie di sequestro dell’anidride carbonica potrebbe essere un compito da riccio di mare. E’ proprio a questa specie marina che si sono affidati i ricercatori dell’Università di Newcastle, nel Regno Unito, per sintetizzare un catalizzatore efficiente per la reazione che converte la CO2 in innocuo carbonato di calcio. Gli scienziati hanno studiato il meccanismo con cui alcuni organismi acquatici risulta in grado di costruirsi un esoscheletro a partire dall’anidride carbonica disciolta in mare.

“Abbiamo cercato di capire in dettaglio la reazione dell’acido carbonico – che è ciò che otteniamo quando il biossido di carbonio reagisce con l’acqua – e avevamo bisogno di un catalizzatore per accelerare il processo”, spiega Lidija Siller, fisico presso l’ateneo britannico ed autrice della scoperta. “Quando abbiamo analizzato la superficie delle larve di riccio abbiamo trovato un’alta concentrazione di nichel sul loro esoscheletro”. Gli scienziati hanno impiegato pertanto nanoparticelle di questo metallo aggiungendole al test sull’acido carbonico. “Il risultato è stato la completa eliminazione della CO2”, aggiunge la ricercatrice.

Attualmente, gli studi pilota sulla cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) propongono sistemi di pompaggio che iniettano il gas nel sottosuolo, processo costoso e non esente da un certo rischio. Una soluzione alternativa è quella di convertire la CO2 in calcio o carbonato di magnesio. “E un modo per farlo è quello di utilizzare un enzima chiamato anidrasi carbonica, che tuttavia è inattivo in condizioni acide”, spiega Gaurav Bhaduri, autore principale dello studio. Al contrario il catalizzatore in nichel continua a funzionare indipendentemente dal pH e grazie alle sue proprietà magnetiche può essere riutilizzato più e più volte. “E’ anche molto economico – 1.000 volte meno rispetto all’anidrasi”. La scoperta rappresenta una vera opportunità per le industrie quali centrali elettriche e impianti di trasformazione chimica di catturare tutte le loro emissioni di CO2 prima che raggiungano l’atmosfera.

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

Ecobarometro 2013: l’ambiente tra le priorità degli italiani

Secondo la ricerca pubblicata da Legambiente, per i cittadini italiani le preoccupazioni ambientali sono seconde solo a quelle su lavoro e occupazioneambiente,

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(Rinnovabili.it) – Agli italiani l’ambiente sta a cuore ed è un tema la cui priorità viene dopo solo ai problemi legati al lavoro e all’occupazione. Secondo i dati emersi dall’Ecobarometro di Legambiente, infatti, la ricerca realizzata in collaborazione con l’istituto Lorien Consulting, il 48,2% dei cittadini è preoccupato per le condizioni ambientali del nostro Paese e il 78,2% sarebbe disponibile ad appoggiare tagli “governativi” piuttosto di vedere crescere le rinnovabili.

Preoccupati per l’inquinamento (il 41% del campione) e per lo spreco di risorse (34,8%), gli italiani si sono dichiarati favorevoli anche a una legge sulla bellezza, proposta da Legambiente proprio in queste settimane ai candidati politici e agli amministratori locali: “Una proposta di disegno di legge – così la presenta Legambiente – che punta a coniugare lavoro e ambiente risanando le città, valorizzando le risorse del territorio, fermando il consumo di suolo e le grandi opere inutili e sostenendo le rinnovabili”. Una prospettiva, ha spiegato il Presidente Vittorio Cogliati Dezza, in cui serviranno meno energia, materie prime e chilometri: «Un processo – ha detto Cogliati Dezza – che ha bisogno di una diversa politica fiscale, che sposti il prelievo dal lavoro e dall’impresa al consumo di risorse, utilizzando una patrimoniale verde per colpire i consumi che incidono sulle emissioni di CO2». L’edizione 2013 dell’Ecobarometro è stata pubblicata oggi sulla Nuova Ecologia.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Energia dai funghi ( Econota 97 )

novembre 16, 2012

L’energia che viene dai funghi

Sara dai boccoli d’oro e grandi occhi azzurri è un po’ invidiosa di Mikako. Lei non ha figli e nel tempo libero, insieme con il marito micologo, può andare in giro per i boschi a catturare nuovo materiale di ricerca. Siamo nei laboratori della Novozymes, a pochi chilometri da Copenhagen, e le due donne sono le vestali della sezione “funghi”, la materia prima principe da cui estraggono gli enzimi.

Il lungo processo prevede selezione, isolamento del gene, sequenziamento del Dna e conservazione in contenitori di idrogeno liquido a meno 193 gradi. Un enorme database. Sara, Mikako e i colleghi bioinformatici che lavorano con loro hanno creato una banca dati di enzimi che costituisce il patrimonio di questa azienda, decisa a fare della biotecnologia la base della bioeconomia del futuro, «l’unica in grado di traghettare l’occidente fuori dalle secche della crisi». Dando un ruolo primario all’Europa che deve imparare «a sfruttare meglio l’unica materia prima che ha: la capacità di innovare». Soprattutto nella biotecnologia bianca, che a differenza di quella rossa, destinata a usi farmacologici, e di quella verde, fonte di enormi dissidi in quanto si occupa di agricoltura Ogm, spazia dalla chimica all’alimentazione, dalla carta al tessile e, solo in parte, alla produzione di Ogm,l. Solo per dare qualche dato, il 19% delle attività legate a questa applicazione riguarda la produzione di farine, latte, formaggi, carne e birre, l’1% le fibre tessili e in pelle, il 3% i cosmetici, il 45% i componenti di sintesi e il 15% la bioenergia. «Siete tutti nostri clienti, anche se inconsapevoli», sorride Per Falholt, vicepresidente Novozymes incaricato per la ricerca e sviluppo. Vede il mondo come un enorme recipiente di enzimi e microrganismi in grado di rivoluzionare le nostre economie in maniera sostenibile. Non si sente un utopista, al contrario, sostiene di avere gli argomenti per convincere anche i politici più recalcitranti che la bioeconomia ha un futuro. E che può rendere. Novozymes ne è un esempio. L’azienda danese, cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, come dimostrano gli edifici che mano a mano si accumulano per ospitare nuovi laboratori, è oggi leader mondiale nella produzione di enzimi industriali, di cui detiene il 47% del mercato. Con un fatturato di 1,9 miliardi di dollari e un Ebit del 22,3%, dà lavoro quasi 6mila persone in giro per il mondo, un sesto dei quali in Cina. Ha 7mila brevetti e destìna ogni anno il 14% dei ricavi alla ricerca.

La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi, spiega Falholt, è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all’utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l’azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari.

Novozymes ha anche fornito le tecnologie a M&G, il gruppo italiano che sta per inaugurare una bioraffineria a Crescentino, nel vercellese. «Avrebbe dovuto essere la prima al mondo a produrre bioetanolo di seconda generazione» dice Falholt, ma sono stati battuti sul filo di lana dai cinesi che a giorni apriranno uno stabilimento. L’impianto italiano (un investimento di 120milioni di euro) estrarrà etanolo da sorgo, paglia di grano e canna comune, molto più efficaci del mais. Per produrre un milione di tonnellate di canna bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, spiega il gruppo che opera in Piemonte, mentre se l’etanolo fosse estratto dal mais ne servirebbero almeno 300mila. Colture meno estensive, dunque, «ma non meno redditizie per gli agricoltori che si pensa di remunerare circa mille euro per ettaro, senza ricorso ad alcun sussidio statale». Se le bioraffinerie hanno rappresentato un passo avanti rispetto all’utilizzo di carburanti fossili, il vero salto sarà il ricorso a materia prima agricola non pregiata. È stato calcolato che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di “materia prima”. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull’import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio. Tutto grazie agli enzimi di Sara.

by Fernanda Roggero ( fonte: Il Sole 24 ORE )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero “quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Biofuel: acque reflue per le coltivazioni

Depurare le acque reflue e impiegarle per l’irrigazione delle coltivazione destinate alla produzione di biocarburanti. Il programma Reaguam elenca i primi successi.  ( Fonte: Rinnovabili.it )

La diffusione dell’utilizzo del carburante alternativo oltre a garantire la riduzione delle emissioni inquinanti può evitare, come spesso si teme, il consumo di coltivazioni alimentari. Un altro aspetto positivo potrebbe presto derivare dal consumo delle acque reflue per l’irrigazione delle colture. Il progetto in analisi, che rientra nel programma Reaguam, sperimenta l’impiego di acqua depurata in una coltivazione irrigua destinata alla produzione di vegetali non alimentari per la produzione di biofuel. I ricercatori della Fondazione Centro delle Nuove Tecnologie dell’Acqua partecipano, insieme ad altri esperti dell’Università Rey Juan Carlos di Madrid, Alcala di Henares, Las Palmas di Gran Canaria e IMDEA Water Foundation stanno collaborando per portare a termine lo studio e incrementare la produzione di combustibili non fossili. Grazie al progetto anche le piccole popolazioni potranno beneficiare di coltivazioni, anche alimentari, senza temere gli elevati costi dell’irrigazione. Le sperimentazioni, effettuate in una coltivazione di 300 metri quadrati localizzata a Siviglia, ha messo a coltura la ‘Jatropha Curcas’, dalla quale estrarre l’olio per la produzione di biodiesel. Dai primi risultati del progetto è evidente che non c’è differenza tra le colture irrigate con acqua depurata e le normali piantagioni.

