Massimiliano Tresoldi da Carugate

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Nella mia posta ricevo giornalmente delle mail dall’Associazione Movimento per la Vita, a cui ho dedicato una  ” pagina ” tra quelle riportate sulla destra di questo blog. La mail che mi è arrivata stanotte racconta di un fatto che ha avuto un’ evoluzione completamente diversa da quella verificatasi nel caso di Eluana Englaro. La costanza dei genitori di Massimiliano Tresoldi, ed un destino diverso deciso dalla vita, hanno voluto che il ragazzo, a distanza di diciotto anni di coma profondo e stato vegetativo dovuti ad un  grave incidente stradale, stia riprendendo piano piano a vivere.  ” Impossibile, ma vivo ” è il titolo dell’articolo a firma Fabio Cavallari contenuto nella mail e che io vi ripropongo pari pari, rispettando, volutamente, una par condicio fra i due casi, quello di Eluana e quello di Massimiliano. Umberto Napolitano

Impossibile ma vivo

Diciotto anni fa lo schianto, il coma, poi la sentenza: «È un tronco morto». Finché un giorno Massimiliano si è svegliato… e ha abbracciato quella mamma ostinata.

di Fabio Cavallari

Agosto 1991. Massimiliano Tresoldi ha diciannove anni. Con alcuni amici decide di trascorrere le ferie in Puglia, nella terra d’origine della famiglia. Carugate-Vieste. È il suo primo viaggio in automobile di una certa importanza. L’andata non presenta particolari problemi, la vacanza procede serenamente. Finché la combriccola, dopo qualche giorno, decide di cambiare destinazione. Obiettivo: le discoteche della riviera. A Massimiliano quella variazione non piace, perciò accompagna gli amici fino a Rimini, poi si rimette in auto per tornare a casa. È la notte del 14 agosto, e a Carugate nessuno sa ancora di questo rientro anticipato. Fino al giorno dopo, il 15 agosto, quando Lucrezia ed Ernesto, i genitori, ricevono quella telefonata. Li informano che Massimiliano è in ospedale: ha avuto un incidente nei pressi di Melegnano, alle porte di Milano, verso le 7 di mattina. È gravissimo, non c’è tempo da perdere.
Da quel momento la vita dei Tresoldi di Carugate cambierà radicalmente. Il figlio è in coma, la sua vita è appesa a un filo. I medici non lasciano spazio a speranze. Massimiliano viene trasferito al Fatebenefratelli di Milano, terapia intensiva. Referto senza appello: il “cervelletto” è tranciato, non ci sono possibilità di recupero. Dopo 72 ore la soluzione sembra una sola: staccare il respiratore artificiale. Solo i due medici che prendono servizio alla sera suggeriscono di aspettare ancora per verificare se il ragazzo riesce a vivere senza l’ausilio delle macchine. Esiste un paradosso: gli esami sono ottimi, Massimiliano è sano, ma è in coma. Potrebbe non svegliarsi più e alla famiglia viene spiegato chiaramente. Qualcuno dice: «È un tronco morto». Ma lui resiste, e dopo qualche giorno respira autonomamente.

In terapia intensiva Massimiliano resta più di un mese, senza mai dare segni di risveglio. I medici escludono sviluppi positivi. È necessario il ricovero in un reparto di lunga degenza, spiegano, ma un “comatoso” richiede un’assistenza particolare, è un onere importante anche per un ospedale. Infatti Ezia ed Ernesto passano lunghe peripezie prima di trovare un ospedale che accolga Massimiliano in lunga degenza. Ma il calvario è appena cominciato. Per i medici il ragazzo “comatoso” è un ingombro, perciò sarà la famiglia ad accudirlo. Fino a quando mamma Ezia comprende che in quel luogo Massimiliano non migliorerà mai. È un malato ingestibile, sottolineano tutti, ma lei non demorde: «Dopo quei mesi d’inferno, senza alcun segno che ci lasciasse sperare – racconta la donna a Tempi – ho deciso che dovevamo fare di più. Ho chiamato a raccolta mio marito e gli altri miei due figli e ho comunicato la mia decisione: dovevamo portare a casa Massimiliano. È stata dura convincerli».
Medici, amici, parenti, persino il parroco: tutti tentarono di dissuaderla. Le dicevano che era una pura follia, un gesto irrazionale dettato dal dolore. «Ma Lucrezia ha lottato con tenacia e forza. È stata determinante. È lei che ci ha trainati», dice il marito. Così casa Tresoldi si è trasformata nel ricovero perfetto per un “comatoso”, con tutto il necessario per l’assistenza, ma soprattutto l’affetto. Per dieci lunghi anni, quel figlio definito «un tronco morto» ha ricevuto le visite quotidiane di amici e volontari. Tutto il paese si è riunito attorno alla famiglia. Mamma Ezia ha trovato fisioterapisti e medici che seguono il decorso della malattia, ha studiato le leggi e ha imparato a esigere dalle istituzioni tutto ciò che sulla carta è garantito a un cittadino. A casa Massimiliano è accudito tutti i giorni come un neonato, bisognoso di cure e di interpretazione, imboccato e coccolato. In questi dieci anni lo hanno portato al mare, in montagna, a Lourdes, ovunque.

