Posts Tagged ‘Sabrina Parini’

Mamme a tutti i costi, ma è così bello adottare un bambino

luglio 5, 2014

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Un buon motivo che, al solito, è un fiume di denaro… Per far nascere un bambino da fecondazione in provetta si fa il sacrificio, cioè la morte, di decine di embrioni, cioè di decine di bambini. Un business da miliardi e miliardi di dollari. Da venticinquemila a quarantamila dollari per comprare il bebè su misura. Diciamo la verità: oggi la scienza e la tecnica ci stanno proprio viziando. Se puoi permettertelo on un volo raggiungi l’altra parte del mondo in poche ore. Puoi parlare con chi vuoi, in qualsiasi istante, usando il telefono cellulare. Puoi cambiare faccia perché la tua non ti piace più con un buon chirurgo estetico. Puoi accedere a milioni di informazioni in pochi secondi navigando in Internet…

… e puoi essere mamma a tutti i costi, anche se hai raggiunto i cinquanta e passa anni, con la fecondazione artificiale. Il menù è estremamente ricco, si può scegliere la donatrice dell’ovulo, il donatore dello sperma, si può scegliere l’utero in affitto, insomma, gli acquirenti non devono fare nulla. Poco importa che il seme impiegato non sia quello del marito. Importa ancora meno se l’utero utilizzato non è quello della mamma vera e propria, ma preso in affitto da una parente o da un’amica, se non da una sconosciuta, come si fa con la casa al mare. Eliminare coloro che sono portatori di una malattia genetica identificabile con questa tecnica diventa necessario.Quello che succede in queste cliniche degli orrori non ha nulla da invidiare ai campi di sterminio nazisti o ai gulag: “Tutti gli embrioni che ad una prima analisi non corrispondono alle richieste fisiche dei clienti, o che rivelano una malattia genetica vengono eliminati”. A parte scegliere, pagare, e ritirare il pacco dopo nove mesi. Con questa risolutiva sembra che tutti facciano la fila per avere il bambino dei loro sogni, perché è questo che vogliono un bambino su misura,per non parlare di quelli che arrivano dall’ estero… infatti ormai il business si è diffuso su larga scala ”tra richiedente e genetisti”. Tutto è possibile, quindi tutto è lecito, dicono. Non c’è da scandalizzarsi, assicurano i  “benefattori della maternità”.

Non è difficile pensare quanto possa fare gola un giro d’affari del genere in Europa. In quanti stanno premendo per l’approvazione di leggi che svincolino definitivamente la fecondazione eterologa e l’eliminazione degli embrioni di scarto? In quanti stanno lavorando dietro le quinte per affermare il “diritto al bambino”, cioè il diritto a comprarsi un essere umano? Dopotutto l’adozione per le coppie omosessuali tende a questo risultato. Alla nascita del pargolo, poi, TV e stampa si precipiteranno a raccontare il miracolo laico, a decantare le virtù di una tecnica che appaga ogni desiderio di maternità, anche in donne non più fertili, a celebrare le doti professionali di quel medico che dispensa felicità alle coppie disperate… Tutto sembra bello, giusto, idilliaco: a guardare quella creatura, concepita tra provette e siringhe, quasi ci si commuove. Oltre a ciò, a costo di dispiacere, si può ricordare che non sta scritto da nessuna parte che è lecito ricorrere ad ogni mezzo pur di avere un figlio. E a costo di dispiacere ancor di più, diciamo con franchezza che spesso, dietro un esasperato desiderio di maternità, non c’è vero amore per la creatura che verrà, come molti sostengono con toni persuasivi e “buonisti”, tanto in voga oggi. Matrimoni gay, adozioni gay, eterologa, reato di omofobia, utero in affitto… sono già realtà in diversi paesi, una realtà che sta cercando di penetrare anche in Italia. 

Elton

E quindi come garantire il diritto al bambino? Semplice, basta importare il metodo americano in Europa, basta passare dal dottor Bentipensa di turno. Cliniche che si fanno pubblicità con Elton John e il suo compagno, che hanno acquistato di recente un secondo bambino,non si pongono scrupoli al BISNESS. Aldilà dell’intelligenza, c’è un’altra legge di vita che domina anche la ragione. È l’affetto per il proprio simile, la difesa del debole, la compassione per quelli che soffrono, e il rispetto senza limitazioni per gli sconosciuti, per coloro che sono lontani, e per coloro che ci sopravviveranno su questa terra.

Di fronte a questo scenario tragico e mostruoso, si alza una sola voce di protesta, seppur derisa e ignorata: quella della Chiesa, da sempre paladina delle cause dei più deboli ed indifesi. E questa voce ci ricorda un dato di una evidenza banale: se una coppia non può avere un figlio proprio, potrà sempre adottarne uno. Perché allora non promuovere lo strumento dell’adozione e fermare quest’ecatombe di embrioni, che silenziosamente, giorno dopo giorno, a centinaia muoiono in fredde provette? Forse perché le adozioni non saranno mai un “business” miliardario, come la fecondazione artificiale? Forse perché i guadagni che ruotano intono a questa tecnica sono troppo alti?

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Oggi, il vero pericolo per l’uomo è nell’ uomo… nello squilibrio sempre più inquietante tra la sua potenza che aumenta, e la sua saggezza che regredisce… Si sta perdendo il lume della ragione, cioè il buon senso che riconosce le evidenze elementari dell’umano in nome dell’individuo avulso dagli altri, solamente preoccupato del proprio benessere.

Sabrina Parini

Donne manager,donne fragili, donne innamorate: la violenza maschile non fa distinzione

marzo 22, 2014

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Donne negate uccise violate, un argomento che apre quasi quotidianamente i telegiornali. In quasi tutte le società tradizionali le donne rispetto agli uomini hanno sempre vissuto situazioni di subordinazione e discriminazione. Quello che accomuna tutte loro è la violenza subita e la situazione di insicurezza in cui sono costrette a vivere. Donne accomunate da un unico sentimento: l’amore. Non necessariamente l’amore verso il proprio partner, ma anche verso la famiglia e la lotta per i propri ideali. La definizione di violenza contro le donne trova nelle differenti culture e nelle diverse parti del mondo accezioni specifiche, pertanto, non esiste una definizione universalmente accettata della violenza contro le donne.

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Solo nel Medioevo, si rammenta il diritto feudale che prevedeva che la terra si tramandasse per discendenza maschile. Le sole eccezioni nell’antica Babilonia e nell’antico Egitto, dove le donne godevano dei diritti di proprietà, e a Sparta, dove amministravano di fatto l’economia, furono dunque fenomeni isolati. Le donne spesso sono indifese, fragili, in balia della cattiveria degli UOMINI che sfocia in violenza… La violenza verrebbe perpetuata al fine di dominare e controllare le donne limitandone la libertà e l’autonomia, questo uso strumentale al controllo sarebbe appreso dagli uomini all’interno di una società maschilista e patriarcale. In una ineguaglianza che nessuno conosce. Pensano di nascosto perché vogliono urlare la verità che si nasconde dietro le porte chiuse. Schiaffi percosse e tanta paura. Nessuno se ne frega. Tante parole comprensione ma solo chi ha vissuto la violenza sa cosa vuol dire. Lacrime lividi ma ferite sull’anima. Donne con il sesso infibulato, donne senza diritto di vivere, donne non libere, una schiavitù esistente un parlare per sapere e da chiudere gettare e far finta di non averlo sentito. La schiavitù apparentemente non esiste è tristemente resa reale da donne che abbiano imparato che il partire da sé e la condivisione dei propri vissuti sono qualcosa di culturalmente e psicologicamente difficile per il maschile, educato tradizionalmente ad occultarsi dietro l’astrattezza, il potere, la chiusura del proprio mondo emotivo, affettivo e persino corporeo. Sono atti, sì sono atti ripetuti con una sconcertante costanza in tutto il mondo, in ogni contesto sociale, all’interno delle mura domestiche, all’esterno, sui luoghi di lavoro… dovunque la solitudine di una donna lasci spazio alla prevaricazione, al silenzio, alla dolorosa sopportazione. L’invisibilità di questo tipo di violenza e la sua “normalizzazione” vengono fotografate da chi non le vive e non le conosce come routine di cronaca! Un fenomeno ancora sommerso che, forse troppo spesso, rimane chiuso proprio tra le pareti di casa. In realtà situazioni come quelle descritte assolvono alla funzione di negare la soggettività della persona anche con disabilità e di esercitare su di essa un potere oppressivo, di sottoporla a controllo e di mantenerla in una posizione di subordine. Tutto ciò non è “normale”, non è “fisiologico”, non è inevitabile. Tutto ciò è violenza. L’ isolamento, amplifica il rischio di subire violenza la portata delle violenze e le loro conseguenze.

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L’uomo violento non è un malato, costui è un uomo che è cresciuto in un ambiente sociale in cui sono contemplati due soli modelli di genere che prescrivono da una parte la remissività e l’obbedienza alle donne e dall’altra l’esercizio della forza e il dominio agli uomini. Va da sé che costui possa mal tollerare di doversi confrontare con donne che, avendo sviluppato una propria soggettività, non corrispondono alle sue aspettative. Ed è esattamente questo il punto: sono proprio i modelli di genere quelli che andrebbero cambiati moltiplicati e non considerati rigidamente prescrittivi. Ciò al fine di lasciare a ciascun uomo e da ciascuna donna la libertà di scegliere un personale modo di esprimere il proprio essere maschile ed il proprio essere femminile.Se la violenza oramai è un fenomeno culturale, sono i parimenti culturali e alcune delle barriere che ostacolano il suo superamento. In Italia la violenza in genere sulle donne e quella domestica sono diventati reati specifici, dall’altro far sapere alle vittime che esiste una via d’uscita e che non sono solo vittime passive, è dovere non solo di cronaca ma anche Istituzionale. Emerge dunque un dovere tutelare il quale, “in scienza e coscienza”, è chiamato a salvare il proprio paziente, per quanto piccolo, nascosto ed indifeso egli sia. Le tonalità emerse prevalenti da donne colpite sono state la voglia di cambiare le cose e la solidarietà tra loro e non solo. Nella casa delle DONNE, a chi ce l’ha fatta…. echeggia il sussurrare di tornare a casa con la consapevolezza che esistano alternative alla passività e alla rassegnazione in una piccola magia che scalda il cuore.

Sabrina Parini

Famiglie d’Italia

Ieri, oggi, per sempre: un volo fantastico planando insieme sul magico mondo del Circo

marzo 6, 2014

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Un Tendone al centro, l’ardito di turno si lancia a capofitto, centra la «piscina» e ne esce incolume tra le ovazioni di un pubblico eccitatissimo è lo spirito malandato del vecchio baraccone di periferia, estremizzato e incupito nei colori, ai fini di uno spettacolo totale, urticante, provocatorio ma non per questo meno divertente. L’idea in fondo è quella di ripartire proprio da lì da quando i clown “mettevano paura. Nell’infanzia di ciascuno di noi, c’è sempre stato un momento in cui abbiamo scoperto che i pagliacci erano spaventosi, già fenomeni da baraccone, e le creature bizzarre, affiancandosi, fanno capolino con acrobati, ballerini, funamboli, e”domatori d’insetti”.