 

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Dall’acqua di mare il combustibile verde per Jet ( Econota 95 )

novembre 6, 2012

Il processo per trasformare l’acqua di mare in un combustibile verde per Jet ( by Beth Buczynski )

Senti un leggero fastidio ogni volta che si riempie la tua auto per l’elevato prezzo del combustibile? Per fortuna non sei un Militare degli Stati Uniti alla guida di un Let o di un corro armato! Stanca di sprecare gran parte del suo bilancio con combustibili fossili, la US Navy ha condotto una ricerca di alternative più verdi e, possibilmente, economiche. Alcuni ricercatori presso laboratorio navale di ricerca degli Stati Uniti (NRL) hanno sviluppato un processo che può trasformare in abbondante acqua di mare combustibile per jet della Marina. Se la tecnologia si dimostrerà valida i loro sforzi potrebbero avere un impatto enorme; nel 2010 solo il dipartimento della difesa ha sborsato circa $11 miliardi su “energia operativa,” l’energia usata dalle forze militari nell’esecuzione delle loro missioni. Che è l’equivalente di tutto il bilancio dello stato del Tennesseee e non comprende ancora tutta l’energia necessaria ai veicoli militare delle basi.

Secondo un recente annuncio la trasformazione avviene durante un processo unico di gas-liquido che estrae l’anidride carbonica dall’acqua di mare e produce idrogeno utilizzando una cella elettrochimica ad acidificazione. “La riduzione e l’idrogenazione di C02 a idrocarburi viene ottenuta utilizzando un catalizzatore che è simile a quelli utilizzati per la riduzione di Fischer-Tropsch e idrogenazione dell’ossido di carbonio,” ha detto il Dr. Heather Willauer, un chimico di ricerca. “Modificando la composizione superficiale di catalizzatori di ferro nei reattori a letto fisso il sistema ha una migliore efficienza di conversione di C02, fino al 60%.

Al centro  per la corrosione Science & Engineering facility di Key West, in Florida, (NRLKW) un prototipo di “cattura carbonio” è stato testato utilizzando acqua di mare dal Golfo del Messico per simulare le condizioni che verranno incontrate in un processo reale di oceano aperto per catturare la CO2 dall’acqua marina e produrre gas H2. Attualmente si sta lavorando sull’ottimizzazione del processo e verso un scale-up. Una volta che questi sono stati completati gli studi iniziali prevedono che il  combustibile dall’acqua di mare sarebbe costato tra $3 e $6 per il gallone.

La Marina USA starebbe per trasformare l’acqua in una fonte di energia. Come prima cosa è conveniente. La maggior parte della flotta viene distribuita su un oceano in tutto il mondo. In secondo luogo l’acqua di mare è piena di C02, con concentrazioni di oceano circa 140 volte maggiore che in aria. Sebbene il processo di conversione abbia fatto progressi significativi in questi ultimi anni è ben lungi però dall’essere considerata affidabile.Tuttavia, con le forniture di petrolio globale che diminuiscono di giorno in giorno, non sorprende che la Marina stia cercando di pianificare in anticipo il suo futuro energetico.

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A Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta ( fonte: Rinnovabili.it )

 

Dal 5 al 6 ottobre 2012 il Comune ha ospitato l’evento nazionale programmato per discutere di mobilità nuova, ciclabilità e qualità urbana. Dalla summit, un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello Il 

La bicicletta è una delle chiavi di volta di una mobilità urbana diversa, innovativa e smart. Per fornire un nuovo impulso alla mobilità dolce e sostenibile si riuniranno a Reggio Emilia gli Stati Generali della Bicicletta, l’iniziativa promossa da Legambiente, ANCI, Fiab e #salvaiciclisti. L’appuntamento si è tenuto il 5 e 6 ottobre, due giornate pensate per avviare un dialogo a livello nazionale su una mobilità nuova e al contempo raccogliere una serie di impegni vincolanti da chi ogni giorno è responsabile dei trasporti nelle nostre città. Gli Stati Generali della Bicicletta chiamando a raccolta amministratori, esperti del settore, associazioni e cittadini con di dare spazio l’obiettivo di proporre soluzioni che siano finalmente più performanti e competitive rispetto all’uso quotidiano dell’automobile favorendo la bicicletta come mezzo di trasporto sicuro, sostenibile, accessibile e dinamico. Gli organizzatori hanno redatto un Manifesto, al quale è possibile aderire on-line, (http://www.comune.re.it/italiacambiastrada), che presenta un quadro sintetico dello status quo della mobilità nostrana, vero e proprio punto di partenza del summit. Al termine della due giorni è stato rilasciato un Libro di Impegni per le Amministrazioni di ogni livello, contenente proposte per il breve periodo dal costo zero, misure a medio periodo dal costo lieve e azioni a lungo periodo dal costo più alto.

“Gli aspetti su cui lavorare sono molteplici, ma siamo convinti che per l’Italia sia davvero giunto il momento di cambiare strada e favorire una mobilità in grado di soddisfare il più possibile le diverse esigenze di spostamento, quelle dei pedoni, dei ciclisti e del trasporto collettivo – afferma Alberto Fiorillo, Responsabile Aree Urbane Legambiente -. In questo senso, abbassare di venti chilometri orari la velocità dei mezzi a motore in città è una priorità che può evitare ogni anno la morte di mille persone tra ciclisti e pedoni. L’introduzione di un limite di velocità più basso, una misura da approvare subito e da rendere operativa in fretta, comporta esclusivamente vantaggi – sottolinea Fiorillo -. Far scendere la lancetta del contachilometri conviene a tutti, dal punto di vista della riduzione della rumorosità, dell’inquinamento atmosferico e dei consumi di carburante”.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Una fattoria verticale nel centro di Chicago ( Econota 92 )

settembre 10, 2012

Chicago, The Plant fattoria verticale nel centro città

Marina – Ecoblog

A Chicago ha iniziato a produrre frutta e ortaggi la vertical farm, fattoria verticale The Plant, che sorge nel cuore cittadino. L’integrazione è evidente e la fattoria ha occupato un vecchio corpo fabbrica dove si produceva carne in scatola.

Il progetto fonda la coltivazione sull’acquaponica integrata con l’itticoltura e ha messo in campo 125 nuovi posti di lavoro in una zona depressa. Peraltro i 2/3 dell’edificio saranno dati in affitto a aziende alimentari sostenibili sia per la produzione sia per la trasformazione e cucina. Spendo qualche parola sull’acquaponica che addifferenza dell’idroponica, prevede una integrazione con i pesci il che serve a creare un ecosistema chiuso. Infatti piante, pesci e batteri hanno bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere consumando gli scarti altrui. A differenza dell’idroponica che richiede grande immissione in acqua di nutrienti e producendo molti scarti che vanno a inquinare altre acqua. Con l’itticoltura si alleverano tilapie (ma si prestano anche pesci gatto, gamberi e trote). Nelle FAQ viene spiegato perché stata scelta la tilapia pesce di acqua dolce evidentemente che cresce molto velocemente, in 10 mesi e che grazie alle sue caratteristiche èresenta esemplari della medesima dimensione. Il che evita che i grandi mangino i piccoli. I funghi sono coltivati per le loro capacità di decomporre e il tè kombucha fermetato grazie a batteri e lieviti il che aiuterà a produrre in seguito birra. Ma essendo un prodotto fermetato servirà a catturare nelle aree di fermentazione ossigeno da dirottare nelle zone delle piante.

Per ora si coltivano ortaggi come bietole, rucola e lattuga, fragole, funghi e té e all’interno trova spazio anche una panetteria. L’energia per le incubatrici di piantine alimentate con luci led arriva dall’autoproduzione di metano ottenuto dagli scarti agricoli. Sostanzialmente è una serra grandissima che presenta il vantaggio di far crescere i prodotti in un’area chiusa lontano dunque da insetti e parassiti vari per cui si riduce a zero l’uso di pesticidi. Insomma l’idea di gestione delle colture urbane caro a Dickson Despommier sembra avverarsi, anche perché con l’attuale crisi delle risorse diventa fondamentale iniziare a produrre in loco.

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A Rio de Jainero il PET usato diventa tintura

Una vernice “color” bottiglia di plastica

Un chimico brasiliano ha sviluppato un processo originale per il riciclaggio del polietilene tereftalato

(Rinnovabili.it) – I rifiuti rappresentano una risorsa troppo spesso sotto stimata. Una lezione che Antonio Eduardo Alves da Silva Ferreira ha dimostrato di aver ben imparato. Il chimico brasiliano è, infatti, il felice inventore di una speciale vernice ottenuta a partire dal riciclaggio delle bottiglie in PET da destinare a differenti applicazioni.

Alves che ha ottenuto per il suo brevetto il Premio di Ricerca dell’Associazione brasiliana di settore Abipet, ha lavorato in team con Elen Pacheco, docente presso l’Università Federale di Rio de Janeiro, sviluppando un processo in grado di convertire piccoli frammenti di plastica in un rivestimento in polvere. “Questo lavoro è importante perché si avvale di un materiale che verrebbe altrimenti gettato danneggiando l’ambiente”, spiega il chimico. Per diventare vernice, le bottiglie vengono prima schiacciate per far fuoriuscire completamente l’aria e quindi degradate attraverso un processo che ne cambia il peso molecolare.