«Quando arrivavano i suoi amici, a me sembrava che talvolta facesse una smorfia come per sorridere», confessa Ezia. «Quando però l’ho detto ai medici, mi hanno azzittita immediatamente, per loro quelle erano solo mie fantasie. Io continuavo a non arrendermi, anche se Massimiliano non dava alcun segno palese di risveglio». Dieci anni così. Una dedizione totale. Ogni giorno Ezia prendeva la mano di suo figlio per fargli fare il segno della croce. Poi una sera, stanca, affranta, quella madre forte e determinata ha avuto un momento di sconforto: «Mi sono sfogata. Gli ho proprio detto: adesso basta, questa sera non ce la faccio. Se vuoi farti il segno della croce, te lo fai da solo. Era una frase buttata lì, rivolta più a me stessa che a lui. Ma improvvisamente Massimiliano ha alzato la mano, si è fatto il segno della croce e mi ha abbracciato. Stentavo a crederci, si era “risvegliato”». Da quel momento, giorno per giorno, Massimiliano con piccoli segni ha iniziato a dare conferma della sua presenza. La famiglia ha aspettato un po’ prima di avvisare i medici, temevano la solita faccia incredula e l’obiezione di sempre: «È impossibile».
E invece il risveglio, lento, faticoso, c’è stato. E quante sorprese. A un certo punto Massimiliano cominciò a fare strani segni con la mano. Ma nessuno in famiglia riusciva a decifrare cosa chiedesse. «Fu un colpo quando capimmo che stava usando l’alfabeto muto». Il linguaggio “segreto” fatto di gesti che si impara alle elementari per “parlare” coi compagni senza farsi beccare dalla maestra. Massimiliano lo aveva ripescato dal fondo della memoria. Così, un po’ a gesti e un po’ usando quell’alfabeto, la sua capacità di comunicare col mondo è cresciuta esponenzialmente, mese dopo mese. Sono trascorsi quasi 18 anni dal 15 agosto del 1991, quando i medici sentenziarono la fine di Massimiliano. Poi la forza delle relazioni, delle parole, dell’amore ha vinto su tutto.

«Mi dispiace per Eluana»

«Un giorno abbiamo intuito che Massimiliano ricordava molte delle cose vissute nel periodo di coma», racconta Ezia. «Quando ad esempio abbiamo cercato di spiegargli il passaggio dalla lira all’euro, ci ha fatto capire che sapeva già tutto. Anche alcuni fatti avvenuti a casa nostra li conosceva già. Seppure “dormiente”, aveva ascoltato, si era infastidito». Oggi Massimiliano è seguito da fisioterapisti e da una logopedista che lo sta rieducando a parlare e a scrivere. E pensare che doveva essere «un tronco morto».

Come tutti in Italia, anche Ezia ed Ernesto hanno seguito la triste storia di Eluana Englaro con trepidazione e sgomento. Avrebbero voluto confrontarsi con Beppino, raccontargli la loro esperienza. Massimiliano, seduto sul divano, ha capito tutto. Ascoltando la tv, ha imparato a riconoscere la voce di quel padre e a manifestare, a modo suo, tutta la sua disapprovazione per quella scelta. Su un foglio di carta ha scritto: «Io sono contento così. Mi dispiace per Eluana».
La strada è ancora lunga e il progresso è lento e faticoso, ma l’importante è che Massimiliano è rinato. I Tresoldi raccontano la loro esperienza con gioia, fiduciosi che sarà di aiuto a molti. Anche Massimiliano è contento di far conoscere la sua vicenda. Prima di salutarlo, gli chiediamo se è d’accordo che scriveremo di lui. Ci fa capire che possiamo farlo. Tra pochi giorni, partirà nuovamente per Lourdes come ogni anno. Ha scritto un messaggio da lasciare alla Madonna: «Dai la forza a mia mamma per vivere ancora a lungo».