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Il risultato è una specie di cabaret gotico, il circo che conserva tanto i caratteri polverosi dello show-prima-della-tv, quanto una proiezione tormentata delle più classiche fantasie horror cinematografiche (gli zombie, i trucchi dark, i ghigni malefici, le pose a effetto). I costumi sono discinti, i trucchi provocanti, e non è un caso che il suo fascino abbia da sempre colpito le sottoculture anglosassoni (quella dark-gothic in particolare, ma anche le tante varianti del dopo-punk di stampo industriale) e i circoli sadomaso propriamente detti. Il circo e le sue creature giocano quindi la carta del vizio, del sordido, dell’equivoco: il tendone ospita al tempo stesso casinò, tavoli da gioco, striptease, concerti, e esibizioni al trapezio, spettacoli di giocoleria, fachirismi e via di questo passo. Pensate quindi a un incrocio tra i locali per spogliarello ottocenteschi e la precarietà trasandata odierna, con tutto quello che ne deriva in termini di propensione al fantastico, all’ignoto, al mostruoso. Ambiente da favola nel puro senso del termine, ma sia chiaro che sempre di favola gotica alternativa si tratta: quello che viene rappresentato è quindi un mondo in disfacimento, decadente, che quasi per necessità si aggrappa al fantastico, di cui subisce però le suggestioni più orrorifiche. La vita è spettacolo. E noi siamo i trapezisti lanciati su una fune a sfidare l’universo. Quale sarà la nostra sorte? Ci faremo risucchiare dal limbo e cadremo o avremo la forza di rimanere in equilibrio? Vivere è avere la forza di trovare la propria strada che conduca con dignità dall’altra parte della fune. Ma c’è sempre l’imprevvisto,la fatalita’che in un attimo puo’bruciare i tuoi castelli di carta e,guardare i tuoi sogni andare in fumo.Impari a vivere l’esperienze belle o,tragiche… Ci arrampichiiamo come equilibristi sugli specchi nell’assurdo,nel ridicolo come poveri pagliacci. Siamo poi sotto l’occhio attento degli spettatori,quelli che guardano,giudicano,che si credono intelligenti filosofi..che si illudono che con le belle parole possono insegnare a vivere..a noi gente normale. Non immaginano, vivendo, che chi impara a saltare,recitare,lotta con unghie e denti ogni giorno per non soccombere. Possiamo dire che abbiam vissuto e non solo guardato vivere gli altri non con la filosofia ma,con dolori e cicatrici. Mangiafuoco allora non è più arte, ma cultura,poiché questo non è inteso come lavoro ma scelta ed insegnamento di vita,il Tendone la casa di tutti,dove ognuno recita la sua parte lasciando qualcosa di sè agli altri.

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E’ lì, che l’amore vince, quasi si volesse prende la rivincita sul grigiore di vite appassite. Chi si stupisce di quanto ho scritto, forse vuol dire che non ha ancora vissuto abbastanza, è giovane e non frequenta ambienti multiculturali e multietnici,forse vuol dire che non sta passeggiando su un palcoscenico ampio. Le persone non si inventano: chi le spara grosse con gli amici al bar, le spara grosse pure qui; chi fa’ l’intellettualone, parlando forbito e con lessico ampio, lo fa’ qui come al lavoro, a casa o a spasso per la città; chi ti racconta tutto di tutti, ed ha piacere ad aggiungere colore ai fatti degli altri, lo fa’ qui come nel cortile di casa o all’oratorio, coi genitori degli amichetti dei figli; chi si diverte a mettere zizzania, non importa fra chi e per cosa, purché ci siano litigi e ci si trovi sempre sulla bocca di tutti, lo fa’ qui come al lavoro o in famiglia. Sarà un caso, ma a parer mio, il primo passo è imparare a capire i propri meccanismi mentali per poter poi passare a mente libera ad analizzare quelli degli altri, e lo scopo è quello di aiutarli a capire se stessi ad interpretare e a dare un perché ai propri comportamenti per arrivare a definire il proprio profilo comportamentale, se uno psicologo desse giudizi, che fine farebbero i pazienti…??? Mi aspetto sempre che, una volta aperti gli occhi tutti imparino a migliorarsi,con impegno per sé e per gli altri . La vera povertà è la perdita della capacità di meravigliarsi e di sondare in profondità la vita e l’umanità, fino a trovarne il senso trascendente, quale che ne sia la condizione, mentale, fisica, sociale.L’esistenza in fondo è un numero da circo come tanti. E’ un tronco d’uomo, senza braccia,rimarremo sempre testimoni viventi di come non esistano vite senza valore. Dio ha mai davvero «voltato le spalle», a nessuno può essere tolta la sua umanità. Nel mentre Il bruco è diventato la farfalla, in questo mondo magico e morbido di velluto non smette di vivere il circo delle roulotte ferme nel parcheggio. E’ e rimane il circo circolare,nella la sua arena stessa.L’articolo è stato scritto,con il consenso da parte della moglie vedova , legittima sulle memorie e l’insegnamento ancor oggi risuonante di un grande uomo di spettacolo quale il Commendatore Paolo Orfei classe 1889.

Sabrina Parini

Adottiamo una famiglia in difficoltà: riparte ufficialmente la campagna

{img_a}… Adottiamo una famiglia in difficoltà… è un’iniziativa che invita ogni famiglia a cui avanzi qualche euro, invece di depositarlo tutto sul proprio conto corrente, ad adottare una famiglia che conosce e che sa che è in difficoltà. Può accompagnarla una volta al mese ad un supermarket ed offrirle la spesa, adottando la formula, per non offendere, ” … a buon rendere, non si sa mai… “. Otterrà due risultati: aiutare chi ha bisogno ed immettere del denaro nel mercato. Questo consentirà di vivere meglio la crisi e di facilitarne una via d’uscita. State certi che ciò che avrete dato non sarà stato sprecato ed, in qualche modo, lo vedrete restituito.

” Adottiamo una famiglia in difficoltà ” è una proposta che non avrà un adeguato appoggio mediaticoma che voi sarete in grado di far conoscere ed apprezzare con il vostro agire e con l’impegno di spargerne parola.  Noi di  Famiglie d’Italia lo ricorderemo ogni giorno da questo blog e voi, in qualche modo, fatemi sapere se l’iniziativa prenderà corpo, usando l’anonimato più discreto…grazie!

Umberto Napolitano

Famiglie d’Italia

Pregiudizio, primo handicap del disabile

gennaio 18, 2014

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Ho cercato di prendere distanza da me stessa per considerare l’handicap in un contesto sociale e culturale più ampio. La mia condizione personale è stata utile a “dar carne” a concetti (come stigma e pregiudizio) comprensibili in tutta la loro portata solo a chi li vive direttamente». L’handicap è spesso vissuto come tragedia singola e individuale, senza passato e senza futuro, non come condizione sociale ed esistenziale più ampia. E mi pare che non ci sia la percezione che la disabilità sia un fenomeno che colpisce la società contemporanea più di quanto sia avvenuto in passato. Lo stigma, ovvero il marchio che lo accompagna, è il primo e più pesante handicap che porta con sé il disabile. Pesa tonnellate, colpisce il soggetto nella concretezza delle relazioni (sentimentali, di amicizia, del lavoro), nella possibilità di potersi realizzare pienamente, anche con un handicap. Poche sono le volontà decise ad affrontare il mondo dell’handicap nelle sue molte sfaccettature. Si fanno interventi limitati, a corto raggio, poco capaci di incidere sull’esistenza dei disabili e di chi gli sta intorno. La mancanza di dati attendibili, di competenze e saperi specifici impedisce, alla base, qualsiasi progetto di lunga veduta». La cultura, un libro, possono incidere se mobilitano linguaggi e argomenti capaci di scalfire i tanti pregiudizi che circondano i disabili. Diversamente sono occasioni perse. Il mio intuito al pessimismo è reale.

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Oggi, nei grandi media, si parla di più di disabilità, ma sono spesso chiacchiere, forme di spettacolo attente all’audience, utili a fingere di occuparsene, ma incapaci di farlo adeguatamente. L’ipocrisia ha preso il posto del silenzio. Si può sorridere della disabilità con garbo, delicatezza e rispetto delle persone. Si può ridere con e non della persona con disabilità. Ma deridere gli uomini e le donne con fragilità è vietato dall’etica e dalla morale. Nell’antica Grecia, ad esempio, si sa che era diffusa la concezione secondo cui l’uomo malato e perciò “brutto” aveva «qualcosa di innaturale e immorale», per cui a Sparta i neonati venivano esaminati alla nascita e, se “minorati”, lanciati dal Monte Taigeto. Oltre 70 mila persone disabili a vario titolo furono uccise e 375 mila sterilizzate dal regime nazista, in quanto ritenute “vite che non meritano di essere vissute”. Lo sterminio sistematico ebbe inizio ufficiale con una lettera di Hitler dell’ottobre 1939, in cui si autorizza la “concessione di una morte pietosa ai pazienti considerati incurabili”. Gli ospedali e le levatrici avevano l’ obbligo di informare i Centri della nascita di bambini deformi o affetti da gravi malattie fisiche o psichiche. I medici convocavano i genitori e li convincevano ad affidar immediatamente loro i figli per cure nuovissime e sperimentali. I bambini venivano quindi ricoverati e uccisi con una iniezione di scopolamina o lasciati morire di fame. I cadaveri venivano sezionati per studiarne il cervello.

Oggi come oggi, sarebbe inaccettabile che una società si scagli contro i disabili dicendo loro di andare a morire ammazzati: è uno scenario da Medioevo, non potremmo accettarlo. L’impegno ad investire in coraggio e fiducia non riguarda solo il soggetto disabile, ma coinvolge tutti: dalle figure genitoriali più da vicino investite, ai parenti, amici, specialisti, professionisti che incontrano la sua storia, al cittadino qualunque, che condivide un’atmosfera culturale. Già, siamo “persone con disabilità”. Persone, capite? Ovvero ognuno di noi, sia che viva come me in sedia a rotelle o non , sia che usi un bastone bianco, o non ci senta, o abbia dei deficit di natura intellettiva, siamo prima di tutto una persona, con un nome, una dignità, un posto nella società, esattamente come voi e come tutti coloro che non hanno alcuna apparente disabilità, siamo quello che siamo, più o meno abili, più o meno in grado di rappresentare noi stessi con la parola o con lo sguardo o in altro modo. La carrozzina? ausilio tecnologico, manuale o elettronico, sempre più evoluto e personalizzato, che ci aiuta a superare la nostra impossibilità di camminare. Le persone con problemi fisici o psichici si sono abituate ad essere definite con termini che si sono via via trasformati.

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In antichità fu lo storpio, seguito dall’handicappato, parola di origine inglese la cui etimologia (Hand in the Cap) risale al Seicento e si riferisce a un gioco d’azzardo. Successivamente ha preso il significato di svantaggio in ambito sportivo e dei relativi accorgimenti da adottare per rendere una gara più equa, ad esempio nelle corse dei cavalli, ma se non cammini abbastanza diventi poi “diversamente abile”, come si dice oggi per indicare chi è costretto a muoversi in carrozzella.. Trattasi insomma di un vocabolo che evidenzia una situazione di penalità, con una valenza puramente negativa che non pone l’accento sulle capacità residue. L’essere umano non può fare a meno di suddividere per categorie. Alti e bassi, belli e brutti, ricchi e poveri e l’elenco potrebbe continuare. La società sceglie il vocabolo esatto in base al contesto, fino al punto di dimenticare i problemi reali, i diritti negati, le piccole grandi discriminazioni di ogni giorno, magari messe in pratica in buona fede, ma sintomatiche di una normalizzazione solo verbale. Tanta strada è stata percorsa fino ai giorni nostri in tema di inclusione sociale delle persone con disabilità e per la costruzione di una loro rappresentazione non più stigmatizzante. Oggi, infatti, sono in molti a studiare, laurearsi, lavorare, fare sport. Eppure siamo dovuti arrivare all’inizio del XXI secolo, con la necessità di una Convenzione ONU che sancisse ancora una volta i diritti, un trattato, però, tutt’altro che applicato, in troppi Paesi del mondo. Si può dire dunque che se da una parte il progresso della scienza e della tecnologia continua ad essere estremamente rapido, tanto che nel campo della ricerca sulle malattie degenerative e rare ed è vero che si è fatto più in vent’anni anni che nei centocinquanta precedenti e che , l’aspettativa di vita per alcune malattie è praticamente raddoppiata, in campo sociale, invece, per quanto si faccia, sembra che non sia mai abbastanza. Ciò che ancora manca, oggi, è una cultura della disabilità e della diversità in generale ed è in questa direzione che bisogna andare, pur con la consapevolezza che probabilmente nulla è più difficile che realizzare un cambiamento culturale.

by Sabrina Parini

Famiglie  d’Italia

La vera bellezza sa andare oltre ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

dicembre 5, 2012
 Mullins_AimeeDIVERSAMENTE BELLE: IL SUCCESSO DELLE DONNE DISABILI ( fonte: Cervelliamo )

Oggi vi proponiamo nella rubrica curata da Sabrina Parini un interessantissimo post da lei scovato in un blog veramente interessante (Cervelliamo) e che vi invitiamo ad andare a visitare con continuità ed a consigliarlo ai vostri amici.