Il risultato è un prodotto in grado di aderire bene alle superfici e dalle molteplici applicazione. “Prima di essere messo in commercio, è necessario però risolvere alcuni problemi potenziali come la formazione di bollicine”. Inoltre, spiega lo scienziato, il materiale è molto duro. “Alcune applicazioni richiedono una certa elasticità della pittura. Si tratta di una proprietà che deve essere presa in considerazione”.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

La plastica dal guscio delle uova ( Econota 91 )

agosto 25, 2012

La plastica prodotta dal guscio delle uova  ( La ricerca apre prospettive utili anche al setore farmaceutico – fonte: Rinnovabili.it )

Il progetto di ricerca a cui sta lavorando un team di scienziati mira a trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica

Riciclare i gusci d’uovo attualmente smaltiti in discarica e reimpiegarli in nuove applicazioni.

È questa l’idea alla base del progetto che gli scienziati dell’Università di Leicester e alcuni esperti del settore alimentare stanno mettendo a punto, allo scopo di trasformare il guscio dell’uovo in un materiale molto simile alla plastica e poterlo, quindi, reimpiegare non solo negli imballaggi, ma anche come materiale da costruzione. La ricerca è stata finanziata da iNet, un network che opera per l’innovazione di cibi e bevande; grazie alla somma di denaro che è stata elargita all’università, gli scienziati del dipartimento di chimica, specializzati in materiali sostenibili, stanno cercando di estrarre le proteine che si trovano all’interno del guscio dell’uovo, una ”estrazione” che potrebbe risultare utile anche al settore farmaceutico. Gli scienziati coinvolti nel progetto di ricerca sperano di riuscire a individuare il modo per impiegare questo innovativo materiale come riempitivo e rinforzante per varie tipologie di plastica, da quella per i vassoi per il cibo fino a quella impiegata nella costruzione di particolari attrezzature, oppure utilizzarlo nelle confezioni che proteggono i prodotti a base di uova. Il recupero e il riutilizzo dei rifiuti in modo sostenibile, lo ha ricordato il Prof. Andy Abbot dell’Università del Leicester, è alla base dell’intera attività di ricerca.

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La ruota verde. Un giardino idroponico rotante inventato dalla NASA ( by Timon Singh, )

Mentre la funzione rimane la stessa, il giardino rotante ha subito un massiccio cambiamento evolutivo dal punto di vista estetico. Uno studio milanese ha combinato l’ esperienza di interior design, architettura, product e graphic design per creare un oggetto unico. Il Giardino Idroponico Rotante ( GIR ) consente ai proprietari di casa di produrre una varietà di prodotti agricoli nella propria casa.

La grande area della ruota verde e la particolare illuminazione aiuta a coltivare un maggior numero di piante. Tutte le piante sono disposte intorno alla sorgente di luce che si trova al centro della ruota, aiutando a ridurre il consumo. Nel frattempo l’effetto di gravità provocato dalla ruota aiuta a ottimizzare la produzione vegetale. Costituito da un involucro esterno solido che nasconde un motore che ruota le piante, il giardino rotativo comprende anche un serbatoio d’acqua e la pompa per l’ impianto automatico di irrigazione. All’interno della ruota forata ci sono vasi di copertura, ognuno dei quali contiene fibre di cocco che forniscono il supporto ideale per la pianta e le sue radici.

La ruota è anche semplice da usare con un’interfaccia di controllo intuitivo che può essere gestita tramite un smartphone o tablet. I controlli variabili permettono all’utente di impostare la quantità di illuminazione e di luce, temperatura ed essere informati dei livelli d’acqua, consentendo la crescita di qualsiasi tipo di vegetazione.

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Paolo Broglio Famiglie  d’Italia

L’RDPGSW (Relief Disaster Princeton Generator Solar e Wind ) si trasporta in un container ( Econota 84 )

maggio 8, 2012

Un prototipo di una centrale di energia solare ed eolica che si inserisce all’interno di un container ha visto un gruppo di studenti provenienti da Princeton University tra i vincitori di un concorso di progettazione nazionale sostenibile. L’idea degli studenti di Princeton nel P3 Student Design Competition è un ” sistema operative in tempi rapidi di energia rinnovabile “per le zone colpite da calamità come il terremoto che ha devastato Haiti nel 2010 e lasciato grandi aree senza infrastruttura.

Immagine di Frank Wojciechowski , per gentile concessione di Princeton University

Il Sistema solare ed eolico (10 kW ) progettato dagli studenti di Princeton  è contenuto in un container da 12 metri. Turbine eoliche , pannelli solari, batterie per l’immagazzinamento di energia, la circuiteria e i sistemi meccanici necessari sono tutti racchiusi nel container. “Il loro intento è quello di creare un sistema capace di migliorare le condizioni nei campi di soccorso in zone disastrate , eliminando la necessità di inquinanti che emettono pericolosi, i generatori diesel .

Il team di progettazione ha trasportato il loro sistema su un camion da Princeton a Washington DC per il concorso di progettazione. “Il primo giorno del concorso, il tempo era soleggiato e quindi i  pannelli solari si sono evidenziati come la prima fonte di energia. Il giorno dopo il tempo era ventoso e piovoso, costringendo gli altri concorrenti a ripararsi sotto una tettaia e sollevare dubbi tra alcuni osservatori dubitando che i membri del team di Princeton avrebbero potuto aumentare il loro carico energetico. Con semplicità e senza problemi di potenza, generata in entrambe le giornate, “gli studenti hanno veramente impressionato i giudici ” ha spiegato il consulente, Catherine Peters , professore di ingegneria civile e ambientale a Princeton. Con una borsa di $ 90,000 dalla Environmental Protection Agency, gli studenti dovranno ora lavorare per sviluppare ulteriormente il prototipo per creare una versione più potente e realizzare un modello avanzato per un tour dell’Africa .

Gli studenti di questo concorso, provenienti da 165 istituzioni accademiche, hanno presentato diverse proposte ma solo 15 sono state premiate con premi per perseguire soluzioni progettuali sostenibili ai problemi che vanno dal controllo dell’erosione ad una ricerca di una valida alternativa alla plastica biodegradabile. Una proposta particolarmente curiosa è arrivata da un team di studenti della Vanderbilt University con lo scopo di progettare un ” pannello solare biologico che sostituisce una proteina dagli spinaci per i metalli rari (estratto), ed è in grado di produrre energia elettrica. “

Charley Cameron

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La nuova specie scoperta nel 2008 da alcuni studenti dell’università statunitense di Yale

Alla plastica ci pensa il fungo!

Secondo un recente studio, la “Pestalotiopsis microspora” è in grado di degradare il poliuretano sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno

 (Rinnovabili.it) Un biorisanatore naturale capace di mangiare letteralmente la plastica: stiamo parlando del Pestalotiopsis microspora una specie particolare di fungo che – secondo uno studio pubblicato recentemente dalla rivista Applied and Environmental Microbiology – è capace di degradare il poliuretano, un materiale noto per la sua versatilità, economicità ma, soprattutto, per la sua non riciclabilità.

In particolare, questa forma biologica, scoperta durante una spedizione nella foresta amazzonica da alcuni studenti dell’università statunitense di Yale, è in grado di sopravvivere con una dieta a base di sola plastica sia in ambiente aerobico che privo di ossigeno. Le proprietà di questa specie fungina potrebbero quindi essere molto utili nel campo del biorisanamento – ossia il processo di depurazione del suolo ad opera di microrganismi, batteri o funghi – dove, ad esempio, si avrebbe senz’altro una ricaduta positiva nel processo di bonifica dei fondali di discarica, dove gli “spazi”, solitamente, sono privi di ossigeno. Il nuovo super-fungo porterà certamente ad ottimi risultati nel campo della sostenibilità dei rifiuti e dello sviluppo ecologico: “Il micro-organismo – sostengono gli esperti – è una promettente fonte di biodiversità da tenere d’occhio per queste proprietà metaboliche, utili per il biorisanamento. Nel futuro, i nostri smaltitori di rifiuti potrebbero essere semplicemente campi di funghi voraci”.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Eco Wiz, un prototipo che trasforma la spazzatura in acqua ( Econota 83 )

aprile 21, 2012

Eco Wiz e la spazzatura si trasforma in acqua

Per la riduzione della mole di rifiuti in discarica

Scoperto il prototipo, la Eco Wiz ne ha acquistato anche i diritti perfezionando il macchinario che oggi è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua

(Rinnovabili.it) – Una start up di Singapore, la Eco Wiz, verrà probabilmente ricordata nel tempo per aver perfezionato un macchinario rivoluzionario in grado di trasformare gli avanzi di cibo in acqua. Il titolare della società, Renee Mison, venuto a conoscenza dell’invenzione coreana ne ha immediatamente acquistato il prototipo e i diritti investendo 380mila dollari nella ricerca e sviluppo del processatore di rifiuti migliorandone la resa. Ad oggi il macchinario risulta funzionante e in grado di convertire i rifiuti alimentari in acqua pulita adatta per essere utilizzata per l’irrigazione e l’igiene di pavimenti e servizi, ma non risulta potabile. Il dispositivo, che ha preso il nome della società EcoWiz, è in grado di trasformare una tonnellata di rifiuti in 267 litri di acqua generando un duplice vantaggio che va dalla riduzione della mole di scarti accumulati alla produzione di acqua per l’impiego immediato.  Intervistato dal quotidiano The Jakarta Globe Mison ha dichiarato che per ogni tonnellata di rifiuti a Singapore deve essere corrisposta una tassa. Con l’utilizzo del nuovo dispositivo quindi circa il 70% della spazzatura prodotta dai cittadini potrebbe essere individualmente impiegata per la produzione di acqua, con la possibilità di diffondere l’Eco Wiz negli hotel e nella ristorazione andandone a migliorare l’impatto ambientale.