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14 Risposte to “Massimiliano Tresoldi da Carugate”

  1. bianca maria Says:

    Ho un figlio di 38 anni in stato vegetativo dopo un’operazione di sostituzione dell’aorta superiore . Sono ormai 8 mesi di dolore indescrivibile. Lacrime e lacrime durante la notte mentre durante il giorno cerco di piangere soltanto internamente. Vorrei la E-mail di Massimiliano Tresoldi o il suo indirizzo di Carugate. Grazie
    Bianca Maria

  2. famiglieditalia Says:

    Cara Bianca Maria, ora sono fuori sede. Rientrerò per i primi di settembre e mi adopererò per cercare quanto mi chiedi. Non ho molte parole da aggiungere a quelle di conforto che già cercheranno di offrirti le persone che ti sono vicine…ma ogni preghiera che si aggiunge è sempre gradita dal Signore. Ciao,Umberto

  3. ale Says:

    grazie…Max…mi hai trasmesso una profonda lezione di vita.

    un abbraccio a tutta la tua meravigliosa famiglia.
    Ale

  4. Giovanni Says:

    Ma come fanno a chiamarla vita !!!??? Il permettere che una persona viva in certe condizioni è un gesto di immenso egoismo !!!!

  5. Paola Says:

    Io penso che fin che cè vita cè speranza!!! Anticipatamente ringrazio chi potesse mettermi in contatto con i gemitori di Massimiliano.Un abbraccio atutta la fam.Tresoldi.

  6. Paola Says:

    Vivo da 4 anni con una figlia in coma. Penso che fin che cè vita cè speranza!!Vorrei poter scambiare sofferenze e speranzecon i genitori di Massimiliano,anticipatamente ringrazio.

  7. guido Says:

    se è possibile vorremmo avere la e-mail della famiglia
    Tresoldi per metterci in contatto con loro.
    Grazie Nelda e Guido

  8. famiglieditalia Says:

    Io non ho l’indirizzo mail di Massimiliano.Consiglio a Nelda e Guido di inviare la richiesta al seg. indirizzo mail
    mpvgav@alice.it ,alla c.a. del signor Andrea,( Movimento per la Vita ). Un caro saluto, Umberto Napolitano

  9. laura Says:

    anch’io sto vivendo un terribile incubo da un mese con una amica del cuore in coma.
    dicono anche di lei che non si riprenderà.ma io non perdo la speranza.
    brava mamma ezia e papà ernesto

  10. giorgio Says:

    Carissimo Max, innanzitutto, auguri per una completa guarigione e un saluto alla tua eroica famiglia. Ti auguro di ristabilirti presto anche perchè tu possa dare una bella testimonianza a tutta quella parte d’italia che di fronte a certe realtà agirebbe in maniera disinvolta ed egoista. Dico bravi per il coraggio e la tenacia, Qualcuno, è evidente, vi ha voluto premiare…ciao Max!!!!!!!!!!

  11. Liliana Says:

    Che bello sapere che nel mondo c’é un bene così sommerso e così pieno di valori, di vita, di speranza, di amore!!!Grazie! Dio vi benedica!
    Liliana

  12. MARTA Says:

    Ciao Max, siamo noi! Marta e papà Alberto; ci siamo conosciuti all’ASTRI-MI ed ora che non ci vediamo più abbiamo tue notizie tramite la Chicca. Abbiamo saputo che sei diventato famoso, ti abbiamo trovato su internet!
    tu lo sei certamente specie ora che la tua squadra del cuore (la Roma) sta andando alla grande e sta mettendo alle corde la nostra squadra del cuore ( INTER) – vinca la migliore!!! l’importante è impegnarsi sempre e non demordere mai…… come facciamo noi del resto!!!
    Tuo padre non sarà certamente euforico come noi due ma cosa vuoi… con il suo MILAN dovrà attendere e soffrire ancora un pò…. di anni!!!!
    Ogni giovedì quando andiamo all’ASTRI e in tangenziale siamo all’altezza dell’uscita di Carugate di ricordiamo sempre di te!!
    AUGURONI PER TUTTO QUELLO CHE DESIDERI (tranne per la ROMA!)
    Chissà che un giorno non ci si riveda di nuovo!! Il mondo è tondo e piccolo!!

    Un saluto di cuore
    MARTA E papà ALBERTO

    P.S. Dimenticavamo una novità: siamo diventati rispettivamente ZIA e NONNO di una nipotina di nome LUCIA; abita a Bari con la mamma e il
    papà Giovanni.
    Tu vai ancora al mare in Puglia? Noi siamo diventati pendolari non solo su Milano ma anche su Bari !!!

  13. In coma “irreversibile” per 10 anni, oggi abbraccia i giocatori della Roma | UCCR Says:

    […] della croce, te lo fai da solo. Era una frase buttata lì, rivolta più a me stessa che a lui», ha raccontato. Improvvisamente Massimiliano ha alzato la mano e si è fatto il segno della croce da solo. Da quel […]

  14. Bruno Strim Says:

    che bello sentire notizie positive. Stefano è in coma vegetativo da tre anni, a volte capisce, a volte dice brevi parole più con le labbra che con la voce, piccolissime cose che non cambiano la fatica e il disagio dei familiari….ma è vivo e se il Cielo volesse, saremmo tutti pronti ad aiutarlo ancora di più

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