Loro non sono famose come Belen Rodriguez, Elisabetta Canalis o Nicole Minetti, solo per citare alcuni stereotipi di bellezza conosciuti qui nel nostro Paese.
Ma sono altrettanto belle: anzi, forse lo sono ancora di più perchè rappresentano la dimostrazione che la vera bellezza sa andare oltre, oltre l’aspetto fisico ed esteriore…una bellezza che è stata capace di lottare nel corso della propria vita contro handicap che, spesso, avrebbero fatto desistere chiunque da quella voglia di emergere e di fare sentire la propria importante presenza.

shannon murrayC’è, per esempio, Connor Boss, legalmente cieca ed arrivata lo scorso luglio quinta al concorso di Miss Florida-USA 2013; l’inglese Shannon Murray ( foto a destra ), su sedia a rotelle dall’età di 14 anni, modella per la catena di grandi magazzini inglese Debenhams.

AIMéè
E ancora la celebre Aiméè Mullins ( foto a sinistra e in alto ), che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe ad appena un anno di vita, musa dell’artista visionario Matthew Barney e annoverata dalla rivista People, tra le 50 donne più belle del mondo; poi Kelly Knox, nata senza un braccio e salutata dalla BBC “nuovo volto della moda”: queste sono solo alcune delle donne che hanno dimostrato che la bellezza non conosce limiti e che anche donne con disabilità possono diventare icone di stile uniche e non omologabili.
Eccezioni che confermano la regola? Sicuramente anche in Italia, dove – a parte Annalisa Minetti, ( foto in basso a destra ) finalista a Miss Italia 1997 e prima non vedente a sfilare, lo stesso anno, su una passerella di alta moda per la maison Gattinoni – sono rari gli eventi e le campagne pubblicitarie che riconoscono e valorizzano l’immagine di donne disabili o che decidono di scommettere su testimonial non convenzionali.
Annalisa MinettiNumerose, invece, le iniziative dal basso che stanno sfidando i luoghi comuni, per affermare che le barriere non devono esistere, in nessun ambito, neanche nella moda. Tra queste c’è la straordinaria esperienza di Cinzia Rossetti, disabile motoria di Brescia, affetta da tetrapatia spastica, che è riuscita a creare un vero e proprio casting dal basso di modelle diversamente abili e fotografi, reclutati grazie al social network Facebook, con l’intento di restituire la giusta dimensione dell’immaginario femminile e scardinare lo stereotipo sociale e culturale che vede la donna con limitazioni fisiche non come donna, ma semplicemente come disabile.
( fonte: Cervelliamo )
Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Fiori intelligenti per salvare un mondo che vuole evolversi… e noi? ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 28, 2012

Per fare un fiore ci vuole una scarpa

Ormai tutti, cittadini comuni e mezzi di comunicazione, parlano di sostenibilità, più o meno a ragione o cognizione di causa: sembra sia una parola (più che uno stile di vita: anche perché tra il dire e il fare…) sempre più di moda. Nel senso più stretto del termine, per quanto riguarda la storia, più che notizia, che sto per raccontarvi: l’azienda olandese OAT Shoes ha brevettato una scarpa eccezionale che non solo è biodegradabile, ma addirittura plantumabile. Una strada green a 360°, quella scelta dai giovani ragazzi di Amsterdam: mediante i loro prodotti infatti vogliono promuovere la salvaguardia dell’ambiente attraverso un consumo più consapevole. E cosa c’è di più sostenibile di una scarpa che “fiorisce”?

Entrando nei particolari, anzitutto va detto dei materiali che compongono le OAT Shoes: di sughero, canapa, cotone biologico, fibra vegetale e plastiche biodegradabili. Tutti elementi abasso impatto ambientale, insomma; e fino a qui potrebbe trattarsi di eccellenti prodotti a impatto zero, ma con questo ambizioso progetto si è andati oltre, imbottendo le linguette superiori delle scarpe di piccoli semi. Una volta concluso il loro ciclo di vita, le calzature dunque germoglieranno e daranno vita a una vera e propria pianta. In che modo? Semplicemente piantandole, proprio come sotto il rabarbaro del babbo di Gigi e Marina nel famoso racconto “L’albero delle scarpe” dei Raccontastorie, con cui personalmente sono cresciuto e che forse oggi mancano tanto alle nuove generazioni. Una favola che diventa realtà, insomma.

Tornando alla realtà, in molti penseranno a una trovata di tendenza per far parlare di sé e vendere qualche paia di scarpe in più: a parte i semi e il fascino della cosa, infatti, in molti immagineranno nei fatti queste scarpe, da cui escono pochi licheni appassiti, abbandonate nei campi. Falso, la nostra storia ha un degno lieto fine: i materiali assemblati per ottenere le sneakers più green del momento infatti si degradano in tempi differenti, ma in non più di sei mesi, anche se per cominciare a scorgere un germoglio verde dalla terra occorrerà molto meno (tempo un mese e nel  vaso comparirà una pianta).

Un’idea magnifica, dall’inizio alla fine, che non significa solo prodotto a impatto zero, ma anche ritorno alla natura. Ciascuno di noi infatti dovrebbe abituarsi a considerare i beni che acquista come prodotti che devono rigenerarsi, decomporsi e scomparire dal Pianeta perridare spazio alla natura. Purtroppo l’intera linea OAT Shoes è disponibile solo nei Paesi Bassi e in Belgio, noi italiani dobbiamo accontentarci della vendita online e di un prezzo non proprio popolare (139 euro circa): un po’ caro, sopratutto di questi tempi, ma decisamente adeguato se si considerano il raffinato ingegno che le ha partorite e la degna fine che le aspetta dopo l’uso.

Federico Lombardi
Project Manager
Professionista della Comunicazione Digitale

( fonte: Attenti alluomo )

Per visionare o acquistare le scarpe che diventano pianta: sito Oatshoes

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In Uk si studia il fiore che salverà il mondo ( fonte: Fanpage )

Un’ equipe di ricercatori di prestigiose università britanniche sta testando un fiore che servirà a ripulire terreni e acque contaminate e da cui si potranno estrarre sostanze utili per i trattamenti del cancro.

Un fiore salverà il mondo. E’ questo l’obiettivo di un gruppo di ricercatori britannici che si sono consorziati per dare il via a un programma di fitodepurazione dei terreni del Regno Unito.

A capo dell’equipe di lavoro c’è il professore Kerry Kirwan dell’università di Warwick, che si sta avvalendo di diversi ricercatori provenienti da la Newcastle University, l’Università di Birmingham, la Cranfield University e l’Università di Edimburgo.

Il progetto si chiama “Cleaning Land for Wealth” e sta studiando come fiori “mangia-inquinamento” alcune classi comuni come l’Alyssum. Questo fiore miracoloso oltre a ripulire i terreni della Gran Bretagna, potrà essere utilizzato anche per curare il cancro.

Dai fiori, infatti, sarà possibile estrarre delle nanoparticelle di platino e arsenico da utilizzare come convertitori catalitici utili per i trattamenti anti-cancro.

Se lo studio riuscirà nel suo intento non si ricaverà solo un rimedio per la terra e le acque contaminate, ma potrà essere applicato a diverse tecnologie.

“Questo darebbe ai fabbricanti di convertitori catalitici, agli sviluppatori di trattamenti contro il cancro – ha dichiarato Kirwan – e di altre tecnologie applicabili esattamente la giusta forma, le dimensioni e altre funzionalità di cui c’è bisogno senza un successivo affinamento”.

continua su: http://www.fanpage.it/in-uk-si-studia-il-fiore-che-salvera-il-mondo/#ixzz2DVjjqMDQ
http://www.fanpage.it
Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

La UE consiglia di mangiare insetti… Boh, a fine post un bel po’ di sane ricette nostrane ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 20, 2012

Carissimi amici, ho voluto proporvi due post così agli antipodi l’uno dell’altro, proprio per  sottolineare l’assurdità di certe proposte UE che stanno cercando sempre più di cancellare definitivamente qualsiasi legame di appartenenza di un cittadino europeo al proprio territorio, quindi tradizioni e cultura, in modo da creare una società futura piatta e priva di emozioni più facilmente adattabile a stereotipi decisi a tavolino in modo freddo, brutale e calcolato. Ecco perché rispondo provocatoriamente a proposte di un futuro di pietanze a base di insetti, contrapponendo delle sane e gustose ricette tradizionali italiane, in questo caso abruzzesi, che ci vengono offerte con arte e dovizia dall’esperta Eva d’Antonio nel suo blog In Cucina da Eva

Umberto Napolitano

La UE vuole che gli europei inizino a mangiare insetti

Nel totale disinteresse dei media, all’oscuro dei cittadini, lo scorso Gennaio il Parlamento europeo ha stanziato un’ingente cifra per qualcosa di veramente fantascientifico. Si tratta di 3 milioni di euro che verranno versati ad ogni Paese membro dell’Unione europea che incoraggia, con iniziative di vario tipo, l’uso di insetti in cucina.

La notizia è vecchia ed è passata quasi sotto silenzio, ma cercando sul web si può trovare, per esempio, un articolo di Repubblica.

Il fatto che le istituzioni europee abbiano deciso di investire immense cifre per agevolare l’introduzione degli insetti nelle abitudini alimentari europee, fa pensare che probabilmente i potenti, in vista di un futuro in cui il numero dei poveri è destinato a crescere, vogliono affidarsi anche agli insetti per permettere al popolo di cibarsi.

Questo provvedimento e questa prospettiva la dice lunga sull’Europa che verrà. Nulla è a caso in questa Europa mondialista.

La stravagante legge va interpretata come la soluzione europea al rapido incremento della popolazione mondiale e ai conseguenti problemi dovuti al loro nutrimento. Le Nazioni Unite stimano che nel 2050 vi saranno altri 2 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta terra, che si aggiungeranno ai 7 oggi esistenti, ne deriva che sarà necessario quasi raddoppiare la produzione di cibo.

La ripugnante soluzione gode, evidentemente, di un nutrito numero di estimatori, tanto che i promotori di questa iniziativa asseriscono che moltissimi insetti contengono proteine, alta quantità di calcio, basso contenuto calorico. E come le alghe, gli insetti hanno un ulteriore vantaggio: sono piccoli. La loro produzione, anche su larga scala, non richiede tanto spazio. E non inquina l’atmosfera. Sarebbe un buisiness colossale!

Come dire, vogliono farci abituare a cibarci di insetti, già parte integrante della tradizione alimentare dei paesi asiatici.

Come mai è passato tutto in sordina?

In un periodo di recessione così cupo, non sarebbe corretto che l’opinione pubblica sapesse che nelle stanze dei bottoni di quell’enorme macchina burocratica chiamata Unione Europea, c’è chi pensa bene di spendere i “nostri” soldi per finanziarie questo stomachevole progetto?

Soprattutto mentre l’agricoltura a chilometro zero viene distrutta a colpi di leggi e di ricorsi e il settore agrario e sementiero è in mano a poche multinazionali senza scrupoli.

Non sarà anche questo un cavallo di troia per introdurre cibi geneticamente modificati?

La paura di future guerre e carestie potrebbe convicere la gente ad accettare di buon grado cibi creati in provetta piuttosto che una dieta a base di insetti.

Peccato che noi dimentichiamo di vivere in una frenetica società consumista. Difatti le ultime stime ci dicono che noi, lungo la filiera, tra scarti di produzione e spreco domestico, perdiamo circa il 30% della produzione totale di cibo.

E’ quanto emerge da uno studio inedito sullo spreco del cibo, curato dal Barilla Center e presentato lo scorso maggio a Milano.

In particolare, nei Paesi industrializzati vengono buttate 222 milioni di tonnellate di cibo ogni anno: una quantità che sarebbe sufficiente a sfamare l’intera popolazione dell’Africa Sub Sahariana.