 

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Wadi: l’acqua diventa potabile grazie al sole

Lo strumento, applicabile al tappo di una bottiglia, sfrutta il metodo SODIS –                                        Solar Water Disinfection

Il dispositivo, applicabile al tappo di una bottiglia, è in grado di disinfettare l’acqua e di rilevare con precisione il tempo di potabilità dell’acqua

( Rinnovabili.it) – “L’acqua che si depura grazie al sole” è un processo ormai noto a tutti da molto tempo: l’effetto germicida dei raggi UV infatti, permette di disinfettare le risorse idriche esposte alle radiazioni, evitando in questo modo la possibile presenza di agenti patogeni che rendano l’acqua “non – potabile”. Tuttavia, sapere precisamente dopo quanto tempo sia potabile ciò che beviamo, richiederebbe solitamente l’attesa di un normale ciclo di analisi da laboratorio, attraverso cui rilevare le principali misurazioni sul grado di qualità di un’acqua. Con “Wadi” invece – un dispositivo di disinfezione/misurazione ideato recentemente dalla start-up viennese Helioz R&D GmBH – si può determinare il tempo necessario di esposizione ai raggi UV dell’acqua raccolta in una comune bottiglia di plastica, affinché sia depurata e ritenuta scientificamente potabile. 

In particolare, questo strumento, basato sul metodo “SODIS” (acronimo per Solar Water Disinfection), è costituito da un dispositivo alimentato da energia solare (e dalle dimensioni molto contenute), applicabile al tappo di una comune bottiglia di plastica ed in grado di rilevare con precisione dopo quanto tempo l’acqua contenuta nella bottiglia può essere bevuta. “Il dispositivo è a base di sodio e il processo ed il metodo sono stati sviluppati utilizzando energia solare per il suo funzionamento” – ha spiegato Martin Wesian, ricercatore e Managing Director di Helioz R&D GmBH.

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Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

 

L’acqua piovana, una risorsa in più ( Econota 82 )

aprile 10, 2012

Con le Green Street l’acqua piovana si trasforma in risorsa

       Potland, esempio virtuoso di “water management”

Sfruttando la pendenza di numerose aree verdi la città di Portland ha dato vita ad un sistema naturale di filtraggio delle acque meteoriche in grado di purificare almeno 140 milioni di litri di acqua piovana ogni anno

(Rinnovabili.it) – Salvaguardare le risorse è uno dei punti cardine della maggior parte delle agende ambientali, ma quello che non tutti sanno è che ad essere sfruttata con enormi vantaggi ambientali è anche l’acqua piovana. Un esempio pratico si puo’ osservare in Oregon, nella città di Portland, dove il water management, come riportato e diffuso in Italia dal Rapporto sui Diritti Globali 2011 pubblicato da Ediesse Editore, è una delle politiche ambientali di maggiore successo. Sfruttare la pioggia è infatti un vantaggio che oltre a ridurre i disagi causati dalle precipitazioni più intense si trasforma anche in un miglioramento della qualità della vita. A rivelarlo sono i dati del Portland Bureau of Environmental Services che descrive le Green Street, letteralmente le strade verdi realizzate per aumentare il livello di filtraggio delle acque meteoriche grazie alle quali la città riesce a gestire ogni anno circa 140 milioni di litri di acqua piovana e la cui implementazione potrebbe portare a livelli di raccolta di molto superiori. Raccogliere e ripulire l’acqua piovana non è però l’unico vantaggio del progetto ambientale di Portland che riesce anche a purificare l’aria migliorando la qualità della vita nei quartieri e aumentando la superficie di aree verdi dando a pedoni e ciclisti maggiore possibilità di spostarsi in sicurezza contribuendo ad un’aria più salubre. Inoltre il vantaggio del recupero delle acque piovane porta ad una minore affluenza di acqua sporca nella rete fognaria e di conseguenza limita l’inquinamento da particolato e polveri sottili dei fiumi e dei torrenti. Evitando che l’acqua piovana defluisca nel sistema fognario, il sistema di raccolta di Portland riesce a raccoglierla per poi purificarla e riutilizzarla. Servendosi di tetti giardino e delle già citate strade verdi, in grado di assorbire e filtrare l’acqua convogliandola in sistemi poco invasivi di depurazione, e sostituendo a numerosi elementi architettonici impermeabili dei piccoli spazi erbosi si riesce quindi, senza rovinare il paesaggio, a dar vita ad un sistema di filtraggio utile ed  economico da gestire. Vengono infatti realizzate ad esempio ai bordi delle strade delle aiuole che grazie alla pendenza convogliano l’acqua verso un’apposita area dove viene filtrata e depurata per poi essere indirizzata direttamente nella falda acquifera e risfruttata.

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Costruire un pannello solare termico con meno di 5 euro

 

Questo articolo mostra come realizzare un pannello solare termico con un budget molto ridotto.

 

 

Pannello termico di mestiere

Il sole è una fonte di energia molto potente. Può produrre acqua molto calda, in questo modo, quindi prestare attenzione al rischio di bruciature. Questo modello permette più una sperimentazione con il principio che realizzare un vero e proprio impianto può riscaldare l’acqua. Ma è indispensabile costruirlo per creare un modello funzionale su larga scala.

Attrezzatura necessaria:

  • acqua
  • qualche piccole parentesi
  • trapano
  • forbici
  • una sega
  • pezzi di legno
  • un vetro
  • la serpentina posteriore di un piccolo frigorifero
  • una buona lunghezza del tubo utilizzato per le pompe da acquario
  • Quale struttura di rinforzo ( una vecchia porta ? )
  • viti per legno
  • foglio di alluminio (tipo di alimento in alluminio)
  •  nastro adesivo 
  • Fresa

Tempo occorrente: circa 3 ore per la costruzione

Fase 1: recupero hardware

Il punto focale del progetto, il recupero di calore del circuito e la circolazione dell’acqua, è in realtà la griglia posteriore ( serpentina ) di un vecchio frigorifero. Attenzione: non smantellare un singolo frigorifero! Il circuito di raffreddamento contiene gas molto dannosi, sia per l’ambiente e per voi! Ci sono aziende specializzate nel recupero dei gas! Utilizzate solo serpentine abbandonate già vuote !

 

 Serpentina del frigorifero

Assicuratevi di conservare una buona lunghezza del tubo dal compressore alla griglia, per facilitare le operazioni future.

 

Scambiatore di calore

Bene, avete recuperato la griglia. Ora  prepariamo il quadro di supporto

Il quadro

Il quadro è usato per delineare il pannello solare e lo consolida. Si può fare con pezzi di legnodi scarto.

Quadro

Per dimensionare correttamente la vostra struttura prendere le dimensioni della griglia circondandola di legno

Montaggio della griglia e il quadro

Una volta fatto il quadro mettere un foglio di alluminio tra essa e la parte inferiore del vostro pannello. Questo foglio servirà come specchio per evitare troppo riscaldamento dal basso e aumentare la quantità di energia che riceverà il circuito dell’acqua.

 

Isolamento del sistema 

Aggiungere altri strati per appendere facilmente il pannello.

 

Installazione di rinforzi

Utilizzare il nastro adesivo per collegare il collettore del quadro, determinazione del quadro di alluminio, per collegare i buchi dove l’aria poteva sfuggire troppo facilmente. Meno scambio di calore c’è  più calore rimane all’interno del pannello rendendolo più efficace! L’uso di vetro per coperchio è perfetto: passa facilmente alla luce ma molto meno calore. Crea quindi una mini serra in cui si snoda la nostra acqua!

Pensate anche a fare 2 fori per il passaggio dei tubi di raccolta.

 

Passaggio dei tubi

Notare l’abbondante uso di nastro adesivo.

 

Montaggio del quadro

Finiture

Collegare i tubi tipo “acquario” ai tubi della serpentina.

 Fluido refrattario

Noi ora dobbiamo fissare il vetro ( se volete antrimenti anche senza ) alla parte inferiore del pannello con nastri biadesivo.

 

Panoramica del pannello di controllo

Ecco fatto il  pannello è finito !

Prima della prova, è necessario riempire il circuito con acqua e poi aspettare che il sole faccia il suo lavoro !

 

Visualizzazione del pannello finito

Questo è un modello di “prova” ma attenzione l’acqua può raggiungere una temperatura davvero importante quindi attenzione alle ustioni ! Il sistema può anche essere chiuso con un circuito di circolazione naturale di circolazione : sarà sufficiente attaccare ad uno dei tubi un piccolo rubinetto quasi chiuso per far arrivare una giusta quantità di acqua e poi raccogliere in uscita acqua calda. Se aumentiamo la portata dell’acqua la temperatura finale raggiunta diminuirà, se la diminuiamo aumenterà. Buona doccia calda gratis !

