L’ITALIA DEI BIDONI

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Italia che vai – bidone che trovi

Sembra ripetersi l’ennesima storia, ancora una volta, passano circa dieci anni, ma il risultato non cambia: siamo sommersi dai bidoni!


I primi bidoni dei quali vogliamo parlare, sono i bidoni ben lucidati ed accatastati nelle stive delle tre grandi navi, ben ottanta metri di lunghezza, che giacciono sul fondo dei nostri mari. Fin qui tutto bene, tranne il sapere che quei bidoni, sepolti da mezzo chilometro d’acqua, sono pieni di sostanze radioattive. Non si può fare a meno di sentire la vocina che ancora una volta ci sussurra all’orecchio quelle paroline magiche: l’Italia dovrà diventare la Florida dell’Europa, niente fabbriche, niente inquinamento, solo ambienti meravigliosi ricettivi, dove far svernare o depositare estivamente, tutti i dirigenti europei, che lavorando duramente costruiscono il futuro dell’Europa.

Oggi suonano decisamente stonate, come è possibile, ci chiediamo, siamo contro il nucleare, non produciamo niente di radioattivo, ma l’Italia sul territorio è minata da bombe nucleari stipate nelle basi  NATO o più precisamente Americane, e non ce ne vogliano, ma è così. Oppure dentro a tutti i nostri mari, dove grandi navi affondate in circostanze strane, riposano sul fondo marino, piene di veleni a grande impatto ambientale, pronte per rilasciare fetidi liquami radioattivi, con un potenziale distruttivo al novanta per cento.

Fa specie che sia gli ambientalisti che i militari, si concentrino su questioni per la cronaca macroscopiche, e poi dentro casa, abbiano depositi che rappresentano una minaccia serissima verso l’ambiente, ma anche verso un popolo che vive e si nutre di natura e di ambiente e soprattutto di turismo. Facciamo due ipotesi assurde, ma possibili, nella prima un gruppo terrorista fa esplodere una micro-bomba all’interno di una di queste navi, tutto il contenuto radioattivo, velenoso, si espande trasportato dalle correnti marine, in tutto il mediterraneo, uccidendo tutto quello che incontra. Bello vero? Seconda ipotesi catastrofica, un gruppo terrorista scende sul fondo marino e preleva materiale radioattivo, per realizzare bombe sporche che finiranno per uccidere militari italiani all’estero, in missioni di pace.

Siamo d’accordo tutti che i mari dove sono affondate le navi sono italiani, ma analizziamo il fatto che noi italiani comperiamo a prezzi incredibili l’energia elettrica da altri paesi membri europei che invece la producono con centrali nucleari. Poi le scorie chissà come finiscono da noi, ma quanti bidoni dovremo ancora sopportare per capire che non si va avanti così? Possibile che noi italiani subiamo di concorrere all’economia ed allo sviluppo di altri paesi europei, acquistando beni e servizi di prima necessità, come la corrente elettrica, e poi ci ritroviamo in casa le scorie residuo delle centrali che l’hanno prodotta? Non dite che non è così, perché se facciamo i conti, sono proprio i conti che non tornano; se ogni nave ha ottanta barili, sono duecentoquarantabarili di residuo nucleare, solo per queste prime tre navi rinvenute. Ma cosa può mai produrre tanti rifiuti radioattivi? Se non sono le centrali, cosa non ci hanno detto?

L’unica risoluzione ovvia che vediamo, è che la nazione che li ha prodotti, ed è già stata identificata, venga a bonificare i nostri mari, a portarsi via i suoi barili tossici, e a spese sue.

I nostri figli non devono subire il peso ed i costi del benessere dei figli d’Europa, questa è la conclusione logica ed ovvia di quanto avviene e speriamo per tutti noi, rimanga stabile, per il futuro; perché se il contenuto di quelle scatole di latta, dovesse finire nei nostri mari; altro che tonno dalla pinna gialla, avremo i mari luminescenti di pesci radioattivi.

Forse i nostri istituti epidemiologici presenti nelle zone limitrofe alle navi affondate, potranno ricavare verità e risposte, pubblicando i dati degli ultimi dieci anni, evidenziando la tendenza a malattie mortali, o degenerative, legate a queste sostanze che disciolte in acqua, quasi sicuramente, sono già entrate nella catena alimentare della fauna sottomarina, e forse sono già state introdotte nella nostra alimentazione.

Cosa sarà il futuro dell’ittiologia dei mari coinvolti, se le società di pesca fossero società per azioni, potremmo tranquillamente dire a tutti gli investitori, che da oggi sono sul lastrico, ai dipendenti e pescatori, che non hanno più un posto di lavoro, ai nostri albergatori, che forse è meglio affittare le camere a scienziati che studiano le radiazioni, perché il prossimo futuro, vedrà quelle zone popolate da una moltitudine di uomini in camice bianco; ma ai nostri figli, italiani: cosa diremo?

Andrea Ben Leva

  • Famiglie d’Italia
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