Soltanto in Europa, la quantità ammonta a 89 milioni di tonnellate. L’Italia “contribuisce” a circa il 10% dello spreco totale con 8,8 milioni di tonnellate: 27 Kg pro capite che corrispondono ad un costo di 454 euro all’anno per famiglia.

Infine, se ne vogliamo fare semplicemente un fatto economico, posso citare Sandro Castaldo, ordinario di Marketing alla Bocconi secondo cui il fatturato della grande distribuzione in Italia supera i 100 miliardi di euro l’ anno, mentre lo spreco alimentare vale circa un miliardo, e la cifra tiene conto solo della grande distribuzione.

Numeri pazzeschi che fanno rabbia e che non giustificano per nulla le decisioni prese dall’Unione europea.

Vista la situazione mondiale sono numeri che fanno tremare i polsi.

Secondo le stime della F.A.O. un terzo degli alimenti viene buttato nella spazzatura!

Follia!

E allora dove poggiano questi finanziamenti per incentivare l’uso degli insetti in cucina?

Manca qualche pezzo del puzzle.

Continuando la lettura dell’articolo apparso su Repubblica lo scorso Gennaio troviamo delle sorprese.

Si tratta della così detta “carne artificiale”. Sono già partiti gli esperimenti per fare crescere hamburger e polli in laboratorio. Questi “studi” sono a uno stadio avanzato e promettono risultati entro due anni.

Nonchè  dei cibi geneticamente modificati. Per esempio, i cinesi hanno dato il via alla sperimentazione di un “super riso verde”, più facile da far crescere e più nutriente. C’è chi studia banane con extra vitamine, pesci che maturano più in fretta, vacche resistenti alle infezioni. Cibi sintetici che nel prossimo futuro verranno sostituite da pillole prodotte direttamente dalla case farmaceutiche in combutta con le multinazionali alimentari.

Insomma, ci prendono per fame, e noi accetteremo di “buon grado” le loro decisioni.

Saremo le loro cavie, il più grande esperimento che la storia scientidica ricordi.

Fame e paura sono le armi con cui verremo schiavizzati e forse addirittura decimati.

Sarà un mondo dominato dell’eugenetica e dall’ingegneria sociale, sempre più simile a quello descritto da Aldous Huxley nel suo distopico e profetico capolavoro “Brave New World“.

Approfondimenti

Articolo originale: http://www.oltrelacoltre.com/?p=14124

by Italo Romano (fonte: Oltre la Coltre )

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In Cucina da Eva

Rubrica cibo e regioni qui inserirò tutte le ricette che fino ad ora ho pubblicato nella rivista online. Ringrazio Babe e Renata per avermi fatto partecipe e soprattutto a Tina per aver chiesto il mio inserimento,è un piacere rappresentare l’Abruzzo. Inoltre cliccando al link non solo troverete la mia ricetta ma tutti i link dei blog degli amici della rubrica con il titolo della loro ricetta.

Qui per le ricette precedenti alla mia adesione

Ricetta Light: Ciabotto

I rustici: Pizza rustica salata

Il riso: Risotto all’abruzzese

I biscotti e piccola pasticceria: Buccunotte

Il pane: Pane di patate

Le melanzane: Anellini alla pecorara

I formaggi: Pallotte Cace e ove

I piatti freddi: Melanzane sott’olio

Le dolcezze estive: Lattacciolo

Le verdure di stagione: Pipindun arrost

I Liquori: La ratafia abruzzese

I ripieni: Peperoni ripieni all’abruzzese

L’uva e Vino: Ciambelline al vino 

Le castagne e frutta Secca: I sassi d’Abruzzo

Dolci e salati ripieni: Panzarotti all’abruzzese

Minestrone di verdure: Cioffa mbriica

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Funghi e batteri al servizio dell’ umanità ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

novembre 7, 2012

Contro il riscaldamento globale i fungi champignon

È notizia di ieri che l’Istituto nazionale francese per la ricerca in agricoltura (Inra) ed il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti sono riusciti a mappare completamente il DNA del fungho Champignon, il più coltivato e consumato. Ma perché?

L’uso di questo fungo non potrebbe essere relegato al solo scopo alimentare, a quanto pare gli champignon si comporterebbero infatti come efficienti spazzini in grado di ripulire le foreste e l’atmosfera dalla Co2.

I  funghi infatti sono organismi che crescono di notte, nei sottoboschi, e per crescere riconvertono l’anidride carbonica e decompongono le sostanze organiche. I ricercatori hanno sequenziato due varieta’ di questo fungo, il cui nome scientifico e’ Agaricus bisporus: una coltivata e una selvatica. Il lavoro mostra che lo champignon, rispetto agli altri funghi, possiede geni che gli conferiscono una maggiore capacita’ di metabolizzare miscele complesse di derivati di lignina e di altri polimeri. ”La possibilita’ di utilizzare le proteine prevalenti nel suolo conferisce un vantaggio agli champignon rispetto ad altri funghi spazzini” ha osservato uno degli autori, Francis Martin, dell’Inra. E’ la prima volta, spiega l’esperto che si dimostra che questo fungo e’ capace anche di decomporre il legno e non solo le foglie del sottobosco.

Gli champignon potrebbero infatti rappresentare un ottimo alleato nella lotta al fenomeno del riscaldamento globale. I funghi crescono di notte nei sottoboschi, e la loro maturazione passa attraverso processi di riconversione dell’anidride carbonica e di decomposizione delle sostanze organiche. Gli enzimi  potrebbero fornire nuovi metodi per neutralizzare e catturare il carbonio contenuto nel terreno.

Inoltre, questi particolari enzimi già utilizzati nelle bioraffinerie per degradare residui vegetali ricchi di lignina ed ottenere nuovi prodotti chimici ad alto valore, potrebbero avere ulteriori importanti applicazioni a livello industriale.

Fonte: Ansa Gaianews

Il batterio che crea l’oro, trovata la pietra filosofale?
by Roberto Cicchetti  
I ricercatori della Michigan University (Usa) hanno trovato l’anello di congiunzione tra scienza e alchimia. Il batterio metallidurans Cupriavidus sarebbe capace di trasformare il cloruro d’oro in pepite da 24 carati. Ma non c’è da illudersi, il procedimento è più costoso dell’oro prodotto, almeno per ora. Quindi niente febbre dell’oro o fabbrichette casalinghe di gioielli e monili.

“Abbiamo creato l’alchimia microbica trasformando in oro qualcosa che non ha alcun valore se non solido”,ha detto Kazem Kashefi, assistente professore di microbiologia e genetica molecolare.

Lui e Adam Brown , professore associato di arte elettronica e intermedia, hanno trovato questo batterio resistente ad altissime concentrazioni tossiche di cloruro d’oro, un sale presente in natura normalmente utilizzato per dorare porcellane o cornici dei quadri e anche in elettronica. In circa una settimana la colonia di Cupriavidus trasforma le tossine del cloruro in una pepita d’oro da 24 carati.

I ricercatori ne hanno fatto un’opera d’arte: The Great Work of the Metal Lover, un laboratorio portatile trasparente che permette di contemplare tutti i processi chimici. Un microscopio elettronico a scansione scatta a intervalli delle foto alla colonia di batteri così da analizzarne i progressi.

“È la neo-alchimia. Ogni parte, ogni dettaglio del progetto è un incrocio tra moderna microbiologia e alchimia, ” Ha detto Brown “La scienza cerca di spiegare il mondo fenomenologico. Come artista, sto cercando di creare un fenomeno. L’arte ha la capacità di spingere la ricerca scientifica.”

( fonte: Michigan University )

Famiglie d’Italia News Interessanti 

Rubrica a cura di Sabrina Parini

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No choosy e banda larga: il governo ci sfotte e ci controlla ( Famiglie d’Italia News Interessanti )

ottobre 25, 2012

Scende in campo l’Italia “no choosy”: decine di offerte per chi non è d’accordo con la Fornero

La provocazione del ministro fa ancora discutere. Decine di mail giunte nella nostra redazione testimoniano un Paese che non è “schizzinoso”. Tgcom24 vuole dare voce a chi sta cercando un’occupazione cercando di offrire un aiuto che viene dalla rete.

 “welfare,”. Il Ministro Elsa Fornero parla ai giovani italiani, a quella che il presidente del Consiglio Mario Monti ha definito la “generazione perduta”.

I ragazzi si arrabbiano e rispondono sul web, attaccano il ministro. Non ci stanno, non vogliono più sentirsi additare come “bamboccioni” , celebre epiteto di Tommaso Padoa Schioppa, o “sfigati”, come ha fatto più recentemente l’ex viceministro al Welfare Michel Martone.

Se i choosy esistono, inutile negarlo, ci sono anche tanti ragazzi che farebbero qualsiasi lavoro pur di portare a casa la pagnotta. Tgcom24 vuole mettere in contatto i volenterosi con le aziende che offrono lavoro. Sul nostro blog di tgcom24 Missionelavoro le offerte non mancano. Oggi, ad esempio, le proposte arrivano dalla Campania, dove si cercano 100 addetti call center in provincia di Salerno e dall’Emilia Romagna dove c’è posto per 20 persone che lavoreranno in un inventario dell’Humangest Spa a Bologna.

Ci siamo messi in contatto con alcune agenzie interinali per capire quali sono i lavori “non choosy” che il mercato offre. Ma tu cosa saresti disposto a fare per dimostrare che non sei schizzinoso? I nostri lettori hanno già incominciato a scriverci qui. Se anche tu vuoi dimostrare che possono dirti di tutto ma non che tu sia schizzinoso mandaci una mail cliccando qui

Vado a fare l’operaio
Mettendo come parola chiave “operaio” nei primi tre siti di lavoro interinale proposti dai motori di ricerca spuntano, in Italia, 153 offerte di lavoro.

In particolare Adecco offre 70 posti, Obiettivo lavoro 23 posti mentre 51 posti arrivano da Manpower

E nel settore commerciale…

Su Adecco sono ben 256 le posizioni ricercate in diversi ruoli,  100 posti su Obiettivo lavoro e addirittura 560 su Manpower.

Fonte: Tgcom24

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Telefono e Internet, tutti i dati finiranno in mano al Governo

Nel mondo orwelliano di 1984  i prolet erano consci di essere controllati attraverso il televisore sempre acceso (solo gli alti papaveri del partito avevano il diritto di spegnerlo). Nell’incubo beferian-tremontiano da cui nel 2012 non ci si sveglia, i sudditi saranno controllati senza nemmeno saperlo.

Dal 23 prossimo ottobre tutti i dati sul traffico telefonico e internet di tutti i residenti in Italia dovranno essere trasmessi all’Agenzia delle Entrate il cui direttore, il sub-comandante Attilio Befera ha firmato il 6 settembre scorso il provvedimento che rende obbligatorio per tutti gli operatori telefonici, mobili e fissi, di tutti gli internet service provider inclusi quelli in wi fi, l’obbligo legale di comunicare tutte le informazioni su ogni abbonato (che tra l’altro deve fornire il codice fiscale già quando compra una SIM). Per il Grande Fratello non esistono zone franche per la privacy, concetto peraltro borghese, deviazionista o peggio.

Si e’ sempre iniziato in questo modo a introdurre il totalitarismo in forma prima morbida poi sempre più soffocante man mano che gli anticorpi della società venivano indeboliti. Sempre con una scusa plausibile, il nemico esterno, i terroristi, gli speculatori. Si martella i cervelli fino al candeggio totale che si adotta una politica criminale contro la collettivita’ e contro i singoli per il loro bene, in nome dei loro interessi collettivi. Nell’era dei burocrati al governo dipinti come tecnici, la scusa per instaurate il controllo sociale sugli individui è l’evasione fiscale su cui viene montato un lavaggio del cervello mediatico senza tregua. E i cervelli candeggiati dagli spot sull’evasore con la barba lunga e lo sguardo truce subito applaudono contente come le scimmiette ammaestrate.