Fonte: energies2demain.com con aggiustamenti di Paolo Broglio

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Paolo Broglio

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5 progetti geotermici tra Ecuador e Colombia ( Econota 81 )

aprile 3, 2012

Geotermia: 5 progetti tra Ecuador e Colombia

l governo dell’Ecuador ha annunciato che stanno per essere completati gli studi di fattibilità che analizzando il potenziale geotermico del paese getteranno le basi per nuovi progetti rinnovabili

( fonte: Rinnovabili.it con commento di Paolo Broglio) – Largo spazio alle rinnovabili in Ecuador. Il governo ha dato il via libera a 5 progetti che sfrutteranno la geotermia del territorio per ampliare la percentuale di energia generata da fonte alternativa.Secondo quanto dichiarato da Édgar Montalvo, Project Manager del Progetto Geotermico del Ministero dell’Elettricità e dell’Energia Rinnovabile (MEER), gli studi di fattibilità completati hanno dato buoni esiti evidenziando le potenzialità dell’area del Cachimbiro dove è stato calcolato un potenziale da 113 MW. Uno dei vantaggi di utilizzare il calore dalle rocce e delle acque sotterranee è che l’energia è pulita, non ci sono emissioni di inquinanti e in Ecuador ci sono 11 possibili fonti da analizzare per poi sfruttarne il potenziale. Ramiro Cuapaz, specialista delle energie rinnovabili, ha osservato che usare la geotermia è un vantaggio poiché produce un impatto ambientale minimo, a differenza dei combustibili fossili.Secondo l’Instituto Nacional de Preinversión (INP) nel mese di aprile verranno avviati diversi studi di prefattibilità a Chalpatán, nella provincia di Carchi, la cui area ha un potenziale stimato tra i 60-130 MW studi che avranno un costo stimato in 1,1 milioni di dollari.Un altro progetto in corso è il Tufiño-Chiles, al confine tra Ecuador e Colombia, la cui area di interesse è di cinque ettari, vicino al vulcano Chiles. La realizzazione dell’impianto coinvolge quindi due nazioni e cerca di stabilire un modello globale geotermica tra la Electricity Corporation dell’Ecuador (Celec) e la Società di produzione di energia della Colombia con un investimento iniziale di due milioni e 500 mila dollari nella prima fase. Il potenziale energetico stimato è di 138 MW, sufficiente a fornire elettrica alla città di Tulcan, capitale della provincia Carchi.Il quinto e ultimo progetto verrà invece definito entro aprile, quando verranno completati e consegnati gli studi di fattibilità del progetto Chacana ubicato tra le province di Napo e Pichincha dove il potenziale stimato è pari a 318 MW.

Ma in Italia, Paese dall’ampio potenziale geotermico, quando riusciremo ad imitare Colombia ed Equador ?

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Paolo Broglio

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Green economy actions ( Econota 79 )

marzo 9, 2012

Azioni concrete per la green economy

Quasi 13.000 Mw fotovoltaici risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili. Ciò vuol dire che a inizio febbraio, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici

Carlo Ciminiello ( fonte: Villaggio Globale )

«Di rado un’importante innovazione scientifica si fa strada convincendo e convertendo progressivamente i suoi oppositori; quel che accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiono e la nuova generazione si familiarizza con l’idea sin dalla nascita». Ha esordito così, citando Max Planck, Alfonso Gianni, Direttore della Fondazione Cercare Ancora, in occasione ieri della presentazione presso la Fiera del Levante di Bari, del rapporto sullo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno.

Nell’introduzione Alfonso Gianni ha posto l’accento sulla dipendenza energetica dall’estero del Paese Italia, una mancanza di autonomia che ci rende succubi di fattori finanziari e geo-politici, che in momenti di crisi, aggravano in maniera decisiva l’economia nazionale.

Dal Rapporto, curato da Roberto Ferrigni e Pasquale Stigliani, si evince come il concetto di salvaguardia dell’ambiente non riesca ancora del tutto a radicarsi nella nostra società, un concetto che prima di «approdare» nelle soluzioni fissate dai protocolli mondiali debba partire dalla vita quotidiana di ogni singolo cittadino.

Affermazioni e visioni futuristiche leggermente pessimistiche sono state, però, accompagnate da alcuni confortanti dati, come i quasi 13.000 Mw fotovoltaici che risultano in esercizio al 22 gennaio 2012, oltre 4.000 in più rispetto agi 8.000 inizialmente previsti dal Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili, che indica le strategie per onorare gli impegni che l’Italia ha assunto come membro dell’Unione europea. Ciò vuol dire che a inizio febbraio 2012, attraverso il conto energia, sono entrati in esercizio circa 327.000 impianti fotovoltaici. Inoltre, già oggi, le regioni del Mezzogiorno rivestono una parte importante della produzione di energia elettrica da Fer (Fonti di energia rinnovabile). Secondo i dati Terna, nel 2010 le regioni meridionali hanno prodotto 19.830 Gwh su una produzione nazionale rinnovabile pari a 76.964 Gwh. In modo particolare la Puglia, che ha raggiunto il 5% della produzione, con Foggia che detiene il primato con il 2,4%, grazie al notevole contributo dell’eolico. Dati, questi, che fanno ancora ben sperare per il futuro.

Un’importante soluzione green che è emersa dal dibattito, è quella dell’installazione delle cosiddette smart grid, o griglie intelligenti, reti di informazione che affiancano la rete di distribuzione elettrica, per evitare i diffusissimi sprechi energetici, ridistribuendo gli eventuali surplus di energia in altre aree.

A sostegno della leadership della nostra regione nel campo delle fonti rinnovabili, è intervenuto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il quale, ancora una volta, ha esposto il suo impegno a favore di un’economia e una gestione del territorio pro-ambiente, spesso sostitutiva della mancanza di direttive statali.

Il Governatore, a supporto delle proprie idee, ha dichiarato di voler evadere definitivamente dalla «dittatura» dei combustibili fossili, adottando un regolamento che faccia dotare ogni edificio della città di Bari, di pannelli solari, un tipo di fonte energetica assolutamente non inquinante, naturale e con costi recuperabili nel giro di pochi anni. Un’affermazione forte e coraggiosa.

Per correre più velocemente dell’orologio climatico, bisogna che dalla green economy si passi alla greening the economy, ovvero a una trasformazione dell’economia e a una nuova concezione della crescita che, abbandonando il vecchio parametro quantitativo con cui veniva misurata, possa essere valutata e apprezzata per il suo aspetto qualitativo.

 

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Muzzicycle, la bicicletta che viene dai rifiuti

Arriva dal Brasile la eco-bicicletta ( 140 dollari ) messa a punto da Juan Muzzi, interamente costruita con varie tipologie di plastica recuperata, ma capace di garantire flessibilità e stabilità

(Rinnovabili.it) – Che succede se tutti i rifiuti di plastica vengono impiegati per costruire una bicicletta? Succede che da una parte c’è un’impresa che lavora e cresce, dall’altra un ambiente più sano e pulito. L’idea nasce in Brasile e ad avere questa grande intuizione è stato Juan Muzzi, un uomo che in molti definiscono un artista e un inventore, che ha iniziato a raccogliere bottiglie e altri scarti in plastica per le strade di San Paolo, per poi assemblare tutto il materiale “recuperato” e dargli la forma di una bicicletta: la Muzzicycle. La due ruote messa a punto da Muzzi si ispira alla struttura ossea del corpo umano ed ha per questo una struttura flessibile e leggera allo stesso tempo, oltretutto priva di saldature. Elemento distintivo è il telaio monopezzo creato da Muzzi: costituito da pareti spesse, ma vuote al loro interno, è difficile da piegare o da rompere proprio grazie alla miscela di plastiche riciclate da cui è costituito.

La novità è che, iniziata come una sfida rimasta però allo stato prototipale a causa dell’assenza di finanziatori, oggi il Sig. Muzzi è riuscito ad ottenere un ingente finanziamento da una banca Uruguaiana, potendo avviare così la produzione in serie. Un mezzo due volte amico dell’ambiente, dunque, che attualmente è possibile acquistare su internet a circa 140 dollari. Sul sito dedicato è possibile monitorare un contatore che informa in tempo reale sulle bottiglie di plastica recuperate, attualmente 15.840.600, che sono state trasformate in 132.000 biciclette, con risparmi notevoli in termini di emissioni.

rubrica a cura di

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Solare termodinamico ( Econota 76 )

gennaio 31, 2012

Le origini tutte italiane del solare termodinamico 

by Cesare Silvi (  Rinnovabili.it )

Dalle invenzioni di Alessandro Battagli e Giovanni Francia Pionieri all’attualità del solare termico a concentrazione.

La macchina solare di Augustine Mouchot, la più grande del tempo, esposta alla Mostra universale di Parigi del 1878 (Butti and Perlin, 1980).

Tra i pionieri italiani degli ultimi 200 anni nel campo del solare termico a concentrazione o solare termodinamico o STC (Solare Termico a Concentrazione), spiccano le figure di Alessandro Battaglia (1942 – n.d.), il cui lavoro è stato riscoperto dal GSES nel 2008, e Giovanni Francia (1911 – 1980), conosciuto come il padre delle centrali solari termoelettriche e del quale cade quest’anno il 100mo anniversario della nascita. Le loro invenzioni sono tornate di grande attualità, come vedremo in seguito, a partire dalla metà degli anni 2000. I sistemi STC sono riconducibili, in relazione alla configurazione specchi/ricevitori, a quattro tipologie, usualmente identificate con i termini: a) parabolici lineari o a trogolo; b) lineari fresnel; c) disco parabolici; d) a torre centrale.

Al fine di connotarne alcune importanti caratteristiche funzionali si propone di raggruparli anche in altre due tipologie, una prima, sistemi STC con specchi curvi, e una seconda, sistemi STC con specchi piani o quasi piani. Tale inquadramento dovrebbe essere di aiuto per una più facile comprensione di quanto si va ad illustrare di seguito.

 Il primo vapore prodotto con il calore del sole e Alessandro Battaglia (1842 – n.d.)