Una volta che i dati su cosa fai, cosa leggi, cosa compri, quanti soldi spendi, dove vai, con chi parli, saranno a disposizione del governo, della polizia, del pubblico ministero e delle autorità in generale (e ovviamente di chi li comprerà al mercato nero) senza che il cittadino (pardon, il suddito) nemmeno se ne renda conto (almeno in 1984 la gente sapeva di essere sotto osservazione costante attraverso il televisore) il passo per stabilire chi è buono e chi è cattivo e va rieducato è molto breve. Per i Befera di tutto il mondo e in tutti i periodi storici quando si ha un martello in mano tutto il resto ha l’aspetto di un chiodo. E voi che vi illudete di avere ancora una testa (persino pensante) vi accorgerete, tra non molto, che agli occhi di Equitalia si tratta di una ben misera capocchia.

by Fabio Scacciavillani fonte originaslehttp://noisefromamerika.org/articolo/teste-capocchie )

 

( Famiglie d’Italia News Interessanti )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

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Mangiare e dormire bene per tenersi in forma ( Famiglie d’Italia Interesting News )

settembre 24, 2012

Dormire bene: la cena perfetta

Certe cattive abitudini alimentari, l’assunzione di cibi molto dolci o molto proteici a cena, un eccessivo consumo di vino o di altri alcolici…Tutto ciò può provocare disturbi digestivi o circolatori che si manifestano, soprattutto in estate, con la difficoltà di addormentarsi. La prima regola è limitare la quantità di cibo e poi cercare di cenare entro le 21,00.

Ecco quali sono i cibi amici per dormire bene.

Albicocche Potassio e vitamine del gruppo B contrastano il nervosismo  e calmano favorendo un sonno profondo. Le albicocche sono efficaci anche se consumate secche.

Pesche

Oltre al potassio e alle vitamine del gruppo B le pesche favoriscono vitamina E e acido tartarico, che aumentano il rilassamento e sono superidratanti.

Avena Ricca di sali minerali e vitamine, nonchè di preziosi oligoelementi  come il cobalto e lo zinco, l’avena riequilibra il sistema linfatico e favorisce il sonno, rilassando i muscoli e ottimizzando la traspirazione cutanea. Va consumata lessa.

I cibi da evitare

Il sale Nemico numero uno del buon sonno favorisce la ritenzione dei liquidi, impedisce un buon rilassamento muscolare, interferisce con l’azione degli ormoni che regolano il ritmo sonno/veglia.

Frutta secca L’acido linoleico associato alle proteine fornisce energia lentamente. Questo meccanismo, molto utile durante il giorno, diventa problematico di sera.

Formaggi stagionatiProteine e grassi, vitamine liposolubili e tanto calcio immediatamente disponibile rallentano l’assorbimento del magnesimo. Meno magnesio si traduce in minor rilassamento muscolare, maggiore ansia e insonnia.

Fonte: Genius Food

La dieta antistress

Stanche, con nervi a fior di pelle e poco concentrate: capita spesso di sentirsi così e come prima reazione ci si coccola con il cibo. Secondo gli esperti è l’aumento di cortisolo, l’ormone dello stress, a determinare i chili di troppo e la fame nervosa, mentre la carenza di altre sostanze porta l’organismo ad abbassare la soglia dello stress e a rallentare le capacità di reazione. In entrambi i casi, il cibo riveste un ruolo determinante. Il cortisolo vien prodotto dall’organismo con un ritmo circadiano e i suoi livelli nel sangue, più alti al mattino, scendono verso sera. Inoltre, la sua produzione può aumentare in seguito a digiuni prolungati  o a pasti iperproteici.  Come affrontare quindi la fame nervosa e rafforzarsi? Semplice: occorrono cibi nutrienti, abbinamenti corretti e cotture adeguate; poi, un menu vario e appagante, con pasti completi e ricette gustose. Per finire, si  anche a qualche piccola trasgressione, come un muffin integrale a colazione o un quadretto di cioccolato fondente verso sera.

La dieta punta sugli alimenti amici del sistema nervoso  (ricchi di vitamina C e del complesso B, calcio magnesio, zinco, selenio, triptofano e omega 3) per contrastare la fame nervosa e rafforzare le difese dell’organismo, aumentando la resistenza psicofisica allo stress. Il risultato è una dieta adatta a tutti, in particolar modo a chi ha difficoltà a seguire schemi molto rigidi e a chi, nonostante qualche rinuncia, non riesce a smaltire i chili di troppo.

La migliore strategia è quella di nutrire soprattutto il cervello. Tra i cibi che vi riescono meglio ci sono i pesci ricchi di omega3 e la frutta oleosa, buona fonte di  acido alfa-linolenico (Ala). Due acidi grassi essenziali  che fortificano la memoria e proteggono il cervello da malattie degenerative. Si, poi a carne bianca e cereali integrali, ricchi di vitamine del gruppo B che convertono carboidrati  e grassi in energia per la mente. Inoltre, ad ogni pasto è prevista una buona dose di vegetali ricchi di vitamina C e di flavonoidi che, oltre a proteggere le cellule cerebrali dai danni dell’ossidazione rigenerano i tessuti regalando prontezza di riflessi e maggiore energia psicofisica.

Alcuni consigli utili per contrastare la fame da stress sono:

-bere due litri di acqua al giorno: l’acqua idrata il fisico e diminuisce la produzione di cortisolo,

-non saltare lo spuntino e la merenda: mangiare poco e spesso  regolarizza il metabolismo  e favorisce l’equilibrio ormonale  e il dimagrimento,

-dopo cena si ad uno spuntino facoltativo  a base di 2 fette di ananas e 1 quadratino di cioccolato fondente (80% di cacao amaro),

-condire con olio extravergine di oliva spremuto a freddo anche da alternare con olio di semi di lino o di girasole: la dose giornaliera è di due cucchiai da tavola,

-non perdere mai la fiducia in se stesse e, anche se qualche volta si sgarra, continuare la dieta.

by admin in salute  fonte: Tra genio e follia

( Famiglie d’Italia Interesting News )

Rubrica a cura di Sabrina Parini

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Cibo spazzatura e cibo buono: a noi la scelta! ( Estate Ecologica News )

settembre 5, 2012

Il cibo spazzatura provoca l’Alzheimer

Sapete cosa succede quando si alimenta un topo per nove mesi con del cibo ad alto contenuto di grassi e di zuccheri? Insomma, quando si alimenta con del cibo spazzatura? Sviluppa i segni del morbo di Alzheimer.

Questo è quello che i ricercatori svedesi hanno scoperto in recenti studi pubblicati dal Karolinska Institutet dell’Alzheimer Disease Research.

I ricercatori stavano cercando di verificare gli effetti dei fast food e del cibo spazzatura su persone con la variante del gene apoE4, che è presente dal 15 al 20 per cento degli esseri umani e cosa hanno scoperto? Che esso favorisce lo sviluppo del morbo di Alzheimer.   

I topi con la variante del gene stesso, utilizzati per l’esperimento, sono stati alimentati per nove mesi con del cibo classico da fast food,e dopo il periodo di tempo indicato, si è notato che essi sviluppavano i grovigli cerebrali anomali e delle modificazioni chimiche indicative della malattia di Alzheimer.In altre parole, fuori dal regno del linguaggio scientifico: i fast food rendono stupidi! O almeno rendono i topi stupidi.

Gli esperimenti umani sono in corso in America fin dagli albori dell’industria del fast food e il fatto che il fast food renda la gente stupida non è esattamente una novità. In altre parole, rimpinzarsi di cibo spazzatura non solo fa ingrassare, ma potrebbe anche portare a demenza, avvelenando il cervello.

Per la precisione grosse quantità di alimenti grassi e zuccherati danneggiano il cervello interrompendo il suo approvvigionamento di insulina. Nel diabete di tipo 2, la forma più comune della malattia, i cibi non sani portano  le cellule del corpo a diventare resistenti all’insulina di cui hanno bisogno per convertire lo zucchero in energia.

La rivista New Scientist, ha dichiarato che qualcosa di simile potrebbe accadere nella malattia di Alzheimer,  dove a causa di una cattiva alimentazione, verrebbe impedito alle cellule del cervello di rispondere adeguatamente all’insulina. L’insulina è necessaria per la regolamentare delle sostanze chimiche del cervello, a loro volta fondamentali per la memoria e l’apprendimento, per fare e rafforzare le connessioni tra le cellule del cervello e per mantenere in salute i vasi sanguigni che alimentano il cervello di sangue e ossigeno.

( di Patrizia Musso: fonte Mamme Oggi )

Cibo e benessere: i capperi

I capperi, pianta tipica delle regioni meridionali  italiane, cresce spontanea nei luoghi aridi  e la si può riconoscere in primavera per la presenza di caratteristici fiori di grand dimensioni  di colore banco tendente al rosato:  sono proprio i fiori ancora chiusi che vengono staccati dalle piante in primavera per essere utilizzati in cucina.

i capperi migliori sono quelli di piccole dimensioni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, perché sono molto più ricchi di sapore  di quelli più grandi. In commercio si trovano  conservati sotto slae, in salamoia o sott’aceto: sicuramente i migliori sono quelli sotto sale perché questo metodo di conservazione consente  di mantenere inalterato tutto il loro sapore. Bisogna solo fare attenzione  alla quantità di sale da aggiungere nella preparazione, perchè i capperi sono già abbastanza saporiti, specialmente se abbinati  con acciughe sotto sale  o sott’olio e olive.

Con olive epomodori rappresentano uno dei simboli della cucina mediterranea. Grazie alla loro verstilità, conviene tenerne sempre in dispensa un barattolino:  si conservano a lungo senza problemi e possono essere utilizzati  per preparare veloci condimenti per pasta, carni e pesci gustose salsine per verdure e antipasti.

Comunque siano conservati, prima delll’utilizzo vanno  sciacquati bene sotto l’acqua corrente e asciugati con cura. I  capperi vanno aggiunti preferibilmente a fine cottura, in modo che il loro sapore rimanga inalterato, salvo diversamente indicato.

I capperi hanno proprietà digestive, diuretiche e protettive del fegato. Sono consigliati anche a chi sofre di digestione lenta e sonnolenza dopo i pasti.

fonte: Genius Food

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

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Emissioni in calo, ma non per tutti ( Estate Ecologica News )

agosto 30, 2012

Emissioni in calo in America, ma non grazie agli americani. 

Le emissioni di gas serra negli Stati Uniti sono finalmente in calo. I livelli di quest’anno hanno raggiunto quelli del 1992, anno di riferimento per quanto riguarda il tasso più basso di inquinamento. Un risultato ottimale che dovrebbe far sentire orgogliosi gli americani. Ma in realtà gli sforzi per il risparmio energetico e quant’altro non sono il vero motivo di questo calo. Lo spiegano bene dal Lawrence Livermore National Laboratory in California.

Secondo AJ Simon, analista a capo della ricerca, il motivo principale di questo calo è da attribuire ad un inverno insolitamente caldo (il quarto più caldo di sempre) che ha permesso alla popolazione statunitense di accendere di meno, rispetto al solito, il riscaldamento. Queste temperature più alte hanno comportato minori emissioni di CO2 dalle centrali a carbone e a gas naturale, e dunque già così si può spiegare un primo inizio di risparmio nelle emissioni. Ma questa non è l’unica causa.

inquinamento america

L’altro fattore determinante è la crisi economica che non solo ha ridotto le emissioni industriali (elemento che si è fatto sentire di più nel biennio 2007-2008 che oggi), ma ha ridotto soprattutto l’utilizzo delle automobili a causa del caro-benzina. E considerando che il 60% delle emissioni umane proviene dai combustibili fossili bruciati per usi energetici, domestici e non, automobili e aerei, si capisce come mai il calo sia stato possibile.

Ma non finisce qui. Infatti a pesare su tale riduzione c’è anche qualche saggia decisione umana. Una molto importante è stata preferire il gas naturale al carbone. Vuoi per i minori costi di estrazione e lavorazione, o perché il gas inquina meno della metà del carbone, ma fatto sta che negli ultimi tre anni in particolare le centrali a carbone sono state utilizzate sempre meno, sostituite da quelle a gas. Non sarà proprio ecologico, ma almeno questo combustibile ha permesso di ridurre le emissioni. Dunque gli sforzi degli americani ancora non si vedono su larga scala, ma visto che già ora le cose stanno migliorando, quando questi saranno più visibili, probabilmente la riduzione dell’inquinamento sarà maggiore.

by Marco ManciniFonte: Ecologiae.com )

Ambiente, pipistrelli a rischio per pesticidi 

Animali utilissimi nella caccia alle zanzare e agli insetti in generale, i pipistrelli, rischiano di scomparire a causa dell’uomo, ed in particolare dei pesticidi usati in agricoltura. A lanciare l’allarme è un gruppo di ricercatori tedeschi che ha pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Chemistry i risultati del loro studio.

Secondo quanto emerso da uno studio condotto nell’Università di Koblez di Landau, in Germania, l’assunzione a lungo termine di pesticidi nell’alimentazione dei pipistrelli, che di fatto si cibano di insetti contaminati, può provocare effetti nocivi sugli animali che risultano essere molto più vulnerabili di altri. In particolare la ricerca ha dimostrato che i pipistrelli che si nutrivano di ragni e falene, che a loro volta si erano cibati di frutta o di foglie di alber da frutta trattati con il fenoxycarb, un pesticida che ostacola la crescita degli insetti, morivano a causa del pesticida.

La ricerca è stata condotta su sei specie di pipistrello per un periodo limitato di 2 settimane, ma questo è stato sufficiente per mettere in evidenza subito gli effetti che quel determinato pesticida ha sui pipistrelli, a loro insaputa, predatori di insetti contaminati. Di tutte le specie prese in esame dai ricercatori tedeschi, solo tre specie dell’animale sono risultate vulnerabili a quel determinato pesticida. Lo studio inoltre ha permesso di appurare che gli insetti volanti erano meno contaminati di quelli che si nutrivano delle foglie delle piante da frutti trattate con la sostanza chimica. Per questo il consumo di frutta e di verdura provenienti da agricoltura biologica non è quindi solo un modo per migliorare la propria alimentazione evitando di assumere nitrati e altre sostnze nocive per il nostro organismo, ma è anche un modo per preservare la salute, e la vita,di tanti insetti e predatori, proprio come il pipistrello, dall’estinzione.

( by Valentina Ierrobino. Fonte: Ecologiae.com )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Alimenti e trucchi sani per un’estate serena ( Estate Ecologica News )

agosto 21, 2012

Gli alimenti che danno la serenità

Cucinare fa bene alla mente, al cuore e all’anima. I benefici non sono solo per chi cucina ma anche per i familiari.  La “cucinaterapia” è una tecnica che fa sentire vitali: l’ideazione, la manipolazione e la creazione dei cibi sono un percorso che aiuta a ritrovare l’equilibrio e a stabilire rapporti armoniosi con gli altri.

Stare in cucina aiuta a conoscersi, a sfogare le emozioni, ma anche a socializzare con gli altri. Perchè stare ai fornelli ci rivela tanti aspetti della personalità.

Indivia, asparagi, patate, spinaci cavolfiori, biete, pomodori, peperoni, lattuga, pomodori, melanzane, arachidi, banane, noci, agrumi, aiutano ad allontanare malinconia e depressione. Merito del loro contenuto di  triptofano, che viene usato dall’organismo per produrre la serotonina, un neurotrasmettitore del benessere che regola umore, sonno e appetito. Al contrario, hamburger e salsa, patatine fritte, birra e dolci frenano l’arrivo del triptofano al cervello.

Scritto da: villeri77

Tre trucchi per vivere in forma

vivere bene

Tutti o quasi tutti vorremmo vivere quanto più a lungo possibile. Ma la longevità senza vitalità è pressoché inutile. La vitalità ci permette di vivere la vita in pieno e ci da la forza di goderci ogni attimo al massimo. Quando invece, come accade il più delle volte, nei giorni nostri siamo stanchi fisicamente e mentalmente tutto questo ci appare come un sogno, come fantascienza.

Ma il vero sogno o forse dovrei dire incubo, è questa vita stanca che abbiamo imparato a vedere come normale grazie al pesante condizionamento sociale.

Sapiamo quello che dobbiamo fare per vivere in salute e mantenerci giovani, lo abbiamo sentito svariate volte. Basta fare un po di attività fisica, mangiare sano e evitare lo stress. Lo sappiamo tutti tuttavia spesso ci perdiamo nella confusione e nelle nostre vite frenetiche dimenticandocene.

Ecco perché o deciso di fare insieme a voi un breve ripasso esponendo questi 3 suggerimenti brevi ed efficaci.

1. Migliorate la vostra dieta

Diffidate dalle diete miracolose che vi fanno perdere 2 chili in 5 giorni. L’unico modo per vivere bene e in salute è mangiando cibi sani e non trasformati, cibi integrali, genuini e del tutto naturali. La natura ha calcolato tutto per tutti ancor prima che noi imparassimo a modificare geneticamente, tagliare, sminuzzare, raffinare e uccidere ogni genere di cibo.

Un animale lasciato nel suo ambiente naturale non muore di fame e neanche non diventa obeso è sempre tranquillo e rilassato, ma anche agile e pronto a reagire se necessario. Sempre vitale, energico e al massimo delle sue potenzialità ed è questa la normalità signori miei. Non i dolori e i “soliti fastidi” che oggi giorno ci accompagnano quasi quotidianamente.

2. Fatte capire al vostro corpo che vi serve

camminare

Quando facciamo lavori sedentari oppure per una ragione o per un’altra usiamo poco il nostro corpo il messaggio che da esso viene recepito è uno solo. “Tu non mi servi”. E i risultati poi si vedono, il nostro sistema immunitario si abbassa, la nostra forza muscolare diminuisce sempre più, man mano che passano i giorni siamo sempre più stanchi e abbiamo sempre meno voglia di fare qualsiasi cosa.

Appena iniziamo a muoverci invece però, stranamente tutto va meglio, siamo più felici, durante il giorno ci sentiamo più energici, il nostro sistema immunitario si rinforza, il corpo si tonifica, la digestione migliora un sacco e diversi ormoni e anticorpi vengono liberati nel nostro organismo permettendole di funzionare meglio.

Questo perché siamo fatti per muoverci e vivere non per sederci e guardare la vita.

Un abitudine di almeno 30 minuti al giorno di attività fisica leggera miglioreranno il vostro benessere e la vostra energia personale a per tutta la vita.

3. Migliorate la vostra respirazione

respirazione

Il respiro è la cosa più importante in assoluto per il nostro benessere e per la nostra vita in generale, lo sapiamo tutti, è una cosa piuttosto ovvia senza respirare non siamo in grado di sopravvivere.

Quello che pochi sanno invece è che oggi giorno la nostra respirazione è sempre più danneggiata dalla tempesta di stress e emozioni di ogni genere con cui il nostro stile di vita attuale ci investe quotidianamente.

Quando siamo nati la nostra respirazione era perfetta esattamente come quella dei bimbi ed eravamo sani e pimpanti, infatti eravamo capaci di urlare tranquillamente per ore! Adesso invece il nostro respiro è sempre più debole e sopratutto errato. Errato perché spesso tendiamo a respirare gonfiando il torace mentre il modo corretto di respirare sarebbe il respiro diaframmatico cioè gonfiando la pancia. Se volete capire meglio come funziona la respirazione, quali sono i benefici di una corretta respirazione e scoprire anche un paio di esercizi per migliorarla naturalmente potete scaricare qui gratuitamente il mio ebook.

Tanta Gioia e Vitalità

by George Luis ( fonte: greenMe.it )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Cura contro il cancro e luce low cost ( Estate Ecologica News )

agosto 13, 2012

Trovata la cura per il cancro. Non interessa perché non ” rende “. 

Le grandi Case Farmaceutiche la snobbano perchè non è un “affare”.

( Notizia di un anno fa passata inosservata e ripescata volutamente  per riproporla all’attenzione. Fonte: Urca Urca! )

Per un quadro più completo leggi anche: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

E’ una soluzione semplice ed è sempre stata sotto il naso degli scienziati. C’è da utilizzare il di-cloro-acetato, che attualmente è impiegato nei problemi metabolici. La scoperta della sua efficacia contro i tumori è stata fatta nell’Università canadese di Alberta nel gennaio 2007. Stranamente, i media non ne hanno parlato. Eppure è una sostanza che può essere utilizzata da chiunque, non ha effetti collaterali particolari ed è estremamente economico (a differenza dei costosi farmaci antitumorali prodotti dalle grandi Aziende Farmaceutiche internazionali). Gli scienziati canadesi hanno testato il DCA (di-cloro-acetato) ed hanno ucciso le cellule tumorali dai polmoni, dal seno e dal cervello lasciando integre le cellule sane. Lo stesso risultato era stato ottenuto alimentando cavie ammalate con acqua contenente DCA.
Il DCA agisce sui mitocondri delle cellule malate portandole all’apoptosi cellulare e di conseguenza alla morte delle cellule malate. E’ ampiamente disponibile in quanto già utilizzato per la cura dei disturbi alimentari. Potete trovare maggiori informazioni su thedcasite.com  sul quale vengono pubblicate le esperienze, i dosaggi, i vari casi, i pro e contro.
DOMANDA: perchè le Case Farmaceutiche snobbano la scoperta?
RISPOSTA: probabilmente perchè il metodo è naturale e non può essere brevettato. Niente brevetto, niente affari. Senza brevetto non è possibile sfruttare la scoperta come stanno facendo, ad esempio, con le costosissime cure per l’AIDS. Meglio che la gente continui a finanziare campagne anti-tumori ed a pagare salate le cure sul mercato.
Ma forse c’è una speranza: piccoli Laboratori indipendenti potrebbero iniziare a produrre il DCA e, dopo le previste procedure, commercializzare finalmente il farmaco.

Approfondisci con: Il DCA: possibile cura per il cancro e Dicloroacetato: delusioni e speranze

Vale la pena di informarsi e di attivarsi.

 

L’invenzione di un ingegnere del Mit è già stata installata sui tetti di 10 mila

abitazioni senza luce delle Filippine

Basta prendere una bottiglia di plastica, riempirla d’acqua e di candeggina e si può avere un po’ di luce nelle baracche di Manila (circa 50W), quel tanto per guardarsi in faccia, quel tanto per uscire da quel buio terribile, e anche simbolico, di una condizione di vita disumana.

Questa è la promessa di un’invenzione geniale, la «Solar Bottle Bulb» , e di un progetto dal nome suggestivo ed esplicativo, Un litro di luce (Isang Litrong Liwanag), che rispecchia i principi delle cosiddette Appropriate Technology, movimento ideologico che si basa sulle tecnologie semplici, appropriate ed eco-sostenibili con cui il filosofo ed economista Ernst Friedrich «Fritz» Schumacher sognava di migliorare il mondo più povero.

 

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

Cosmetici naturali e the verde alla menta fai da te ( Estate Ecologica News )

agosto 9, 2012

Cosmetici naturali fai da te:la crema viso fatta in casa ( fonte Ecoo )

I cosmetici naturali fai da te rappresentano un’ottima occasione per provvedere alla sostenibilità ambientale anche nell’ambito della vita quotidiana. Non dobbiamo infatti pensare che il rispetto dell’ambiente sia solo un concetto astratto, propugnabile soltanto ad alti livelli. Si tratta invece di un obiettivo che si avvale di azioni concrete, che possono essere messe in atto nella vita di ogni giorno. E se vi serve una crema per il viso, ecco come fare per farla in casa, utilizzando solo ingredienti ecocompatibili. Andiamo nel dettaglio e scopriamo che cosa ci serve e quali sono tutte le fasi della preparazione della nostra crema green.

Gli ingredienti che ci occorrono sono costituiti da: olio di vinacciolo (220 grammi), olio di cocco (30 grammi), cera d’api (30 grammi), acqua distillata (200 grammi), vitamina E (20 grammi), olio essenziale a scelta (60 gocce).

Gli strumenti che dobbiamo avere a nostra disposizione sono: un frullatore ad immersione, un misuratore, una frusta in silicone, una spatola, stracci, due termometri da vino, ciotole e coltelli.

In una ciotola sulla bilancia elettronica pesate l’olio di vinacciolo e l’olio di cocco. Aggiungete la cera d’api.