Nel 1878 Augustin-Bernard Mouchot (1825-1912) espose all’Esposizione Universale di Parigi la sua macchina solare, ricordata nei libri di storia per essere la prima e la più grande a produrre vapore ad alte pressioni e temperature dal calore del sole. Si trattava di un grande specchio tronco conico di circa 20 m2, che rifletteva la radiazione solare su una caldaia o ricevitore posto al centro dello stesso specchio e con questo solidale nell’inseguire il sole.

Questa macchina, che al tempo attrasse l’attenzione di tutto il mondo per il sibilo del vapore solare in uscita dalla caldaia, fu oggetto di puntuali critiche di Alessandro Battaglia (1842 – n.d.), un pioniere italiano del solare, ingegnere, riscoperto nel 2008 dal GSES. Nel 1884 le critiche di Battaglia a Mouchot, esposte nella relazione “Sul modo e sulla convenienza di utilizzare il calore solare per le macchine a vapore”, furono presentate dal fisico Eugenio Semmola durante una riunione accademica dell’Istituto di Incoraggiamento di Napoli.

Secondo Battaglia l’invenzione di Mouchot non avrebbe portato grandi risultati. A causa del movimento solidale di caldaia e specchio, sia l’uno che l’altro non potevano che avere dimensioni limitate, quindi inadeguate a raccogliere l’energia solare nelle quantità necessarie per i moderni processi industriali. Inoltre la caldaia, essendo esposta all’aria, reirraggiava verso l’esterno l’energia che lo specchio vi aveva concentrato. Per superare questi limiti Battaglia propose di separare la caldaia dallo specchio e tradusse questa sua innovativa soluzione concettuale, per la quale ricevette il plauso dell’Istituto di Incoraggiamento di Napoli, nell’invenzione del “Collettore multiplo solare”, illustrato nei disegni del relativo brevetto, registrato nel 1886 e conservato presso l’Archivio Centrale delle Stato.

 

Fig. 3 – Pianta e sezione del Collettore multiplo solare, 1886 (da Archivio Centrale dello Stato).

Non sappiamo se Battaglia abbia mai sperimentato un Collettore multiplo solare, come gli fu raccomandato dal fisico Semmola, né sappiamo se la sua invenzione fu notata da altri studiosi. 

( Constatiamo però che la “ grande vocazione Italiana alle invenzioni geniali “ rimane sempre intatta ! )

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

Ricerca italiana da copertina 

 by Intelliscienza di Paola Caruso  ( fonte Nova24 – Il Sole 24 Ore )

 

Valorizziamo gli scienziati di casa nostra. Non per spirito di autocelebrazione, ma per merito. Un merito riconosciuto a livello internazionale. Se la ricerca italiana dà ottimi risultati, perché non metterla in primo piano? E’ questo che ha pensato Nature Photonics, quando ha deciso di dedicare la copertina di novembre (foto) a uno studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova.
«Abbiamo scoperto di essere in copertina per caso – dice Enzo Di Fabrizio, direttore del dipartimento di nanostrutture dell’Iit – quando abbiamo visto la pubblicazione». Questa è la seconda copertina in meno di due anni che Nature Photonics riserva ai laboratori di Genova. Segno che in Italia la sperimentazione scientifica cresce, nonostante gli investimenti limitati, con risultati di tutto rispetto. 
L’immagine patinata sul grigio-azzurro ha un certo appeal. «Si tratta di una copertina artistica – commenta Di Fabrizio – disegnata dai grafici della rivista e ispirata alle strutture prodotte da noi. La copertina dell’anno scorso, invece, era una nostra fotografia».

A guadagnarsi il “primo piano” è una ricerca su nuovi materiali superidrofobici (idrorepellenti), descritti da Edoardo Boncinelli in un recente articolo sul Corriere. I composti superidrofobici sono solidi e le loro superfici si comportano come le foglie di loto: non si bagnano e non trattengono nanogocce di liquido. «L’effetto della foglia di loto si vede a occhio nudo – aggiunge Di Fabrizio – quindi è facile da rappresentare con una bella immagine».

Per l’Iit questo successo scientifico è da aggiungere alla lunga lista di lavori eccellenti. A settembre, per esempio, il dipartimento di nanochimica dell’istituto ha pubblicato su Nature Materials uno studio sulla sintesi di nanocristalli “autoassemblanti”, da impiegare nel fotovoltaico. Queste nanoparticelle hanno la forma di stelle a otto punte in 3D (foto) e sono in grado di auto-organizzarsi in maniera gerarchica a formare strutture più complesse. Quando si trovano in soluzione (in determinati solventi). «In pratica, si comportano come le proteine che compongono il collagene», dice Liberato Manna, direttore del dipartimento di nanochimica dell’Iit.

 

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Un ecosistema domestico chiamato ” Microbial Home ” ( Econota 72 )

dicembre 12, 2011

Microbial Home, un ecosistema chiamato casa

Dall’Olanda una sfida : soluzioni progettuali convenzionali per creare un modello abitativo in cui sottoprodotti non sono più rifiuti ma energia per gli altri sistemi domestici

Alla Settimana del Design Olandese ha fatto il suo debutto l’ultima evoluzione concettuale (e tecnologica) di un modello abitativo green ed energicamente autosufficiente. Il merito va alla Philips, la celebre azienda di elettronica, che per l’occasione ha presentato in anteprima la propria Microbial Home, un vero e proprio ecosistema domestico in grado di sfruttare processi biologici per abbattere i comuni sprechi domestici e convertirli in energia.  Nel progetto la casa è interpretata come un sistema integrato ciclico in cui l’output di ogni funzione è l’input di un’altra, una sorta di macchina biologica capace di filtrare, elaborare e riciclare ciò che convenzionalmente viene considerato un rifiuto come gli scarichi, le acque reflue o gli scarti alimentari.

 “I progettisti hanno l’obbligo di esplorare soluzioni che siano per natura meno energivore e inquinanti”, afferma Clive van Heerden, Senior Director of Design presso la compagnia. “Abbiamo bisogno di spingerci a ripensare completamente come funzionano gli elettrodomestici, come le case consumano energia e come intere comunità possono unire le risorse”.

 Microbial HomeAlveare UrbanoBiolightpaternoster

Il fulcro del progetto è il Bio-digester Island, un impianto che raccoglie i rifiuti solidi degli scarichi sanitari e gli scarti alimentari e li converte in metano grazie all’attività metabolica dei batteri. Il biogas risultante dal materiale organico decomposto si presta ad alimentare una serie di concept legati all’isola, come i fornelli della cucina, le luci e il riscaldamento dell’acqua, mentre il residuo dei fanghi disidratati dal digestore può essere rimosso e utilizzato come compost. “Bio” è anche il nuovo concetto di dispensa progettata come un sistema in grado di mantenere vivi gli alimenti freschi grazie a processi naturali come il raffreddamento evaporativo. Completamente integrata nel tavolo da pranzo sfrutta il calore del biometano generato dall’Isola per innescare un meccanismo di evaporazione che conserva frutta e verdura a diverse temperature.

Sulla stessa linea, il sistema di illuminazione Bio-light che sfrutta il fenomeno della luminescenza per produrre luce a basse temperature. Il progetto mostra una parete di celle di vetro contenente una coltura di microorganismi bioluminescenti capaci di una morbida luce verde; ogni cella è collegato alle altre tramite tubi in silicio per trasferire il materiale nutritivo, a sua volta ottenibile dai fanghi dal digestore. In alternativa il modulo può essere riempito con proteine fluorescenti che emettono frequenze di luce diverse.

Nello speciale ecosistema domestico non possono mancare l’Alveare Urbano e il Paternoster plastic waste up-cycler, un trita-rifiuti vivente che sfruttando le capacità di particolari miceti è in capace di scomporre e metabolizzare i rifiuti plastici “Ci vogliono diverse settimane per degradare la plastica. Nelle ultime fasi del ciclo i materiali sono esposti alla luce solare (tramite un diaframma) e all’aria permettendo al fungo di germogliare”.

( fonte: Rinnovabili.it )

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 Giappone: i reggiseni si trasformano in biofuel

 

Una curiosa iniziativa giapponese sta suggerendo alle donne di “donare” la propria biancheria intima contribuendo così alla produzione di RPF.

( Rinnovabili.it ) La nuova tendenza per la produzione di biocarburanti ad uso industriale arriva dal Giappone, dove le donne sono state invitate a raccogliere la propria biancheria intima, primi tra tutti i reggiseni, e donarli per una causa green. Per portare avanti questo curioso progetto hanno unito le forzela Triumph International, produttrice di biancheria intima, e la Wacaol che stanno suggerendo alle giapponesi di  contribuire a salvare l’ambiente semplicemente disfandosi della biancheria che non utilizzano più.

Le due società stanno infatti raccogliendo i reggiseni e procedendo all’estrazione del metallo, della carta e del tessuto per poi trasformarli in biofuel (RPF- refuse paper and plastic fuel) adatto all’alimentazione di caldaie industriali e generatori.