Fate bollire l’acqua e mettete a bagnomaria una ciotola con gli oli, in modo che essi si sciolgano. Con un termometro da vino tenete sotto controllo la temperatura, in modo che essa non superi i 60 gradi. Sarebbe opportuno usare oli biologici, i quali comunque costano molto, tranne quello di vinacciolo. Per le pelli molto secche ottimo è l’olio di sesamo.

Bisogna poi unire l’acqua agli oli. Dovete comunque verificare che entrambi abbiano una temperatura di 35 gradi. Meglio raffreddarli separatamente a bagnomaria nel lavello.

A questo punto emulsionate i diversi ingredienti utilizzando il frullatore ad immersione. Nel frattempo va versata l’acqua lentamente, in modo da ottenere un composto del tutto simila ad una crema pasticciera.

Infine aggiungete quattro cucchiaini di vitamina E e l’olio essenziale, continuando a frullare. Al termine dell’operazione mettete il composto in un vasetto.

Con questa ricetta si possono ottenere nove barattoli da 50 grammi di crema ciascuno. La crema fai da te per il viso va conservata fino ad un anno in un ambiente all’ombra e al fresco. Se la apriamo, il periodo di conservazione arriva a tre mesi.

( fonte Ecoo )

The verde alla menta: la ricetta veloce per l’estate

Avete voglia di un the verde alla menta? Con questo caldo sarebbe proprio l’ideale, anche perché si tratta di una bevanda piuttosto dissetante, oltre che rimineralizzante, in grado di rifornire il nostro organismo di tutte quelle sostanze nutritive che tende a perdere a causa di una sudorazione eccessiva. Tra l’altro non bisogna dimenticare che in particolare il the verde contiene vitamina B e vitamina C, molto importanti da reintegrare, dopo la perdita a cui vanno incontro in seguito all’assunzione di alcool e nicotina. Inoltre è in grado di combattere il sovrappeso, la ritenzione idrica e i disturbi che interessano il fegato e i reni. Ecco la ricetta veloce.

Il the verde è in sostanza un valido alleato per il nostro benessere, ma come prepararlo? Ci servono 800 cl. di acqua, 2 cucchiai di the verde, 3 rametti di menta fresca e dello zucchero (per la quantità regoliamoci in base al nostro piacimento).

Il the verde deve essere messo in una brocca, che poi va ricoperta con dell’acqua bollente. Si deve lasciare riposare il tutto per qualche minuto. Poi si unisce la menta fresca e lo zucchero a piacere. Ecco pronto il nostro the alla menta.

Per la preparazione possiamo ricorrere anche all’uso della menta secca. In questo caso essa va mescolata alla polvere del the. In ogni caso bisogna specificare che con la menta fresca il risultato, in termini di gusto, è sicuramente migliore.

Il procedimento è comunque molto veloce, non trovate? Per preparalo basta avere a disposizione una manciata di tempo. Si tratta in sostanza di una di quelle ricette veloci, che in estate va proprio bene.

Il the alla menta va servito nei caratteristici bicchierini di vetro decorati, che danno al tutto quel senso rituale proprio dell’ambiente del Nord Africa, a cui la ricetta deve essere ricondotta per le sue origini.

Il the verde è adatto comunque ad essere consumato non solo in estate, ma in ogni stagione dell’anno: da non dimenticare il fatto che si rivela un ottimo rimedio naturale contro le malattie da raffreddamento, senza trascurare che, grazie alle sostanze antiossidanti che possiede, è in grado di rallentare il processo di invecchiamento.

Il the verde inoltre può essere considerato un vero e proprio “brucia – grassi”, permettendo di dimagrire in maniera naturale, senza troppi sforzi da portare avanti.

( fonte Ecoo )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

 

Rifiuti elettronici e pasta con carboidrati a zero calorie ( Estate Ecologica News )

agosto 1, 2012

Rifiuti elettronici: Nuova normativa europea. Dal 2014 obbligo di ritiro nei grandi negozi. ( 1 contro 0 )

Rifiuti elettronici. Lo scorso 24 luglio è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea la nuova Direttiva sui Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), che andrà ad arricchire la legislazione comunitaria in materia. La principale novità riguarda il fatto che i grandi esercizi commerciali avranno l’obbligo di ritirare gratuitamente i piccoli elettrodomestici anche senza l’acquisto di un prodotto nuovo equivalente.

L’uno contro uno, valido dal 2010, il 14 febbraio 2014 (data in cui la direttiva dovrà essere recepita dai singoli stati) lascerà il posto al ritiro senza condizioni dei vecchi elettrodomestici da parte dei negozianti, l’uno contro zero che riguarderà però i rifiuti elettronici di piccole dimensioni. Infatti, mentre la precedente direttiva obbligava i commercianti a ritirare gratuitamente un dispositivo elettronico per ogni acquisto effettuato dal cliente, tra qualche anno non sarà più così.

Da cosa nasce tale revisione della normativa vigente? Semplice. Entro il 2016 dovranno essere raccolte 45 tonnellate di RAEE ogni 100 tonnellate di nuovi apparecchi elettronici immessi sul mercato. E dal 2019 tale cifra salirà a 65 tonnellate. E in Italia? Il nostro paese dovrà passare da una media pro-capite attuale di circa 4,2 kg per abitante a circa 7,5 kg per abitante nel 2016 e a 10 kg/abitante nel 2019.

Scopo della Direttiva comunitaria è quello del corretto smaltimento dei RAEE con la conseguente riduzione della presenza di sostanze pericolose tra cui il mercurio, il cadmio, il piombo, il cromo esavalente, i difenili policlorurati (PCB) e altre sostanze che riducono lo strato di ozono. Nonostante l’impegno dell’Ue, questi veleni sono ancora presenti in quantità troppo elevate e potenzialmente dannose per la nostra salute, anche a causa delle differenti politiche di riciclaggio tra i vari stati. Da qui la necessità di stringere ancora la cinghia.

Per questo la nuova direttiva punta anche alla prevenzione della produzione di RAEE e attraverso il loro riutilizzo, riciclaggio e altre forme di recupero, alla riduzione del volume dei rifiuti da smaltire. Senza contare che il recupero di alcuni materiali presenti nei rifiuti elettronici costituiscono una vera fonte di ricchezza. Un recente studio del Solving the E-waste Problem ha evidenziato che i rifiuti elettronici valgono più dell’oro.

Oggi è stato fatto un altro passo avanti per rendere più efficiente il sistema di recupero e riciclo dei RAEE“, ha detto Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia. “Nella stesura finale la nuova direttiva apporta alcune novità rilevanti, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi di raccolta. Tra quattro anni, infatti, in Italia dovremo raccogliere il 45% delle apparecchiature immesse sul mercato, target che sale al 65% calcolato sui tre anni precedenti o in alternativa l’85% sul totale dei RAEE generati dalle famiglie italiane”.

Conclude: “Ci auguriamo che, partendo da quanto è già stato fatto oggi, queste innovazioni siano di forte impulso per dare una svolta decisiva alla raccolta e al riciclo dei rifiuti tecnologici in Italia. Ritengo che i nuovi, importanti obiettivi siano alla portata del nostro Paese ma sarà necessario lavorare in modo sinergico con tutti i principali soggetti della filiera RAEE“.

Francesca Mancuso ( fonte:greenMe.it )

 

Pasta shirataki: carboidrati a zero calorie

È opinione comune quando si è a dieta, eliminare i carboidrati dalla nostra alimentazione quotidiana. Certo, non è mai facile restare lontani dalla pasta, soprattutto per i più affezionati.

La soluzione arriva dal Giappone e si chiama pasta shirataki, una pasta dietetica che abbassa i livelli di zuccheri nel sangue.

La normale pasta di grano, infatti, tende a far salire la glicemia nel sangue, provocando in molti casi degli scompensi. Con la pasta shirataki questo problema non si pone, essendo una pasta povera di carboidrati, che non contiene glutine né calorie ed è ricca di fibre. I pochi carboidrati della pasta shirataki, poi, non sono una minaccia per la nostra linea perché solo una piccola quantità di essi viene digerita.

Le tagliatelle shirataki sono prodotte partendo dalla radice della pianta amorphophallus Konjac, presente in diverse parti dell’Asia. La caratteristica principale di questa pianta è la glucomanna, una fibra che ha un ruolo attivo nel controllo del colesterolo e del glucosio nel sangue. Ma soprattutto favorisce la perdita di peso.

A confermarlo sono stati alcuni ricercatori tailandesi, sostenendo che anche un solo grammo di glucomanna diminuirebbe di molto l’assorbimento di glucosio nel sangue dopo aver mangiato carboidrati. Un’altra novità della pasta shirataki è che può essere consumata appena tolta dalla confezione dopo essere stata sciacquata bene. Le tagliatelle shirataki si trovano in due diverse varietà: tofu e yam, che possono essere condite a proprio piacimento.

Provate a cucinare le tagliatelle saltandole in padella, con il vostro sugo preferito o secondo le tipiche ricette asiatiche per mangiare qualcosa di diverso. Gusto e qualità sono garantiti.

Curiosi di assaggiare la nuova pasta shirataki? Provate a cercarla nei negozi biologici e riprendete a fare scorta di carboidrati ma…a calorie zero!

( fonte: Arturo )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

 Famiglie                        d’Italia

Acqua all’arsenico e zucchero raffinato tossico… Achtung! ( Estate Ecologica News )

luglio 29, 2012

Acqua all’arsenico ancora in 112 comuni italiani

Non sempre l’acqua del rubinetto in Italia è sicura: borio, fluoruri e soprattutto arsenico, in concentrazioni superiori ai valori stabiliti dalla legge, rischiano di danneggiare seriamente la salute dei cittadini. Ed è colpa delle inadempienze, delle omissioni, dei ritardi sugli acquedotti, ma soprattutto delle deroghe.

Questa la denuncia del dossier “Acque in deroga“, realizzato da Legambiente e Cittadinanzattiva, che ricostruisce proprio la questione delle deroghe richieste e concesse ai Comuni italiani dal 2003 ad oggi, facendo il punto sui territori coinvolti e sugli interventi attuati o in programma. Ad un anno dal referendum che ha decretato l’acqua bene comune, rimangono ancora molti i nodi da sciogliere. Scopriamo, così, che nel 2012 sono circa un milione i cittadini di 112 Comuni italiani (90 nel Lazio, 21 in Toscana e 1 in Campania) che non hanno acqua potabile di qualità e conforme alla legge, perché sono ancora in vigore nuove deroghe che consentono di prendere tempo e ripristinare i valori al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge.

Il problema – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – è che in Italia lo strumento della deroga, entrato in vigore nel 2001 e inizialmente previsto solo come misura transitoria per dare tempo alle autorità competenti di realizzare i giusti interventi necessari, è stato in realtà adottato con leggerezza, trasformandosi in un espediente per prendere tempo ed alzare i limiti di legge rispetto ad alcune sostanze fuori parametro“.

Il dossier si apre con l’analisi delle deroghe chieste dal 2003 al 2010. Ogni deroga ha una durata di tre anni con possibilità di essere rinnovata al massimo per altre due volte: le prime due vengono decise dal Ministero della Salute mentre la terza deve avere il via libera della Commissione europea. In Italia il “pasticcio delle deroghe” è iniziato nel 2003, primo anno in cui ne viene fatta richiesta. Da allora fino al 2009 sono state 13 le regioni che ne hanno fatto richiesta (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto) e su un totale di 13 parametri (arsenico, boro, cloriti, cloruri, fluoro, magnesio, nichel, nitrati, selenio, solfato, trialometani, tricloroetilene, vanadio).

Dopo sei anni, alcune regioni (Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige e Umbria), non avendo ancora ripristinato i valori della qualità della dell’acqua al di sotto dei limiti consentiti, hanno chiesto una terza deroga per arsenico, boro e fluoruri. Nel 2010 laCommissione Europea ne ha concesse alcune, respingendone altre. Una parte dei provvedimenti è scaduta a dicembre 2011, e Lombardia, Umbria e Campania, insieme alle Provincie autonome di Bolzano e Trento hanno completato gli interventi e riportato la qualità dell’acqua al di sotto dei limiti di legge.