La campagna ha fino ad ora raccolto 380mila reggiseni per un totale di 32 tonnellate di  RPF con un rendimento paragonabile a quello derivante dalla combustione del carbone, ma a minor costo. Il RPF può peraltro essere prodotto partendo da diversi materiali di scarto tra cui carta plastificata, pellicola e PET. Oltre a raccogliere la biancheria in Giappone la Wacaol ha esportato l’iniziativa nei suoi negozi di Taiwan attraverso il programma che, oltre a rappresentare un’iniziativa di riciclaggio e raccolta differenziata, si sta trasformano anche in un beneficio ambientale.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

 

Più attenzione e cura per l’acqua, nota informativa ( Econota 68 )

ottobre 28, 2011

Più cura per l’acqua, bene universale ( by Villaggio Globale )

La risorsa idrica ha anche un ruolo di mitigazione della pericolosità idraulica dei corsi d’acqua e di lotta alla desertificazione. Trascurato il settore delle acque sotterranee

Di recente è stato pubblicato il parere del Comitato delle Regioni (CdR) europee sul «ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua».

Le raccomandazioni del Comitato auspicano il rafforzamento delle politiche d’indirizzo in tema di risorsa idrica, di mitigazione della pericolosità idraulica dei corsi d’acqua e di lotta alla desertificazione. Nella sua articolazione il documento avrebbe potuto approfondire di più il settore delle acque sotterranee di estrema importanza per molte zone di pianura e carsiche. Ma esaminiamo con cura.

Il Comitato è l’assemblea politica che dà voce agli enti regionali e locali nell’elaborazione delle politiche e della legislazione dell’Unione europea (Ue). Il Comitato è consultato dagli organi dell’Ue ogniqualvolta siano avanzate proposte riguardanti settori con implicazioni a livello regionale o locale. Il parere del Comitato, sollecitato dalla Presidenza ungherese dell’Unione, pone la condivisione delle responsabilità e la quantificazione degli obiettivi al centro della strategia per un uso sostenibile delle risorse idriche. L’argomento riveste un grande interesse strategico per le scelte politiche e programmatiche e per la definizione di modelli di sviluppo durevoli che determinano forti ripercussioni socio economiche a livello globale.

Secondo le stime di Marie-Laure Vercambre, a capo del Programma per l’Acqua di Green Cross International, 900 milioni di persone vivono senza un accesso sicuro all’acqua potabile e un terzo della popolazione mondiale vive in Paesi sottoposti a stress idrico o riceve inadeguate quantità di precipitazioni annuali. L’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che ogni anno muoiono, per cause legate alla mancanza di acqua, tra i cinque e i dieci milioni di persone. Stime coerenti con quelle valutate da Umberto Fratino, consulente per la stesura del parere, secondo il quale il 50 % della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua con qualità analoga a quella disponibile ai cittadini dell’antica Roma più di 2000 anni fa; egli indica che il 2/3 della popolazione mondiale nel 2025 soffrirà di mancanza idrica.

Il tema dell’acqua è affrontato nelle raccomandazioni del CdR sia in termini di risparmio della risorsa idrica e riuso di quella non convenzionale, sia in termini di gestione del rischio idrogeologico legato al cambiamento dei regimi di precipitazioni (che innescano alluvioni e frane) e all’innalzamento del livello del mare (che accelera i processi di erosione costiera). In tale contesto il Comitato rivendica un ruolo fondamentale nella gestione consapevole dell’acqua considerando la stessa un patrimonio limitato dell’umanità non assoggettabile a logiche di mercato e alle regole della concorrenza facendo propria la risoluzione Onu del 28 luglio 2010 che dichiara l’acqua, un diritto umano universale inviolabile.

Le raccomandazioni politiche del Comitato rivolte all’Ue auspicano il rafforzamento delle politiche d’indirizzo in tema di risorsa idrica, di mitigazione della pericolosità idraulica dei corsi d’acqua e di lotta alla desertificazione. Indica nell’adozione di nuovi strumenti di regolamentazione, da definire a scala di bacino idrografico, la possibilità di individuare chiari e precisi obiettivi di efficienza per ogni settore di attività che dipende fortemente dall’acqua (domestico, processi produttivi, agricoltura, turismo, idroelettrico e acquacoltura).

Il documento richiamando il concetto di bacino idrografico, introdotto nella normativa italiana con la Legge 183/89, impone l’adozione di un approccio transfrontaliero per la gestione delle acque con il coinvolgimento attivo delle autorità europee, nazionali, regionali e locali. Infatti, s’intende per bacino idrografico la porzione del territorio dal quale le acque pluviali o di fusione delle nevi e dei ghiacciai, defluendo in superficie, si raccolgono in un determinato corso d’acqua e il territorio che può essere allagato dalle acque del medesimo corso d’acqua compresa le aree terminali come le foci in mare: il bacino idrografico si estende senza continuità di soluzione dalle montagne, dove sgorgano le sorgenti che danno origine ai fiumi, fino al mare.

Sono posti tra gli obiettivi per la riduzione del consumo della risorsa idrica iniziative sia a livello di singolo edificio, quale l’integrazione della direttiva sulle prestazioni energetiche dei fabbricati con l’iniziativa della Commissione sulla Water Efficiency in Building, sia per interi comparti di attività produttive, quale l’introduzione di azioni normative che definiscano, per differenti settori di attività e secondo le caratteristiche dei singoli Stati membri, il corretto recupero e riutilizzo delle risorse idriche. Aspetti importanti sono trattati con riferimento alle proposte circa la nuova Politica agricola comunitaria con azioni atte a favorire il risparmio idrico in agricoltura attraverso l’adozione di strumenti economici e fiscali che favoriscano il ricorso a colture ad alta efficienza (best crop per drop) e tese alla conservazione e al recupero ambientale del territorio agrario. Azioni queste volte a incentivare il mantenimento delle aree boschive e delle zone umide e a limitare i fenomeni di degrado e di erosione del suolo oltre che a contenere l’emungimento dalle falde idriche sotterranee che, nelle aree costiere, determina l’intrusione dell’acqua marina con conseguente compromissione dei suoli attraverso il processo di salinizzazione, sicura deriva verso la desertificazione.

In una ben precisa definizione della politica in materia di acqua, che individua in tre aspetti i fondamentali su cui basarsi: accumulo, ritenzione e drenaggio, ritengo che il documento avrebbe potuto approfondire di più il settore delle acque sotterranee di estrema importanza per molte zone di pianura e carsiche. Gli acquiferi sono veri e propri serbatoi della risorsa idrica, che se ben conosciuti e gestiti, rappresentando per quelle aree vulnerabili ed esposte ai processi di desertificazione le vere riserve strategiche.

Il testo della raccomandazione, trattando un tema così importante per la vita e lo sviluppo socio economico, è molto articolato e pieno di spunti sui quali sviluppare le politiche per la gestione della risorsa e la tutela e salvaguardia della vita; si sottolinea fortemente il ruolo chiave che svolgono gli enti regionali e locali nel raccogliere i dati ambientali e propone la trasformazione dell’attuale Osservatorio europeo della siccità in Osservatorio idrico europeo. Sarebbe auspicabile, per quelle regioni con risorse idriche sotterranee prevalenti e che per anni hanno preferito la logica dei condoni e delle sanatorie dei pozzi per acqua alla più razionale ed efficace politica delle autorizzazioni controllate, avviare Osservatori delle acque sotterranee che possano dare, mettendo a sistema la mole di dati già disponibili negli archivi, un quadro aggiornato dello stato qualitativo e quantitativo di quelle riserve strategica che sono le falde sotterranee in grado di accumulare e restituire in maniera controllata grandi quantità di acqua.

Rimarcando il ruolo degli enti locali e regionali, nella fruizione in modo diretto di risorse economiche derivanti dai limiti di emissione dei gas serra per finanziare i programmi d’intervento locale di lotta al cambiamento climatico, il Comitato s’impegna a utilizzare quota parte di tali risorse per attivare azioni tese a rafforzare negli individui la consapevolezza del valore intrinseco dell’acqua anche avviando campagne d’informazione e educazione ambientale, già dalla scuola dell’infanzia. Il documento conclude con auspici e un orizzonte temporale per realizzarli rappresentato dal 2020, questo anche in relazione a quanto richiesto dall’attuazione della direttiva 2000/60/CE. In tale data sono posti importanti traguardi che necessitano di verifiche intermedie al fine di essere certi che le strade intrapresa siano realmente in grado di far raggiungere tali obiettivi. Si prefigge l’incremento del 20 % del risparmio idrico in tutti i settori d’uso; l’aumento del 20 % dei corsi d’acqua oggetto di rinaturalizzazione anche per un miglioramento della loro sicurezza idraulica; l’aumento del 20 % del volume di acqua a oggi riutilizzato e/o riciclato nelle attività agricole e industriali.

Di Antonello Fiore

 

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

 “Skataz”, il pattino a prova d’ambiente ( prototipo ancora in fase di sviluppo ) – By Rinnovabili.it

Dopo lo skate arrivano i pattini elettrici, un nuovo metodo di trasporto eco-friendly che ci fa ritornare all’infanzia

Quale modo migliore di muoversi senza inquinare, se non quello di lasciare a casa la propria auto ed affidarsi solo all’energia delle proprie gambe? Per chi non è ancora un bike-addicted, ma preferisce spostarsi in giro per la città senza fare troppa fatica, arriva Skatz, il primo pattino in linea elettrico. Dopo le due ruote elettriche e il monopattino a batterie anche per gli amanti dello skating arriva la versione “comoda” ed eco-friendly grazie all’idea dell’inventore Iya Kaganovic, che sta lavorando su questo concept dal 2007.

I pattini in realtà sono ancora in fase di sviluppo: l’attuale modello può raggiungere una velocità massima di 13,5 miglia orarie grazie all’impiego di batterie ricaricabili agli ioni di litio che permettono una durata della modalità elettrica di circa 30 minuti (molto dipende dal peso del pattinatore). Relativamente poco ingombranti e dall’aspetto un po’ retro, gli Skatz sono realizzati in materiale composito leggero e resistente e, piccolo neo, vengono “accesi” tramite telecomando collegato alla base.

rubrica a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Nucleare, conviverci o fuggirne: questo è il dilemma ( Econota 56 )

aprile 28, 2011

Questa rubrica, curata dall’amico prof. Paolo Broglio, rappresenta uno dei fiori all’occhiello di questo blog. L’econota di oggi tratta un argomento molto di attualità: dopo i fatti di Fukushima il nucleare deve essere accantonato definitivamente, oppure no? L’argomento è serio, ma i nostri politici ne colgono solo l’aspetto strategicamente loro più conveniente nel tentativo di creare consensi attraverso gli scontri ideologici. Viviamo un’era dove le chiacchiere diventano sempre più superflue e dannose: il mondo, per effetto della globalizzazione avanza, cresce ed aumenta in modo esponenziale il fabbisogno di energia per soddisfarne la domanda… per cui occorre agire con celerità, buon senso e cognizione. L’articolo segnalatoci oggi dal prof. Broglio, a firma Andrea Masullo, fonte Rinnovabili.it, relativo ad un recente convegno sul tema tenutosi recentemente a Roma, è interessante ed esaustivo. Leggetelo con attenzione e traetene le conclusioni.

Nucleare: futuro o passato? (more…)

Quantum Dot, triplicano l’efficienza del solare( Econota 53 )

marzo 22, 2011

Molecole organiche per triplicare l’efficienza del solare Quantum Dot

 

Alla Stanford si investigano le nanostrutture per ottenere un miglioramento nelle prestazioni della tecnologia fotovoltaica

(Rinnovabili.it) – Se solo fossimo in grado di sfruttare il sole in maniera economica ed efficiente i suoi raggi ci fornirebbero più energia di quella di cui necessitiamo. Per rendere possibile tutto ciò la ricerca non conosce tregua, come dimostra il lavoro condotto alla Standford University. Nei laboratori di ingegneria chimica dell’ateneo un gruppo di scienziati ha scoperto che l’aggiunta di un singolo strato di molecole organiche a una cella solare in semiconduttori nanocristallini è in grado di triplicarne l’efficienza. (more…)

Energia liquida sfruttando la fonte solare ( Econota 47 )

gennaio 23, 2011

Dai raggi del sole ‘l’energia liquida’ del futuro

( Dal California Institute of Technology )
In un vecchio elemento il segreto per un nuovo reattore, capace di sfruttare l’energia solare per produrre syngas e aprire così nuove frontiere alla generazione su larga scala di combustibili rinnovabili

 Un prototipo di reattore in grado di creare “energia liquida” sfruttando la fonte solare. Un reattore semplice che imitando il comportamento delle piante riesca a sfruttare i raggi luminosi per la produzione di syngas a partire da acqua e CO2. Non si tratta di una speranza per il futuro o di un’idea tutta da dimostrare, ma del lavoro condotto da un team di scienziati presso il California Institute of Technology. “Ci troviamo di fronte ad un grande problema energetico e dobbiamo pensare in grande” ha commentato la Professoressa Sossina Haile a capo del gruppo di ricerca. Il progetto avviato dall’istituto californiano ha superato brillantemente la fase di laboratorio. Alla base del successo un metallo, il cerio, facilmente reperibile e comune come il rame e pertanto anche poco costoso, al contrario del platino normalmente impiegato come catalizzatore energetico. “Non ci sono costi proibitivi nel nostro progetto” ha riferito la Haile “E c’è un’abbondanza di cerio a disposizione di questa tecnologia dando così un importante contributo al settore globale del rifornimento di carburanti”.

Entrando nello specifico il reattore utilizza uno specchio parabolico per concentrare i raggi solari all’interno della camera di reazione dove il cerio catalizza la rottura delle molecole d’acqua e di anidride carbonica. L’ossido di cerio riscaldato riesce a guidare gli atomi di ossigeno al di fuori del proprio reticolo cristallino. Raffreddando gli elementi si ha come risultato l’estrazione delle molecole di ossigeno e quindi la produzione idrogeno e di monossido di carbonio. “Il trucco è l’ossido di cerio, è altamente refrattario” ha dichiarato la Haile “ma mantiene ancora questa enorme capacità di liberare ossigeno. Può arrivare a perdere un ottavo delle sue molecole di ossigeno”. Secondo i primi calcoli un reattore di questo tipo posizionato sul tetto di un’abitazione potrebbe generare una media di tre galloni di carburante al giorno, per poi essere utilizzato per alimentare i mezzi di trasporto o per lo stoccaggio dell’energia solare, garantendo un’importante riserva di combustibile da impiegare nei momenti di picco della domanda energetica. Il team si dovrà ora impegnare su una serie di miglioramenti del sistema primo fra tutti il perfezionamento dell’isolamento, una mossa semplice da cui ci si aspetta però addirittura la triplicazione dell’efficienza energetica.

fonte: Rinnovabili.it

  

La pillola eco-impegnata di Paolo Broglio,  ovvero quelli che fanno “……o almeno ci provano

 

6 Casi di Green Energy da osservare e valutare

by Pham Diane

Innovazioni nel settore dell’energia verde vengono proposte in tutto il mondo. Esse  cercano alternative sostenibili al petrolio e al carbone. Il 2010 è stato un anno proficuo con prodotti, scoperte, idee e particolarmente brillante quando si tratta di vento e energia solare : dalle  turbine in grado di triplicare la produzione di energia a scoperte per ridurre i costi di produzione di celle solari a turbine eoliche a prezzi accessibili orientate al consumo quotidiano.

1) PER LA PRIMA VOLTA L’ENERGIA SOLARE RISULTA PIU’ CONVENIENTE DELL’ENERGIA NUCLEARE 

energia solare è più conveniente che nucleare per la prima volta

 2 ) TURBINE INNOVATIVE DI TERZA GENERAZIONE POTREBBERO STIMOLARE ENORMEMENTE LA PRODUZIONE DI ENERGIA

 “Lens Wind” Turbine potrebbe stimolare 3X generazione di energia

3) SCOPERTE CELLE SOLARI EFFICIENTISSIME A BASSO COSTO

 80% in meno celle solari Switch Oro per il nichel

 4 ) UNA TURBINA PER TUTTI A PREZZO CONVENIENTE

 a prezzi convenienti, efficienti turbina Honeywell Hits scaffali il mese prossimo!

5 ) CALORE PER LA VOSTRA CASA GRATUITO CON IL “TETTO DI VETRO “

calore la vostra casa con tetto di vetro Beautiful Energy Tiles Soltech

 

6 ) IL PIU’ GRANDE ACCUMULATORE DI ENERGIA SOLARE A SALI FUSI DEL MONDO

a cura di:

Paolo Broglio

Famiglie  d’Italia

Guerrilla Making: la guerrilla del fare e dell’insegnare a fare giardinaggio ( Econota 38 )

novembre 7, 2010

GUERRILLA MAKING, L’EVOLUZIONE DELLA GUERRILLA GARDENING 

( rivoluzione, soprattutto se si coinvolgono più persone possibili )

Oggi parlare di ecologia e ambiente va molto di moda: In alcuni casi dalla teoria si passa alla pratica riuscendo a concretizzare quanto si dice. È successo con i Guerrilla gardening negli anni ’70. Adesso non basta più, è necessaria un’evoluzione. La “guerrilla” del fare e dell’insegnare a fare è la vera rivoluzione, soprattutto se si coinvolgono più persone possibili. (more…)

-30% Gas Serra nel 2020: lo chiede l’Europa (Famiglie d’Italia news )

luglio 16, 2010

” Germania, Francia ed Inghilterra unite in nome del Pianeta lanciano un appello tramite i maggiori quotidiani dei rispettivi paesi. L’Europa deve orientarsi verso una riduzione delle emissioni del 30% “.  A seguire proporrò un articolo pubblicato da Rinnovabili.it, articolo in linea con la maggior parte di quelli apparsi sulle varie testate inerenti all’argomento… una cosa però mi pare  giusto evidenziare e che a quanto pare la maggior parte dei media dimentica: gli allevamenti di bestiame sono tra le cause primarie dei gas serra ( solo la flatulenza degli animali da macello incide per ben un 18 % sul tasso atmosferico di Co2, contro un 13% delle emissioni ” fumogene ” ), per cui qualche rimedio penso che possa passare anche da una nuova cultura alimentare che preveda una diminuzione del consumo sfrenato della carne a favore di prodotti alternativi che il mercato, ultimamente, sta cominciando ad offrire con maggiore impegno e serietà ( vedi Muscolo di Grano , per esempio ). Quanto affermato fa parte di una precisa campagna di informazione che questo blog sta attuando da tempo, perché è nella sana alimentazione che si risolvono a priori la maggior parte delle problematiche esistenziali future. (more…)

Energia dalle microalghe: la ricerca guarda al futuro ( Econota 15 )

aprile 17, 2010

In un futuro prossimo le microalghe, organismi responsabili di circa il 50% della fotosintesi sulla terra e impiegate attualmente nella cosmetica, nella farmaceutica e nella biochimica verde, potranno essere utilizzate anche per produrre energia rinnovabile.  

Un campo di applicazione a cui Esae ( spin-off dell’Università degli Studi di Milano- www.esaesrl.com ) guarda con interesse. Fino ad oggi le microalghe sono state una risorsa poco sfruttata: infatti… (more…)