Nel frattempo, però, sono scadute anche le deroghe in Sicilia per il vanadio nei Comuni etnei, in Toscana per i trialometani (in 3 comuni) e nel Lazio per vanadio e trialometani (14 e 2 comuni rispettivamente). Ad oggi, quindi, rimangono in vigore deroghe nel Lazio (arsenico, fluoruri), Toscana (arsenico e boro) e in un comune della Campania per il fluoruro.  “Per assicurare la tutela della salute dei cittadini, ai sindaci interessati chiediamo un’operazione di trasparenza per quanto riguarda i dati di qualità dell’acqua, e di garantire una costante informazione alla cittadinanza“, ha concluso Antonio Gaudioso, neo segretario generale di Cittadinanzattiva.

Roberta Ragni ( fonte: Informare Per Resistere )

Tratto da: Acqua all’arsenico ancora in 112 comuni italiani | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/07/28/acqua-allarsenico-ancora-in-112-comuni-italiani-2/#ixzz21zZV3kAY
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
 
 
Lo zucchero raffinato ha la medesima tossicità del fumo e dell’alcool

È calorico, fa aumentare la pressione, cambia il metabolismo, provoca problemi al fegato e fa’ gli stessi danni del fumo e dell’alcool: non stiamo parlando dell’ultimo menu lanciato nei fast food, ma – più semplicemente – dello zucchero!

A rivelare la nocività di questo ingrediente è un gruppo di esperti dell’università di San Francisco, che in un articolo pubblicato dalla rivista Nature dal titolo “Sanità pubblica: la verità sulla tossicità dello zucchero” ha messo in evidenza come i danni provocati da questo alimento siano molto simili a quelli dati dall’alcolismo.

“Lo zucchero è molto lontano dall’essere soltanto un fornitore di calorie – hanno spiegato Robert Lustig, Laura Schmidt e Claire Brindis – al livello consumato in occidente cambia il metabolismo, alza la pressione, altera i segnali ormonali e causa danni significativi al fegato. I pericoli per la salute sono largamente simili a quelli che si hanno bevendo troppo alcol, che non a caso deriva dalla distillazione dello zucchero”.

E c’è di più: secondo gli scienziati che hanno condotto lo studio questo ingrediente – così usato e diffuso in tutto il mondo – è uno dei principali responsabili dei 35 milioni di morti l’anno per malattie come il diabete o problemi cardiocircolatori. Naturalmente, come spesso accade, anche in questo caso a fare la differenza sono soprattutto le quantità; un caso su tutti: negli Stati Uniti l’apporto quotidiano di calorie date esclusivamente dallo zucchero è spesso pari o superiore alle 500 unità. Ciò vuol dire che più di un terzo delle calorie ingerite ogni giorno dagli americani deriva solo da questo ingrediente.

Il problema dunque è che nel mondo, e specie in alcuni Paesi ricchi come gli Usa, se ne assume troppo, tanto che negli ultimi 50 anni il consumo medio pro capite è addirittura triplicato. E questo può portare nel tempo a malattie anche gravi, che tendono ad “uccidere lentamente”.

“Non stiamo parlando di proibire lo zucchero – hanno concluso gli esperti – ma questa deve diventare una preoccupazione dei governi. Si dovrebbe rendere il consumo di zucchero meno conveniente, e allo stesso tempo far capire il messaggio alla popolazione”.

Oltre allo zucchero poi, ci sono una serie di altre “varianti” e derivati, come il fruttosio o l’aspartame, presenti comunemente in tanti cibi, che non sono meno pericolosi del classico zucchero. Come confermando gli studiosi, “una crescente mole di prove scientifiche mostra che il fruttosio può innescare processi tossici per il fegato e favorire molte altre malattie croniche”.

E allora come prevenire le pericolose malattie derivanti da un consumo eccessivo di questo ingrediente? Sicuramente limitandone il consumo – imparando a mangiare e bere cibi e bevande meno zuccherate – e cercando di optare comunque per i dolcificanti naturali, come la stevia, finalmente legale anche in Europa, o il miele, che a parità di quantità hanno un potere dolcificante superiore a quello dello zucchero!

Scritto da Wolfman   Martedì 28 Febbraio 2012 09:50  ( fonte: nocensura.com )

Estate Ecologica News

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

Estate ecologica ( Famiglie d’Italia Green News )

luglio 27, 2012

Il catamarano fotovoltaico che ha fatto il giro del mondo senza carburante

Di Roberto Cicchetti | 26.07.2012 17:01 CEST

( Il catamarano ormeggiato a Las Palmas )

Ci ha messo due anni percorrendo 60mila km alla velocità di 15 nodi (27 km/h), però l’ha fatto senza utilizzare una sola goccia di carburante. Sfruttando i 537 mq di pannelli fotovoltaici che occupano tutto il ponte ha prodotto 260mila KWh di energia. È il Turanor, il catamarano svizzero di 35 metri comandato da Eric Dumont che ha attraccato ieri a Cagliari dopo aver compiuto il giro del mondo. “Sono contento che siamo riusciti a dimostrare che si può navigare attorno al mondo per più di due anni – dice il comandante – senza consumare un solo litro di carburante, rispettando l’ambiente e utilizzando solo l’energia solare. La nostra unica pecca è la velocità, 15 nodi, 27 km all’ora, ma il messaggio è quello che deve arrivare in prospettiva del 2050, quando non ci sarà più petrolio. Pensiamoci adesso”

Per Piergiorgio Massidda, presidente della Port Authority cagliaritana ”è l’occasione che sognavo: trasformare lo scalo in green port, dopo la presentazione dell’Air pod, auto ad aria compressa, che con un litro d’aria compressa percorre oltre 100 chilometri a Cagliari vogliamo tracciare una nuova strada per la navigazione”.

 

Ritenzione idrica: 5 rimedi naturali

( Creato Giovedì, 26 Luglio 2012 17:34 Scritto da Marta Albè. Fonte: greenMe.it )

 

Rimedi naturali per la ritenzione idrica– Sono numerose le donne che lamentano di soffrire di ritenzione idrica, un disturbo che spesso si accompagna alla comparsa della cellulite. Le regole di base per contrastare la formazione della ritenzione idrica, anche nel caso in cui essa sia già presente, consistono nello svolgere un’attività fisica regolare e nel seguire un’alimentazione che preveda un’ingente consumo di frutta e verdura e che limiti dolciumi e snack confezionati poco salutari. Oltre a bere almeno 2 litri di acqua al giorno, possibilmente la mattina.

Il fenomeno spesso comporta, oltre alla ritenzione di liquidi, un accumulo di tossine che l’organismo non si rivela in grado di eliminare in tempi brevi, per via di problemi che possono essere legati sia alla circolazione sanguigna che linfatica.

In alcune donne il problema della ritenzione idrica si acuisce nei momenti del ciclo interessati da un innalzamento del livello degli estrogeni. Con l’aiuto del medico e dell’erborista sarà possibile individuare i rimedi naturali più adatti per alleviare i disturbi legati ad essa. Eccone alcuni.

1) Succo di mirtillo

Se la ritenzione idrica è legata a problemi di circolazione, che non è in grado di funzionare a dovere per una completa ed efficace eliminazione delle tossine, è bene arricchire la propria alimentazione con del succo di mirtillo puro, adatto ad agire positivamente sulle funzionalità dei capillari. Al succo di mirtillo possono essere abbinati il consumo degli stessi frutti da cui esso è ricavato e l’impiego di integratori fitoterapici a base di estratto di mirtillo, da scegliere su suggerimento del medico e dell’erborista.

2) Alimentazione iposodica

In alcuni casi la ritenzione idrica può essere causata da un‘alimentazione eccessivamente ricca di sodio per via dell’utilizzo smodato del comune sale da cucina o per la consuetudine di consumare snack salati in maniera troppo frequente. Si potrebbe dunque provare ad eliminare per un po’ la saliera dalla tavola da pranzo e a ridurre la quantità di sale utilizzato durante la cottura delle pietanze. Esso verrà sostituito dall’impiego di spezie e di erbe aromatiche. E’ inoltre consigliabile diminuire il consumo di zucchero e di dolci confezionati in generale, oltre che di alimenti dall’eccessivo contenuto di grassi saturi.

3) Foglie di betulla

Le foglie di betulla vengono utilizzate per la preparazione di infusi, spremute, estratti, oli da massaggio e rimedi fitoterapici adatti a combattere la ritenzione idrica nel caso essa sia legata ad eccessi alimentari, come il consumo di alimenti troppo grassi o salati, oppure a problemi di circolazione.

L’estratto di betulla è un rimedio ottenuto dalla macerazione alcolica delle foglie e, come la spremuta di betulla, può essere preparato dall’erborista.

L’infuso invece può essere preparato autonomamente versando in una scodella colma d’acqua bollente due cucchiai di foglie di betulla essiccate e filtrando successivamente.

4) Gambo d’ananas

Il gambo d’ananas è ritenuto un’eccellente aiuto naturale per combattere la ritenzione idrica. Esso viene utilizzato per la preparazione di integratori fitoterapici in capsule, estratti in polvere o tinture madri. E’ considerato adatto a contrastare il problema della ritenzione idrica per via delle sue proprietà amtiedematose, che facilitano cioè il drenaggio dei liquidi, favorendo inoltre la circolazione, anche nel caso in cui si tema il pericolo di formazione di coaguli di sangue, e l’eliminazione delle tossine accumulate dall’organismo.

5) Tarassaco

Il tarassaco rappresenta il rimedio ideale per chi soffre di problemi di ritenzione idrica e desidera aiutare il proprio organismo a depurarsi. Con foglie e radici di tarassaco acquistabili in erboristeria, o da raccogliere in zone collocate lontano dal traffico e da lasciare essiccare, può essere preparato un infuso diuretico da consumare alla mattina o alla sera secondo le indicazioni fornite dall’erborista o dal medico.

L’estratto di tarassaco si trova inoltre in vendita in forma liquida o di compresse fitoterapiche, la cui assunzione potrebbe variare a seconda dell’entità del problema.

Marta Albè

Rubrica a cura di Sabrina Parini

Famiglie                        d’Italia

 

STROZZATI DA UN EQUA USURA…

maggio 2, 2012

Ieri, su Facebook echeggiavano auguri di buon 1° maggio provenienti da tutte le parti del mondo. Quasi tutti si assomigliavano, ma tra questi mi è ” caduto l’occhio ” su un messaggio diverso, lanciato da un’amica, la quale spiegava come per lei fosse veramente difficile in quel momento riuscire a formulare spontaneamente un ” Buon 1° Maggio ” tanto roboante quanto inappropriato visto i tempi e la crisi che viviamo. Ma non voglio anticiparvi oltre e lascio spazio alla lettura di queste poche righe, disperatamente semplici e… reali.

” STROZZATI DA UN EQUA USURA… sempre più gente fruga nei cassonetti dell’immondizia; avrei voluto pubblicare delle foto ma che senso avrebbe avuto dimostrare una realtà visivamente ordinaria, mi domando solo… dove possano mai risiedere tutti i ” ricchi ” che dovrebbero affrontare i sacrifici. Mi sorge il dubbio che i provvedimenti del Governo Monti vengano ispirati da una visione limitata. Quella gente che stima la ricchezza pro- capite su di un ristretto campione, che forse oscilla tra i discorsi e case di illustri personaggi… cosa fa nella vita, canta, segue la Formula Uno o l’economia del paese? Nell’aria si respira l’effetto GRECIA, si parla di contaminazione sociale; è palpabile che l’ ITALIA dopo questo governo rimarrà un paese svuotato di garanzie dal lavoro e dalle conquiste sociali e senza alcun certezze per i più deboli che son tanti… non si può sostenere una politica di galera e tasse sfrenate, poiché questi metodi non hanno mai migliorato la vita di un popolo. Nel terzo millennio sono finite le illusioni democratiche e i governi fatti da potenti, da gente non gradita per il 99% non aiutano. Come augurare pertanto buon 1° MAGGIO, ai lavoratori dopo la fotografia di questo scempio sociale, che riesce solo a far bene emergere un messaggio ” chi non approva emigri.  OGGI ( ieri per chi legge ) RIPOSO MEGLIO COSI’ !!!

Sabrina Parini

introduzione a cura di

Umberto Napolitano

Famiglie                        d’Italia